Il Partito Conservatore e Unionista (), semplicemente noto come Partito Conservatore (Conservative Party), è un partito britannico d'ispirazione conservatrice e unionista.
Detto anche Tory Party (Tory è utilizzato per indicare Conservatore) e i suoi sostenitori Tories, il Partito Conservatore nacque nel 1834 come erede dello storico Partito Tory, nato nel 1678, e degli Old Whig di Burke. Il partito fu uno dei due più importanti movimenti politici inglesi del XIX secolo insieme ai Liberali. Ha cambiato il suo nome nel 1912 in Partito Conservatore e Unionista, dopo fusione col Partito Liberale Unionista, ma generalmente è chiamato solamente Partito Conservatore. Negli anni Venti, quando i voti dei liberali diminuirono, il Partito Laburista divenne il principale rivale dei conservatori. I Primi ministri conservatori, tra i quali Winston Churchill (1940-45, 1951-55) e Margaret Thatcher (1979-1990), governarono per 57 anni nel XX secolo.
A livello internazionale il partito è membro dell'Unione Democratica Internazionale ed è stato tra i fondatori del Partito dei Conservatori e dei Riformisti Europei. Prima della Brexit, nel Parlamento europeo i suoi esponenti aderivano dapprima al gruppo dei Democratici Europei (dal 1989 sottogruppo del Partito Popolare Europeo), e dal 2009 al Gruppo dei Conservatori e dei Riformisti Europei.
L'attuale segretario è Kemi Badenoch, in carica dal 2 novembre 2024.
Storia Le origini nel partito Whig
Il Partito Conservatore ebbe origine da una fazione del partito Whig, che nel XVIII secolo si coalizzò attorno a William Pitt il Giovane (primo ministro britannico nei periodi 1783-1801 e 1804-1806). Tale fazione fu originariamente conosciuta come Independent Whigs, Friends of Mr. Pitt o Pittites; è solo dopo la morte di Pitt che si iniziò ad usare il termine Tory, alludendo al Partito Tory, un raggruppamento politico che era già esistito tra il 1678 e il 1760, ma col quale non c'era alcuna continuità organizzativa. Più o meno dal 1812 in poi, il nome Tory fu usato comunemente per il nuovo partito.
Non tutti i membri del partito erano soddisfatti di questo nome. George Canning fu il primo ad usare il termine conservatore negli anni venti dell'Ottocento; in seguito, attorno al 1834, sotto la direzione di Robert Peel (che è anche considerato il fondatore del partito odierno), fu adottato ufficialmente il nome di Partito Conservatore.
L'estensione progressiva del suffragio costrinse il partito, sotto la direzione di Lord Derby e Benjamin Disraeli, a popolarizzare il suo approccio. Nel 1886 formò un'alleanza con i liberali unionisti guidati da Lord Hartington e Joseph Chamberlain, e sotto la guida di Lord Salisbury e Arthur James Balfour il partito mantenne il potere per i vent'anni successivi (tranne che per tre anni). Nel 1906 fu sconfitto duramente alle elezioni a causa della sua divisione sulla questione del protezionismo. Nel 1912 i conservatori si fusero con il Partito Liberale Unionista.
I conservatori rimasero al governo con i liberali durante tutta la prima guerra mondiale, e la coalizione continuò sotto la guida del primo ministro liberale David Lloyd George fino al 1922, quando i leader Andrew Bonar Law e Stanley Baldwin decisero di chiudere con la coalizione. Seguì un nuovo periodo di dominio conservatore, anche se nel 1931 venne creata una nuova coalizione di unità nazionale.
Durante la seconda guerra mondiale, il governo unitario fu guidato da Winston Churchill; nonostante la vittoria della guerra, il partito perse le elezioni del 1945 a favore del Partito Laburista.
Dagli anni '50 al 2000
Dopo la vittoria alle elezioni del 1951, i conservatori accettarono le politiche di welfare introdotte dal Labour e il suo programma di nazionalizzazioni. Sotto la guida di Churchill, Anthony Eden e Harold Macmillan, mantennero il governo fino al 1964.
