La Grande Madre, anche Grande Dea, o Dea Madre, è una divinità femminile primordiale, rinvenibile in forme molto diversificate in una vasta gamma di culture, civiltà e popolazioni di varie aree del mondo a partire dalla preistoria, sia nel periodo paleolitico, sia in quello neolitico.Essa coinvolge quindi le civiltà di cacciatori-raccoglitori del paleolitico, sia quelle già incentrate sull'agricoltura e l'allevamento animale del neolitico, cfr. Vincenzo Iannuzzi, Evoluzione della vita fino alla protostoria: attualità, Elison Publishing, 2019.

La sua figura, che rimanda al simbolismo materno della creatività, della nascita, della fertilità, della sessualità, del nutrimento e della crescita, era conosciuta ad esempio come Ninhursag, Cibele, Gaia, Rea, Demetra.

Queste divinità, connesse al culto della Madre Terra,Fiammetta Ricci, Il corpo nell'immaginario: simboliche politiche e del sacro, pag. 232, Edizioni Nuova Cultura, 2012.Marialuisa Vallino, Valeria Montaruli, Artemisia e le altre: miti e riti di rinascita nella violenza di genere, pag. 42, Armando Editore, 2016.Enzo Bianchi, Massimo Cacciari, Simona Argentieri, Madre, madri, pag. 9, BUR, 2013. esprimevano l'interminabile ciclo di nascita-sviluppo-maturità-declino-morte-rigenerazione che caratterizzava sia le vite umane, sia i cicli naturali e cosmici.

Esse però, essendo appartenenti all'immaginario archetipico delle popolazioni matriarcali del Mediterraneo, secondo l'ideologo russo Dugin non andrebbero confuse con quelle dell'immaginario patriarcale di popolazioni indoeuropee giunte successivamente, legate piuttosto al mito della Vergine celeste,Aleksandr Dugin, Noomachia: rivolta contro il mondo postmoderno, AGA Editrice, 2020. ma con cui di fatto si mescolarono, come Ashtoreth dei Fenici, Ishtar in Mesopotamia, Astarte presso i Semiti, Atar in Arabia, Hathor presso gli Egizi, Afrodite tra i Greci e i Romani,Enzo Bianchi, Massimo Cacciari, Simona Argentieri, Madre, madri, pag. 64, op. cit.Lorenzo Braccesi, Hesperia 10: Studi Sulla Grecita Di Occidente, pag. 195, L'Erma di Bretschneider, 2000.Anche Erich Neumann parlava di Afrodite come «Grande Madre» (Lionello Sozzi, Amore e Psiche: un mito dall'allegoria alla parodia, pag. 23, Il Mulino, 2007).«[Venere] … simboleggia la Grande Madre, principio universale femminile cui furono dati tanti nomi secondo le tradizioni. Si chiamava Astoreth tra i Fenici, Ishtar in Mesopotamia, Astarte fra i Semiti, Atar in Arabia, Hathor in Egitto, Cibele, Rea, Urania e Afrodite in Grecia» (Alfredo Cattabiani, Planetario, pag. 84, Mondadori, 2015).Roberto La Paglia, La grande madre. I culti femminili e la magia lunare, Edizioni Akroamatikos, 2008.Nanà Corsicato, Santuari, luoghi di culto, religiosità popolare, pag. 110, Liguori Editore, 2006. ed altre ancora.Marialuisa Vallino, Valeria Montaruli, Artemisia e le altre: miti e riti di rinascita nella violenza di genere, pp. 41-50, op. cit.

In tale figura composita, dopo che vi fu confluito appunto il mito della Grande Vergine,Arturo Schwarz, La donna e l'amore al tempo dei miti: la valenza iniziatica ed erotica del femminile, pag. 48, Garzanti, 2009. vengono ricondotte non solo le cosiddette Veneri dell'età della pietra, ma anche la Vergine Maria. Nella mitologia andina è conosciuta come Pachamama,Hernán Huarache Mamani, Gli ultimi curanderos, pag. 46, Piemme, 2012. tra gli aborigeni australiani come Kunapipi.Ludwig Janus, I sentieri della coscienza: verso una sintesi delle esperienze spirituali (1991), pag. 138, trad. it. di Erika Gsell, Roma, Mediterranee, 1997.

Prospettive antropologiche

Il culto della Grande Madre risale al Neolitico e forse addirittura al Paleolitico, se si leggono in questo senso le numerose figure femminili steatopigie (cosiddette veneri paleolitiche) ritrovate in tutta Europa, di cui non si conosce il nome.

