La prostituzione costituiva parte della vita quotidiana degli abitanti dell'antica Grecia. Nei maggiori centri urbani, ed in particolare nelle città portuali, quest'attività occupava un numero significativo di persone, finendo col rappresentare una parte importante dell'attività economica. Nella stragrande maggioranza delle polis la prostituzione era ampiamente legalizzata; il bordello era quindi un'istituzione a norma di legge amministrata e regolata dal governo locale.
Nell'antica Atene, il celebre legislatore e giurista Solone avrebbe anche avuto il merito, tra le altre cose, di aver creato bordelli di stato con prezzi abbordabili; questo per venire incontro soprattutto alle esigenze giovanili. La pratica della prostituzione ha coinvolto entrambi i sessi, seppur in maniera alquanto differente: non vi erano pertanto solo donne di ogni età, ma anche giovani uomini che si davano alla prostituzione maschile, con una clientela quasi esclusivamente maschile.
Allo stesso tempo le relazioni extraconiugali con una donna libera venivano trattate molto severamente; nel caso di adulterio il marito offeso aveva il diritto legale di uccidere sul posto l'autore del reato, se colto sul fatto; lo stesso valeva per la violenza sessuale. Alle adultere, ma per estensione alla totalità delle prostitute, era vietato sposarsi o prendere parte a cerimonie pubbliche; ora, in quanto l'età media in cui si contraeva matrimonio era di circa trent'anni per gli uomini, il giovane ateniese non aveva altra scelta, se voleva intrattenere rapporti sessuali, che rivolgersi alle prostitute o agli schiavi (maschi o femmine che fossero).
L'esistenza di una clientela femminile che potesse rivolgersi a coloro che esercitavano la prostituzione non è invece ben documentata: vi è una menzione però nel Simposio di Platone nei riguardi delle ἑταιρίστριαι (hetairístriai) in cui viene specificato che queste "seguaci delle etere", non avendo una gran predisposizione nei confronti degli uomini, si trovano ad esser piuttosto inclini nei confronti delle donnePlato, Symposium, trans. Harold N. Fowler, ; accessed 19 May 2006.(Symposium 191e 2–5.). Si è ipotizzato che tali intrattenitrici fossero prostitute che mantenevano una clientela lesbica.
Luciano di Samosata, molto tempo dopo, si trova anch'egli a toccare l'argomento della presunta pratica di prostituzione lesbica nei suoi Dialoghi delle cortigiane (cap. V), ma è ben possibile che egli semplicemente alluda al brano precedente di Platone.
Prostituzione femminile
Le pornai Le antiche prostitute greche si suddividevano in diverse categorie. Le "pornai"-πόρναιLa prima volta in cui questa parola viene usata da un autore risale ad Archiloco, poeta dell'inizio del VI secolo a.C. (frammento 302) si trovavano all'estremità inferiore della graduatoria. Erano, come viene accennato dall'etimologia stessa della parola - derivante da "pernemi"-πέρνημι (vendere) - coloro che si vendevano stando sotto la proprietà di uno o più πορνοβοσκός-pornoboskós-protettori i quali ricevevano una parte dei loro guadagni. Il proprietario delle pornai avrebbe potuto benissimo essere un cittadino, quest'attività era difatti considerata come una fonte notevole di reddito, proprio come qualsiasi altro tipo di impiego lavorativo.
Un oratore del IV secolo a.C. ne cita due: Teofrasto nei suoi Caratteri (6:5) elenca dei mezzani dediti al lenocinio accanto ad altre professioni quali quella del cuoco, del locandiere e pare trattarla come un lavoro del tutto ordinario, anche se poco raccomandabileKeuls, p.154.. Il proprietario poteva anche essere un uomo o una donna dei meteci.
Nell'epoca della Grecia classica, le pornai erano schiave di origine straniera, facenti pertanto parte della categoria dei barbari; a partire dall'età ellenistica possono essere aggiunti anche i casi di giovani ragazze abbandonate dai loro padri cittadini e che finivano con l'essere costrette a scegliere questa vita se volevano sopravvivere. Di solito sono sempre state impiegate all'interno dei bordelli situati nei quartieri a luci rosse del periodo, come il Pireo (il porto dell'antica Atene) o la zona del Ceramico.
