Personaggio leggendario, gli sono state attribuite imprese memorabili e fantastiche come quella che lo voleva invulnerabile ai proiettili o che narrava che il suo spirito aleggiasse ancora tra le tribù dei pellerossa.
Il nome In lingua lakota, Tȟašúŋke Witkó significa letteralmente "Cavallo Pazzo", da intendersi come "imbizzarrito", ma anche come "folle" o, meglio, "posseduto" essendo la follia, per i Lakota, segno o frutto di un particolare rapporto con il Grande Spirito. La parola Witkó infatti, in lingua lakota sta a significare la condizione di alterazione tipica del contatto con il sacro, oltre che la follia in senso lato. Tȟašúŋke, invece indica il cavallo, aggiungendo il prefisso tha- che significa "grande" al nome šúŋke cioè "cane".Jan F. Ullrich - Lakota Language Consortium, New Lakota Dictionary: Lakhotiyapi-English/English-Lakhotiyapi & Incorporating the Dakota Dialects of Santee-Sisseton Yankton-Yanktonai, Lakota Language Consortium Inc., 2008 Cavallo quindi letteralmente significa "grande cane", nome che fu dato a questo quadrupede dai nativi americani alla prima vista dei cavalli portati in America dai conquistadores agli inizi del XVI secolo.
I primi anni
Infanzia Cavallo Pazzo nacque nella regione del Bear Butte (Matȟó Pahá per i Lakota), nell'attuale Dakota del Sud, intorno al 1840The Authorized Biography of Crazy Horse and His Family Part One: Creation, Spirituality, and the Family Tree, DVD - Directorː William Matson, Reel Contact Productions, 2006 durante uno dei periodici raduni che i Lakota tenevano in quella zona. I genitori appartenevano a due diversi sottogruppi di Sioux. Il padre, Tȟašúŋke Witkó (Cavallo Pazzo), era un Oglala, mentre la madre, Tȟašína Ȟlaȟlá Wiŋ (Donna dalla coperta tintinnante), secondo alcune fonti apparteneva alla famiglia dei MinneconjouRafaele D'Aniello, Dizionario degli Indiani d'America, Newton & Compton Editori, 1999, p. 427, secondo altre era una donna della tribù dei BrulèStephen E. Ambrose, op. cit., p. 48 ed era sorella di Siŋté Glešká (Coda Chiazzata).Mari Sandoz, Crazy Horse, the Strange Man of the Oglalas, a Biography, University of Nebraska Press, 1961, p. 18 Alla nascita gli fu dato il nome Čháŋ Óhaŋ (In mezzo agli alberi), ma fu presto chiamato dalla madre in modo affettuoso Pȟehíŋ Yuȟáȟa ("Curly" ovvero "Ricciuto")Mari Sandoz, op. cit., p. 17 a causa dei suoi capelli particolarmente ricci o anche Žiží ("Light Hair" ovvero "Capelli chiari")Mari Sandoz, op. cit., p. 20 per il loro colore castano chiaro (cosa, questa, rarissima tra i nativi americani). Seguendo le tradizioni, Ricciuto fu allevato secondo le usanze tribali: intenso allenamento fisico e molto tempo trascorso in preghiera e solitudine, come era consuetudine per i giovani della tribù. Imparò presto ad andare a cavallo, ad usare arco e frecce, a cacciare piccoli animali e dimostrò subito grande abilità in tutte queste attività. Quando raggiunse la maturità e dimostrò di esserne degno, suo padre gli cedette il suo nome, Cavallo Pazzo appunto,Mari Sandoz, op. cit., p. 118 e lui ne prese uno nuovo, Waglúla (Verme).
