Berlusconismo è un neologismo della lingua italiana, solitamente utilizzato nel linguaggio del giornalismo e della sociologia politica per indicare le iniziative, le linee guida e i valori che hanno ispirato l'azione politica di Silvio Berlusconi, il suo modo di porsi nei confronti dell'opinione pubblica.

Origini e significato del termine Il termine "berlusconismo" risale agli anni ottanta, anni in cui Berlusconi era un imprenditore non ancora impegnato in politica. All'epoca era utilizzato, con valenza fortemente positiva, quale sinonimo di "ottimismo imprenditoriale", per definire uno spirito imprenditoriale che non si lascia turbare dalle difficoltà, confidando nel riuscire a risolvere i problemi. A seguito dell'ingresso in politica di Berlusconi nel gennaio 1994, il termine subì una netta modificazione nell'ambito del linguaggio giornalistico-politico.

Secondo la definizione datane dal Vocabolario Treccani dell'Istituto dell'Enciclopedia Italiana, "berlusconismo" indicherebbe sia il movimento di pensiero e il fenomeno sociale e di costume avente origine dalla figura di Berlusconi e dai movimenti politici da lui fondati (Forza Italia, Il Popolo della Libertà e nuovamente Forza Italia), sia la visione liberistica che egli avrebbe propugnato in ambito non solo economico ma anche politico.

L'affermarsi del berlusconismo quale fenomeno sociale e politico è stato da alcuni analisti messo in relazione con l'"anomalia italiana", ovvero con la concomitanza di fattori strutturali di criticità che affliggerebbero vari campi della vita italiana, dalle problematiche della società a quelli della politica e dell'economia (come ad esempio il patronato politico, il clientelismo, il nepotismo e la doppia morale). Tale rapporto, secondo l'interpretazione di uno studioso della storia recente d'Italia, andrebbe inteso nel senso di considerare il berlusconismo come espressione e conseguenza di quell'anomalia anziché come sua causa.Livio Karrer, I riti mancati, Mondoperaio, n. 6-7/2016, p. 65 .

In senso ugualmente critico ed estensivo, il termine è stato usato dal politologo e storico Marco Revelli, già cofondatore di Lotta Continua, per denotare un modo di fare politica e la sottostante cultura della ricchezza autolegittimatasi che investirebbe larghi strati della nazione, compresa buona parte della classe dirigente di centro-sinistra. Nell'analisi di Revelli vi è un esplicito parallelismo con la descrizione del fascismo come "autobiografia della nazione" fatta dall'antifascista Piero Gobetti, in quanto il movimento di Benito Mussolini e lo stesso Berlusconi sarebbero le manifestazioni più visibili di tendenze deteriori radicate a fondo nella società italiana.

Lo scrittore e giornalista francese Jacques Martin scrisse, in un articolo pubblicato su The Guardian nel 2006: "Il Berlusconismo è il più grave attacco alla democrazia occidentale dal 1945; un fenomeno che non può essere trascurato".

Nel gennaio 2007, il berlusconismo fu oggetto di un convegno organizzato dalla Fondazione Liberal (vicina a Forza Italia), svolto con lo scopo di riprendere il termine in luce particolarmente positiva. In una lettera inviata il 27 settembre 2008 da Sandro Bondi (ministro per i beni e le attività culturali nel governo Berlusconi IV) al quotidiano la Repubblica si legge: «Il cosiddetto "berlusconismo" è stato innanzitutto la risposta alla crisi del sistema politico italiano, che ha coinciso con la caduta del muro di Berlino e con Tangentopoli, e la presa d'atto dell'incapacità/impossibilità del Partito Comunista Italiano di trasformarsi in un'autentica forza politica riformista e di stampo europeo. In secondo luogo, il "berlusconismo" ha rappresentato e continua a rappresentare il tentativo più alto di modernizzazione delle strutture economiche e istituzionali del nostro Paese, sulla base non di una ideologia, ma di un sistema di valori autenticamente liberali e riformatori, che hanno influenzato oltretutto l'intera politica europea».

