La storia di Cerreto Sannita comprende una serie di eventi che hanno interessato il territorio cittadino sin dall'età neolitica. La vecchia Cerreto, costruita a seguito delle invasioni saracene e distrutta dal terremoto del 5 giugno 1688, fu poi sostituita dall'attuale Cerreto Sannita, edificata fra il 1688 e il 1696 su progetto del regio ingegnere Giovanni Battista Manni e per volontà del conte Marzio Carafa, di suo fratello Marino Carafa e del vescovo Giovanni Battista de Bellis. Sede vescovile dal XVI secolo, fu dal 1151 al 1460 feudo dei Sanframondo, per divenire poi possedimento dei Carafa. Le floride ricchezze provenienti dalle industrie e dal commercio dei panni lana contribuirono a creare un forte ceto mercantile capace di resistere per secoli ai continui soprusi perpetrati dai feudatari.

Dall'Antichità al Medioevo I ritrovamenti preistorici e il villaggio di Cominium Ocritum o Cerritum

Il territorio comunale di Cerreto Sannita fu abitato sin dalla preistoria come testimoniano i risultati di alcuni scavi archeologici realizzati alla fine del XIX secolo nei pressi della morgia Sant'Angelo o «Leonessa». In un primo scavo fu rinvenuto un sarcofago costituito da lastroni di tufo grigio al cui interno c'erano una lancia in bronzo, dei pezzi di legno bruciato, dei frammenti di ossa, un'ascia, delle punte di lance e un vaso cinerario posto a un angolo del sarcofago. In un successivo scavo condotto dall'antropologo Abele De Blasio nel 1896 furono trovate: una punta di lancia silicea di colore chiaro; un raschiatoio; dei frammenti di ossa di Bos taurus, di Ovis aries e di Sus scrofa; dei frammenti di cocci lavorati a mano ma scarsamente cotti. Furono scoperti anche i resti di un forno arcaico a conferma della tesi che l'uomo neolitico sapeva preparare, manipolare e cuocere l'argilla..

Lo storico romano Tito Livio nei suoi scritti citò il villaggio sannita di Cominium Ocritum, toccato da Annone, generale di Annibale, durante la seconda guerra punica. Successivamente il nome Cominium Ocritum fu volgarizzato in Cominium Cerritum.Livio, Ab urbe condita, XXV.14 Secondo un altro storico classico, Polibio, fu il celebre condottiero cartaginese Annibale a toccare queste terre. Egli infatti dopo aver varcato le Alpi innevate e aver sconfitto i romani presso il Trasimeno, nel 216 a.C. era già sugli Appennini e, dopo essere giunto nel Sannio, «attraversò le gole del Monte detto Eribiano, accampandosi presso il fiume Volturno che divide in due la pianura».Polibio, Storie, Lib. III, 91, I. Quindi Polibio narra che Annibale, dopo aver attraversato la gola del fiume Titerno che ancora oggi esiste fra monte Erbano e monte Cigno in Cerreto Sannita, si stanziò in pianura dove attaccò la città romana di Telesia.

Il villaggio di Cominium si trovava sulla cima di monte Cigno e si estendeva probabilmente sino all'attuale località Madonna della Libera dove ancora oggi si possono vedere i resti del basamento del tempio di Flora, dea delle messi.

Un documento scritto che avvalora la tesi della presenza di un insediamento sannita-romano esistente nella zona dove sono siti i resti del tempio, deriva da un documento del notaio cerretese Mario Cappella del 1593 che evidenzia come in quell'epoca nei cerretesi si conservava ancora il ricordo di un «paese della Rocca del Cigno», corrispondente al villaggio sannita-romano che si trovava proprio nella zona compresa fra il tempio e la "Rocca" di monte Cigno (la parte terminale della montagna)..

Negli anni trenta del XX secolo lo storico locale Silvestro Mastrobuoni effettuò una ricognizione su monte Cigno alla ricerca di vestigia archeologiche. Sul monte egli trovò e fotografò «dei pezzi di tufo che dovevano formare la volta di qualche stanza» e, nel lato settentrionale del monte, «dove si scorge una specie di piazzale ci siamo accorti di una cisterna e di tracce di mura antiche»..

