Con il termine Cavalli del Mochi vengono indicate due statue equestri in bronzo, ubicate nella piazza centrale di Piacenza che da loro prende il nome, opere dello scultore toscano Francesco Mochi e risalenti al 1612-1628.

Storia Le due statue vennero realizzate su iniziativa dei cittadini di Piacenza, che volevano rinsaldare il rapporto di fiducia col duca Ranuccio I Farnese dopo i disordini della congiura dei Sanvitale del 1611, in cui il Farnese aveva richiato seriamente la vita. Ottenuto l'avallo del duca, venne scelto come primo soggetto quello del padre defunto, Alessandro Farnese, convocò a Piacenza, città che in quel periodo aveva assunto il titolo di capitale del ducato precedentemente detenuto da Parma, lo scultore di buona fama Francesco Mochi, toscano di origine ma a quel tempo impegnato tra Orvieto e Roma, dove aveva avuto una certa frequentazione del palazzo FarneseFrancesco Mochi in DBI.

L'ubicazione prescelta fu sin dal principio quella, centralissima, della Piazza del Comune. Il primo progetto del monumentodocumentato per la prima volta negli archivi piacentini nel marzo del 1612, prevedeva l'erezione di due colonne sormontate da statue bronzee raffiguranti i duchi Farnese, quello vivente e suo padre. Il 26 giugno di quell'anno il Mochi arrivò a Piacenza insieme a due collaboratori, gli scultori Pasquale Pasqualino e Innocenzo Albertini, e in quel periodo doveva essere già mutato il progetto in favore di due monumenti equestri. Mochi lavorò al modello fino ai primi di agosto, inizialmente assistito da vari collaboratori, che furono poi allontanati a vari titolo entro il 1614 o poco oltre. Entro il 1613 iniziarono i lavori veri e propri per la prima statua, quella di Ranuccio che, nelle inevitabili difficoltà tecniche per un'opera di queste dimensioni, fu completata solo nel dicembre del 1620. Nel frattempo il Mochi aveva visitato anche Padova e Venezia (primavera del 1616), per osservare da vicino il Gattamelata di Donatello, il Colleoni del Verrocchio e soprattutto i celebri Cavalli di San Marco, che influenzarono in maniera evidente le sue successive realizzazioni equestri. All'inizio del 1618 il modello del cavallo era pronto e, il 28 gennaio, si procedette alla fusione. Rimaneva ancora da realizzare la figura del duca, il cui volto fu ritratto dal vero prima della fusione definitiva nel luglio del 1619. Pur indossando un'armatura di gusto classico, secondo quanto previsto dal contratto, Ranuccio è rappresentato con tratti realistici e privi di idealizzazione. Il significato politico dell'opera sarebbe poi stato completato da due bassorilievi bronzei collocati sul basamento (realizzati in seguito), mentre le iscrizioni celebrative, accompagnate da coppie di putti, erano già presenti al momento dell'inaugurazione.

Il secondo monumento equestre, dedicato ad Alessandro Farnese, riprese l'impostazione generale del precedente ma fu eseguito in tempi molto più rapidi. La modellazione del grande cavallo in cera iniziò probabilmente nell'estate del 1621 e la sua fusione fu completata già nel giugno dell'anno successivo; nel dicembre del 1623 venne invece fusa la figura del duca. L'opera fu inaugurata nel 1625 e rappresenta un'evoluzione significativa del linguaggio artistico di Mochi. Pur mantenendo l'impostazione classica della figura del cavallo, il monumento introduce un dinamismo più accentuato, evidente nell'impeto dell'animale e nella maggiore tensione della composizione. Anche il mantello del duca, ampio e mosso dal vento, contribuisce a conferire alla scultura un carattere più teatrale e monumentale, anticipando pienamente la sensibilità barocca. Questa evoluzione stilistica potrebbe essere stata favorita dai contatti che Mochi ebbe con le opere di Pieter Paul Rubens durante alcuni soggiorni nell'Italia settentrionale, in particolare a Mantova e Genova.

Oltre alle statue equestri, Mochi progettò anche le cancellate che delimitavano i due monumenti, predisponendone il modello ligneo intorno al 1623. Per la realizzazione dei bassorilievi bronzei destinati ai basamenti venne stipulato un contratto nel settembre del 1625, mentre la loro installazione avvenne nbel 1628 e il saldo al'artista nell'aprile del 1629.

Le due statue sono state sottoposte ad un restauro nel 2007-2008.

Descrizione

Le statue poggiano su alti basamenti in marmo, che portano due bassorilievi sui lati maggiori e targhe con testo, di forma curva, sui lati corti. Completano i monumenti putti reggi stemma, stemmi e decorazioni bronzee. Una bassa ringhiera rettangolare delimita il piccolo spazio di pertinenza delle statue e le separa dalla piazza.

Ranuccio vi venne ritratto con aria flemmatica e gentile, reggente un diploma nella mano destra, abbigliato come un valoroso romano con corazza e gonnellino. Similmente riuscì aggraziato l'animale, con una zampa agile e alzata, perfettamente domato dal proprio cavaliere. Questo capolavoro di cesellatura bronzea e composizione tardo rinascimentale rappresentava per l'epoca una creazione senza dubbio matura e stilisticamente compiuta, e molti l'avrebbero additata come l'opera prima del Mochi che, raggiunta l'età e l'esperienza necessaria, aveva così intrapreso la fase della sua produzione più significativa.

Simili premesse lasciavano dunque pensare ad un differente sviluppo stilistico del Mochi, che in effetti si mostrò in tutta la sua fulgida e scalpitante novità con la realizzazione del monumento successivo. Mochi lo realizzò tra il 1620 ed il 1625. Dunque il secondo cavallo ebbe lungo parto, probabilmente anche per via del suo rivoluzionario aspetto. Alessandro Farnese, padre di Ranuccio, a differenza di quest'ultimo guerriero valoroso e audace, vi apparve avvolto da un mantello ampio e dinamico, in una posizione tutt'altro che classica e statica, e dunque visibilmente diversa da quella della vicina e precedente creazione equestre. Al cavallo, poi, Mochi diede un aspetto forsennato, con una criniera in disordine ed uno sguardo acceso, oltre ad una muscolatura anch'essa mossa e plastica. Tutto ciò lascia comprendere che il risultato creativo ottenuto dal Mochi con la seconda statua equestre fu senz'altro maggiore e molto più innovativo dell'altro, sottolineato inoltre dalla vicinanza simmetrica dei due monumenti, che ne permetteva facilmente il confronto. Mochi si occupò di disegnare e realizzare anche i due basamenti in marmo sui quali poggiano le due statue. Oltre a riportare entrambi una identica iscrizione che spiega quali motivazioni spinsero i piacentini a chiedere i monumenti, sono arricchite da didascalie relative alle personalità ritratte, nonché da bassorilievi. I soggetti iconografici furono indicati direttamente dai committenti: per il monumento di Ranuccio Farnese furono scelti un'Allegoria del buon governo e un'Allegoria della pace, volte a celebrare la prosperità del ducato; per quello dedicato ad Alessandro Farnese vennero invece rappresentati la Costruzione del ponte sulla Schelda e la Liberazione di Parigi, episodi destinati a esaltare le imprese militari del celebre condottiero.

La critica attribuisce unanime alla statua di Alessandro Farnese un valore di rottura stilistica, già mostrata dallo scultore ad Orvieto, con la quale veniva ribadito un gusto ormai decisamente barocco.

Note

Bibliografia

Voci correlate Piacenza Statua equestre

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