Questa voce tratta la storia dellAssociazione Calcio ChievoVerona a partire dal 1929.
Le origini (1929-1936) La società viene fondata il 6 settembre 1929 da un piccolo gruppo di appassionati di calcio della frazione veronese di Chievo, assumendo come colori sociali l'azzurro e il bianco. Inizialmente la società non è ufficialmente affiliata alla FIGC, e disputa quindi amichevoli e tornei amatoriali sotto la denominazione di Opera Nazionale Dopolavoro Chievo. Il terreno di gioco su cui vengono disputate le partite si chiama "Stefani", ed è all'interno della villa omonima che ospita anche la sede dell'"Opera Nazionale".
Nell'autunno 1931 la squadra viene iscritta al Campionato Liberi, organizzato dalla FIDAL. L'8 novembre dello stesso anno, in occasione dell'inaugurazione del campo di gioco, il Chievo gioca la sua prima partita ufficiale con il Domegliara, vincendola. Tuttavia, su reclamo degli avversari, la partita viene annullata, e il recupero viene perso per 2-1. Nel 1933 la squadra vince il Campionato Provinciale Liberi, accedendo alle finali venete, dove arriva seconda; successo che viene replicato due anni più tardi. Il trascinatore di quest'epoca è Umberto Busani, che negli anni successivi disputa svariati campionati di serie A con le maglie di Lazio e Napoli. Nonostante le vittorie e il crescente entusiasmo attorno alla formazione, il Chievo non riesce a risolvere i problemi finanziari che si palesano già da qualche anno: il sodalizio dunque si scioglie nel 1936.
Il periodo dilettantistico (1948-1986) La rifondazione e gli anni 1950 La squadra viene ricostituita dopo la fine della seconda guerra mondiale come Associazione Calcio Chievo, e nel 1948 torna a giocare in Seconda Divisione. Inizialmente (solo nel 1948) le maglie non sono più biancocelesti ma rossoblù; anche il campo è cambiato, e le partite interne vengono disputate sul campo "Cardi e Biondani", bonificato con l'aiuto e la partecipazione di decine di appassionati.
I primi anni 1950 segnano il ritorno del Chievo alle vittorie. La stagione 1950-51 vede i biancocelesti imporsi sia nel campionato provinciale che in quello regionale di Seconda Divisione con una squadra composta da soli giocatori di Chievo. L'annata successiva vede la formazione arrancare nel campionato di Prima Divisione, che viene concluso all'ultimo posto, evitando tuttavia la retrocessione non essendo previste per la stagione.
Nell'aprile 1952 fa il suo debutto in squadra Bruno Vantini, che gioca con la maglia del Chievo fino al 1971, diventandone la bandiera e, allo stesso tempo, il bomber; il calciatore detiene tuttora il record di 159 marcature con la maglia clivense. Al termine della stagione 1955-56 i dirigenti decidono di abbandonare la storica divisa biancoceleste per adottarne una gialloblù, e dal 1957 la squadra si sposta nel campo parrocchiale "Carlantonio Bottagisio", dove verranno giocate le partite interne fino al 1986.
Gli anni 1960: il "Cardi Chievo" e l'avvento di Luigi Campedelli Nel 1959, in seguito alla ristrutturazione dei campionati nazionali, il Chievo viene ammesso a giocare in Seconda Categoria. Sempre in quell'anno la squadra cambia la denominazione in Cardi Chievo (dal nome del nuovo sponsor Officine Cardi), ed ottiene rapidamente la promozione in Prima Categoria. Il Chievo resta in questa serie fino al 1963, quando ottiene la prima retrocessione della sua storia.
Nel 1964 Luigi Campedelli, uomo d'affari e proprietario della Paluani, diviene presidente del Chievo. Nel corso degli anni successivi egli cede la carica presidenziale, pur rimanendo "patron" della società; solo nel 1990 riassumerà anche la carica di presidente. Sotto la gestione Campedelli il Chievo raggiungerà il mondo professionistico, scalando poco a poco la piramide calcistica italiana.
