È considerato uno dei padri della medicina inglese. Lo portarono alla notorietà le sue attività per il trattamento del vaiolo e per l'uso del laudano come strumento terapeutico.
Biografia Famiglia e formazione Thomas Sydenham nacque a Wynford Eagle, nel Dorset, il 10 settembre 1624, quinto di otto figli del Capitano William Sydenham e di Mary, figlia di Sir John Jeffery di CatherstonChauffard 1924, p. 5 .Payne 1900, p. 10 .. Visse la sua gioventù sotto l'influenza di un padre coscienzioso, una madre pia e valorosi fratelli maggiori che si distinsero in campo militare al fianco del Parlamento. In particolar modo il fratello maggiore, William Sydenham, fu colonnello, amico e consigliere di Oliver Cromwell. Dalla famiglia, fedele all'ideologia puritana, ricevette un'educazione classica che gli consentì di iscriversi all'età di diciotto anni all'università di Oxford dove si immatricolò come Fellow Commoner il 20 maggio 1642.Payne 1900, p. 20 .
Tra guerre e medicina Prima guerra civile inglese Sydenham interruppe i suoi studi per motivi politici Il 22 agosto 1642, a causa delle ostilità tra il re e il parlamento, il paese entrò effettivamente in uno stato di guerra civile. Sydenham, per i suoi legami familiari e per il sentimento politico della sua contea natale, si schierò dalla parte del Parlamento e fu costretto a lasciare Oxford, essendo l'università e la città stessa fortemente a favore del re. Prese così parte alla guerra civile, affiancando il parlamento e, quando la guerra terminò, nel 1646, con la vittoria dei parlamentari, Sydenham ritornò ad Oxford per riprendere gli studi interrotti quattro anni prima.Payne 1900, p. 25 . Ritorno ad Oxford Ad Oxford incontrò il dottor Thomas Goxe che esortò il giovane Sydenham ad intraprendere lo studio della medicina a cui egli non aveva mai pensato. In merito a questo incontro, Sydenham, nella lettera dedicata all'amico John Mapletoft e anteposta alla terza edizione dell'opera “Observations Medicas”, scriverà:
Il 16 aprile 1648 Sydenham ricevette il titolo di Bachelor of Medicine e lo stesso anno, probabilmente grazie all'influenza del fratello William, fu nominato membro del collegio costituente dell'università di Oxford, la “All Souls College”, come sostituto di un docente monarchico espulso.Payne 1900, p. 50 . Seconda guerra civile inglese Nel giugno del 1650, con lo sbarco di Carlo II d'Inghilterra in Scozia, ebbe inizio la seconda guerra civile, durante la quale Sydenham, con il ruolo di capitano, guidò un reggimento di fanteria e affrontò combattimenti molto duri soprattutto sul ponte di Warrington. Il suo secondo servizio militare terminò dopo circa sei mesi, ma per almeno due anni Sydenham continuò ad esser designato con l'appellativo di Capitano. Il suo incessante senso del dovere lo portò a rinunciare ad una posizione di agio e benessere per un pericoloso servizio militare che compromise seriamente il suo stato di salute, già precario. Si impoverì molto e solo dopo vani tentativi riuscì ad ottenere un compenso ragionevole come dimostrato da un documento firmato da J. Sadler:
Matrimonio, famiglia e professione medica
Dopo la guerra ritornò ad Oxford e, come evidenziato dagli archivi del “All Souls College”, insegnò nell'università fino al 1655, anno in cui sposò Mary Gee, dalla quale ebbe tre figli: William, Henry e James. Il primo figlio, William, nacque prima del 1666, come si può dedurre da un'allusione presente nel “Methodus Curandi Febres”, pubblicato in quell'anno. Nella sua celebre opera, Sydenham, descrivendo il suo metodo di trattamento del vaiolo, affermò che avrebbe utilizzato lo stesso protocollo anche per suo figlio la cui vita e sicurezza considerava più importanti di tutta la ricchezza delle Indie. Si conoscono pochi dettagli della vita familiare di Sydenham; il linguaggio affettuoso