La guerra delle Falkland o guerra delle Malvine (in inglese Falklands War; in spagnolo Guerra de las Malvinas) fu un conflitto militare combattuto tra aprile e giugno 1982 tra Argentina e Regno Unito per il controllo e il possesso delle isole Falkland, della Georgia del Sud e delle Isole Sandwich Australi.
Alla vigilia della guerra l'Argentina si trovava nel pieno di una devastante crisi economica e di una rivolta civile su larga scala contro la giunta militare che governava il Paese. Il governo, guidato dal generale Leopoldo Galtieri, l'allora presidente, decise di giocare la carta del sentimento nazionalistico lanciando quella che considerava una guerra facile e veloce per reclamare le Falkland, su cui l'Argentina (che le chiama Malvinas, Malvine) rivendicava la sovranità. Sebbene colto di sorpresa dall'attacco, il Regno Unito organizzò una task force navale per respingere le forze argentine che avevano occupato gli arcipelaghi. Dopo pesanti combattimenti, i britannici prevalsero e le isole tornarono sotto il controllo del Regno Unito.
Le conseguenze politiche della guerra furono profonde: in Argentina crebbero dissenso e proteste contro il governo militare, avviandolo alla caduta definitiva, mentre un'ondata di patriottismo si diffuse nel Regno Unito, ridando forza al governo della prima ministra Margaret Thatcher. Il vittorioso conflitto diede fiato alle ambizioni britanniche di potenza post imperiale (dopo la grave delusione seguita alla decolonizzazione e alla sconfitta nel conflitto di Suez), dimostrando che il Regno Unito aveva ancora la capacità di proiettare con successo la propria potenza militare anche in una guerra a enorme distanza dalla madrepatria.
Il contesto storico La colonizzazione e la disputa
Il territorio delle isole Falkland è composto da tre arcipelaghi: le Isole Falkland propriamente dette, la Georgia del Sud e le isole Sandwich meridionali. Situati a oriente delle coste meridionali dell'Argentina, questi arcipelaghi caddero sotto dominio coloniale britannico sin dal 1833, dopo che la guarnigione argentina, comandata dall'ufficiale di marina Don José María Pinedo, allora governatore delle isole, era stata allontanata con la forza.
Dalla loro prima occupazione nel 1764 da parte francese, le isole sono state motivo di conflitto tra Inghilterra, Francia e Spagna, perché il trattato di Tordesillas tra Santa Sede, Spagna e Portogallo riconosceva alla Spagna competenza esclusiva a ovest del meridiano 46° 37' O. Non essendoci sulle isole alcun insediamento, l'esploratore Louis Antoine de Bougainville ne stabilì uno nel 1764 denominato Fort St. Louis, che venne ceduto alla Spagna nel 1767 per una contropartita economica e contestualmente vi insediò il "governatorato del Río de la Plata".
Nel frattempo una spedizione britannica era sbarcata a Port Egmont il 25 gennaio 1765, proclamandola colonia della Corona. Negli anni successivi vi furono diversi episodi di confronto tra Inghilterra e Spagna, incentrati sul possesso delle isole, e anche gli Stati Uniti intervennero con navi da guerra a protezione di quelli che ritenevano i diritti dei propri balenieri. Dopo la dissoluzione dell'impero coloniale spagnolo in America del Sud, dal 1820 le tensioni occorsero tra l'Argentina, la quale si considera erede dei diritti spagnoli sulle isole, governate dalla Spagna sino alla presa di possesso britannica, e questi ultimi..
Scontri armati tra civili di varie nazionalità e confronti militari hanno quindi accompagnato la vita delle isole fino alla colonizzazione definitiva da parte britannica nel 1839, con l'arrivo di numerosi coloni e lo stabilirsi di un'amministrazione civile con guarnigione militare e forze di polizia regolari; nel 1843 ebbe inizio l'edificazione del nuovo capoluogo, chiamato Port Stanley in onore dell'allora segretario alle Colonie; vista la posizione, le isole divennero una base navale per la Royal Navy che verrà sfruttata nella prima e nella seconda guerra mondiale..
