Fu magistros, strategos col grado di autokrator () e catapano d'Italia. Con l'ascesa al trono di Costantino IX Monomaco, maturò l'idea, poi messa in atto, di usurpare il trono di Bisanzio. Nelle saghe scandinave (in particolare nella saga norvegese di Heimskringla) è noto come Gyrgir.
Biografia Giorgio Maniace era nato nell'ultimo quarto del X secolo (forse nel 998) in Macedonia, figlio di Goudelios, forse discendente di una famiglia nobiliare dell'Asia Minore o probabilmente homo novus. Armeno di origine,Peter Charanis, The Armenians in the Byzantine Empire, Lisbona, Calouste Gulbenkian Foundation, 1963, pp. 46–63. sposò la nobildonna Teopapa, della famiglia Crisafo, proveniente dalla regione tessalo-macedonica e da lei ebbe un figlio chiamato Crisafo Maniace, i cui discendenti si imparentarono con la casata reale degli Altavilla.
La campagna in Oriente (1029-1032)
Nel 1029 o 1030 fu nominato protospatario e stratego del thema taurico di Teluch (al confine anatolico-siriano). In questo periodo le province orientali erano agitate dalla campagna condotta da Romano III Argiro con il fine di annettere l'emirato di Aleppo. Romano aveva già effettuato tale tentativo l'anno precedente (1030), ma era stato gravemente sconfitto ad Azaz. L'operazione riuscì a Giorgio Maniace, che riconquistò Aleppo ed il territorio limitrofo, e Romano poté constatarne le doti militari.
Promosso stratego delle città dell'Eufrate, nel 1032 riconquistò Edessa ai turchi selgiuchidi, opera, sotto il profilo militare, molto difficile, data la posizione collinare della città (tale impresa in passato era riuscita solamente a Giovanni I Zimisce).In quest'occasione Maniace venne in possesso della supposta lettera "autografa" di Cristo al re Abgar. Successivamente fondò nelle vicinanze di Edessa la città di Romanopoli in onore dell'imperatore Romano III. Fu nominato quindi catapano del Vaspurakan (col rango patriziale) e dopodiché venne spostato sul fronte occidentale.
Quando rientrò a Costantinopoli, invece di essere accolto con gli onori che ci si sarebbe attesi per un generale vittorioso, l'imperatore ordinò alle guardie variaghe di arrestarlo. Maniace fu processato davanti al senato di Bisanzio con accuse false da parte dell'Imperatore, forse nate da gelosia per la sua fama; il senato tuttavia non trovò colpe in Maniace, pertanto lo assolse. Il generale fu però allontanato dalla corte bizantina.
La spedizione in Sicilia del 1038
Venuto a conoscenza dei disordini scoppiati nella Sicilia musulmana,Durante il secolo XI nella Sicilia musulmana si verificò una profonda crisi politica che oppose l'imam fatimide alla dinastia kalbita, che alla fine fu sconfitta e costretta alla fuga. il basileus bizantino Michele IV il Paflagone ritenne conveniente, su sollecitazione degli stessi fuggiaschi kalbiti (membri della dinastia islamica decaduta di Sicilia), di preparare una campagna di conquista, riesumando i progetti di annessione dell'Italia del grande Basilio II Bulgaroctono. Michele IV mise al comando della spedizione bizantina Stefano il Calafato, suo cognato.
Zoe, moglie di Michele IV, consigliò a quest'ultimo di porre al comando il generale Maniace, che alla corte bizantina era caduto in disgrazia dopo la conquista di Edessa a causa della gelosia imperiale. Michele IV si fece convincere dalla moglie, anche se Maniace doveva condividere il comando (col titolo di stratego autokràtor, , ovvero di generale supremo) con Stefano, al comando dell'unità di marina () responsabile del trasbordo dell'esercito e Costantino Chagé, stratega del tema dei Cibirreoti.Zonara, Epitome Historiarum, III, 593. L'esercito era composto da truppe regolari (tra cui le milizie provinciali di Puglia e Calabria, nonché Armeni, Pauliciani e Macedoni), da 500 guardie variaghe guidate da Harald Hardrada (futuro re di Norvegia), truppe guidate da Arduino, arruolate con la forza in Puglia (i cosiddetti Konteratoi), scarsamente convinti della missione, nonché da 300 normanni (concessi da Guaimario IV di Salerno, vassallo di Bisanzio),Theotokis Georgios, Rus, Varangian and Frankish Mercenaries cit., p. 126. questi ultimi comandati da Guglielmo d'Altavilla (detto Braccio di Ferro) e Drogone di Altavilla (fratello di Guglielmo).