Lo statista ateniese Solone è accreditato come il primo legislatore ad essersi preoccupato di istituire bordelli pubblici legali; lo avrebbe fatto come una misura cautelativa di salute pubblica e come contenimento dell'adulterio. Il poeta Filemone di Siracusa non mancò di lodarne la memoria per questa iniziativa nei seguenti termini: "vedendo Atene piena di giovani uomini con una costituzione istintuale e che sembrava propensa ad allontanarsi dalla direzione adeguata, Solone ha comprato delle donne per insediarle in vari luoghi, attrezzate ad ogni esigenza e a prezzi accessibili a tutti. Esse se ne dovevano stare tutte nude davanti ai clienti in attesa della loro scelta. Hai forse qualche tipo di sofferenza? La porta è sempre aperta, basta versare un obolo . Non vi è alcuna timidezza, niente chiacchiere... Ma subito al dunque, in qualsiasi modo lo si desidera"Filemone di Siracusa, Adelphoi, citato dall'autore ellenistico Ateneo di Naucrati nel suo libro Deipnosofisti ("I sofisti a cena"), book XIII, così com'è citato da Laura McClure, Courtesans at table: gender and Greek literary culture in Athenaeus. (Routledge, 2003).
Come evidenzia Filemone, i bordelli soloniani hanno fornito un servizio accessibile a tutti, indipendentemente dal reddito: un obolo è un sesto di una dracma, il salario giornaliero di un funzionario pubblico alla fine del V secolo a.C.; ma entro la metà del IV secolo a.C., questo stipendio è stato fino a una dracma e mezzo. Secondo la stessa testimonianza poi, Solone avrebbe utilizzato le prime imposte riscosse sui bordelli per l'erezione di un tempio dedicato ad "Afrodite Pandemos" (ossia l'"Afrodite di tutto il popolo"). Anche se sulla precisione storica di questi aneddoti si può dubitare, è chiaro che durante l'epoca classica della vita di Atene si considerasse l'esistenza di una forma di prostituzione istituzionale come parte della democrazia ateniese.
Per quel che riguarda il prezzo vi sono numerose allusioni alla cifra di un obolo, quanto sarebbe dovuta costare una prostituta a buon mercato e per "prestazioni semplici".
Prostitute indipendenti Le prostitute indipendenti che lavoravano per la strada erano al livello immediatamente superiore.
Oltre a mostrare direttamente il loro fascino ai potenziali clienti facevano ricorso anche alla pubblicità; sandali con "suole segnalatrici" sono stati difatti rinvenuti: essi lasciavano come impronta la scritta ΑΚΟΛΟΥΘΕΙ AKOLOUTHEI ("Seguimi") impressa sul terrenoHalperin, One Hundred Years of Homosexuality, p.109.. Hanno anche fatto uso di cosmesi, a quanto pare piuttosto scandalosamente. Eubulo, un autore di commedie, offre parole di scherno per queste cortigiane: "Intonacate con strati di biacca uno sopra l'altro, ... le guance sporche di succo di gelso. Nei giorni d'estate due ruscelli fluttuanti d'acqua inchiostrata scende dagli occhi, mentre il sudore rotola dalle vostre guance fin sulla gola facendo un solco vermiglio; i capelli tirati su donano ai volti un aspetto grigio, così pieni come sono di bianco di piombo"in Ateneo di Naucrati, Deipnosophisae. trans. Charles Burton Gulick, 1937l; accessed 19 May 2006.
Questo tipo di prostitute potevano avere origini diverse: o trattarsi di meteci che non riuscivano a trovare un altro lavoro, o vedove povere abbandonate senza più alcun sostegno da parte di un uomo, oppure anche infine di anziane pornai che erano riuscite a riacquistare la propria libertà (spesso a credito). Ad Atene dovevano essere registrate e pagare una tassa se volevano esercitare il mestiere. Alcune di loro riuscirono pure a fare una discreta fortuna portando avanti autonomamente i loro "scambi d'amore". Nel I secolo a Copto, nell'Egitto romano, il passaggio per le prostitute costava ben 108 dracme, quando le altre donne ne pagavano appena 20W. Dittenberger, Orientis Graeci inscriptiones selectæ (OGIS), Leipzig, 1903–1905, II, 674..
