L'elenco di abbreviazioni e segni convenzionali e la bibliografia si trovano in Toponimi celtici d'Italia.

Poleonimi localizzati (M-Z)

Maiensis, Statio (Merano, Bz). Stazione doganale romana, con tutta probabilità localizzabile nell'odierna Maia Alta - Obermais (L. Bosio). Il toponimo potrebbe esser celtico, da confrontare con i nomi di persona gallici Maius, Maia, Maianus, Maionus, da *mājus- < *mājōs- ʿpiù largo, più grandeʾ (cfr. il gallese mwy e il latino maior ʿpiù grandeʾ); oppure da mago- ʿcampoʾ, ʿmercatoʾ, con mutamento della -g- intervocalica in -i- (A. Falileyev). Analogamente, si può ritenere Maiensis l'aggettivo di *Maia < *magi̯a ʿgrandeʾ, da *magi(o)- ʿgrandeʾ; cfr. i nomi di persona gallici Magius, Magia, Magiona. Attestazioni: praepositus stationis Maiensis (epigrafe dedicatoria del III secolo d.C.), Castrum Maiense (Vita S. Valentini). [I] Malè (Tn). Dal latino *malētum ʿterreno o podere coltivato a meliʾ < malus ʿmeloʾ. A. Falileyev ipotizza possa essere di origine celtica, da malo- ʿche si eleva, prominenteʾ < indoeuropeo *melh3- ʿvenir fuoriʾ; cfr. il medio irlandese mell ʿblocco, massa, mucchioʾ. Attestazioni: Maletum (Paolo Diacono, III, 31), Maleto (1211), Maletum (1250), Male (1546). [II] Mantova. Dal latino Mantua, che P. de Bernardo Stempel interpreta come un celtico *mantu-ā ‘la città sul cammino’; cfr. gallico mantalon ‘cammino, via’, bretone mont e antico irlandese men- ʿandareʾ. È invece generalmente considerato di origine etrusca, da rapportare al teonimo Mantu, che corrisponde a Plutone, divinità degli antichi Romani. [I] Masciago (Bovisio-Masciago, Mb; Va). Prediali in -ācum dal nome di persona latino Maccius (C. Marcato), oppure dal nome di persona celtico *Mascios, Mascius (P. Anreiter e U. Roider). In Delamarre (2007) non è però riportato alcun nome di persona gallico *Mascios o MasciusQuegli antroponimi potrebbero risalire alla radice preceltica (forse preindoeuropea) *mask- ʿneroʾ, entrata nel gallico come prestito. Cfr. Masca.. [III] Meduna di Livenza (Tv). Nome collegato all'idronimo Meduna o risalente a un nome di persona *Metuna (D. Olivieri). Attestato: Meduna (1223). [II] Milano. Dal latino Mediolanum (e Mediolanium, non continuato) < gallico Medhelan. Attestato, in un'iscrizione della fine II-inizi I secolo a.C., l'ablativo Meśiolano [Piana Agostinetti – Morandi (2004): pp. 615–7]. Da medio- ‘medio, centrale’ + *-lānon (da cfr. con latino plānum ‘piatto’), ʿcentro della pianaʾ (o ʿpiana di mezzoʾ); è l'etimo meno valido poiché delle circa sessanta località attestate con lo stesso nome soprattutto nell'Europa occidentale, alcune sorgono su alture o in luoghi decentrati. Oppure da medio- + -lānon (cfr. antico irlandese lán, gallese llawn, bretone leun ‘pieno’, tutti dal celtico *lāno- < indoeuropeo *pl̥no-), ʿcentro sacro, centro di perfezioneʾ; è da ritenersi sinonimo di Medionemeton ‘santuario centrale’, nome di una località presso il Vallo di Antonino, registrato nella Cosmografia ravennate. [I]

Modena. Dial. mòdna. Dal latino Mutĭna [Μουτίνη (Moutínē) in Strabone], attraverso le fasi Mòtina > Mòdana > (attestato Mutena nel IV sec.) > Modena. C. Tagliavini lo collegava all'etrusco mutna / mutana ‘tomba’. P. de Bernardo Stempel alla forma latina fa corrispondere un celtico *mut-īnā ‘la città nebbiosa’ < indoeuropeo *meut-; cfr. irlandese mothar ‘banco di nebbia’ (antico irlandese mothar ‘massa confusa e oscura’, detto di tenebre). [I] Nanno (Tn). Localmente nan. Dall'etnonimo Anauni, cfr. Anàunia. Attestazioni: Castrum Anagnis (Paolo Diacono), Ἀναύνιον (Anaúnion) (Tolomeo, I, 28), in loco de Anauno (1191), de Nano (1200 c.a, 1359). [I] Novara. Dal latino Novaria (Tacito, Plinio). Di «difficile interpretazione». Secondo A. Forcellini dal soprannome Novaria attribuito al torrente Agogna. G. B. Pellegrini lo connetteva all'aggettivo latino novus, novālis (ager) ʿterra recentemente ridotta a cultureʾ. P. de Bernardo Stempel lo ritiene di formazione celtica: *new-ar-yā ‘la città nuova’, ‘la città appartenente ai nuovi territori’ o *nowo-waryā ‘nuova recinzione’. Attestazioni medievali: Novaria (881), Novara (1114). [I] Olonium (Gera Lario, Co). Se antico, forse dal gallico ollo- ʿgrandeʾ (cfr. Ugliacco e Olona). Se invece attestato solo dal Medioevo, come da Ausuciates s'è ricostruito *Ausucium (cfr. Ossuccio), dall'etnonimo Aneuniates (il nome dei vicani, inciso sull'architrave di un tempietto dedicato a Giove Ottimo Massimo, rinvenuta nel 1907 a Gera) si potrebbe risalire al nome del vicus: un gallico latinizzato *Aneunium (diventato *Anonium > *Alonium?Tra le “Notizie degli Scavi di Antichità” dell'”Accademia dei Lincei”, dell'anno 1909, sono riportati i seguenti nomi tratti da carte medievali, di cui non viene fornita però alcuna datazione: «Olonium, Orognium, Adelonium, Adalonium, Alogno, Anonio» (in https://www.archive.org/stream/notiziedegliscav06realrich/notiziedegliscav06realrich_djvu.txt).). *Aneunio- può darsi derivi dal gallico *aneuno- ʿispiratoʾ (?), da *anauno- < *anəmno- < indoeuropeo *anə- ʿispirare, respirareʾ + suffisso participiale -mno-; cfr. nomi di persona gallici Aneuno, Aneunicno e antico gallese anant ʿpoetiʾ (X. Delamarre). Omblaréi (Livinallongo, Bl). Secondo il Pellegrini, risalirebbe ad *ambli ʿontano verdeʾ (diffuso nei territori alpini di nord-est, cfr. ad es. il friulano ambli, ambri, l'agordino ambia ʿontano verdeʾ), ritenuto di origine celtica e accostato al termine latino medievale amb(i)latium. Il gallico *ambilation però pare avesse il significato di ʿanello per aggiogareʾ (X. Delamarre). Altri linguisti hanno ipotizzato una radice prelatina o preromana *amp- / *amb- ʿontanoʾ (ma anche altri nomi locali di piante), alla base di diversi toponimi alpini nord-orientali, tra cui il coronimo Ampezzo (Bl), e forse Ambièz (Val e Cima d'Ambiez, Tn) e il toponimo Ambariutu (Comelico Superiore, Bl). È testimoniato inoltre dal Glossario di Vienna (o di Endlicher) un termine gallico ambe ʿrivoʾ (e inter ambes ʿinter rivosʾ) da cui potrebbe esser derivato qualche toponimo (torrente Ambièz?). [IV] Omblé (Livinallongo, Bl). → Omblaréi. [IV] Ossuccio (Co). Dial. ušǜč. Probabilmente da *Ausucium, cui corrisponde l'etnonimo Ausuciates documentato in un'iscrizione latina reperta in zona: Matronis et Geniis Ausuciatium. Forse dal celtico *aus- ʿorecchioʾ+ suffisso -uc-io- (ʿdalle grandi orecchieʾ?). O da *aus- ʿorecchioʾ, seguito dalla base *uci-, *uce-, *uc- (ʿaguzzo, appuntitoʾ?) che si rileva nel teonimo Ucuetis e in Ucetia, nome di persona e toponimo (X. Delamarre, P.-Y. Lambert). [I] Oulx (To). In occitano: Ors. Dall'ablativo plurale *Ulcis < nome di persona gallico *Ulkos (attestato Ulcagnus), o piuttosto Uolcos, Uolcius < uolcos ʿfalcoʾ; oppure Ulicus (< *u̯el- / u̯lei- ʿscegliereʾ). Attestazioni: Ulces (880), Ultes (IX sec.), de Ulcis (1050), in loco et fundo Ulce (1167), loco ubi dicitur Ulcium (1083). [II] Parre (Bg). Forse dal cognome latino Parra (D. Olivieri). Potrebbe però corrispondere all'antica Parra, città orobica scomparsa menzionata in Plinio, III, 125: oppidum Oromobiorum Parra (cfr. Parre). Per X. Delamarre il toponimo deriverebbe dal gallico *pario- ʿcalderone, paioloʾ < celtico comune *kʷari̯os < *kʷr̥i̯os; cfr. il nome di persona gallico Parra, il toponimo Parro-dunum ʿForte del Caldaioʾ, l'etnonimo Parisii ʿquelli del caldaioʾ (> Paris ʿParigiʾ), il gallo-latino *parium, *pariolum (> italiano paiolo), il gallese pair, l'antico irlandese coire. Attestazioni: vico et f. Parre (928), in Parre, loco de Parre (1118). [II] Piana Crixia (Sv). Dal latino *(loca) plana ʿzona pianeggianteʾ, con l'aggiunta recente di Crixia, antico toponimo indicato nellItinerario Antonino (295, 1), cui potrebbe corrispondere, per i ritrovamenti archeologici, la località Pareta. Secondo G. R. Isaac Crixia è riferibile all'elemento celtico crixo-, coincidente con il gallico crixsos ʿriccio, crespoʾ (< *cripsos < *kreip- ʿgirare, ondulareʾ); cfr. i