Lo swahiliSecondo Serianni, la logica grammaticale italiana imporrebbe davanti ai forestierismi come "swahili" l'articolo "il", rappresentando la "w" in questo caso una semiconsonante come la "u" di "suocero", ma nonostante ciò è diffuso anteporre alla parola l'articolo "lo". L'uso è di fatto diviso, interpretando molti, istintivamente, la "w" come una consonante, al pari della "v" di "svogliato" (nonostante la pronuncia). Le possibili ragioni della predilezione di molti parlanti per forme come "lo swahili" e simili sono illustrate da Piero Fiorelli (in Amerindo Camilli, Pronuncia e grafia dell'italiano, Sansoni, Firenze, 1965, p. 194) e da Pietro Janni (in Lingua nostra, LIII, 1992, p. 86 s.). Cfr. Accademia della Crusca, Articolo davanti a parole straniere inizianti per w e sw.Il nome swahili della lingua, usato solo raramente in italiano, è kiswahili. In passato, i testi in lingua italiana hanno usato anche le denominazioni suahili o suaheli. (pronuncia: suahìli) è una lingua bantu, della famiglia delle lingue niger-kordofaniane, diffusa in gran parte dell'Africa orientale, centrale e meridionale. Al 2026, è parlato da 95,2 milioni di parlanti totali.

È la lingua nazionale di Tanzania, Kenya, Uganda e Ruanda, nonché una delle sei lingue ufficiali dell'Unione Africana, la lingua ufficiale della Comunità dell'Africa Orientale insieme all'inglese e l'interlingua della Federazione dell'Africa Orientale, che ha come lingue ufficiali l'inglese e il francese. Lo swahili è diffuso anche al di fuori dei paesi in cui è lingua ufficiale, in quanto è usata come lingua d’affari in Burundi e ha molti altri parlanti nella Repubblica Democratica del Congo. Inoltre, essendo lo swahili una lingua storicamente legata al commercio marittimo, ci sono comunità di lingua swahili in molte città portuali anche al di fuori dell'Africa.

L'80% dei parlanti di swahili usa questa lingua come lingua seconda (L2), ragion per cui a livello di parlanti nativi appare molto in basso nelle classifiche ma svetta ai primi posti tra le lingue più diffuse al mondo per numero di parlanti totali, un destino in comune con lingue come l'inglese e il francese. Data la parentela con molte altre lingue Bantu, è la più grande interlingua nativa dell'Africa orientale e una delle interlingue maggiori di tutta l'Africa subsahariana (in quella settentrionale si usa l'arabo moderno standard).

Nome e storia; varietà standard Il nome "swahili" deriva dall'aggettivo arabo sawahili (سواحلي), al plurale sawahil (سواحل), che significa "costiero (dall'arabo sāḥil e persiano sahel, ساحل, "costa", che è la radice da cui deriva anche il nome Sahel). Questo aggettivo ha storicamente assunto la funzione di denotare i popoli della costa orientale africana. Dalla radice "swahili" che indica il popolo derivano in swahili una quantità di costrutti; il nome "kiswahili", per esempio, è composto usando il prefisso "ki", che è prefisso dei nomi delle lingue;Per esempio, la lingua italiana in swahili si chiama kiitalia chi parla swahili ("i swahili, la gente swahili") viene detto mswahili (al plurale waswahili);In swahili, i prefissi m-/wa- si applicano a una classe di sostantivi riferiti a persone o animali, rispettivamente per costruirne il singolare e il plurale. e analogamente uswahili è la cultura swahili, o la regione abitata dai popoli di lingua swahili.

Lo swahili si sviluppò come lingua di interscambio sulle rotte commerciali che univano l'Africa all'Asia, e che costituivano una rete estremamente ampia e attiva che aveva uno dei suoi maggiori centri a Zanzibar. Tali scambi, di cui si ha notizia almeno a partire dal I secolo a.C., influenzarono profondamente le culture della costa orientale dell'Africa, che acquisirono elementi bantu, arabi, indiani, persiani e via dicendo. In questo contesto, lo swahili svolgeva una funzione di interfaccia; questa sua natura di lingua commerciale e multiculturale si riflette nella straordinaria abbondanza di prestiti linguistici che lo swahili ha ricevuto da altre lingue. Sono numerosi i termini di origine araba (per esempio waziri, "ministro"), persiana (serikali, "governo") e hindi (chandarua, "zanzariera").

Con l'arrivo degli europei e il colonialismo, lo swahili non perse le sue caratteristiche di lingua aperta alle contaminazioni con altri idiomi. Se i vocaboli non-bantu del swahili antico sono quasi tutti di origine araba o persiana, moltissimi vocaboli di recente acquisizione sono di origine portoghese (p.es., pesa per "denaro" o meza per "tavolo"), tedesca (shule per "scuola") o inglese (basi per "autobus" o gari per "automobile").

Nonostante i numerosi vocaboli acquisiti da lingue straniere, lo swahili ha sempre mantenuto la struttura generale di una lingua bantu, e ha molte più parole in comune con le lingue bantu che con l'arabo, il persiano, e così via; queste caratteristiche ne hanno facilitato la diffusione come seconda o terza lingua in ampie regioni dell'entroterra africano in cui si parlano lingue della stessa famiglia.

È difficile stabilire con precisione da quanto tempo lo swahili esista come lingua distinta; molto probabilmente il nucleo del linguaggio si sviluppò a Zanzibar, per poi diffondersi lungo le rotte commerciali, a partire da millecinquecento anni fa. Uno dei primi documenti scritti in swahili pervenutici è un poema epico (trascritto in alfabeto arabo) intitolato Utenzi wa Tambuka ("La storia di Tambuka"), del 1728.