L'intreccio fra mitologia e cosmologia che caratterizza tale figura riguarda un periodo molto esteso che, almeno in Europa, va dal 35.000 a.C. al 3.000 a.C. circa, permanendo in talune aree del Mediterraneo come Creta fino al II millennio a.C. inoltrato. Trattandosi del resto di un principio dalla valenza universale, non c'è civiltà della storia umana che non abbia attribuito alla maternità una sua qualità divina.

L'antropologo James Frazer, autore de Il ramo d'oro, ha sostenuto come ogni forma di culto incentrato su queste numerose tipologie di Dea Madre, in Europa e nell'area dell'Egeo, avesse avuto origine nelle società matriarcali pre-indo-neolitiche europee, e quindi che vi fosse una sostanziale equivalenza fra queste dee adorate in luoghi e tempi diversi.

La tesi che le varie divinità femminili adattabili alla concezione antropologica moderna di Dea Madre fossero intercambiabili, utile in ogni caso in ambito mitografico, è stata oggetto di dibattito da parte di autori come Robert Graves, Johann Jakob Bachofen, Joseph Campbell, Jane Ellen Harrison, Marija Gimbutas, Walter Burkert, ed altri.

Figure accostabili alla Grande Madre sono rinvenibili ad esempio in: Ninhursag, nell'area mesopotamica (V millennio a.C.); Ashtoreth,È stata rilevata in proposito un'esatta consonanza fonetica tra Afrodite, la dea greca dell'amore, e «Astoreth» (cfr. Uberto Pestalozza, Religione mediterranea, p. 159, nota 66, Milano, Bocca, 1952). in Fenicia;Roberto Sicuteri, Astrologia e mito: simboli e miti dello zodiaco nella psicologia del profondo, pag. 152, Astrolabio, 1978. Cibele, nell'area anatolica (II millennio a.C.); Gea e Rea nell'area greca; Mater Matuta nell'area etrusca; Bona Dea o Magna Mater nell'area romana. Ma anche nel nord-Europa si registrano presenze della Grande Madre, la quale non sembra dunque patrimonio di una singola cultura, ma della prima vera religione paneuropea, connotando in maniera diffusa le società preistoriche, dall'Atlantico agli Urali, fino a tutto il bacino del Mediterraneo, dove è rimasta più visibile ed esplicita,Cfr. anche prima delle ondate migratorie dei popoli indoeuropei, portatori di valori guerrieri e maschilisti, avvenute tra il 4000 e il 1000 a.C.

Ad esempio tra i Germani, o nella mitologia norrena della Scandinavia, vi sarebbe stata un'originaria Grande Dea che, seppure non presente nei testi scritti redatti successivamente, come lEdda, sarebbe stata smembrata nelle figure principali di Frigg e Freyja, oltre a Jörð, Nerthus ecc.,A Jörð in particolare sarebbe rimasto il corpo fisico della terra, a Freyja la forza generatrice sessuale, e a Frigg l'aspetto materno e protettivo del focolare. Freyja apparteneva alla stirpe dei Vanir, che la Gimbutas identifica come le divinità pacifiche e agricole della «vecchia Europa», contrapposte agli Æsir, tra cui Odino e Thor, i nuovi dèi guerrieri indoeuropei. e così assorbita nel nuovo pantheon maschile importato degli indoeuropei.Marija Gimbutas, La religione germanica, in Le Dee viventi (1999), cap. 12, pp. 257-267, trad. it. di Martino Doni, Milano, Medusa, 2005.

Connotazioni della Grande Madre

Nel corso del tempo, alle personificazioni della Grande Madre vennero del resto attribuite connotazioni e mansioni diverse, per esempio Ishtar, Astarte, Afrodite Pandèmia,L'epiteto di Pandemia (Πάνδημος) attribuito ad Afrodite la connotava come dea dell'amore libero e della prostituzione, cfr. Venere sovrintendevano all'amore sensuale, Ecate triforme (come tre sono le fasi della vita) alla fecondità delle donne, Demetra/Cerere e Persefone/Proserpina alla fertilità dei campi, Kubaba, Cibele, quindi Artemide-Diana alla caccia, Era come genitrice di tutti gli esseri.Enrico Comba, Margherita Amateis, Le porte dell'anno: cerimonie stagionali e mascherate animali, pag. 2008, Accademia University Press, 2020.

