Lattualismo è una forma di idealismo sviluppata da Giovanni Gentile ed evolutasi dalla dialettica di contrastanti correnti (che pur fioriscono da una comune visione del mondo): l'idealismo trascendentale di Immanuel Kant e l'idealismo assoluto di Georg Hegel.

Dottrina

La filosofia di Gentile fu da lui denominata attualismo o idealismo attuale, perché in esso l'unica vera realtà è l'atto puro del «pensiero che pensa»,«Atto» è qui da intendersi non in senso aristotelico, ma in senso fichtiano, cioè come azione, come attività o agire dinamico, quello proprio del «pensiero nel momento stesso che pensa». Fichte aveva sostenuto infatti che ogni realtà rimanda all'atto che lo pone, cioè all'attività della coscienza, che non è solo teoretica ma anche un agire pratico. Già in ambito letterario romantico, del resto, Goethe aveva proclamato nel Faust: «In principio era l'azione» (Faust, prima parte, v. 1224-1237). cioè l'autocoscienza nel momento attuale, in cui si manifesta lo spirito che comprende tutto l'esistente; in altre parole, non i singoli enti pensati, ma l'atto pensante che sta loro a monte rappresenta l'unica realtà che il filosofo riconosce.

Lo Spirito è Pensiero, ed il Pensiero è attività perenne in cui all'origine non c'è distinzione tra soggetto e oggetto. Gentile pertanto avversa ogni dualismo e naturalismo rivendicando l'unità di natura e spirito (monismo), cioè di spirito e materia all'interno della coscienza pensante, attribuendo a questa un primato gnoseologico ed ontologico. La coscienza è vista come sintesi di soggetto e oggetto, sintesi di un atto in cui il primo pone il secondo. Non hanno quindi senso orientamenti solo spiritualisti o solo materialisti, come non ne ha la divisione netta tra spirito e materia del platonismo, in quanto la realtà è unica: qui è evidente l'influsso del panteismo rinascimentale e dell'immanentismo bruniano, più che dell'hegelismo.

A differenza di Benedetto Croce (fautore dello storicismo assoluto o idealismo storicista per cui tutta la realtà è «storia» e non atto in senso aristotelico) Gentile apprezza di Hegel non tanto l'orizzonte storicista, quanto l'impianto idealistico fondato sulla coscienza quale «Soggetto trascendentale», ovvero l'assunzione della coscienza come principio del reale, posizione che lo avvicina a Fichte. Anche secondo Gentile vi è un errore, in Hegel, nell'impostazione della dialettica, ma in modo diverso da Croce: Hegel avrebbe infatti costruito la sua dialettica con elementi propri del «pensato», ovvero quello del pensiero determinato e delle scienze. Per Gentile, invece, solo nel «pensare in atto» consiste l'autocoscienza dialettica che tutto comprende, mentre il «pensato» è un fatto illusorio.

L'attualismo di Gentile si propone pertanto di riformare la dialettica hegeliana, per farne un idealismo autenticamente assoluto, con l'aggiunta della teoria dell'atto puro e l'esplicazione del rapporto tra «logica del pensare» e «logica del pensato».. L'intervista è compresa nell'Enciclopedia Multimediale delle Scienza Filosofiche.

Recuperando Fichte, il filosofo afferma che lo spirito è fondante in quanto unità di coscienza ed autocoscienza, pensiero in atto; l'atto del pensiero pensante, o «atto puro», è il principio e la forma della realtà diveniente, al di fuori del quale non c'è nulla: non vi sono singoli individui empirici separati dall'Io assoluto; non hanno consistenza l'errore, il male e la morte di fronte alla Verità e all'Eterno; anche il passato vive solo nel momento attuale del ricordo.Nicola Abbagnano, Ricordi di un filosofo, pp. 33-34, Milano, Rizzoli, 1990.