La spedizione salpò dalla Penisola balcanica all'inizio dell'estate del 1038 secondo le fonti locali, più tardi secondo Scylitzes. La missione usò come testa di ponte la base di Reggio Calabria e, verso la fine dell'estate del 1038, sbarcò in Sicilia, dove in brevissimo tempo occupò di Messina. Dopo un'altra vittoria a Rhemata (oggi Rometta), a ca. 30 km da Messina,I. Scylitzes, Synopsis historiarum, a cura di I. Thurn, Berolini-Novi Eboraci, 1973, p. 403. successivamente la spedizione si diresse verso l'antica capitale bizantina dell'isola, Siracusa, che resistette fino al 1040, prima di cadere nelle mani dei bizantini. Una sconfitta colse ancora gli arabi per mano dei bizantini a Drangina (1040).Scylitzes, op. cit., 1973, p. 405.
Maniace fu l'unico condottiero che riuscì, prima dei Normanni, a sottrarre seppur temporaneamente (sino probabilmente al 1043) la città ai saraceni ("Cartaginesi", come i Fatimidi erano chiamati nell'opera di Scilitze).A testimonianza di quella impresa mandò le reliquie di santa Lucia a Costantinopoli e fece costruire in città un fortilizio che ancora oggi, pur se ampliato, porta il nome di Castello Maniace. Anche il trafugamento dalle reliquie di Sant'Agata avvenuto durante l'XI secolo avvenne probabilmente per mano della stessa spedizione.Una leggenda vuole che fosse stato lo stesso generale bizantino a trafugare le reliquie della santa di Catania e che, una volta partito, fu costretto a ritornare a causa di una furiosa tempesta e a custodire la salma in una casetta, in attesa che si placasse il maltempo. Sembra che Maniace abbia tentato anche un assalto a Malta, in base all'interpretazione di una certa fonte araba.Amari (1858), p. 422.
Nonostante le continue vittorie che stava conquistando sul campo, il morale dell'esercito era però basso a causa dei conflitti fra Giorgio Maniace e Stefano Calafato. Maniace aveva una pessima considerazione di Stefano. Nel 1040 tra Randazzo e Troina sconfisse le truppe musulmane di ʿAbd Allāh, figlio dell'Imām/califfo di Qayrawan. Nei pressi del luogo della battaglia, venne fondata l'abbazia di Santa Maria di Maniace, chiamata anche castello Maniaci di Bronte o Ducea Maniace.L'antico cenobio si trova oggi nei pressi del paese di Maniace, anch'esso intitolato in un secondo tempo in onore del generale bizantino. ʿAbd Allāh, pur sconfitto, riuscì a mettersi in salvo forse per un errore strategico di Stefano, che si rifiutò d'affrontarlo. Per questo fatto Maniace si adirò nei confronti di Stefano, scagliandosi con violenza contro di lui. Stefano a sua volta lo accusò di tradimento e Maniace, richiamato a Costantinopoli, fu immediatamente incarcerato. Michele Psello ipotizza che l'improvviso richiamo di Maniace sia da spiegare col timore delle autorità imperiali che tutta la Sicilia potesse finire nelle mani del formidabile - dunque pericoloso - guerriero.
La partenza di Maniace fu un duro colpo per la spedizione bizantina, infatti in breve il lombardo Arduino si ribellò, per dei contrasti riguardanti la ricompensa, e durante questa rivolta Stefano fu ucciso in battaglia. Il comando delle truppe fu preso allora dall'eunuco Basilio che non riuscì a controllare la situazione e, con la spedizione in piena crisi, si trovò costretto ad abbandonare la Sicilia. Intanto in Puglia la situazione andava rapidamente degenerando: i longobardi si erano rivoltati e la marina bizantina si era ammutinata, appoggiando l'insurrezione guidata da Argiro. Con l'esercito bizantino impegnato a soffocare la rivolta, gli Arabi tornarono a impossessarsi della Sicilia, tranne Messina.
