Valente condottiero di compagnia di ventura, per anni Francesco Sforza combatté al servizio dei vari principati italiani, dal Regno di Napoli allo Stato della Chiesa, per giungere infine alla corte del duca di Milano Filippo Maria Visconti. Nel ventennale servizio presso quest'ultimo, lo Sforza dovette destreggiarsi tra gli intrighi organizzati dal duca medesimo, invidioso e sospettoso della popolarità e delle abilità militari del suo capitano di ventura.
Nel 1441, Francesco giunse a sposare la figlia del duca, Bianca Maria Visconti, divenendo il principale candidato alla successione del potentato milanese. Tuttavia, alla morte di Filippo Maria avvenuta nel 1447, Milano insorse proclamando la Repubblica, destinata a indebolirsi progressivamente a causa dell'influenza politica e militare che lo Sforza stesso riuscì a esercitare sul popolo milanese.
Dopo essere asceso al rango ducale nel 1450 ed essere stato legittimato davanti ai milanesi come consorte dell'ultima esponente dei Visconti, Francesco Sforza Visconti fu il principale artefice della pace di Lodi tra gli Stati italiani e della rinascita politica, economica e artistica del Ducato di Milano dopo decenni di instabilità, guadagnandosi la stima e l'ammirazione dei suoi contemporanei e di Niccolò Machiavelli.
Biografia Infanzia
Figlio illegittimo del condottiero Giacomo Attendolo (detto "Muzio" e anche Sforza), e di Lucia Terzani da Torgiano,. Francesco Sforza passò la sua infanzia tra Firenze e la corte ferrarese di Niccolò III d'Este.. Presso quest'ultimo signore, Francesco ebbe tra i suoi maestri il grande umanista Guarino dei Guarini detto "il Veronese", ricevendo così un'ottima educazione.. Successivamente seguì il padre a Napoli dove, all'età di undici anni (dicembre 1412), venne nominato conte di Tricarico da re Ladislao I di Napoli e quindi armato cavaliere.
Primo matrimonio Il "conticello" (così fu chiamato in napoletano Francesco dopo l'investitura), che a partire dal 1417 aveva ottenuto anche il possesso della contea di Ariano e di alcuni altri territori, sposò quindi Polissena Ruffo, una nobile calabrese del ramo di Montalto e vedova del cavaliere francese Giacomo di Mailly che possedeva molte terre, specie nel cosentino.. Il matrimonio si celebrò il 23 ottobre del 1418 a Rossano:. la sposa portò in dote i territori di Paola, il principato di Rossano, Cariati, Calimera, Caccuri, Montalto, Policastro e altri feudi che furono affidati all'amministrazione di Angelo Simonetta oltre a 20 000 ducati d'oro con i quali Francesco acquistò i feudi di Briatico e Mesiano.Il nipote, Cicco Simonetta, sarebbe diventato segretario di Francesco Sforza, di Galeazzo Maria Sforza e di Bona di Savoia; cfr. Nel 1420 Polissena morì poco tempo dopo aver dato alla luce (1419) la figlia Antonia Polissena, destinata a morire in fasce assieme alla madre,. forse entrambe avvelenate. Francesco Sforza, dopo un anno di residenza in Calabria, lasciò quella terra per mettersi al servizio del padre.