con cui parla dei suoi figli e la premurosa cura per gli interessi altrui dimostrano che egli fu un uomo amorevole e generoso nella vita domestica e nelle relazioni pubbliche e private. Per alcuni anni visse a Londra con la sua famiglia e praticò la professione medica nel quartiere di Westminster prima di trasferirsi a Montpellier, in Francia. Qui, per la sua ideologia puritana e per la sua attitudine iconoclasta, conobbe e rimase particolarmente colpito da un noto medico Barbeyrac. Lo stesso John Locke, amico di Sydenham, affermò di non aver mai visto prima due uomini così affini per opinioni e caratteriChauffard 1924, p. 8 .. Nel 1661, dopo aver vissuto a Montpellier per tre anni, Sydenham decise di ritornare a Londra, dove l'anno prima era stato restaurato il regno di Carlo II. Grazie alla legge di remissione Sydenham non ebbe gravi conseguenze e poté condurre indisturbato la pratica medica pur non avendo ancora la licenza per farlo. Dopo aver superato tre esami obbligatori, il 25 giugno 1663, all'età di 39 anni, ottenne l'abilitazione dal Royal College of Physicians, ma non raggiunse mai i gradi più elevati della carriera universitaria, forse a causa dei suoi precedenti coinvolgimenti politici o forse perché conseguì il dottorato solo nel 1676 a CambridgeChauffard 1924, p. 9 .. Circa 10 anni prima, nel 1664, per lo scoppio dell'epidemia di peste nella capitale inglese, Sydenham abbandonò Londra. Fu durante questo periodo di ritiro che Sydenham scrisse la prima delle sue opere, una delle più apprezzate e note, il “Methodus curandi febres” dedicato a uno dei grandi studiosi inglesi, Robert Boyle. L'opera riscosse grande successo e fu ristampata in vari paesi. Circa dieci anni più tardi, nel 1676, Sydenham pubblicò le “Osservazioni mediche” in cui analizzò così ampiamente le epidemie da esser considerato l'iniziatore della scienza epidemiologica.
Problemi di salute A minare la sua salute e rendergli difficile la vita fu la gotta, di cui lui era affetto. A questa, si aggiunse un'altra malattia ancor più dolorosa, il calcolo renale. Gli attacchi furono frequenti e nell'estate del 1660, all'età di trentasette anni, fu ricoverato per alcuni mesi. In merito al comportamento assunto nei confronti delle sue patologie, Sydenham, scrisse:
Con il trascorrere degli anni la sua salute peggiorò notevolmente. In uno dei suoi ultimi lavori da lui pubblicato, “Schedula motoria”, inizia con queste parole:
Dopo questa data Sydenham non scrisse più nulla.
Morte Morì tre anni dopo, il 29 dicembre 1689, nella sua casa di Pall Mall e fu sepolto, il 31 dicembre, nella chiesa di St. James, Piccadilly. Il suo epitaffioHimetop . fu stampato a spese del Collegio dei medici e fu realizzato, probabilmente, da Sir Henry Halford, che inserì una frase adattata da un verso di Orazio:
Opere
Methodus curandi febres, 1666 Observationes mediciae, 1676 Epistolae responsoriae, 1680 Dissertatio epistolaris, 1682 Tractatus de podagra et hydrope, 1683 Schedula monitoria de novae febris ingressu, 1686
Methodus curandi febres Caratteristiche generali Durante il periodo del suo esilio da Londra a causa alla peste, Thomas Sydenham compose la sua prima opera, dal titolo: “Methodus Curandi Febres, propriis Observationibus superstructa” ("Metodo di Thomas Sydenham per il trattamento della febbre, basato sulle sue osservazioni "). Si tratta di un volume di 156 pagine, interamente scritto in latinoChauffard 1924, p. 26 .Payne 1900, p. 210 ., come del resto tutte le opere pubblicate successivamente dall'Autore: ciò conferiva l'indubbio vantaggio di essere comprensibile ai medici di tutta l'Europa.Payne 1900, p. 114 . L'opera consiste in un trattato sulle febbri, basato sulle osservazioni personali che Sydenham aveva raccolto sin dal 1661 a Londra, nell'esercizio della sua professione medica.
