È particolarmente noto, anche fuori dall'Italia, per i suoi romanzi Kaputt e La pelle, opere a sfondo autobiografico basate sulla sua esperienza di giornalista e ufficiale durante la prima e la seconda guerra mondiale, e per il saggio Maledetti toscani.

Scrittore dallo stile realistico e «immaginifico», fu definito come «cinico e compassionevole» al tempo stesso e talvolta avvicinato alle tematiche e allo stile espressionista crudo di Louis-Ferdinand CélineMaria Antonietta Macciocchi, Malaparte è l'anti-Celine, Corriere della Sera, 21 marzo 1998, p. 31 con cui ebbe un'amicizia epistolare.

Come intellettuale fu dapprima un sostenitore del fascismo, poi una voce critica e un oppositore dello stesso. Caratteristica della sua letteratura è la mescolanza di fatti reali - lo scrittore è stato infatti avvicinato alla corrente del neorealismo -, spesso autobiografici, ad altri immaginari, talvolta esagerati in maniera voluta e consapevole, fino al farsesco, specialmente quando deve denunciare le atrocità della seconda guerra mondiale. Interventista e volontario nella Grande Guerra, ammiratore di Mussolini e "fascista della prima ora", partecipò alla marcia su Roma e fu attivo nelle posizioni di fascismo di sinistra intransigente, sostenendo la cosiddetta rivoluzione fascista; allontanatosi gradualmente dal regime (fu anche mandato al confino, da cui uscì grazie all'amicizia con Galeazzo Ciano, genero del Duce), dopo l'8 settembre 1943 si arruolò nell'Esercito Cobelligerante Italiano del Regno d'Italia e collaborò con gli Alleati (cui pure non risparmiò pesanti critiche) nel Counter Intelligence Corps nella lotta contro i nazisti e i fascisti della RSI. Prima anticomunista, nel secondo dopoguerra si avvicinò al Partito Comunista Italiano, grazie all'interessamento di Palmiro Togliatti che lo assunse come cronista, sebbene molti dubitassero della effettiva sua adesione, o avvicinamento, come il suo antico amico Massimo Bontempelli, al PCI. Mentre il Partito Repubblicano Italiano, con il quale aveva collaborato da giovanissimo, lo avrebbe insignito ad honorem, nel 1957, nei suoi ranghi. Morì dopo essersi convertito in punto di morte alla Chiesa cattolica, assistito dai sacerdoti padre Cappello e padre Rotondi, secondo le testimonianze di questi.Maurizio Serra, Malaparte: vite e leggende, Marsilio, 2012, estrattoSenza disperazione e nella pace di Dio, Il Tempo, 20 luglio 1957.

Lo pseudonimo, che usò dal 1925, fu da lui ideato come umoristica paronomasia basata sul cognome "Bonaparte". Famoso per il suo camaleontismo, si soprannominò e venne soprannominato l'"Arcitaliano", per avere racchiuso nella sua complessa e contraddittoria personalità molti difetti e pregi degli italiani.

Biografia

Curt Erich Suckert nacque a Prato da madre italiana (la milanese Edda Perelli) e padre tedesco, il tintore sassone Erwin Suckert. Terzogenito di sette fratelli, poco dopo la nascita fu affidato a balia alla famiglia dell'operaio Milziade Baldi e a sua moglie Eugenia, dove rimase alcuni anni. Ebbe sempre un rapporto problematico con il padre.

Frequentò il liceo classico Cicognini di Prato, lo stesso frequentato da Gabriele D'Annunzio, con la cui opera letteraria e politica avrà un rapporto di odio-amore. Il giovane Suckert aveva criticato lo stile e la retorica dannunziana, e il vecchio "Vate" gli spedì una sola lettera, che fu il loro unico contatto diretto (in occasione della pubblicazione di Avventure di un capitano di sventura nel 1928), che recita bonariamente:

La sua prima militanza politica fu, giovanissimo, come simpatizzante anarchico e poi come attivista del Partito Repubblicano Italiano. Nella sua vita fece anche parte della massoneria, essendo stato iniziato nell'Ordine massonico misto e internazionale Le Droit Humain. Non sappiamo se ne uscì di sua volontà o se fu espulso per qualche ragione, è certo però che successivamente Malaparte fece richiesta al Gran Maestro Nazionale Valentino Di Fabio di essere reintegrato, il quale, saputo da Malaparte stesso che la ragione era di doversi far passare come massone attivo perché gli era utile a una missione di spionaggio a favore del fascismo, gliela negò. Il 28 maggio 1924 fu dunque ammesso nella loggia "Nazionale", appartenente alla Gran Loggia d'Italia, direttamente all'obbedienza del gran maestro Raoul Palermi. Ricevette da subito i gradi dal 4º al 30º del Rito scozzese antico ed accettato, e non vi uscì nemmeno quando fu messa fuori legge dal fascismo.Aldo Alessandro Mola, Storia della Massoneria in Italia dal 1717 al 2018, Bompiani/Giunti, Firenze-Milano, 2018, p.556.

Volontario nella prima guerra mondiale Con lo scoppio della prima guerra mondiale (1914), decise, sedicenne, di partire volontario per il fronte, assieme al fratello Alessandro. Siccome l'Italia era neutrale, si arruolò nella Legione Garibaldina, inquadrata poi nella Legione straniera francese. Nel 1915 anche l'Italia entrò in guerra e Curt Suckert poté arruolarsi come fante, successivamente sottotenente, del Regio Esercito; combatté sul Col di Lana e in Francia con la Brigata di fanteria "Cacciatori delle Alpi" (in tempo di pace in parte di stanza a Spoleto), dove venne decorato con una medaglia di bronzo al valore militare. In Francia (Bligny, 1918) fu protagonista di una tragica vicenda che ne avrebbe segnato il carattere per tutta la vita: un suo commilitone, il sottotenente Nazareno Iacoboni (Rieti, Medaglia d'Argento al V.M.), fu colpito da una granata tedesca, rimanendo dilaniato dall'esplosione. Il sottotenente Iacoboni ebbe la disgrazia di non morire sul colpo. Dopo una giornata di indicibili e strazianti dolori, Curzio Malaparte, fraterno amico del suo commilitone, dietro pressanti richieste dello stesso Iacoboni e vista l'irreparabilità delle sue ferite, lo finì con una fucilata. Il tragico episodio fu successivamente raccontato dallo scrittore in "Mamma Marcia", in particolare in un immaginario colloquio con la madre morente. Tornato in Francia dopo la disfatta di Caporetto, nel 1918 il suo reparto subì un attacco chimico da parte dell'esercito imperiale tedesco, e i suoi polmoni furono gravemente lesionati dall'iprite. L'ospedale dove era ricoverato fu comunque bombardato, e il giovane Suckert si salvò lanciandosi da una finestra.

Letteratura di guerra Subito dopo la guerra tentò di pubblicare il suo primo libro, con il nome Curzio Erich Suckert, Viva Caporetto!, un saggio-romanzo sulla guerra, che vedeva nella Roma corrotta il principale nemico da combattere. Terminata la stesura dell'opera, nel 1919 cominciò l'attività giornalistica. La sua opera prima, dopo essere stata respinta da molti editori (tra i quali anche l'amico Giuseppe Prezzolini), venne dapprima pubblicata a spese dell'autore a Prato nel 1921 e subito sequestrata per "vilipendio delle forze armate", a causa del provocatorio titolo che inneggiava alla disfatta di Caporetto, e ripubblicata poi con il nuovo titolo La rivolta dei santi maledetti lo stesso anno.

Nella rotta di Caporetto, il futuro Malaparte non vede la vigliaccheria dei soldati, ma l'incompetenza degli ufficiali superiori e la ribellione della truppa a una guerra mal condotta, che fino a quel momento era costata la vita di oltre 450 000 italiani. Caporetto è quindi, secondo Malaparte, da considerare come l'inizio di una rivoluzione italiana, simile a quella russa, che però si spense immediatamente a causa della mancanza di capi che la sapessero dirigere. Nel libro, Malaparte sostenne che la vecchia classe dirigente andasse rimpiazzata dalle giovani generazioni della borghesia, «quei buoni ufficiali delle trincee e dei reticolati, i francescani, i "pastori del popolo"», che dopo la guerra aderiranno in gran parte al fascismo, come d'altra parte farà lo stesso Malaparte.Umberto Rossi, Il secolo di fuoco: Introduzione alla letteratura di guerra del Novecento, Bulzoni, Roma, 2008, pp. 150-72.