La visione Per i giovani Lakota la spiritualità, il contatto con il mondo degli Spiriti, si manifestava attraverso la visione che veniva raggiunta seguendo un preciso rituale tribale che includeva la solitudine, il digiuno e spesso anche ferite autoinflitte. Ricciuto aveva una profonda spiritualità che lo portava a vivere in armonia con tutto ciò che fa parte del Cerchio della vita:Secondo il simbolismo dei nativi americani tutte le cose sono collegate nel Sacro Cerchio della vita che racchiude ogni cosa e dal cui interno nasce ogni cosa. Un cerchio non ha né inizio né fine, quindi rappresenta l'infinito, l'unità di tutte le cose e insegna che tutte le cose sono correlate tra loro. Esso fornisce agli uomini il mezzo per comprendere l'universo, i misteri della vita e della morte, il fluire del tempo, i cicli delle stagioni. La sua forma circolare rappresenta in maniera perfetta il percorso in cielo del Sole e della Luna e sulla Madre Terra la forma del tepee, la forma del tamburo, quella della ruota di medicina e di altri oggetti che hanno un ruolo significativo nella cultura, nelle credenze e nelle tradizioni dei Lakota.James David Audlin, The Circle of Life: A Memoir of Traditional Native American Teachings, Create Space Independent Publishing Platform, 2012 la Terra, il Sole, il cielo, gli alberi e gli animali. Tutto riportava a Wakan Tanka, il Grande Spirito, creatore di tutto e presente in ogni cosa.Stephen E. Ambrose, op. cit., p. 139 Ma la sua spiritualità si esprimeva soprattutto attraverso il sogno che alimentava con il suo sconfinato potere fantastico. Egli sognava di diventare un guerriero coraggioso e un capo autorevole e rispettato dalla sua gente. Si raccoglieva spesso in se stesso, nel silenzio e nella solitudine, alla ricerca di una visione che potesse aprirgli un squarcio sul futuro. Un giorno Ricciuto si ritirò da solo nella zona dei laghi nelle Sand Hills (Nebraska) e per due giorni di veglia ininterrotta e senza cibo invocò il Grande Spirito di avere un sogno che gli fosse da guida sul sentiero della vita.Mari Sandoz, op. cit., pp. 104-105 E quella visione tanto cercata e destinata ad influenzare profondamente il suo futuro, alla fine arrivò.
Nella sua visione Ricciuto vedeva il Sacro Cerchio della vita chiudersi intorno a un guerriero che, fluttuando nell'aria, cavalcava contro i nemici in un turbinio di pallottole e di frecce che lo sfioravano senza tuttavia colpire né lui, né il suo cavallo. Quel guerriero portava una sola penna tra i capelli sciolti, il segno di un fulmine impresso su una guancia e gocce bianche come chicchi di grandine sul corpo. Quando la visione svanì Verme, suo padre, la interpretò e disse a Ricciuto che quel guerriero era lui e che la penna, il segno del fulmine e i chicchi di grandine dovevano diventare la sua abituale pittura di guerra.Mari Sandoz, op. cit., p. 105
La profezia espressa dalla visione doveva incredibilmente dimostrarsi vera nel corso degli anni. Cavallo Pazzo non fu mai sconfitto in battaglia e non venne mai ferito dai nemici. L'unica ferita la subí quando venne colpito accidentalmente da una freccia mentre stava prelevando uno scalpo.Stephen E. Ambrose, op. cit., p. 94
L'uomo e il guerriero Di Cavallo Pazzo non si hanno documenti fotografici. Quello che sappiamo di lui ci viene dalla descrizione di individui che lo hanno conosciuto. Cavallo Pazzo era di statura superiore alla media, aveva corporatura snella, occhi scuri e pelle di colore più chiaro rispetto a quella degli altri Oglala.Stephen E. Ambrose, op. cit., p. 69 Nei lunghi capelli di solito portava una sola penna di falco e dietro l'orecchio metteva, a mo' di amuleto, una pietruzza datagli da un "uomo di medicina".
Malgrado fosse il guerriero più famoso della sua tribù e uno dei Portatori di casacca, aveva conservato il suo carattere schivo e riflessivo.Peter Guttmacher, Crazy Horse: Sioux War Chief (North American Indians of Achievement), Chelsea House Publishers, 1994, pp. 65–67 Parlava poco, anche quando partecipava al Gran Consiglio Tribale, ma le sue parole erano sempre ascoltate con grande attenzione e rispetto dagli altri membri del Consiglio. Gelido il modo con cui liquidò la richiesta del governo di Washington di acquistare le Black Hills «Non si vende la terra su cui la gente camminaǃ».Dee Brown, Seppellite il mio cuore a Wounded Knee, Arnoldo Mondadori Editore, 1972, p. 290 Questo era l'uomo.