Da Napoli a Milano Guerra di successione al trono di Napoli (1419–1424) Dal 1419, poco dopo la nascita della figlia, il diciottenne Francesco fu chiamato dal padre (all'epoca al servizio di papa Martino V) a combattere in Tuscia contro Braccio da Montone, potente capitano di ventura che ostacolava il pontefice nel riacquisire la sovranità sui territori dello Stato Pontificio. Francesco, per ordine del padre, sferrò un attacco notturno a sorpresa contro le truppe di Braccio da Montone che si erano accampate poco fuori di Viterbo. Nella confusione, malgrado l'intervento di comandanti esperti come il Niccolò Piccinino e Angelo Tartaglia, riuscì a catturare 562 cavalieri bracceschi tra cui molti capitani che furono poi liberati.Corio, Storia di Milano, vol. II, pp. 529-530
Messisi così direttamente al servizio del pontefice, Francesco e Muzio si adoperarono per la difesa del trono di Napoli contro le mire di Alfonso V d'Aragona, erede proposto dalla regina Giovanna II, il quale era contrastato da Luigi d'Angiò, candidato del pontefice. Nell'estate del 1421 Francesco si recò insieme con un grande seguito di capitani di ventura in Calabria quale viceré per conto di Luigi d'Angiò al fine di sottomettere i signori locali. Il sovrano donò allo Sforza i feudi di Rende, Domanico, Mendicino, Carolei, San Fili, Arcanadoga e Marturmio per sdebitarsi di metà dell'enorme debito di 200 000 ducati che aveva nei suoi confronti.Corio, Storia di Milano, vol. II, p. 560 Francesco riuscì a sottomettere il cosentino ma non appena giunse la falsa notizia che suo padre era morto, quasi tutti i capitani di ventura al suo seguito passarono al servizio di Giovanni Lessera, luogotenente in Calabria per conto di Alfonso V. Muzio si recò a Rende fornendo al figlio altri quattrocento cavalieri con i quali Francesco, grazie anche all'appoggio di Ludovico Sanseverino, sottomise di nuovo quelle terre perdonando i capitani che lo avevano tradito.Corio, Storia di Milano, vol. II, pp. 567-
Guerra dell'Aquila
Il 4 gennaio 1424 Muzio giunse con il suo esercito nei pressi della foce del Pescara e s'avvide che i bracceschi ne ostacolavano il guado. Decise lo stesso di tentare l'impresa e insieme a sette suoi capitani (tra cui il figlio Francesco) e quattrocento uomini si apprestò a passare il fiume. Col passare del tempo, tuttavia, le acque si gonfiarono a causa del mascheretto. Mentre si trovava ancora in mezzo alle acque, s'avvide di un giovane portabandiera che stava per annegare e tentando di salvarlo fu sbalzato da cavallo con l'armatura indosso e annegò. Il suo corpo non fu mai ritrovato. Presto la triste notizia giunse a Francesco che con grande animo guadò di nuovo il fiume e, riunitosi con il resto dell'esercito, tenne un discorso esortando i soldati a restargli fedeli. Questi lo acclamarono quale nuovo comandante in luogo del padre malgrado avesse solo ventitré anni.. Francesco concluse la guerra contro gli aragonesi nel giro di pochi mesi. Riconquistò infatti Napoli nell'aprile del medesimo anno in seguito al tradimento del comandante militare di Alfonso d'Aragona Jacopo Caldora; guidò quindi le truppe paterne contro Braccio, portandole alla vittoria nella battaglia dell'Aquila (il 2 giugno 1424, ultimo episodio della guerra dell'Aquila),.. assicurando così alla regina Giovanna, che nel frattempo aveva rotto l'alleanza con Alfonso d'Aragona e si era avvicinata a Luigi d'Angiò, il controllo definitivo del Regno.
Intermezzo pontificio (1424–1425) Messa al sicuro l'Italia meridionale dalle ambizioni aragonesi, Francesco Sforza fu assoldato direttamente da Martino V nella lotta contro Corrado Trinci, signore di Foligno il quale, proseguendo la politica di Braccio, impediva al pontefice di riportare l'autorità papale sui territori dello Stato della Chiesa. Francesco ne vinse la debole resistenza riportando Foligno sotto l'obbedienza pontificia..
Al servizio di Filippo Maria Visconti (1425–1447) Battaglia di Maclodio e prima caduta in disgrazia (1425–1429)
Nell'agosto del 1425 Francesco si mise al servizio del duca di Milano Filippo Maria Visconti.. Questi all'epoca era in lotta contro la Repubblica di Firenze e la Repubblica di Venezia, le due principali potenze italiane che cercavano di impedire al Signore di Milano di ricreare il vastissimo dominio territoriale costruito a suo tempo dal padre, Gian Galeazzo Visconti. Il Carmagnola, comandante dell'armata ducale, aveva da poco lasciato la carica in seguito a dissidi insorti con il duca e fomentati da alcuni suoi detrattori ed era diventato capitano generale dell'esercito della Repubblica di Venezia. Filippo Maria si rivolse pertanto allo Sforza, proponendogli oltre all'indipendenza dagli ordini del luogotenente delle forze ducali, Angelo della Pergola, un contratto di condotta di cinque anni, con il quale il capitano di ventura si impegnò inizialmente a combattere contro Firenze per la conquista di Forlì al comando di 1 500 cavalieri e 300 fanti..
