La popular music - o musica popolare contemporanea - è una macrocategoria che include tutti i generi e le correnti nati e affermatisi all'interno dell'industria musicale,Definizione secondo l'Associazione Internazionale per lo Studio della Popular Music (IASPM) prodotta con logiche di distribuzione di massa e rivolto a un pubblico eterogeneo dal punto di vista socioculturalePhilip Tagg, Analysing Popular Music: Theory, Method and Practice, Popular Music 2, 1982. e incorpora in sé sia il mainstream che l'underground musicale.
In musicologia la popular music è spesso distinta dalla musica colta e dalla musica tradizionale, assieme alle quali, secondo Philip Tagg, forma un "triangolo assiomatico" di macrogeneri musicali.Philip Tagg, "Analysing Popular Music: Theory, Method and Practice", Popular Music 2 (1982): 41. +Schema riassuntivo della divisione dei generi musicaliLucio Spaziante, Sociosemiotica del pop, Carocci editore, 2007.Cultura altaCultura popolarecultura di massa, logiche di consumoFolcloreMusica coltaavanguardia, concettuale, classicaPopular musicMusica tradizionale-etnicaRockcollegato alla tradizione blues, controculturale, underground anche sperimentalePopmainstream di facile ascolto dipendente dall'industria discografica
Definizione
Il musicologo Allan Moore descrive la popular music come
Per gli studiosi è complesso decidere entro quali parametri definire la popular music. Il musicologo Frans A. J. Birrer riassume in quattro categorie:
1) Normativo: che cataloga la popular music come un genere inferiore 2) Negativo: musica che non rientri nelle categorie di folk e "seria" 3) Sociologico: musica che identifica i diversi gruppi sociali 4) Tecnologica: musica in cui investe un ruolo importante il mercato di massa e l'industria dei mass-media
Secondo Richard Middleton e Peter Manuel invece tali categorie prese singolarmente sono insufficienti a definire la musica popolare, proponendo come parametri sia il lato della diffusione della musica tramite i media, sia la musica prodotta dall'alto o dal basso, analizzandole poi dal punto di vista del mercatoRichard Middleton e Peter Manuel, "Popular music", Grove Music Online. Origine del nome e distinzioni Il termine popular music nacque negli anni venti ed era usato in senso molto ampio per riferirsi all'intero corpus della musica occidentale di massa, intesa come "di gradimento generale, diffuso" ("having popular appeal").
La necessità di riferirsi a un concetto ingombrante come popular music in termini comprensibili e comuni a tutti, ha generato un dibattito ancora aperto e una serie di espressioni, spesso usati erroneamente come sinonimi da studiosi e appassionati: musica leggera, commerciale, di massa, rock, pop. Una tale proliferazione di termini nasce probabilmente dall'esigenza di rendere al meglio nella lingua italiana la traduzione inglese di popular music. Sebbene si possano riscontrare casi in cui si è deciso di tradurre letteralmente dall'inglese popular music all'italiano musica popolareI mondi della musica. Le musiche del mondo di Elisabetta Panis, molti studiosi accusano il termine "musica popolare" di creare confusione. In molti quindi preferiscono l'uso del termine "popular music" applicato alla lingua italianaFranco Fabbri, convegno “La divulgazione musicale in Italia oggi”, Parma, 5 novembre 2004.