Per gli avversari il berlusconismo è invece una forma di populismo di destra. Molti, anche tra i suoi sostenitori, vi hanno ravvisato un equivalente italiano del gollismo francese o del peronismo argentino. Gianfranco Pasquino, politologo e già senatore per l'Alleanza dei Progressisti e nella Sinistra indipendente, ha visto la componente essenziale del suo fascino nella scoperta del valore dell'antipolitica come collante contro una classe dirigente vista come distante dalle esigenze reali della gente.Gianfranco Pasquino, "The Five Faces of Silvio Berlusconi: The Knight of Anti-politics", in Modern Italy, 12, no. 1 (February 2007): 39-54.

Gestione e politica di base

Berlusconi si proponeva come un moderato,Berlusconi: "Dialogo? Io sono il più moderato di tutti!" , Affaritaliani, 11 febbraio 2009 liberale e liberista, "l'alternativa alla vecchia politica", un imprenditore al servizio della politica.M. Calise, Dopo la partitocrazia, Torino, Einaudi, 1994. Il suo stile comunicativo era basato su un dialogo diretto con il popolo, condotto per mezzo di slogan semplici e incisivi (un presidente operaio, un milione di posti di lavoro, meno tasse per tutti, il partito dell'amore, l'amore vince sempre sull'invidia e sull'odio); è rimasto nella memoria collettiva il Contratto con gli italiani, siglato in diretta televisiva alla trasmissione Porta a porta prima delle elezioni politiche del 2001.

La forma di governo auspicata da Berlusconi sarebbe stata basata su uno Stato azienda: uno Stato governato con modalità e tecniche tipiche della gestione manageriale delle aziende. Da ciò l'insofferenza, sovente criticata dagli oppositori, da lui dimostrata verso i limiti che il sistema istituzionale pone ai poteri del Presidente del Consiglio e verso una politica fondata su lunghe trattative e mediazioni, alla quale Berlusconi mostrava di preferire un'azione incisiva e un marcato decisionismo del leader.

Non a caso, la riforma costituzionale approvata nel corso del suo secondo governo (respinta dal referendum costituzionale del 2006) aumentava in modo considerevole i poteri del capo del governo, definito Primo ministro, a sottolineare l'aumentato potere della figura, il quale invece nell'ordinamento italiano è un primus inter pares tra i ministri, che hanno poteri di indirizzo e coordinamento, e la cui reale autorità dipende inevitabilmente dagli equilibri politici).

Nelle funzioni politiche, Berlusconi sovente cercò di far collimare la collaborazione politica con l'amicizia personale, soprattutto in politica estera, ambito nel quale agì anche in prima persona scavalcando talvolta gli organi ufficiali del Ministero degli affari esteri e della diplomazia italiana.

Interrelazioni e strategia comunicativa Il berlusconismo è stato studiato in particolare per le varie strategie comunicative messe in atto da Berlusconi.

Rapporto diretto con le masse

Le narrazioni dei suoi trascorsi di gioventù, alle quali Berlusconi in varie occasioni indulgeva, miravano a instaurare un rapporto diretto con i cittadini italiani, che andasse oltre la politica, allo scopo non solo di cercare e fornire conferme, ma anche di acquisire nuovo consenso. Ad esempio, era solito rievocare la sua attività giovanile di cantante e intrattenitore di piano bar sulle navi da crociera (nel 2000, nel corso della campagna elettorale in vista delle elezioni regionali, utilizzò anche una nave da crociera, ribattezzata per l'occasione Nave della Libertà. mentre nel 2004 incise un disco di canzoni napoletane composte insieme al cantautore Mariano Apicella), oltre che le sue esperienze da venditore porta a porta.Nel film "Sua maestà Silvio Berlusconi", prodotto da CAPA PRESS T.V. di Parigi, per la regia di Stephane Bentura, Guido Possa, ministro dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca nel primo governo Berlusconi, direttore per molti anni della sua segreteria personale, amico fin dai tempi del liceo Sant'Ambrogio dei padri Salesiani di Milano, ricorda come il suo primo lavoro sia stato di venditore porta a porta di spazzole elettriche.