Poi c'era il guerriero ed era tutt'altra cosa. Se il primo era calmo e riflessivo, il secondo era scaltro e audace. Era capace di cavalcare a pelo e, aggrappato alla criniera del cavallo, di scomparire di lato per nascondersi alla vista degli avversari. Si inebriava quando si lanciava a galoppo sfrenato nelle praterie, provava un sacro furore quando si avventava contro i nemici e, forte del ricordo della visione, prese parte in maniera temeraria a molteplici scontri contro le storiche tribù nemiche di Crow, Pawnee e Shoshoni. Questi scontri, tuttavia, erano spesso poco più che schermaglie generate dal predominio sul territorio, dal possesso di cavalli o da questioni di caccia. Poi cominciarono quelli con i primi coloni e con i soldati e allora fu guerra vera. L'attrito tra gli indiani e i bianchi diventò crescente, le battaglie con i coloni e le Giacche Blu per il dominio delle pianure sempre più frequenti e fu allora che Cavallo Pazzo cominciò a battersi per un ideale più nobile: la libertà del suo popolo.
Il capo di guerra Cavallo Pazzo si era già distinto nel gruppo degli uomini-esca che, con la loro tattica spericolata, erano stati determinanti nella battaglia del Platte Bridge (luglio 1865) e, subito dopo, in quella delle Red Buttes nell'allora Territorio del Wyoming. Gli attacchi erano stati portati da forze congiunte di indiani Lakota Sioux e Cheyenne del Nord contro postazioni dell'esercito degli Stati Uniti.Stephen E. Ambrose, op. cit., pp. 179-182 L'audacia e la temerarietà dimostrate in entrambe le battaglie e soprattutto l'entusiasmo e la voglia di combattere che riusciva a infondere negli altri guerrieri gli valsero il titolo di Ogle Tanka Un ("Portatore di Casacca" ovvero "Capo di guerra").Royal B. Hassrick - Dorothy Maxwell - Cile M. Bach, The Sioux: Life and Customs of a Warrior Society, University of Oklahoma Press, 1964, p. 27
Una volta assurto al ruolo di capo di guerra degli Oglala Sioux, Cavallo Pazzo divenne uno dei grandi protagonisti nella lotta intrapresa contro lo sterminio degli indiani delle Grandi pianure. Anche dopo la rinuncia alla rivolta armata da parte dei grandi capi Nuvola Rossa e Coda Chiazzata, le cui imprese avevano caratterizzato il ventennio precedente, egli proseguì nell'offensiva insieme con il quasi coetaneo Fiele (Gall in inglese, Piji in lingua lakota) e il più anziano Toro Seduto.
Massacro di Fetterman
È questa una vicenda terribile che si inquadra in quella che gli storici chiamano la "guerra di Nuvola Rossa" combattuta tra il 1866 e il 1868 per il controllo del territorio del fiume Powder e per contrastare il transito delle carovane di coloni che percorrevano la pista Bozeman (Bozeman Trail) per raggiungere il Montana.
Dicembre del 1866: Oglala Sioux, Cheyenne ed Arapaho si erano accampati a una decina di chilometri a nord di Fort Phil Kearny, lungo il Bozeman Trail. Il loro scopo era quello di attirare i soldati in una trappola non sentendosi in grado di attaccare direttamente il forte che sorgeva in posizione elevata ed era ben protetto. Mentre il grosso degli indiani si nascose nel punto dove doveva scattare l'agguato, Cavallo Pazzo insieme a Gobba, Pioggia in Faccia, Cane Maschio, Cavallo Americano e ad altri tre uomini-esca raggiunse il forte. Gridando e correndo tutt'intorno con i loro cavalli essi riuscirono ad attirare fuori dal forte un contingente di ottanta soldati comandati dal capitano William Judd Fetterman.Michael G. Miller, Red Cloud’s War: An Insurgency Case Study For Modern Times, U.S. Army War College, 2011, p. 31
Fetterman era un giovane ufficiale che si era ben distinto nella guerra di secessione americana,Stephen E. Ambrose, op. cit., p. 258 ma che non aveva nessuna esperienza nella lotta contro gli indiani. Per giunta era uno spaccone che usava dire «Datemi un'ottantina di soldati e spazzerò via tutta la nazione Sioux».Stephen E. Ambrose, op. cit., p. 251