Soltanto il maggiore di questi arcipelaghi, le isole Falkland, ha una popolazione civile permanente. Gli abitanti sono anche detti in inglese kelper, da kelp, una specie di alga. Generalmente di origine scozzese, questa comunità si considera britannica e appoggia l'amministrazione britannica e la permanenza delle truppe inglesi nell'isola. Gli altri due arcipelaghi hanno una popolazione molto limitata e non permanente, essenzialmente legata alla presenza di basi per ricerche scientifiche.
Nel 1965 l'Argentina riuscì a far approvare la risoluzione 2065 dell'ONU, facendo classificare la disputa come un problema coloniale, ma i successivi negoziati risultarono infruttuosi. Nonostante ciò, le relazioni con gli abitanti delle isole negli anni sessanta e settanta furono serene. Vi era perfino una rotta aerea tra Argentina e Port Stanley, denominata dagli argentini Puerto Argentino, da cui gli isolani dipendevano per cure mediche specialistiche e rifornimenti.
Alla vigilia della guerra l'Argentina era governata da una giunta militare guidata da Leopoldo Galtieri, il quale sperava di controbilanciare la preoccupazione del popolo suscitata dalla crisi economica e dalle violazioni dei diritti umani perpetrati dal regime, con la popolarità che sarebbe seguita a una rapida vittoria conseguita recuperando il controllo sulle Malvine. L'Argentina fece pressione sull'ONU, anche ventilando apertamente una possibilità d'invasione, ma gli inglesi non reagirono. Gli argentini interpretarono la mancata reazione come un disinteresse per le isole e ritennero che gli inglesi non avrebbero reagito con la forza a un'invasione. Interpretarono come ulteriori conferme in tal senso sia il ritiro dell'ultima unità della Royal Navy presente nell'arcipelago nel 1981, che era stata inclusa in un generale ridimensionamento della flotta nei territori britannici, sia lAtto della Nazionalità Britannica (British Nationality Act) del 1981 che tolse agli abitanti delle Falkland, incluse nei British-Dependent Territories, alcuni dei diritti della piena cittadinanza, che venivano però in parte riapplicati in virtù delle leggi locali sull'immigrazione e cittadinanza. In ogni caso, tale percorso non lineare venne visto dagli argentini come un ulteriore incoraggiamento.
Il capo della Marina Argentina, l'ammiraglio Jorge Anaya, sviluppò il piano per invadere le Falkland. In seguito al fallimento della via diplomatica nel gennaio 1982, i piani d'invasione vennero completati per aprile dello stesso anno. L'invasione della zona popolata delle isole Falkland venne preceduta da un'oscura azione preliminare nella Georgia del Sud, situata circa chilometri a est delle Falkland. La crisi cominciò improvvisamente il 19 marzo 1982, quando un gruppo di supposti civili argentini, dipendenti da una società di pesca dell'imprenditore Constantino Davidoff, sbarcò nella Georgia del Sud apparentemente per prendere possesso di imbarcazioni per la pesca alle foche, prefabbricati e materiali di vario tipo, secondo degli accordi stipulati con la società britannica proprietaria "Salvensen Company". I presunti civili invece innalzarono sulle isole la bandiera argentina, avendo nel contempo vestito uniformi militari. Alla nave HMS Endurance della Royal Navy venne inviato un dispaccio con l'ordine di rimuovere il campo il 25 marzo, ma ciò le venne impedito da tre navi da guerra argentine che la costrinsero a ritirarsi dopo aver sbarcato un gruppo di osservazione di 22 Royal Marines provenienti dalla guarnigione di Port Stanley. Ad ogni modo, nonostante fosse ulteriormente evidente che la Marina Argentina avesse cominciato ad accumulare truppe a Puerto Belgrano, il gruppo sudamericano del Comitato Congiunto d'Intelligence (Joint Intelligence Committee) britannico riferì il 30 marzo che "l'invasione non era imminente".