La seconda spedizione nel catapanato d'Italia (1042)
Il 20 aprile 1042, l'imperatore Michele V il Calafato fu rovesciato e tornò al potere la famiglia macedone, sotto la guida della basilissa Zoe Porfirogenita, che immediatamente ordinò di liberare dalla prigione Giorgio Maniace. L'imperatrice ordinò al generale di tornare in Italia, inviandolo nelle terre bizantine sottoposte al catapanato di Bari. Maniace aveva il compito di stroncare non più le forze dei musulmani, ma quelle latine, insorte col sostegno di milizie normanne (comandate dallo stesso Arduino, all'epoca topotereteIl topoterete (), era in quest'epoca il vice di alti comandanti militari del themata, del tagmata o della marina bizantina. di Melfi, da Guimario e da Guglielmo "Braccio di Ferro", che avevano appoggiato i Bizantini in Sicilia) nel 1041, riuscendo a sottrarre loro Venosa, Monte Maggiore e Monte Siricolo. Fu quindi nominato dall'imperatrice catapano d'Italia, comprendente tutta l'Italia bizantina, venendogli attribuito il titolo di magistros () e strategos autokrator ().Gallina (2006), p. 158.
Quando Maniace tornò in aprile nel sud Italia, sbarcato a Taranto, si rese conto che la situazione era completamente ribaltata. Di tutte le conquiste che egli aveva fatto in Sicilia i Bizantini erano riusciti a conservare solamente la città di Messina, mentre il potere dei Normanni stava aumentando e l'intera Puglia appariva in rivolta. La spedizione di Maniace andò quindi incontro al fallimento, non riscendo a risolvere l'emergenza normanna, ormai esacerbatasi a tal punto da essere riuscita a occupare l'intera provincia. Maniace si rese responsabile inoltre di un operato drastico e crudele. I suoi massacri e gli abusi compiuti a Matera e a Monopoli nel giugno del 1042 avevano gettato un'ombra sulle sue gesta e l'avevano reso fortemente ostile alla popolazione locale.Gallina (2006), p. 160.
Un nuovo intrigo a corte segnò l'ennesimo giubilamento di Maniace. Un parente dell'imperatrice, Romano Sclero, che deteneva possedimenti in Anatolia confinanti con quelli di Maniace, intendeva impossessarsi anche di quelli del generale, e difatti già da anni erano in corso forti dissidi personali tra i due.Pare che Romano, mentre Maniace era impegnato in Sicilia, avesse tentato di sedurne la moglie. Si racconta che tale fosse la rabbia di Maniace all'udire questa notizia, che non potendo vendicarsi direttamente su Romano, avesse sfogato la sua ira sul messaggero che lo informava dell'accaduto, tappandogli la bocca, il naso e le orecchie con sterco. Vd. Bradbury, cit. Tali notizie arrivarono in Italia a Maniace, il quale si trovava nell'impossibilità di abbandonare il paese. Pare che Costantino IX, intanto subentrato al trono di Bisanzio sposando Zoe, abbia prestato sostegno alle pretese di Romano.
Costantino ordinò quindi nel settembre del 1042 a Romano di andare a sostituire il generale nel comando in Italia.Le fonti bizantine attribuiscono alla miopia del potere imperiale la degenerazione dei rapporti con Maniace, che sarebbe stato provocato a tal punto da essere indotto a ribellarsi contro il dispotismo imperiale. Vd. Gallina (2006), p. 158. Un'altra interpretazione del nuovo sollevamento dall'incarico di comandante supremo di Maniace spiega la decisione di Costantino col fatto che la sua gestione estremamente dura dell'ordine pubblico in Puglia avrebbe reso inviso il potere bizantino in queste zone.Gallina (2006), p. 159. In particolare poteva stare fortemente a cuore della corte imperiale la necessità di ristabilire il dialogo con Argiro,Prova ne sia di questo il fatto che il successore di Maniace al catapanato d'Italia, Basilio Theodorokanos, venne accolto con favore a Bari al suo arrivo, e forte del sostegno di Argiro poté apprestare una spedizione contro le basi di Maniace a Taranto, senza interferenza alcuna da parte normanna. Cfr. Laud (2000), p. 100. divenuto pedina fondamentale per la politica antinormanna dopo la riconciliazione con Bisanzio.I normanni infatti si intestarono la lotta anti-argiriana in nome del "ritorno all'ordine", contro il predominio bizantino. Cfr. Gallina (2006), ivi.