Nel 1965 i clivensi vincono il campionato di Seconda Categoria ed ottengono nuovamente la promozione in Prima Categoria. Dopo due stagioni la squadra però retrocede di nuovo, ma nella stagione 1967-68 il Chievo vince ancora una volta il campionato di Seconda Categoria, trascinato dalle 19 reti dell'attaccante Bruno Vantini; tuttavia la squadra decide di rinunciare alla promozione per problemi economici. I clivensi vincono il campionato anche l'anno successivo, accedendo quindi in Prima Categoria. Solo alla stagione successiva il Chievo conclude il campionato di Prima Categoria in ottava posizione, il che gli consente di poter partecipare alla Promozione nella stagione seguente.
Gli anni 1970: l'abbandono dello sponsor Cardi e la promozione in Serie D
Nel campionato 1970-71 il Cardi Chievo debutta in Promozione allenato dalla coppia composta da Francesco Broggiato e Lino Ottolini, esprimendosi oltre le aspettative: alla settima giornata i gialloblù guidano la classifica e al termine del girone d'andata sono secondi. Tuttavia, nella seconda parte della stagione, il Chievo non riesce a tenere il passo delle prime e chiude a centro classifica, in nona posizione. Il piazzamento, comunque, viene accolto dai dirigenti con soddisfazione. Nel torneo 1971-72, per il secondo campionato consecutivo, i clivensi sono guidati da una coppia di allenatori: a Ottolini viene affiancato Lorenzo Ferrante. A stagione in corso, il presidente Iorio esonera i due tecnici, richiamando in panchina Francesco Broggiato, che già in due precedenti occasioni aveva guidato la squadra. Per la prima volta nella storia i sostenitori gialloblù possono sottoscrivere l'abbonamento alle partite interne del club. Il Chievo non può contare sull'apporto del bomber Bruno Vantini, che smette di giocare dopo 20 stagioni con la formazione veronese. I gialloblù chiudono il campionato al quinto posto, frutto di dodici vittorie, altrettanti pareggi e sole sei sconfitte. Nella stagione 1972-73 il Chievo, allenato da Gastone Roverato, disputa un campionato transitorio, caratterizzato da alcune difficoltà economiche, chiuso in undicesima posizione.
L'annata successiva (1973-74) vede la formazione clivense perdere un'altra bandiera: anche il capitano Silvano Danese, dopo quindici stagioni in maglia gialloblù, lascia il calcio giocato. In panchina invece viene riconfermato l'allenatore Gastone Roverato. Nel mese di novembre il presidente Lodovico Iorio riesce a portare al Cardi Chievo l'esperto attaccante Nicola Ciccolo, già calciatore professionista nelle file, tra le altre, di , e Verona. Ciccolo, oltre a essere il primo grande "colpo" di mercato del club, si può considerare uno dei più rappresentativi e decisivi giocatori del Chievo durante il periodo dilettantistico. Visto l'andamento negativo della squadra, ultima in classifica al termine del girone d'andata, Roverato viene esonerato, e i dirigenti decidono di assegnare la guida tecnica a Ciccolo nel ruolo di allenatore-giocatore, che ricoprirà fino al 1978. La formazione clivense non perde alcuna gara del girone di ritorno, ottenendo una striscia positiva caratterizzata da molti pareggi e diverse vittorie importanti, la quale consente di risalire in classifica e chiudere al nono posto il suo quarto campionato di Promozione. Il Chievo si presenta alla partenza della stagione 1974-75 con una rosa pressoché invariata rispetto a quella dell'annata precedente. L'avvio in campionato è molto positivo: i giallobù restano imbattuti nelle prime dieci partite, e lottano per la vetta della classifica. La "squadra della Diga" è protagonista anche in Coppa Italia Dilettanti, arrivando a disputare i quarti di finale, poi persi con i campani dell' nelle due gare giocate il 19 e 29 marzo 1975. L'impegno sul duplice fronte campionato-coppa comporta uno sforzo economico notevole per la società, e allontana la squadra dalla vetta della classifica. Tuttavia, una volta terminata l'avventura in coppa, i giallobù riescono a recuperare punti sulle avversarie dirette, grazie a cinque risultati utili consecutivi. Il 18 maggio 1975 il Cardi Chievo s'impone nell'ultima giornata di campionato con il Castelmassa, e la concomitante sconfitta dell'altra capolista, il Contarina, decreta la promozione dei clivensi in serie D, il massimo livello dilettantistico dell'epoca. Grande protagonista dell'ascesa dei gialloblù è l'attaccante Riccardo Gregorotti, autore di 19 reti, che contribuisce a portare la squadra per la prima volta della storia societaria in un campionato a carattere interregionale.