Rivolta di Brescia Le mire espansionistiche di Filippo Maria preoccuparono però gli altri potentati italiani, allargando così l'alleanza antiviscontea anche alla Repubblica di Genova, a Ferrara, a Mantova, a Siena, alla Savoia e alla Sicilia, coalizione che dichiarò guerra a Milano il 27 gennaio 1426.. Filippo inviò un esercito di cinquemila fanti e trecento cavalieri al comando di Niccolò Terzi contro i ribelli genovesi guidati da Tommaso di Campofregoso ma fu pesantemente sconfitto nella battaglia di Sestri Levante dove ebbe 700 morti e 1 200 prigionieri. Dopo essersi mantenuti neutrali per qualche tempo, i veneziani, convinti dai fiorentini, scesero in guerra contro il Visconti.
Questo provocò una sollevazione capitanata dagli Avogadro nella città di Brescia che si offrì alla Repubblica di Venezia aprendo le porte ai soldati del Carmagnola. I bresciani non riuscirono però a catturare la rocca e le fortificazioni che rimasero nelle mani del luogotenente ducale Oldrado da Lampugnano. Francesco fu inviato dal duca di Milano a sottomettere la città. Lo Sforza ricongiunse con l'esercito a Montichiari, rafforzò i presidi delle fortezze bresciane e ingaggiò il Carmagnola in una serie di scontri minori per impedirgli di ottenere il pieno possesso della città. Filippo Maria richiamò le truppe viscontee di stanza in Romagna e in Toscana per supportare lo Sforza ma il loro arrivo venne ritardato dal duca di Ferrara. Quando finalmente giunsero nel bresciano, lo Sforza cercò di convincere le guarnigioni delle fortezze di Brescia ad attaccare la città al fine di catturarla al più presto ma non fu ascoltato. In breve i veneziani ricevettero sempre più rinforzi sia dal Veneto sia dai fiorentini che inviarono un esercito di 4 000 fanti e 2 000 cavalieri al comando di Niccolò da Tolentino portando il totale degli effettivi a trentamila uomini contro i ventitremila dello Sforza. Il Tolentino ordinò la realizzazione di una lunga e profonda fossa che isolò definitivamente la rocca dall'esercito visconteo. Dopo tredici mesi di assedio, Antonio da Landriano rese la rocca ai veneziani.Corio, Storia di Milano, vol. II, pp. 603-605
Disfatta di Maclodio
Un anno dopo l'apertura delle ostilità Francesco Sforza, indebolito dalle sconfitte militari di Brescello (20 maggio) e dalla distruzione della flotta viscontea del Po (7 agosto), affrontò il Carmagnola nella battaglia di Maclodio (12 ottobre 1427), dalla quale le forze ducali uscirono sconfitte,Si ritiene che la sconfitta di Maclodio fosse dovuta, essenzialmente, ai dissidi tra lo Sforza e il Piccinino, come si desume da costringendo Filippo Maria a rinunciare alle città strategiche di Brescia e di Bergamo. L'esito della battaglia incrinò i rapporti tra il duca e lo Sforza, i quali peraltro non erano mai stati buoni a causa della differenza di carattere e per il carisma di cui era dotato il condottiero. Infatti, con una scusa, Francesco fu relegato a Mortara (località tra il Ticino e il Po) tra il 1428 al 1429, con l'ordine di rimanervi a tempo indeterminato...
Altre spedizioni militari e Bianca Maria (1430–1435) Spedizione contro Lucca (estate 1430)