Egli celebrò le figure degli interventisti di sinistra come gli iniziatori della nuova era:

L'adesione al fascismo

Già fin dal 1920 Malaparte aveva aderito al neonato movimento fascista di Benito Mussolini, entrando nei Fasci di Combattimento e si ritiene che nell'ottobre 1922 abbia partecipato alla Marcia su Roma. Vi sono opinioni discordanti circa l'effettiva partecipazione alla Marcia da parte di Malaparte: secondo Luigi Martellini "nel '22 Malaparte partecipava alla marcia su Roma con le squadre fiorentine come luogotenente del console Tamburini"L. Martellini, Invito alla lettura di Curzio Malaparte, Milano, Mursia, 1977, p. 40; secondo Maurizio Serra invece non si ebbe da parte sua alcun coinvolgimento in quell'evento: "non partecipa alla marcia su Roma, cosa che gli verrà rimproverata dai puri e duri del partito, inducendolo a sostenere il contrario, salvo ristabilire la verità nei memoriali difensivi del 1945-46".M. Serra, Malaparte. Vite e leggende, Venezia, Marsilio, 2012, pp. 14-15 Nel 1923 avvenne il celebre duello contro Ottavio Pastore. L'anno successivo divenne direttore editoriale di diverse case editrici, tra cui quella de La Voce di Prezzolini. Si inserì nella vita mondana, praticando sport (malgrado una salute non sempre buona), come scherma e ciclismo, e duelli.

All'indomani del delitto Matteotti, Malaparte fu uno dei più accaniti sostenitori dello "squadrismo intransigente" irregimentato, tanto da intervenire come teste a discarico al processo di Chieti, con una testimonianza giudicata parte di depistaggioPer la dettagliata ricostruzione del depistaggio in cui si inscriveva la deposizione di Suckert, v. Canali, Il delitto Matteotti, Università di Camerino, 1996, pp. 445-455., in favore del gruppo responsabile del rapimento, guidato da Amerigo Dumini; il gruppo fu condannato per omicidio preterintenzionale in quell'occasione. Allo scrittore, nell'autunno 1924, fu affidato il compito di dire agli investigatori che il sequestro Matteotti sarebbe stato compiuto per interrogare il deputato socialista sull'omicidio di Nicola Bonservizi, responsabile dei fasci italiani in Francia ucciso dall'anarchico Ernesto Bonomini, di cui si sospettava in ambiente fascista fosse il mandante. Malaparte si presentò alla polizia, in qualità di ispettore incaricato del Partito, il 24 settembre 1924 sostenendo questa versione.

Fondando a Roma nel 1924, e poi dirigendo, il quindicinale La conquista dello Stato, egli rappresentò la corrente "rivoluzionaria" del regime, al pari del Selvaggio di Mino Maccari e dei futuristi di Marinetti. Malaparte fu tra coloro che sostennero Mussolini quando, col discorso del 3 gennaio 1925, annunciò la sospensione delle libertà democratiche e la promulgazioni delle "leggi fascistissime". Sempre nel 1925 fu tra i firmatari del Manifesto degli intellettuali fascisti di Giovanni Gentile e si iscrisse al Partito Nazionale Fascista.

Teorizzando poi con Leo Longanesi e Mino Maccari il movimento "Strapaese" (ma contemporaneamente, con Massimo Bontempelli, anche il suo opposto, cioè il movimento "Stracittà"), Malaparte fu uno degli "ideologi" del fascismo popolare, come Gentile lo era stato a livello filosofico, in particolare del cosiddetto "fascismo di sinistra", con velleità rivoluzionarie e a cui aderirono molti futuri nomi dell'antifascismo, come Elio Vittorini.