Di questa lingua, suddivisa in dialetti relativi a più aree geografiche (es. Congo, Mozambico, Comore, Mayotte, Somalia...), esiste una varietà standard e prestigiosa, cioè la "kiunguja", basata sulla parlata della città di Zanzibar (Tanzania). I libri che insegnano lo swahili standard (o che partono da questa varietà per poi aprire una finestra sulle altre) si basano sulla varietà kiunguja. Il nome di questa varietà deriva dal nome in swahili di Zanzibar, una città dell'omonima isola che significa "l'Isola dello Zenzero" o "l'Isola dei Neri".

Classificazione e rapporti con altre lingue I linguisti classificano lo swahili nel gruppo delle lingue stretto bantu centrali G. Appartiene al sottogruppo di lingue bantu noto come sabaki, ed è strettamente correlato alle lingue del gruppo miji kenda quali pokomo e ngazija e alle lingue delle Comore. Come si è già detto, il vocabolario della lingua risente di numerose influenze. Laddove uno stesso concetto si possa esprimere in diversi modi, i termini derivati da lingue non-bantu sono in genere considerati più raffinati e quelli bantu più volgari.

Distribuzione geografica

Lo swahili è la lingua madre del "popolo swahili" o waswahili, in realtà costituito da una grande varietà di etnie e culture di origine africana, araba, persiana e indiana. Questo popolo abita un lungo tratto della costa africana sull'Oceano Indiano, dalla Somalia meridionale al Mozambico settentrionale, ed è presente in numerose isole come Zanzibar, Pemba, Mafia, Lamu, le Comore e persino il Madagascar. Questa diffusione rispecchia il fatto che la parola "swahili" deriva dall'arabo per "popoli della costa".

Come seconda, terza o quarta lingua, lo swahili è parlato in gran parte dell'Africa subsahariana; certamente in Tanzania, Kenya, Uganda, Ruanda, Burundi, Congo (RDC), Somalia, Comore (incluso Mayotte), Mozambico, Malawi, Zambia, Repubblica Centrafricana.

Lingua ufficiale Lo swahili è la lingua ufficiale della Tanzania, dell'Uganda, del Ruanda e del Kenya. È anche una delle sei lingue di lavoro dell'Unione Africana insieme a inglese, spagnolo, portoghese, francese e arabo moderno standard ed è la lingua ufficiale della Comunità dell'Africa Orientale insieme all'inglese. Infine, è l'interlingua della Federazione dell'Africa Orientale, che però ha come lingue ufficiali l'inglese e francese (ma di fatto in quell'area la popolazione parla lo swahili come interlingua).

Il portoghese è parlato in paesi dell'Africa orientale e occidentale come Mozambico e Angola ed è anche lingua ufficiale in questi paesi, mentre l'arabo è diffuso in Nordafrica a seguito delle conquiste dell'Impero Islamico. Il francese è lingua ufficiale in primis di molti paesi colonizzati in passato dai francesi (Benin, Burkina Faso, Cameroon, Chad, Djibouti, RDC, Gabon, Madagascar, Senegal, Togo...). Lo spagnolo si parla a Ceuta e Melilla, nella parte africana delle Colonne d'Ercole, nelle Isole Canarie, territori spagnoli vicini alle coste del Marocco, e in Guinea Equatoriale. L'inglese infine è una generica interlingua che può essere conosciuta dai parlanti istruiti, se si eccettua il Sudafrica (in cui comunque i parlanti inglesi non sono la maggioranza) e alcuni paesi in cui è pure lingua ufficiale. Quindi, se si aggiunge lo swahili, questo gruppo di lingue è particolarmente rappresentativo dell'Africa. Il Ruanda ha ben tre di queste lingue come ufficiali: swahili, inglese e francese (a cui poi si aggiunge una quarta lingua).

Dialetti e lingue derivate Data la varietà culturale ed etnica dei popoli che parlano swahili come prima lingua, non sorprende che esistano numerose varianti locali, o dialetti. Si distinguono comunemente i seguenti dialetti principali:

kiunguja, parlato sulla costa e nella città di Zanzibar (detta Unguja in swahili). Su questa forma è basato lo swahili standard. kitumbambu, entroterra rurale di Zanzibar kimrima, nella zona di Pangani, Dar es Salaam, Rufiji e Mafia kimgao, a Kilwa kipemba, isola di Pemba kimvita, area di Mombasa kiamu, isola di Lamu kingwana, Congo shikomor, Comore shimaore, Mayotte shindzuani, Anjouan (Comore) shingadzija, Grande Comore kimwani, Mozambico chimwiini, Somalia sheng, Nairobi

Alfabeto e pronuncia I primi documenti scritti risalgono ad un periodo compreso tra la fine del '600 e gli inizi '700 ed utilizzavano l'alfabeto arabo; l'attuale forma scritta, di uso corrente, utilizza l'alfabeto latino.

Quanto alla fonetica, le parole swahili sono quasi tutte piane, cioè l'accento cade sempre sulla penultima sillaba. In genere, questo implica che sia accentata la penultima vocale della parola; tuttavia, ci sono casi in cui può essere "accentata" una consonante. Questo vale per esempio per mbwa ("cane"), in cui si enfatizza la m, o nne ("quattro") in cui si enfatizza la prima n. Vocali e consonanti si pronunciano in genere in modo abbastanza simile all'italiano. La pronuncia standard del swahili fa fede alla varietà di Zanzibar e contiene dei suoni presi in prestito dall'arabo, che possono essere approssimati dai parlanti non colti.

+LetteraTrascriz.