nomi di persona gallici Crixus, Crixsius, e il gallese crych, bretone krec'h ʿriccio, crespoʾ. Crixia potrebbe significare ʿinsediamento di Crixusʾ (A. Falileyev). [I] Pollone (Bi). Forse da un composto con gallico latinizzato dūnum (G. D. Serra) e primo membro Apollo- (da cui il Pole- attestato nel Medioevo), dal significato complessivo di ʿfortezza d'Apolloʾ; o (ipotesi meno convincente) da latino pullētum < pullus ʿterreno molleʾ (D. Olivieri). Attestazioni: Poledino e Poledono (1150 e 1191), Poleono (1200-22), Polonum (1349). → Duno. [II] Recanati (Mc). Dal latino medievale Ricinetum / Recinetum, derivato dall'antico Ricina, nome della città dalla quale gli abitanti fuggirono di fronte all'invasione degli Ostrogoti, per trovar appunto rifugio sulle non lontane colline dell'attuale Recanati. Ricina, uguale all'antico nome di Recco, è presumibilmente un toponimo di origine prelatina [forse celtica?], da accostare ad altri poleonimi antichi accentati sulla terzultima sillaba (ad es. Mutina), o da collegare al nome di persona Ricinius; alcuni invece associano Recanati ad un antroponimo Racanatus [C. Marcato, G. Petracco Sicardi (1981)]. Attestazioni: Ricina (Tabula Peutingeriana, V, 3), Ricinenses (Plinio, III, 111); de Recanato (1175), Recanatum (1290-1292), Diocesis Recinetensis (in latino ecclesiale). [II] Recco (Ge). Dial. reccu. Dal latino Ricina, registrato nella Tabula Peutingeriana (III, 5) e nella Cosmografia ravennate (IV, 32), di probabile origine preromana [ligure?] (o connesso con il nome di persona latino Ricinius). Secondo G. Petracco Sicardi (1981; 1990), il nome attuale si spiegherebbe attraverso una forma intermedia (appartenente al latino parlato) *rikkulu-, con scambio n > l proprio del latino tardo, alla quale sarebbe seguita l'apertura in e di ĭ tonica; analogamente, da *rikkul-īno sarebbe risultato l'etnonimo dialettale rekelìn. A. Falileyev associa ipoteticamente Ricina al celtico *rico- ʿsolcoʾ — gallico *ricā; cfr. antico bretone rec, gallese rhych, latino porca ʿsolcoʾ. Attestazioni: Ricina; Reca, Recho, Reco, Recco (XI-XII sec.). [I] Robbio (Pv). Dial. ròbi. Dal latino *Retovium, di non sicura origine celtica. Improbabile derivi dal gallico *rectu- ʿlegge, dirittoʾ (A. Falileyev). Si potrebbe ritenere una formazione dalla radice pan-celtica *ret- < indoeuropeo *reth- ʿcorrereʾ; cfr. antico irlandese rith, riuth, antico bretone ret, gallese rhed ʿcorsaʾ. Attestazioni: Retovina, Retovinis (Plinio, XIX, 9); Redobio, Rodobium (carte medievali). [I] Samón (Ronchi Valsugana, Tn). Luogo sul Monte Cavè. Attestato in loco Samone (1302). → Samone (To). Samone (Guiglia, Mo). → Samone (To). Samone (Tn). Attestazioni: de Samona (1220), in loco Samone, de Samon (1261). → Samone (To). Samone (To). Si tratterebbe di un prediale senza suffisso, forse da un nome di persona *Samno (G. D. Serra), che risulta attestato una sola volta (così pure Samnus). Oppure dal nome di persona gallo-romano Samo, Samonis (D. Olivieri), che corrisponde al gallico Samo, il quale [assieme a Sam(m)us, Sam(m)onius, Samma] può derivare da sāmo- ʿcalmoʾ (antico irlandese sám), dall'indoeuropeo *sem-, *sm̥- ʿuno, unico, stesso, insiemeʾ (cfr. il gallico samonios ʿnome del primo meseʾ del Calendario di Coligny), oppure da samo- ʿestateʾ (indoeuropeo *sm̥Ho-, antico irlandese sam, antico bretone ham). Attestazioni: Samone (1205), Samono (1198), Salmoni (1296). Sàntena (To). Dal nome del rio Santina, oggi chiamato Banna. Da accostare all'etnonimo gallico Santones (D. Olivieri). Attestazioni: Santena (dal 1176), Santana (1182). [II] Sapè (Valloriate, Cn). Forse dal celtico *sappu [gallico *sapo-] ʿabeteʾ; cfr. piemontese e provenzale sap (G. Rohlfs). La base gallica *sapo- è presupposta dalla voce francese e provenzale antica sap ʿabeteʾ e dal latino sap(p)inus (> francese e piemontese sapin). Si tratta forse di un termine alpino di origine indeuropea, ma preceltico, accolto nelle parlate galliche (X. Delamarre).