L'importanza strategica delle isole
Fino agli anni cinquanta nell'isola esistevano importanti basi per le baleniere, che andarono in declino a causa della sparizione di molte specie cacciate, un tempo molto comuni nell'Atlantico meridionale.
Più recentemente l'interesse per le isole si è fondato sia sui diritti di pesca, notevolmente proficui, sia sulla presenza di petrolio nelle loro vicinanze, come confermato da numerose ricerche che hanno visto impegnate varie compagnie, sebbene non tutti gli analisti concordassero sulla proficuità degli investimenti. Inoltre, il controllo delle isole assicura un'importante posizione strategica tra Atlantico e Pacifico, sia dal punto di vista militare, come dimostrato nel corso della prima guerra mondiale dalla battaglia delle Falkland, sia per scali commerciali. A ciò si aggiunge il fatto che il possesso di territori nelle vicinanze dell'Antartide potrebbe in futuro determinare diritti sul continente, o per lo meno alcuni paesi lo affermano. Per l'Argentina, infine, le Malvine hanno anche un'importanza simbolica: ritenute un territorio nazionale occupato dal Regno Unito, la riunione delle isole alla madrepatria è considerata essenziale per l'unità dello stato(archiviato).
Le iniziative diplomatiche antecedenti il conflitto I presupposti dal punto di vista politico e diplomatico
Agli inizi degli anni ottanta, l'economia dell'Argentina, governata da una giunta militare, era preda di una grave crisi causata dall'inflazione pari al 90% annuo, che produsse una grande recessione economica e l'interruzione di buona parte delle attività produttive. La crisi e l'aumentare delle tensioni sociali indussero la sostituzione del capo della giunta militare Jorge Rafael Videla con il generale Roberto Eduardo Viola e, successivamente, con il generale Leopoldo Galtieri. Tale avvicendarsi in breve tempo di ben tre diversi generali al vertice del governo argentino testimonia della gravità della crisi economica e politica e spiega la necessità da parte della giunta di riguadagnare credito presso le masse, soprattutto quelle più nazionaliste, anche attraverso la decisione di recuperare le isole. Un antecedente a questo comportamento militarista argentino è il Conflitto del Beagle col Cile nel 1978, che fu scongiurato anche grazie a una mediazione all'ultimo momento di papa Giovanni Paolo II.
La decisione di annettere al Paese sudamericano l'arcipelago prospiciente le proprie coste può dirsi basata sui seguenti presupposti politici e militari:
Le Nazioni Unite avevano aderito alla dottrina delle "guerre giuste" attraverso l'approvazione di diverse risoluzioni: 2131 (1965), 2326 (1967), 2908 (1972), 3281 (1974) e 3314 (1974), che riconoscevano ufficialmente la legittimità delle guerre di liberazione e di autodeterminazione. La menzione del recupero delle isole attraverso la forza era già stata presente nel discorso diplomatico bilaterale del 1972. L'inazione da parte del governo di Londra dopo l'occupazione argentina delle Isole Thule Meridionali (disabitate, ma sotto sovranità britannica) nel novembre 1976. L'allora Primo Ministro, James Callaghan, riferirà alla House of Commons di aver espresso parere negativo riguardo l'opzione di riconquistare le isole (occupate da una cinquantina di militari e tecnici argentini) con la forza. Il terzomondismo aveva reso non solo storicamente superato il colonialismo, ma anche culturalmente sulla difensiva i valori occidentali: i Paesi di destra autoritaria mostravano sentimenti antiamericani e la ritirata globale degli USA di Carter (simboleggiata dal fallito tentativo di liberare gli ostaggi dell'ambasciata di Teheran) solo dopo sarebbe stata sostituita dall'interventismo di Reagan (a partire dal raid aereo nel golfo della Sirte).
Tra il 1981 e il 1982, varie azioni del governo britannico furono interpretate dalla giunta militare come segnali di disinteresse per l'arcipelago e verso i suoi abitanti: