Teate era un antico centro dei Marrucini che corrisponde all'odierna Chieti, sito tra i fiumi Pescara a ovest e Alento a est.

Storia

Il primo nucleo risale all'epoca preromana ed era, secondo gli storici antichi, il centro principale del popolo italico dei MarruciniTito Livio, Ab Urbe condita libri, VIII.29Strabone, Geographica, V.4.2: Τεατέα τὴν τῶν Μαρρουκίνων μητρόπολιν, "Teate, la città principale dei Marrucini"..

Gli scavi archeologici hanno dimostrato come il nucleo centrale fosse situato nell'area dell'attuale Civitella, raccolto attorno a tre templi, uno dei quali dedicato di certo al dio Ercole, altri templi. Nella stessa area si trova l'anfiteatro romano, costruito all'epoca dell'impero di Augusto. Con l'avvento dei Romani, il centro si andò spostando lungo la strada principale del tratturo (la via Ulpia), che attraversava direttamente la città, scandendo dalla Civitella, mediante via Ravizza, fino al nuovo foro. Il foro principale divenne l'area di piazza Templi Romani, con quattro edifici sacri (uno, con il pozzo sacro, si trova sotto le fondamenta del Palazzo delle Poste del 1930), di cui si ricorda, conservato abbastanza bene, il tempio dei Dioscuri, sopra cui nell'VIII secolo fu costruita la chiesa di San Paolo, sconsacrata nel 1927 per permettere gli scavi.

L'antica Teate si sviluppò a partire dal II secolo a.C., ma soprattutto durante l'epoca imperiale, quando divenne municipium. Dopo la guerra sociale fino alle guerre del periodo tardo-repubblicano e imperiale il centro era noto come Teate MarrucinorumAutori Vari, Teate, resti della città Romana in Musei e Siti archeologici d'Abruzzo e Molise, pag.40, Carsa Edizioni, Pescara (2001), ISBN 88-501-0004-3. Dopo la ripartizione territoriale fu inserita nella Regio IV Samnium in seguito all'adesione alla Lega italica di Corfinium.

La città anche dopo la rovina dell'Impero romano d'Occidente mantenne l'antico impianto planimetrico, cui si aggiunsero dei nuovi quartieri, come il Colle San Paolo e il Trivigliano a nord, presso il convento di Santa Maria (oggi caserma Pierantoni), mentre sopra le antiche strutture abitative, venivano erette nuove case, come hanno dimostrati i vari ritrovamenti tra i palazzi tardo ottocenteschi del piazzale Giambattista Vico, corso Marrucino, largo Costantino Barbella.

Urbanistica di Teate romana La città fu arricchita di un foro, il teatro romano che contava posti, con 80 metri di diametro, l'anfiteatro di dimensione 60x40 metri con posti, l'acquedotto, situato oggi sotto il corso Marrucino, che conduceva alla parte bassa delle terme romane, e infine i vari templi, conservati perché trasformati nel VII secolo in chiese cristiane. La conservazione del teatro, dell'anfiteatro e dei templi permette la ricostruzione della storia dell'arte teatino-romana del I secolo, al tempo degli imperatori Tiberio e Claudio: la copertura dell'esterno delle strutture è in tasselli (cubilia) simmetrici che formano motivi geometrici. Nella piazza dei Templi sono state rinvenute delle iscrizioni di importanti famiglie teatine sotto il governo di Nerone, come i Vezii: le iscrizioni riguardano infatti i coniugi Marco Vezio Marcello e Priscilla Elvidia. La Val Pescara, ai piedi della città, ospitava la via Tiburtina Valeria, che collegava Roma al porto di Aternum. Durante il principato di Augusto, a Roma si distinse il politico e oratore Gaio Asinio Pollione della gens Asinia, alleato di Giulio Cesare e amico di Cicerone e Virgilio. Fu proconsole nella provincia di Macedonia e fu celebrato per valor e virtù nelle Bucoliche da Virgilio. Nel 39 a.C. creò la prima biblioteca pubblica romana, ossia lAtrium LibertatisPlinio, Naturalis Historia 35, 2: «primus bibliothecam dicando ingenia hominum rem publicam fecit».. In suo ricordo fu rappresentato il trionfo di Asinio sul sipario del palcoscenico nel Teatro Marrucino, completato nel 1818.

Provenendo da Roma l'accesso principale era Porta Sant'Andrea ai piedi della Civitella con l'anfiteatro, oggi scomparsa, e il cardo principale era all'attuale corso Marrucino, fino a Porta Santa Maria. L'amministrazione romana coinvolgeva tutte le città della Regio IV nell'utilizzazione delle strutture pubbliche, il Foro era il centro commerciale e culturale della città, provvisto di tre templi su un unico podio, e un quarto sul lato nord, sotto l'edificio delle Poste. L'area del Foro incombeva su terreno di riporto, quindi terrazzata, come dimostra la galleria ipogea a L sotto la biblioteca De Meis. Altri monumenti erano il teatro, di cui ci sono dei resti presso via Napoli, e il complesso termale. La presenza dei muri di terrazzamento di varie cisterne sotto la Civitella dimostrano l'importanza del complesso, insieme con frammenti di mosaico e domus signorili.

Fuori dalla città, l'esempio più importante di edificio romano è la chiesetta di Santa Maria del Tricalle, costruita sopra un tempio di Diana Trivia, situata all'incrocio di tre colli.

La città non fu creata ex novo con la conquista italica, ma esisteva sin dall'età del ferro, come testimoniato dalla presenza di antiche tombe. Dalla diversa collocazione di esse si intende che il perimetro della città fu pian piano ingrandito fino alla creazione di un piano regolatore nel II secolo d.C., quando le case e le strade vennero accomodate secondo uno schema a scacchiera, come dimostra soprattutto l'area del rione Civitella. Il boom edilizio di Teate si registrò grazie all'influenza di personaggi come Asinio Pollione e Asinio Gallo, la gens dei Vezii (Vezio Marcello ed Elvidia Priscilla), Erennio Capitone, procuratore di Livia figlia di Augusto, Tiberio e Caligola.

L'antico asse viario di Teate era a nord-est, come dimostrato da resti di muri lungo via Arniense rinvenuti durante i lavori di sventramento dell'800 voluti dal piano regolatore della città. I sotterranei della città sono caratterizzati dalla presenza di cisterne, di cui una sotto il Palazzo Muzi-Sanità e della Banca d'Italia, usata probabilmente dai Domenicani quando esisteva il convento. Di gran lunga più estesa è la seconda, misurante 65x30 metri, in calcestruzzo e divisa in sedici navate per sette pilastri. Altre strutture simili sono in largo Carbonara, via Ognissanti, via Romanelli, corso Marrucino. Dopo la parte centrale della Piazza dei Templi Romani, la parte periferica di Teate andava a sud-ovest della collina per dar spazio al teatro e all'anfiteatro (via di Porta Napoli, via G. Salvatore Pianell, salita Gennaro Ravizza), ristrutturati nell'aspetto attuale nel II secolo d.C.

Di grande importanza è anche la necropoli cittadina, scoperta a metà dell'Ottocento presso la chiesa di Santa Maria Calvona e Porta Sant'Anna, Delle necropoli di Santa Maria sono stati ritrovati vari frammenti, alcuni dei quali corrispondenti al sepolcro di un certo C. Lusius Storax, riconducibile all'epoca dell'impero di Claudio. Nella stessa area di Colle Marcone nel 1911 presso Costa Ciampone è stato trovato un cippo funebre, oggi perso. Si trattava di un grande monolite che probabilmente dette il nome alla via attuale, chiamata "Pietragrossa".

Gli scavi di Porta Sant'Anna e via Orientale risalgono al 1952, con pezzi databili IV-III secolo a.C., mentre altro materiale della stessa epoca è stato trovato negli stessi anni nella necropoli di Materdomini, durante i lavori di ricostruzione della chiesa: frammenti di ferro, fibule di bronzo, ceramiche in terracotta. Altre tombe furono rinvenute presso Palazzo Henrici, ossia sepolcri a cappuccina con ceramica e bronzi. La necropoli vera e propria di Porta Sant'Anna fu scoperta nel 1881 quando venne realizzata la nuova strada per il cimitero in collegamento con la città. Gli scavi continuarono fino al 1888, quando venne istituita la Collezione del Museo Sepolcrale di Teate. Altre tombe furono trovate tra il 1925 e il 1938, quando il quartiere si andava espandendo sempre di più, arricchendo la collezione del Museo Archeologico. Di tutte queste tombe alcune erano rozze, ossia per le persone meno abbienti, altre decorate in stile principesco, con più materiali di pregio, e diverso era il materiale di realizzazione: copertura a tegoloni, terra bruciata, alcune con steli o cippi commemorativi.

Struttura L'abitato italico di Teate si estendeva lungo la strada consolare maggiore, dove passava il tratturo per raggiungere, dalla via Claudia Valeria, sia il porto di Aterno che la strada per le Puglie, vale a dire l'attuale Corso Marrucino, anticamente detto "strada Grande "o corso "Ferdinando Galiani" sino alla fine dell'Ottocento. Lungo il corso si trovavano le abitazioni patrizie e le botteghe commerciali, a poca distanza ad ovest si trovava il Foro, con i templi dedicati alla Triade Capitolina.

Prima della dominazione romana, Teate era sviluppata più in alto, nell'area del colle della Civitella, dove si trovava la cittadella fortificata con l'acropoli e i templi dedicati alla Triade Italica. Con i romani, l'area sacra di Teate si spostò nel I secolo a.C. più a valle, e sopra l'arx italica fu costruito l'anfiteatro della Civitella, ancora oggi in piedi.

I confini della città di Teate si trovavano pressappoco all'incrocio del corso Marrucino nord con la via Arniense e via dei Toppi, che discende nel quartiere di Santa Maria, zona inedificata all'epoca romana, dove si trovavano più che altro dei sepolcri; aree cimiteriali furono scoperte anche in due zone fuori dalle mura, nella parte sud-ovest nell'area della chiesa di Santa Maria Calvona (la necropoli popolare), e nell'area orientale della chiesa di Sant'Anna del cimitero, la necropoli dei patrizi.

L'area più alta è consistuita dalla Civitella con l'anfiteatro, scendendo il cardo maximus, ossia via Ravizza, si discende alla piazza dei Templi, sulla sinistra, prima dell'incrocio con via Silvio e Bertrando Spaventa, si trova il teatro romano. Le cisterne sotterranee alimentate dall'acquedotto romano di via Tecta, accessibili dal Palazzo de Mayo, si trovano sotto l'attuale corso Marrucino.

Il sistema acquifero sotterraneo andava ad alimentare vari punti, anche fuori dalle mura, della città, come dimostrano la Fonte dei Cannelli, eretta dai marchesi Valignani sopra una preesistente, e la Fonte Grande fuori porta Monacisca, a poca distanza dal complesso termale romano, fuori dalle mura orientali, punto terminale dell'acquedotto sotterraneo.

Mosaici pavimentali rinvenuti sotto i palazzi ottocenteschi sul corso Marrucino, dimostrano come su questa strada all'epoca romana sorgessero case patrizie. Teate terminava a nord del corso Marrucino, all'ingresso del rione di Porta Santa Maria, e Largo Mercatello, ossia piazza Malta.

Un tempietto sorto fuori dalle mura, a nord di Porta Pescara, si trovava all'incrocio dei tre colli "tribus callis", ed era dedicato a Diana cacciatrice. Nel medioevo fu modificato nella chiesetta di Santa Maria del Tricalle.

I punti principali in cui si riconoscono le rovine di Teate sono:

La Civitella: Anfiteatro romano