L'estate 1975 è caratterizzata dall'abbandono dello sponsor Cardi, perché in serie D non sono ammessi abbinamenti pubblicitari, il club torna a chiamarsi perciò Associazione Calcio Chievo. Alla società, quindi, viene a mancare l'importante contributo economico della ditta, ma i dirigenti si applicano con successo nella ricerca di fondi per l'iscrizione al campionato, e nell'adattamento degli spogliatoi e del campo "Bottagisio". Il momento economicamente critico viene superato anche grazie alla collaborazione dei giocatori, che si accontentano di stipendi ai minimi contrattuali. Nel frattempo il presidente Lodovico Iorio si dimette in favore di Giuseppe Montresor. L'inizio di stagione è positivo per i gialloblù, che non avvertono il salto di categoria, e ottengono due vittorie e un pareggio nelle prime quattro gare. La quinta giornata oppone ai clivensi l', altra squadra di Verona, e per l'occasione di questo derby il Chievo gioca per la prima volta allo stadio Marcantonio Bentegodi. Il campionato dei veronesi prosegue alternando periodi di difficoltà a periodi positivi, e la squadra chiude il primo campionato in serie D al decimo posto in classifica.
Nella stagione 1976-77 il presidente della società cambia nuovamente: dopo solo un anno, Giuseppe Montresor lascia il posto a Giuseppe Campedelli. Il nuovo presidente decide di puntare con decisione sui giovani, considerando lo sviluppo del vivaio un mezzo fondamentale per mantenere la categoria, ed opera alcune cessioni illustri, tra cui quella del bomber Riccardo Gregorotti. In campionato, i clivensi lottano fino all'ultima giornata per centrare l'obbiettivo salvezza, che riescono ad ottenere per due punti terminando al quattordicesimo posto in classifica. Per il campionato 1977-78 la società cede ancora una volta diversi giocatori per fare spazio ai giovani del proprio vivaio. L'inizio stagionale è comunque molto positivo, e la squadra occupa i primi posti della classifica; alla ventesima giornata il Chievo è terzo, ma nell'ultima parte del torneo i gialloblù non riescono a tenere il ritmo delle avversarie, chiudendo il campionato all'ottavo posto. Nell'estate 1978 Ciccolo lascia il Chievo dopo cinque stagioni trascorse nella duplice veste di allenatore-giocatore. Il suo posto in panchina viene preso da Carlo De Angelis, che nei due anni precedenti aveva seguito il settore giovanile. Nel campionato 1978-79, il quarto in serie D, i gialloblù stazionano a lungo nelle posizioni di centro classifica, ottenendo la salvezza con due gare d'anticipo e terminando undicesimi nella graduatoria finale. La stagione successiva è segnata da un radicale cambiamento della rosa, con diversi movimenti di mercato sia in entrata che in uscita. Alla quindicesima giornata di campionato, con il Chievo nei bassifondi della classifica, Carlo De Angelis viene esonerato e sostituito da Angelo Barbi. Il cambio alla guida tecnica non porta giovamento alla squadra, che dopo 4 sconfitte e 2 pareggi si ritrova all'ultimo posto della classifica. Il presidente Giuseppe Campedelli prende la decisione di richiamare in panchina Carlo De Angelis, con il quale la squadra conquista molti punti nella parte finale della stagione, impreziosita da una striscia di 9 risultati utili consecutivi. Il pareggio nell'ultima partita di campionato con lo consente al Chievo di ottenere la salvezza e terminare al tredicesimo posto in graduatoria.
I primi anni 1980: il "Paluani Chievo" e la promozione in Serie C2