Altre testimonianze di epoca romana sono alcune antiche monete di argento trovate nella metà del XX secolo su monte Cigno e il cosiddetto ponte di Annibale dove secondo la leggenda sarebbe passato il condottiero cartaginese con i suoi elefanti per nascondere un suo bottino di guerra.

Cominium, alla caduta dell'Impero romano d'Occidente, divenne una colonia della vicina Telesia e fece parte del suo gastaldato..

I longobardi intorno all'anno 700 trasformarono la grotta della morgia Sant'Angelo in una cappella dedicata a San Michele Arcangelo. Secondo alcuni storici la grotta della leonessa «dovette all'origine costituire un polo di aggregazione rituale, incentrato sul culto micaelico dopo l'opera antidolatrica svolta dai vescovi di Benevento Barbato, e di Capua Decoro»..

La nascita di Cerreto antica

È opinione diffusa tra gli storici che Cominium venne rasa al suolo dai saraceni - che fra l'846 e l'847 distrussero la vicina Telesia - e che i superstiti di Cominium assieme ad alcuni telesini fondarono un nuovo centro abitato in una località meglio difendibile..

Il nuovo centro abitato, chiamato inizialmente Cerrito, viene oggi indicato dagli storici con la denominazione Cerreto antica o vecchia Cerreto per distinguerla dalla nuova Cerreto, l'attuale, ricostruita dopo il terremoto del 5 giugno 1688.

Il primo documento che cita il borgo è un diploma che risale al X secolo. In questo diploma dell'anno 972 l'imperatore Ottone II di Sassonia confermava il possesso della chiesa di San Martino di Cerreto all'abate Gregorio di Santa Sofia in Benevento. Questa donazione venne ratificata successivamente nel 1022 e nel 1038 rispettivamente dagli imperatori Enrico II il Santo e Corrado II il Salico, e nel 1088 dal papa Gregorio VII.

Cerreto antica era sita poco distante l'attuale centro abitato, su di un ampio colle lambito su due lati dai torrenti Turio e Cappuccini. Cinta da possenti mura, aveva quattro porte di accesso distribuite tre (porte Sant'Antonio, di Suso e dell'Ulmo) a sud-est e una (porta Gaudiana) a sud-ovest. Alla sua sommità vi era il castello dei Sanframondo, circondato da un fossato, e sul cui slargo antistante si affacciavano due chiese, una dedicata a Sant'Antonio e l'altra alla Madre di Dio con annessi, rispettivamente, il convento dei padri conventuali e il monastero delle clarisse. Nel ventre della città vi erano la collegiata di San Martino e la chiesa di Santa Maria in Capite Foris che affacciava su un'ampia piazza sede di attività economiche e di uffici pubblici. Nei pressi della porta di suso si ergeva invece il torrione, di cui ancora oggi restano i ruderi, e che aveva funzioni carcerarie.Renato Pescitelli, La Chiesa di Santa Maria Assunta in Cerreto Sannita, estratto da Rivista Storica del Sannio, II-2004, p. 10.

Una strada, la via Telesina, raccordava Cerreto antica a Telesia.

Nel 1325 Cerreto antica era uno dei borghi più popolati del circondario contando 105 fuochi (famiglie) e 525 abitanti. I comuni vicini di Guardia Sanframondi e Cusano Mutri avevano rispettivamente 120 e 150 abitanti.Pacifico Cofrancesco, Massa, linizio di una storia, in Annuario 2012, A.S.M.V. editrice, Piedimonte Matese, p. 67.

I conti Sanframondo

Nel XII secolo con la conquista normanna del meridione d'Italia il paese assieme a quelli vicini divenne possedimento di Raone, primo conte di Cerreto Sannita della casata dei Sanframondo (o Sanframondi) che governarono queste terre sino alla metà del XV secolo. In un diploma del 1151 era conte di Cerreto Guglielmo I Sanframondo, figlio di Raone, cui successe il figlio Guglielmo II che nella seconda metà del XII secolo effettuò numerose donazioni a chiese e monasteri della zona..