Secondo Gentile la dialettica dell'atto puro si attua in particolare nell'opposizione tra la soggettività rappresentata dall'arte (tesi) e l'oggettività rappresentata dalla religione (antitesi) cui fa da soluzione la filosofia (sintesi). La «logica del pensiero pensante», inteso come istanza archetipico-ontologica, è una logica filosofica e dialettica, la «logica del pensiero pensato» invece è formale ed erronea, perché i singoli pensieri provenienti dal pensare originario sono solo un mero riflesso contemplativo, una sorta di "prodotto secondario".

Pensiero astratto e pensiero concreto La realtà dunque non è un fatto, un dato fattuale e statico, bensì un atto, un agire dello Spirito, un'attività dinamica dotata di potenza infinita. Atto e potenza sono qui da intendere non tanto in senso aristotelico quanto in quello neoplatonico mutuato dall'idealismo tedesco.

Anche se i realisti ammettono che il mondo esterno sia l'unico conoscibile, racchiudibile entro un concetto "statico" basato sulla ripetibilità dell'esperienza che testimonierebbe l'esistenza di una solida base trascendente la mutevolezza delle nostre percezioni, essi continuano ad assumere in maniera dogmatica che vi sia qualcosa di reale indipendentemente dal pensiero che lo pensa.

Ma una realtà pensata come «presupposto del pensiero», cioè pensata come «non pensata» (essendo esterna, precedente al pensiero), è un concetto contraddittorio, dogmatico e arbitrario, che corrisponde al punto di vista empirico. L'empirismo è un punto di vista astratto, perché separa l'oggetto dall'Io, dal soggetto che lo pone, e quindi "astrae" una parte dal tutto. L'unica realtà concreta è la sintesi unitaria di soggetto-oggetto, che Gentile chiama autocoscienza, in cui è possibile ricomporre l'opposizione tra «pensiero pensante» e «pensiero pensato», tra «atto» e «fatto», o secondo la terminologia gentiliana, tra «logo concreto» e «logo astratto».

Immediatezza e mediazione L'autocoscienza attuale del pensiero non è soggettività immediata, bensì mediata. Presupporre il non-io come opposto all'Io è infatti, all'inizio, un porre astratto e quindi immediato del pensiero che non vede sé stesso negli oggetti del mondo, un porre privo di mediazione. Viceversa, l'Io trascendentale (autocosciente) è una coscienza mediata di sé, perché non può sussistere senza coscienza dell'altro da sé, cioè del mondo.Ugo e Annamaria Perone, Giovanni Ferretti, Claudio Ciancio, Storia del pensiero filosofico, III vol., pp. 340-347, Torino, SEI, 1988.

Gentile respinge come astratte la tavola delle dodici categorie di Kant, le quali dipendono in realtà dall'unico vero giudizio concreto costituito dallIo penso (o appercezione):

Io empirico ed Io trascendentale L'Io trascendentale che opera questa sintesi va distinto dallio empirico: quest'ultimo è un'entità diversa da tutto il resto nonché dagli altri io empirici, l'Io trascendentale invece è il Soggetto universale, non guardabile mai da fuori, in quanto non può essere oggetto della nostra esperienza, come spettacolo a cui si assista da spettatori, altrimenti non sarà più soggetto ma oggetto, appunto un io semplicemente empirico.

Quand'anche si presuma cioè di oggettivare l'atto soggettivo dell'Io, lo si abbasserebbe comunque ad uno dei tanti oggetti finiti della conoscenza. Per questo è un atto che non si può mai trascendere: la sua natura trascendentale (non trascendente) non può essere compresa come un atto compiuto, ma solo come «atto in atto», ossia un atto mai definitivamente concluso, costantemente attuantensi e in continuo divenire.Giovi ricordare l'autorevole definizione di Geymonat (op. cit., pag. 315):

In quest'atto risiede quella concretezza che permane come esigenza fondamentale avvertita da Gentile anche nell'atto dell'educare, inteso come autoeducazione dello spirito basata non sull'alterità di insegnante e allievo, ma sull'unità di uno stesso processo che è scuola e vita, pedagogia e filosofia, teoria e prassi.

L'autoctisi dello Spirito Il pensiero attuale è infatti «il centro in cui è il principio della vita, da cui ogni realtà germoglia»:Giovanni Gentile, Sistema di logica come teoria del conoscere, volume II, pag. 338, G. Laterza e Figli, 1923. l'attualismo è la consapevolezza di questo centro.

