Biografia

Iniziò a cantare nelle opere serie quando era appena tredicenne: nel 1729 si esibì nelle riprese dei drammi Amore e gratitudine, probabilmente di Flavio Carlo Lanciani,Secondo il libretto dal Polo SBN di Venezia, peraltro, l'opera fu probabilmente rappresentata al Teatro Dolfin di Treviso nel 1730. e Ottone in villa, di Antonio Vivaldi. L'anno successivo a Roma cantò nel Mitridate (come protagonista) e nel Siface di Nicola Porpora, e a Venezia prese parte alla Dalisa di Johann Adolf Hasse. Dal 1731 al 1735 egli apparve nelle maggiori produzioni operistiche a Torino, Milano e in altre città dell'Italia settentrionale e dal 1736 al 1740 fu a Napoli, dove cantò in 11 opere, tra cui lAchille in Sciro di Sarro, dramma che inaugurò il 4 novembre 1737 il Teatro San Carlo.

Nel 1739 viaggiò inoltre a Vienna, dove suscitò molte attenzioni, soprattutto nel Feraspe di Vivaldi. Il 26 dicembre 1740 partecipò anche all'inaugurazione del Nuovo Teatro Regio di Torino, interpretando il ruolo di Mitrane nellArsace di Francesco Feo. Nel 1741 si esibì prima a Firenze, città nella quale fu alquanto apprezzato, e quindi a Londra, dove dall'ottobre 1741 al maggio 1743 cantò in numerose produzioni al King's Theatre. Tornato in Italia, nel 1744-5 si esibì a Milano e nel 1745 decise di trasferire la propria dimora a Dresda al fine di poter cantare nelle opere di Hasse. Nel 1748 visitò Vienna, dove incontrò il celebre librettista Pietro Metastasio, il quale elogiò il suo canto, e dove prese parte all'inaugurazione del Burgtheater esibendosi ne La Semiramide riconosciuta di Gluck (Mirteo). Passò quindi ancora a Milano, prima nel biennio 1748-9, poi dal 1759 al 1764, anno in cui si ritirò dal palcoscenico. Tornato definitivamente a Dresda rientrò alla corte sassone, però solamente come cantante da camera e da chiesa, posizione che tenne sino al 1771 circa.

A Dresda morì, nel 1798, agli albori del nuovo secolo, quando ormai il suo mondo artistico era inesorabilmente tramontato.

Angelo Amorevoli è fra i personaggi del romanzo Cento anni di Giuseppe Rovani, che lo descrisse come protagonista di tormentate avventure galanti e come prototipo del futuro tenore ottocentesco: in effetti, secondo Rodolfo Celletti niente si sa della vita privata di Amorevoli, e sul piano vocale niente egli aveva a che fare con il tenore di stampo romantico, dalla voce argentina e squillante e dall'estensione prodigiosa.Voce di Tenore, p. 47.

Caratteristiche artistiche

Angelo Amorevoli può essere considerato il tenore più virtuosistico della scena lirica europea della prima metà del Settecento e guidò, insieme ad altri, come innanzi tutto Annibale Pio Fabri, ma anche Francesco Borosini, la rivincita del tenore nel mondo del melodramma barocco. Prima di loro infatti, a partire dalla seconda metà del secolo precedente, il tenore, che presentò per tutto il periodo un carattere decisamente baritonale, era stato spesso confinato a parti di ripiego, a ruoli buffi, a figure (interpretate in travesti) di vecchie donne più o meno laide o lussuriose. Con l'avvento della nuova leva tenorile guidata dal Fabri e dall'Amorevoli, le cose cambiarono drasticamente: l'estensione vocale e le tessiture usate rimasero sostanzialmente baritonali, anche se forse leggerissimamente più elevate che in precedenza, conquistando il si3 bemolle, ma, soprattutto, le inedite capacità virtuosistiche di cui la nuova leva si rivelava capace consentirono al tenore di compiere un vero salto di qualità guadagnando finalmente ruoli di primo piano nello svolgimento delle opere barocche. Non certo ruoli di giovane eroe od amante, che rimanevano appannaggio delle voci bianche dei castrati (o eventualmente delle donne in travesti), ma grandi ruoli di padre, di generale, di antagonista vilain (lo stesso tipo di ruoli insomma che poi sarebbe diventato caratteristico del baritono moderno). In questo nuovo campo, l'Amorevoli primeggiò sicuramente in tutte le parti d'Europa in cui si trovò a cantare, e con i maggiori operisti del tempo, a partire da Vivaldi per finire con Hasse, il quale lo utilizzò a lungo a Dresda e che, con l'allegro di Segeste, "Solcar pensa un mar sicuro", nella versione dellArminio proposta in tale città nel 1745, gli dedicò l'aria di tempesta forse più virtuosistica mai fino ad allora affidata ad una voce maschile.R. Celletti, Storia del belcanto, p. 129.

Ruoli creati L'elenco seguente non è esaustivo.