La popular music non va confusa con la pop music (o musica pop), espressione che, pur condividendone le radici (infatti pop vale come contrazione di popular), viene «ormai acquisita come parola identificativa di un non ben identificabile sottoinsieme della musica popular, più facile e commerciale di altri»Nota del curatore Marco Santoro alla traduzione italiana di Theodor Adorno, Sulla popular music, Armando Editore, 2008 (p. 64), connotato da «uno stile di sicura presa sul pubblico e di facile consumo», che divenuta fenomeno di consumo di massa a partire dagli anni cinquanta del NovecentoErnesto Assante, «Pop», Enciclopedia dei ragazzi, Istituto dell'Enciclopedia italiana Treccani. Dopo l'affermazione del rock and roll degli anni cinquanta, le correnti principali che costituiscono il macroinsieme musica popolare sono il pop e il rock. Questo ha creato frammentazione e specificazione del senso generale dell'espressione popular music si è prodotto all'incirca alla metà del XX secolo, nel momento in cui forme di musica ritenute tradizionalmente come meno "colte" si sono impossessate di uno status culturale più solido: il pop si è affermato come musica di facile ascolto e di intrattenimento su larga scala, mantenendo il senso originario di popular appeal e plasmando la sua struttura su logiche commerciali ben precise, mentre il rock, ereditando il portato anche sociale dell'eversione rock & roll, si è conquistata un'identità controculturale e underground.
L'espressione musica popolare è una traduzione letterale dell'inglese popular music, ma quest'ultima, riassumendo tra le tante definizioni datele, è concepibile come musica "fatta per la gente", creata cioè per essere accessibile a un numero quanto più grande possibile di persone con l'aiuto dei media. la seconda è invece musica "fatta dalla gente", di tradizione e generalmente a trasmissione orale. Con lo sviluppo in quest'ordine dell'editoria musicale, della radio e dell'industria discografica, il termine inglese popular music ha assunto significati autonomi rispetto alle forme musicali appartenenti alla musica popolare.
Un altro tentativo di traduzione è stato fatto con musica leggera, ma - in modo simile alle espressioni musica pop, musica commerciale e musica di consumo - non ricopre il significato di popular music in modo esauriente.
Storia Musica tradizionale e musica "colta" Prima dell'Ottocento, in Europa, le uniche correnti musicali concepite erano la musica popolare (oggi tradizionale, cioè precedente all'industria musicale) e la musica generalmente intesa oggi come "colta"; ciò mostra una netta divisione sociale e culturale tra il pubblico. I compositori professionisti potevano lavorare solo su commissione di un'istituzione religiosa o alle dipendenze di una corte, mentre le composizioni di autori dilettanti o minori si potevano tradurre nelle cosiddette variazioni e reinterpretate dai compositori famosi (es. variazioni sul tema della follia, Variazioni Goldberg di Bach ecc.).
Tra il XVIII ed il XIX secolo, con l'ascesa della borghesia, i concerti vengono aperti ad un pubblico più ampio, e i compositori, per utilizzare un termine moderno, diventano dei "liberi professionisti", producendo composizioni anche per "uso domestico", cioè spartiti di facile reperibilità e a basso costo in modo che chiunque potesse suonare le musiche più popolari anche a casa propriaRichard Middleton and Peter Manuel. "Popular music" in Grove Music Online.. Esempi di questa tendenza si possono trovare nei lied tedeschi e nelle canzonette per pianoforte di Donizetti, due forme con una struttura comune a molti brani pop moderni. A questo si aggiunse poi sul finire del Settecento un notevole aumento di concerti di musica popolare nei "giardini di piacere, sale da ballo, teatri popolari e concerti da camera". Nasce infatti un'editoria che stampa spartiti musicali e che ne tutela il diritto di composizione (una prima forma del moderno diritto d'autore), ma non ancora di esecuzione. I primi esecutori di musica popolare collaborarono con l'industria dello spartito musicale per diffonderne i prodotti, sempre più persone si trovarono così coinvolte nella musica, partecipando a cori amatoriali, o all'attività delle orchestre.