Origine e struttura dell'opera L'Autore era molto sensibilizzato e interessato al problema, in quanto le febbri erano particolarmente frequenti tra gli abitanti del suo quartiere. A quell'epoca si riteneva che rappresentassero i due terzi delle malattie, sebbene tale stima veniva fatta probabilmente per eccesso, con inclusione di malattie non necessariamente febbrili, come l'erisipela e i reumatismi. La prefazione dell'opera illustra l'alta considerazione che Sydenham aveva per il proprio lavoro e ne attesta la profonda religiosità:
Sydenham precisa inoltre che ogni medico onesto dovrebbe fare del suo meglio nel prendersi cura della salute degli ammalati, ma anche nel nobilitare la sua stessa professione, lasciando in eredità ai posteri il proprio contributo scientifico. Il testo consiste di quattro sezioni: le febbri continue; i sintomi che accompagnano le febbri continue; le febbri intermittenti; il vaiolo ed il morbillo. L'approccio è strettamente pratico, con rari accenni teorici essendo la trattazione il frutto esclusivo della sua personale esperienza medica; nessun altro autore viene menzionato. Nella prima sezionePayne 1900, p.120 . l'Autore sottolinea come il decorso delle febbri sia variabile non solo in relazione al periodo stagionale, ma anche di anno in anno. Egli illustra, ad esempio, in che tipo di pazienti e in quale momento effettuare il salasso o provocare il vomito, e quando ciò risulta invece controindicato, in quale lasso di tempo eseguire la depurazione, quando somministrare i purganti, ecc. Osserva inoltre che la causa principale dell'insuccesso nella cura delle febbri, è il mancato adeguamento del tipo di trattamento alla stagione e all'anno in cui la febbre si presenta: basti pensare a quanto sia vigoroso il sangue in primavera e quanto debole in autunno, con inevitabili conseguenze sulla circolazione del sangue, ecc. Nella seconda sezionePayne 1900, p. 122 . vengono illustrati i sintomi che accompagnano le febbri continue, come pleuriti, tosse, eccessi di singhiozzo ecc., individuandone la causa e la cura. Particolare attenzione viene dedicata alle occlusioni intestinali, che l'autore riteneva essere il sintomo di febbri; vengono suggeriti metodi di trattamento assai semplici, come l'assunzione di bevande a base di acqua di menta o l'applicazione di un cucciolo di animale sullo stomaco del paziente al fine di rafforzarlo e tenerlo al caldo. Nella terza sezione vengono prese in esame le febbri intermittenti.
Si sottolinea che le febbri continue siano assai rare: in primavera si manifestano febbri della durata di uno o due giorni mentre le febbri autunnali si protraggono da un minimo di due giorni ad un massimo di quattro. Sydenham aggiunge una considerazione importante sul periodo di “fermentazione” delle febbri, pari a circa 336 ore, a prescindere che la febbre sia continuativa o intermittente. L'idea che ci fosse un periodo naturale di quattordici giorni per la fermentazione, sembra basarsi sull'osservazione che una delle febbri più frequentemente incontrate dall'Autore, il Tifo, di solito si esauriva in tale intervallo di tempo. Nella quarta sezione, l'autore passa in rassegna una delle malattie più diffuse dell'epoca: il vaiolo. Nel descriverne i sintomi, afferma che l'unica cura possibile ed efficace sia permettere che la natura faccia il suo corso. L'unico intervento tollerato da parte del medico consiste nell'abbassare la temperatura se troppo elevata o addirittura innalzarla se troppo debole. Sydenham assicura che è tutto ciò che avrebbe fatto, se disgraziatamente il suo unico figlio avesse contratto il vaiolo. L'opinione peculiare di Sydenham che il vaiolo fosse una condizione pressoché inevitabile e quasi “naturale” nella vita di ciascuno, testimonia la massiva diffusione della malattia in quel periodo storico ma al contempo appare così teorica da risultare in disaccordo con la linea di pensiero abituale di Sydenham, non verrà riproposta nell'ultima edizione dell'opera.