La strategia di comunicazione diretta e verticale con i cittadini, priva di mediazioni, è un'attitudine tipica di quei rapporti carismatici che, con finalità di volta in volta diverse, si instaurano tra il leader politico e il popolo nei sistemi populisti.Enrico Caniglia, Berlusconi, Perot e Collor come political outsider. Media, marketing e sondaggi nella costruzione del consenso politico, 2000 (p. 33)

Tali strategie di ricerca del rapporto immediato e diretto, scavalcando mediazioni e corpi intermedi, erano facilitate dall'utilizzo dei mezzi di comunicazione di massa, di cui Berlusconi fece grande uso, oltre a potersi avvalere di un possente apparato mediatico, espresso sia dai canali di sua proprietà (quelli televisivi della Mediaset e quelli editoriali della Arnoldo Mondadori Editore) sia, secondo vari commentatori, sulle reti pubbliche della Rai nei suoi periodi di permanenza al governo. Se, da un lato, i mezzi di comunicazione di massa permettono la "comunicazione verticale" e diretta, con cui il messaggio impatta sui destinatari senza subire mediazioni e interpretazioni, dall'altro il potere di controllo sui mass media avrebbe permesso a Berlusconi di affievolire e contrastare il flusso di quelle comunicazioni che si muovesse in direzioni opposte al messaggio da lui desiderato, vanificandone o attutendone l'impatto.

Tale obiettivo sarebbe stato perseguito con l'utilizzo non solo di programmi strettamente informativi, come i telegiornali, ma anche con l'uso accorto di nuovi format televisivi, come il cosiddetto infotainment.Enrico Caniglia, Berlusconi, Perot e Collor come political outsider. Media, marketing e sondaggi nella costruzione del consenso politico, 2000 (p. 37)

Simbologia religiosa e connotazione vittimistica Secondo Giuliana Parotto, docente di filosofia della politica all'Università degli Studi di Trieste, Berlusconi utilizzò una simbolica religiosa nel suo modo di presentarsi: «aspetti dell'immagine che vengono sempre sottolineati e che sono adatti altresì ad esaltare quelle funzioni salvifiche attribuite al leader. In questo quadro trova posto uno dei ricorrenti, sconcertanti, paralleli tra la figura vittimaria del premier e Gesù Cristo stesso: il periodo trascorso all'opposizione durante il primo governo Prodi è stato infatti descritto come la "traversata del deserto", le competizioni elettorali si sono trasformate in "prove elettorali", in esplicita analogia con le tentazioni messe in opera dal demonio.

Non è mancato neanche il paragone al Sole, come simbolo salvifico e di rinascita».

La connotazione vittimistica della comunicazione pubblica di Berlusconi avrebbe rappresentato una vera e propria strategia politica secondo il giudizio del giornalista Indro Montanelli e del semiologo Umberto Eco.Umberto Eco, Consiglio al Pd: vola bassissimo , l'Espresso, 14 marzo 2013. Quest'ultimo la ricondusse all'atteggiamento psicologico stigmatizzato nell'espressione partenopea «chiagni e fotti». Secondo Eco, si tratterebbe di una strategia comunicativa non nuova alla politica italiana, di cui, in passato, avrebbero già dato prova Palmiro Togliatti e Marco Pannella.

Ulteriore caratteristica della strategia comunicativa di Berlusconi era l'apposizione, ai suoi critici, di etichette destinate a delegittimare l'interlocutore, in particolare quella di comunista, che non risparmiò neanche al The Economist, prontamente ribattezzato The Ecomunist quando il quotidiano britannico avviò una campagna di articoli critici verso la sua azione di governo.

Tecnica della ripetizione