Il pensare è al contempo un agire, un processo costante di auto-creazione o, come dice Gentile, di autoctisi, con cui pensando esso pone sé stesso e insieme anche il mondo, prendendo in tal modo coscienza di sé.

Il prodursi dello Spirito come causa sui ipsius,Espressione del latino scolastico che significa «causa di sé stesso». peraltro, non è anteriore all'atto con cui il pensiero si pensa, ma è questo medesimo atto, perché non si possono formulare pensieri privi della coscienza di formularli.Gentile evidenzia infatti che è impossibile pensare qualcosa «senza aver coscienza del pensiero onde io penso» (Sistema di Logica, parte prima, cap. VII, § 8). La natura di un tale prodursi è inoltre essenzialmente volontà, libera creazione del sentimento, la cui eticità non sta fuori ma è tutt'uno con esso,Il sentimento non anela infatti ad un bene già in essere, ma considera buona la volontà stessa nel suo compiersi, come nell'invocazione cristiana fiat voluntas tua (cfr. Giovanni Gentile, Genesi e struttura della società. Saggio di filosofia pratica, cap. I, § 7). Allo stesso modo la verità non consiste in una presunta conformità ad una realtà esterna, ma va pensata in rapporto al suo negativo, come riconoscimento attivo dell'errore, e quindi ha in sé stessa la propria validità: che si aliena in una realtà esterna per ritornare a sé.

Il momento dell'oggettivazione, del non-Io, è essenziale in quanto costitutivo del pensiero stesso dell'io; quest'ultimo si dà un oggetto per esercitare la propria attività, perché altrimenti non potrebbe esistere un pensiero senza contenuto.

Il circolo dell'autocoscienza: negazione e affermazione

Il punto di partenza del circolo dell'autocoscienza è pertanto una potenzialità inattuale, ma esso non esiste solo idealmente, perché senza immediatezza non è possibile la mediazione.

L'astratto cioè è pur sempre un momento del concreto, e gli fornisce combustibile nella misura in cui viene negato. L'astratto non può essere combusto una volta per tutte, altrimenti si fermerebbe il divenire, o la dialettica del pensare. Piuttosto, ogni volta che l'astratto viene superato nel concreto, questo si ripresenta come un nuovo astratto, da superare all'infinito.

Logica del pensare astratto La logica del concreto pertanto non nega l'oggetto, ma piuttosto è cosciente della sua astrattezza, che quindi riconosce ammettendo accanto alla dialettica del pensiero una logica dell'astratto, come suo grado o momento in divenire.

La logica del pensare astratto consiste nel principio di identità, quando l'essere è fatto oggetto del pensiero, diventando identico a sé stesso (A=A).

L'essere è la negazione del pensiero, perché esterno all'attualità del pensiero, un essere che secondo la filosofia eleatica o quella naturalistica esisterebbe anche quando non viene pensato.

Gentile sottolinea che il puro essere (naturale), inteso come immediato e statico "A", non riesce ad essere identico a sé stesso, essendo non pensato e quindi irreale, mentre solo il pensiero, per quanto astratto, può stabilire il nesso di identità A=A. Questa relazione pensa l'essere come distinto dal pensiero, ma non separato.Già Fichte aveva affermato del resto che «tutto ciò che è, in tanto è, in quanto è posto nell'Io, e fuori dell'Io non c'è nulla» (Fichte, Dottrina della scienza, trad. it., pag. 81, Roma-Bari, Laterza, 1987).

Il principio di identità dà poi luogo alle altre determinazioni della logica aristotelica come quella di non-contraddizione, del terzo escluso, dei giudizi e del sillogismo, logica che quindi resta pienamente valorizzata da Gentile, e «rimane tutta salda e viva» in quanto momento della logica del concreto.

Logica del concreto La determinatezza del concetto astratto va riportata così alla concretezza della vita attuale dello spirito, dato che è proprio della concretezza spirituale la creazione di forme determinate e circoscritte.