Fu grazie al lento declino di Telesia e in particolar modo al terremoto del 1349 che Cerreto acquistò un ruolo sempre maggiore nella zona dal punto di vista economico, commerciale e demografico. Il sisma del 1349 infatti sconvolse il suo suolo telesino dando origine ad asfissianti mofete. I superstiti, per evitare la morte a causa della malaria e di altre malattie mortali, si trasferirono nei centri più vicini come Cerreto, Solopaca e San Salvatore Telesino. Anche i vescovi abbandonarono Telesia e vagarono nella diocesi in cerca di una dimora stabile che troveranno solo nel XVI secolo a Cerreto.

Nel 1369 Francesca Sanframondi fondò il monastero delle clarisse. Secondo il RotondiNicola Rotondi, Del monastero di S. Maria Madre di Cristo di Cerreto: ragionamento, manoscritto inedito del 1844 conservato presso gli archivi del dr. Renato Pescitelli e della Curia Vescovile (sez. Monache, vol. VI). Francesca era figlia di Giovanni III, conte di Cerreto dal 1285 al 1319 mentre secondo il MarroccoDante Marrocco, Sulla genealogia dei Sanframondo, Grafiche Grillo, 1971. essa era sorella del conte Giovanni e figlia di Leonardo Sanframondi.

Nel 1480 Cerreto conquistò il titolo di città concesso dal re di Napoli perché:

Il dominio dei Sanframondo ebbe fine nel 1460 quando il conte Giovanni si ribellò senza successo agli aragonesi.

Età moderna

I conti Carafa e gli Statuti del 1541 Devoluto il feudo cerretese alla Regia Corte, il re Ferdinando I di Napoli lo donò il 9 gennaio 1483 a Diomede I Carafa che con il suo operato e con quello del padre Antonio, soprannominato Malizia, aveva contribuito alle conquiste aragonesi nel meridione d'Italia. Diomede fu quindi il primo conte di Cerreto Sannita della casata dei Carafa..

I conti Carafa, che tennero la città e i suoi feudi per oltre tre secoli cioè sino all'abolizione del feudalesimo avvenuta nel 1806,

Fra i conti Carafa sono da segnalare Diomede V che fu coinvolto nella rivolta di Masaniello, e i suoi figli Marzio Carafa e Marino Carafa che ebbero un ruolo determinante nella ricostruzione della cittadina dopo il sisma del 1688.

Le numerose liti esistenti fra i feudatari Carafa e i cittadini indussero il conte Diomede III Carafa nel 1541 a concedere gli Statuti, una raccolta di norme che comprendevano disposizioni di diritto penale, civile, processuale, amministrativo, di igiene, di imposte e di annona. Essi furono scritti in latino, mentre le successive grazie o placet furono redatte in volgare con diverse frasi in napoletano..

Con l'approvazione degli Statuti venne riconosciuto ai cerretesi il diritto ad amministrarsi autonomamente nell'ambito della Universitas (amministrazione comunale dell'epoca). Essa era amministrata e rappresentata da quattro eletti (di cui almeno un licteratus) e da dodici consiglieri, rinnovati per metà ogni anno a seguito di elezione da parte del pleno concilio formato da tutti i capifamiglia, senza differenza di ceto.

Il conte era invece rappresentato - perché risiedeva a Napoli - da un governatore generale o viceconte che difendeva i suoi interessi, amministrava la giustizia e comandava una squadra di polizia.

Alcune norme degli Statuti trattavano della società coniugale, stabilendo che la dote era costituita da una parte di beni corredali e di altre due parti in moneta, da corrispondere per metà il giorno delle nozze e per l'altra metà nei tre anni seguenti. Era stabilito inoltre che i consanguinei e gli amici potevano effettuare solo doni in denaro e non superiori il mezzo scudo d'oro. Le vesti nuziali erano considerate come donate, e in caso di scioglimento divenivano proprietà della moglie, che era esclusa dalla successione dei beni familiari salvo se non vi era alcun altro consanguineo maschio in vita.

I reati erano invece divisi fra quelli contro le persone (ingiurie, minacce, lesioni) e quelli contro la proprietà (usurpazione, deviazione di acque, danni). Le pene inflitte erano nella maggior parte dei casi di carattere pecuniario e solo alcune volte includevano il carcere. Risultavano essere curiosamente immuni dalla pena le donne che avevano partecipato a zuffe o risse.