Vinte le elezioni del 1970, il governo di Edward Heath si scontrò (perdendo) contro le Trade Unions, ma riuscì a far entrare la Gran Bretagna nella Comunità economica europea (Macmillan ci aveva già provato nel 1963, ma il presidente francese Charles de Gaulle aveva posto il suo veto). Nonostante ciò, il partito non era unito riguardo alla CEE e l'adesione a questa ha creato all'interno del partito un acceso dibattito pluridecennale.
Un anno dopo la sconfitta conseguita alle elezioni generali dell'ottobre 1974, Margaret Thatcher ottenne la leadership del partito. Dopo la vittoria del 1979, i conservatori portarono avanti un programma economico monetarista; più in generale, il partito adottò un approccio di libero mercato focalizzandosi sulla privatizzazione delle industrie e dei servizi pubblici nazionalizzati dal Labour negli anni quaranta e sessanta. Grazie anche alla crisi del Partito laburista, la Thatcher condusse i conservatori a due nette vittorie, in occasione delle elezioni generali del 1983 e nelle elezioni generali del 1987. Comunque, era anche fortemente impopolare in certi settori della società, in parte a causa dell'alta disoccupazione che seguì le sue riforme economiche. Fu l'introduzione della cosiddetta poll tax che contribuì in larga parte alla fine della sua carriera politica. La sua crescente impopolarità e la sua indisponibilità a compromessi portò a tensioni interne al partito, che decise di sostituirla nella leadership del partito nel 1990.
Le successe John Major, che vinse anche le elezioni generali del 1992; ma, già da quell'anno, il governo divenne impopolare a causa di una recessione economica che portò ad una forte disoccupazione. Il partito dovette quindi subire una profonda sconfitta alle elezioni generali del 1997, tanto che non riuscì ad eleggere nemmeno un parlamentare né in Scozia né in Galles. Seguì una forte crisi di leadership: i successivi tre leader di partito non riuscirono ad invertire il declino del partito, che fu sconfitto anche alle successive elezioni generali del 2001.
Dal 2000 ad oggi
Nel settembre 2001, leader dei conservatori diventò Iain Duncan Smith, esponente dell'ala più euroscettica, anche se lo fu solo fino all'ottobre 2003, quando fu sfiduciato dai conservatori che non pensavano di vincere con la sua leadership.
Dopo la terza sconfitta consecutiva, conseguita nelle elezioni generali del 2005, David Cameron divenne leader del partito il 6 dicembre 2005 battendo David Davis. Dalla fine del 2007, i sondaggi diedero stabilmente i conservatori sopra i laburisti. Alle elezioni amministrative del 2008 il partito ottenne un certo successo: Boris Johnson fu il primo conservatore eletto a sindaco della Greater London.
Dopo aver lanciato il Movimento per la Riforma Europea, nel 2009 al Parlamento europeo i Conservatori abbandonarono il Gruppo del Partito Popolare Europeo per creare il Gruppo dei Conservatori e dei Riformisti Europei.
I conservatori, alle elezioni generali del 2010, ottennero il 36,1% dei voti e 306 seggi (+109 seggi dal 2005), divenendo il primo partito britannico. Il successo del partito però non gli assicurò la maggioranza assoluta dei seggi, fissata a 326 e i conservatori furono pertanto stati costretti a creare un governo di coalizione, guidato dal loro leader Cameron, insieme ai liberal democratici di Nick Clegg, che ritornarono al governo dopo 90 anni.
Alle elezioni amministrative del 2011, i conservatori sostanzialmente mantennero le precedenti posizioni: Inghilterra (+ 85 consiglieri); Scozia (Assemblea - 5 seggi); Galles (Assemblea +2 seggi). Il partito si attesto' al 35%, confermando il dato delle precedenti elezioni, venendo però superato dal Partito Laburista che ottiene il 37,1%.
Alle elezioni amministrative del 3 maggio 2012 il Partito Conservatore perse il 4%, raggiungendo il 31% dei voti contro il 38% dei laburisti.