Le loro tariffe sono difficili da valutare, potendo esse variare in modo anche assai significativo. Nel IV secolo a.C., Teopompo ha indicato che le prostitute di questo secondo livello richiedevano come compenso uno statere; mentre nel I secolo a.C. il filosofo epicureo Filodemo di Gadara, citato nellAntologia Palatina (V 126) parla di un sistema di sottoscrizione fino a cinque dracme per una dozzina di visite "a prezzo speciale all'ingrosso". Già nel II secolo però, Luciano di Samosata nel suo "Dialogo delle cortigiane" fa dire alla prostituta Ampelis di considerare cinque dracme per visita come un prezzo mediocre (8, 3). Nello stesso testo una giovane vergine può esigere fino ad una mina, cioè ben 100 dracme (7,3), o addirittura due mine se il cliente è meno appetitoso (cioè brutto o vecchio).
Una prostituta giovane e bella poteva quindi richiedere un prezzo molto più alto di quello consentito ad una collega oramai in declino; anche se, l'iconografia su ceramica pare dimostrare che esistesse un mercato specifico per le donne anziane. Il prezzo cambiava ulteriormente verso l'alto se il cliente richiedeva l'esclusiva per un certo periodo di tempo. Esistevano anche accordi intermedi; un gruppo di amici avrebbe potuto acquistare l'esclusiva, con il diritto per ciascuno di loro d'usufruire delle grazie della signora a tempo parziale.
Musiciste e ballerine, flautiste ed intrattenitrici di vario tipo, che prestavano i loro servigi al simposio potevano senza dubbio essere inserite in questa categoria. Aristotele, nella sua Costituzione degli Ateniesi (L, 2) menziona tra le istruzioni specifiche per i dieci controllori della città (cinque all'interno della città e cinque dal Pireo), gli ἀστυνόμοι-astynomoi, anche il compito di supervisione nei confronti delle suonatrici di flauti, arpa e lira; ciò per evitare che le loro tariffe superassero il limite di due dracme per banchettoAristotle in 22 vols, trans. H. Rackham Greek and Roman Materials". Le prestazioni sessuali erano chiaramente parte del contrattoVedi, ad esempio Le vespe di Aristofane, v. 1342 ff.; il prezzo, nonostante tutti gli sforzi degli astynomoi, tendeva in ogni caso costantemente a salire.
Le etere
Le heterae si trovavano ai vertici di questa gerarchia; al contrario delle due tipologie precedentemente trattate, queste non si limitavano ad offrire semplicemente servizi sessuali, inoltre non operavano mai a "cottimo"; hetaira ἑταίρα-letteralmente significa "compagna", grammaticalmente è la forma femminile di Hetairos-eteri, un termine analogo a quello in uso nella lingua latina, comes. Denota un nobile, ad esempio nella società essenzialmente militare del regno di Macedonia all'epoca di Alessandro Magno.
In molti modi paragonabili alla geisha presente nella cultura giapponese, avevano una formazione minuziosa permetteva loro di prendere parte a conversazioni con uomini colti. Sono loro, tra tutte le donne nell'antica Grecia, ad eccezione delle donne nell'antica Sparta, che erano del tutto indipendenti e che potevano gestire autonomamente i propri affari.
Aspasia, l'amante di Pericle, è stata la donna più celebre del V secolo a.C. Originaria di Mileto, era ridotta allo status di meteco dopo essersi trasferita ad Atene; ella è riuscita ad attrarre a sé alcune tra le personalità più importanti dell'epoca tra cui Sofocle e Fidia, fino a Socrate e i suoi seguaci. Secondo Plutarco nella sua "Vita di Pericle" (XXIV, 1):