In civiltà particolarmente stratificate come quelle europee, mesopotamiche e indiane, l'evoluzione della Grande Madre produsse anche una moltitudine di sincretismi fra divinità antiche e innovative, come è attestato da mitografi e poeti antichi nella «parentela mitologica» per la quale, ad esempio, Ecate è figlia di Gea; Demetra è figlia di Rea.Altro carattere che permette di riconoscere le tracce della Grande Dea neolitica nelle sue eredi della civiltà classica è poi la permanenza di specifici attributi iconologici e simbolici che richiamano l'orizzonte originario. Ad esempio: il dominio sugli animali, che accomuna i leoni alati che accompagnano Ishtar, la cerva di Diana e il serpente ctonio della dea cretese; l'ambientazione tra rupi (o in caverne, a ricordare il carattere ctonio della divinità originaria) e boschi, o presso acque; il carattere e i culti notturni.

Nel V secolo a.C. lo storico greco Erodoto stabiliva un parallelismo tra l'egiziana Iside e le dee Demetra-Persefone.Alfredo Cattabiani, Planetario, pag. 190, op. cit.

Tali culti dal forte carattere sincretico si sarebbero protratti fino ai nostri giorni: si pensi al significato delle Madonne Nere venerate pressappoco in tutta Europa.Roberto La Paglia, La grande madre. I culti femminili e la magia lunare, Edizioni Akroamatikos, 2008.

Una variante della Grande Madre nell'estremo occidente è, secondo Robert Graves, la Dea Bianca della mitologia celtica, colei che a Samotracia si chiamava Leucotea e proteggeva i marinai nei naufragi.Robert Graves, La Dea Bianca, Adelphi, 2015. Sarebbe questo un segno di un'antichissima circolazione mitologica negli spazi euromediterranei, e forse anche di stratificazioni etniche a tutt'oggi solo intraviste e ancora da chiarire.

Significati e simbologia La simbologia della Grande Madre rimanda alla fertilità della terra, talora identificata con il suo stesso corpo, o quantomeno ritenuta l'ambito di sua pertinenza.Roberto La Paglia, La grande madre. I culti femminili e la magia lunare, op. cit. In tal senso essa funge da mediatrice col divino celeste, perché fornisce alle idee archetipe spirituali la sostanza con cui potersi materializzare.Giacomo Albano, Manuale di magia verde, pag. 77, 2016.

Simbolismo lunare Da questa natura conciliatrice deriva la valenza dualistica della Grande Madre, che risulta collegata non solo con le forze telluriche, ma anche con la Luna,Arturo Schwarz, Introduzione all'alchimia indiana, pag. 123, Laterza, 1984. la quale con i suoi influssi presiede alla crescita delle piante e quindi regola il lavoro agricolo dei campi.Ferdinando Alaimo, Erboristeria planetaria. Proprietà curative e simbologia delle piante, pag. 41, Hermes Edizioni, 2007. Il simbolismo lunare, tipicamente femminile, la rendeva così associata all'acqua, quindi al mare, all'alternanza delle maree, oltre alla notte, all'inconscio, ed a tutte le forme assimilabili al grembo materno, come il vaso, l'ampolla, il calderone, la caverna,«Nella preistoria la caverna, molte volte assimilata a un labirinto o trasformata ritualmente in un labirinto, era contemporaneamente il teatro delle iniziazioni e il luogo in cui si seppellivano i morti. A sua volta il labirinto era equiparato al corpo della Terra Madre. Penetrare in un labirinto - o in una caverna - equivaleva ad un ritorno mistico alla Madre» (Mircea Eliade, in La prova del labirinto , Milano, Jaca Book, 1980, cit. in Miti, sogni e misteri, § 8, La Terra Madre e le ierogamie cosmiche, pag. 145, trad. it. di Giovanni Cantoni, Milano, Rusconi, 1990). il mondo infero, l'uovo primordiale cosmogonico.

Essendo tale, secondo Neumann, «la Grande Madre è la signora del tempo, in quanto signora della crescita, ed è quindi anche una dea lunare, poiché la Luna e il cielo notturno sono le manifestazioni evidenti e visibili della temporalità del cosmo, ed è la Luna, non il Sole, l'autentico cronometro dell'era primordiale. La qualità temporale, così come l'elemento acqua, vanno ascritti al Femminile, la cui natura fluente diviene evidente simbolo del flusso del tempo».Erich Neumann, La grande madre. Fenomenologia delle configurazioni femminili dell'inconscio (1956), pp. 227-228, trad. it., Roma, Astrolabio, 1981.