I Tories riuscirono comunque ad eleggere il sindaco di Londra, Boris Johnson, ma non si trattò di una vera e propria vittoria: la London Assembly, l'assemblea amministrativa londinese, fu a maggioranza laburista. Alle elezioni locali del 2013, il partito ottiene il 25% (-6% di consensi) e 1336 consiglieri (-335). Ciò anche a causa del boom dell'euroscettico UKIP, al 22,5%. Il 22 maggio si svolsero in Gran Bretagna le elezioni europee e le locali. Alle europee, i conservatori presero una gran batosta, terzi con appena il 23,1%, 3.792.549 voti e 19 seggi su 71 britannici, battuti dallo UKIP che diviene primo partito del Regno Unito e dai laburisti. Alle locali ottengono il 29% (+5%) e 1364 consiglieri (-236).
Il 24 giugno 2016, a seguito del referendum che decreta l'uscita del Regno Unito dall'Unione Europea, David Cameron annuncia le sue dimissioni. Sono indette consultazioni per eleggere il nuovo leader del Partito Conservatore, destinato a rimpiazzare Cameron come primo ministro. L'11 luglio 2016, a seguito di numerose rinunce tra i candidati favoriti, Theresa May, segretario di Stato per gli affari interni, diventa il nuovo leader del partito e primo ministro del Regno Unito il 13 luglio. È la seconda donna dopo Margaret Thatcher a ricoprire la carica.
Nel 2017 diversi parlamentari sono stati coinvolti in scandali sessuali.
Il 18 febbraio 2019 tre deputate, Heidi Allen, Anna Soubry e Sarah Wollaston lasciano il partito in segno di protesta alla linea politica condotta dalla premier May per aderire al nuovo partito europeista The Independent Group, fondato su iniziativa di altri sei deputati laburisti dissidenti.
Dopo le disastrose elezioni europee del 2019 con i Tory al minimo storico (8,8 % dei voti), il 23 luglio 2019 Boris Johnson diviene nuovo leader del partito al posto di Theresa May e il giorno successivo anche nuovo primo ministro. Pochi mesi dopo alle elezioni generali di dicembre il partito riesce a risalire quasi 35 punti percentuali, ottenendo il 43,6 % dei suffragi.
Il 7 luglio 2022 Johnson si dimette, a seguito di alcuni scandali etici (e anche critiche alla sua gestione della pandemia di COVID-19), che hanno innescato le dimissioni di diversi membri dell'esecutivo, critici del suo operato. Il 5 settembre, dopo gli scrutini di partito, gli succede come leader Liz Truss, che il giorno successivo assume la carica di primo ministro. A seguito di una crisi finanziaria della sterlina e della Borsa di Londra, causata dal tentativo di far approvare un forte taglio alle tasse, come stimolo all'economia, ma senza coperture fiscali, il 20 ottobre Truss si dimette, qualificando il suo governo come il più corto della storia britannica. Il 24 ottobre, le succede come leader del partito Rishi Sunak, a seguito della rinuncia degli gli altri candidati, che assume anche la carica di primo ministro, il primo capo di governo britannico di origine asiatica e fede induista.
Alle elezioni generali del 2024, convocate anticipatamente dal primo ministro Sunak, il partito subisce il peggior risultato elettorale alle elezioni parlamentari dalla sua fondazione, ottenendo 121 seggi su 650 alla Camera dei comuni (-251) con una quota dei voti pari al 23,7% (-19,9%), venendo sconfitto dai Laburisti e tornando così all'opposizione dopo 14 anni alla guida del Regno Unito. Tuttavia resta superiore del 15 % rispetto al minimo storico delle europee 2019. Il 5 luglio, il leader Sunak annuncia l'intenzione di volersi dimettere da leader del partito.
L'anno all'opposizione del governo laburista di Keir Starmer segna per i Tories, sotto la direzione di Kemi Badenoch, la prima leader del Partito Conservatore ad essere di origine africana, un ulteriore calo sia nei sondaggi (nei quali nel 2025 vengono nuovamente superati da Reform UK, il partito di destra radicale populista dell'ex conservatore Nigel Farage), sia nelle elezioni amministrative del maggio 2025.
Ideologia
È un partito con forti tratti conservatori libertari, lasciati in eredità dal conservatorismo progressista di Winston Churchill e dal paleolibertarianismo di Margaret Thatcher (thatcherismo).