Napoli intorno ai primi dell'Ottocento vide il fiorire di negozi e numerosi editori musicali (Guglielmo Cottrau, Fratelli Fabbricatore e Fratelli Clausetti,Paolo Ruggieri, Canzoni Italiane, Fabbri Editori, 1994, pag.2-12, Dalle origini a Piedrigrotta per citarne alcuni) che diedero l'avvio a quella che oggi viene chiamata l'epoca della canzone classica napoletana. Nel 1839 nacque così il primo concorso canoro di Piedigrotta. Le canzoni proposte presentano caratteristiche tipiche della musica popolare partenopea ma in forma di arrangiamenti ed esecuzioni tali da sembrare arie d'opera lirica; le canzoni più di successo vengono stampate su fogli singoli detti copiellePasquale Scialò, Storie di musiche, 2010., contenenti testo e melodia, spesso diffuse dai "posteggiatori", musici vagabondi che suonavano le canzoni o in luoghi al chiuso o lungo le vie della cittàPasquale Scialo, La canzona napoletana, Newton&Compton, 1998, pag.24-28, I posteggiatori Con l'editoria degli spartiti venduti in massa (la canzone te voglio bene assaje vendette ben copielle) nasce una prima forma di industria musicale.
Contemporaneamente, negli Stati Uniti, Stephen Foster, musicista autodidatta e compositore di ispirazione musicale europea, in particolare italiana e tedesca, mette in scena spettacoli goliardici parafrasando la musica folclorica americana nello stile dei neri, adottando un'orchestra di bianchi che facevano uso di strumenti quali violini, banjo e chitarre.
Hillbilly, Race records e Tin Pan Alley
Tra l'Ottocento e il Novecento la scena musicale si concentra nelle grandi città, a New York in particolare poiché gli editori spostano i propri uffici vicino ai teatri. L'editoria newyorkese – e di conseguenza il genere di musica che viene da essa divulgata – viene soprannominata Tin Pan Alley da un noto giornalista del periodo; tra gli appartenenti a questa categoria nei primi anni si possono citare personaggi di spicco quali Cole Porter e George Gershwin, di estrazione classica ma fortemente influenzati dal nascente ragtime.
La musica tin pan alley domina i gusti degli americani, conquistando cospicui successi nelle vendite, su tutti il brano After the ball (1891) di Charles K. Harris supera i cinque milioni di spartiti venduti. Nei primi del novecento il fonografo di Thomas Edison viene soppiantato dall'invenzione del grammofono da parte di Emile Berliner, in quanto il supporto utilizzato, il disco, è più resistente ai cambiamenti climatici e soprattutto è possibile farne delle copie, cosa che non era pensabile per il cilindro dell'americano; prende così piede l'industria discografica.
Nei primi decenni del nuovo secolo la categorizzazione discografica è così organizzata: la musica di tin pan alley, dal maggior successo; hillbilly, antenata della musica country, proveniente dalle campagne e di ispirazione principalmente irlandese e africana, riprende l'amalgama strumentale degli spettacoli comici di Stephen Foster; i cosiddetti "race records", la musica dei neri comprendente il ragtime, poi jazz e il blues.
La popular music nasce quindi con la commercializzazione discografica e editoriale della musica popolare.
Innovazioni tecnologiche e dopoguerra Con l'introduzione commerciale della radio (intorno agli anni venti) il copyright acquista anche il diritto di esecuzione e nascono due associazioni di editori: la ASCAP che si occupa di musica tin pan alley e la BMI che si occupa di musica nera e hillbilly. Le associazioni in sostanza richiedono un pagamento alle radio per la trasmissione dei brani, queste ultime però, salassate dalle esose richieste degli editori newyorkesi, trasmettono solo canzoni registrate dalla BMI perché molto più economiche. Tin Pan Alley è in declino.
L'invenzione del microfono negli anni trenta porta i cantanti a sperimentare una nuova forma di canto, fino ad allora le esibizioni erano possibili solo con urli, voci molto alte e potenti, fischi o addirittura megafoni, con la nuova tecnologia invece è possibile anche solo "sussurrare", creare un'atmosfera più intima e confidenziale: nasce la figura del crooner; tra i maggiori esponenti troviamo Dean Martin, Frank Sinatra e Bing Crosby.