Il ritratto di Maffeo Barberini è un dipinto a olio su tela (124 x 90 cm) attribuito a Michelangelo Merisi detto il Caravaggio dal grande storico dell'arte Roberto Longhi nel 1963 - realizzato tra il 1599 e il 1603 circa. Dal marzo 2026 l'opera è di proprietà dello Stato italiano, assegnata stabilmente alle Gallerie Nazionali d'Arte Antica di Palazzo Barberini in Roma.

Considerato un caposaldo della ritrattistica moderna, il dipinto è uno dei rarissimi ritratti autografi del Merisi sopravvissuti, facente parte di un ristrettissimo gruppo di soli tre esemplari certi nel corpus del pittore.

Storia Il dipinto ritrae Maffeo Barberini (1568-1644) all'età di circa trent'anni, nel periodo in cui ricopriva la carica di chierico della Camera Apostolica (carica ottenuta nel marzo 1598). L'opera restituisce una fase cruciale della sua ascesa al potere nella curia romana: Barberini, che diventerà uno dei massimi mecenati della Roma barocca, appare qui come una figura austera, vigile e già consapevole del proprio ruolo. La committenza è supportata dalle testimonianze dei biografi coevi Giulio Mancini e Giovanni Pietro Bellori, i quali confermarono l'esecuzione di ritratti per la famiglia Barberini da parte di Caravaggio.

L'opera fu identificata e attribuita a Caravaggio da Roberto Longhi nel 1963, che ne pubblicò lo studio nell'articolo Il vero «Maffeo Barberini» del Caravaggio sulla rivista Paragone. Precedentemente, il dipinto venne individuato da Giuliano Briganti; l'autografia fu confermata anche da Federico Zeri, che ne tracciò la provenienza dal mercato antiquario romano (Collezione Sestieri) intorno al 1935, periodo della dispersione della Collezione Barberini.

Dopo decenni di permanenza in una collezione privata, la critica internazionale ne ha confermato unanimemente l'attribuzione durante la mostra Caravaggio 2025, tenutasi a Roma. Dopo essere stato esposto per la prima volta al pubblico tra il novembre 2024 e il luglio 2025, il dipinto è stato al centro di una trattativa durata oltre un anno tra il Ministero della Cultura e i proprietari privati. Il 10 marzo 2026, il Ministro della Cultura Alessandro Giuli ha annunciato l'acquisto ufficiale da parte dello Stato Italiano dell'opera per la cifra di 30 milioni di euro.

Descrizione Il ritratto è celebrato da Roberto Longhi come un momento fondativo della ritrattistica moderna, capace di sostituire la "mera somiglianza" con una "realtà atteggiata" e psicologica. L'impostazione è stata definita dalla critica "quasi contemporanea", restituendo la sensazione di una presenza viva più che di una figura storica.

La figura del prelato emerge con forza dalla penombra grazie alla caratteristica luce radente di Caravaggio, che modella le carni con un'estrema densità luminosa e mette in risalto un volto segnato da una concentrazione sospesa tra introspezione e ambizione. Gli occhi, resi vividi da un leggero strabismo, puntano direttamente verso l'osservatore, mentre le labbra appaiono serrate ma prive di rigidità, contribuendo a un'espressione di vigile impazienza. Il monsignore è raffigurato seduto di tre quarti su una poltrona disposta diagonalmente, indossando una berretta e una veste talare dalle tonalità verdi. Il dinamismo della composizione è enfatizzato dal contrasto tra le mani: mentre la sinistra stringe con energia una lettera piegataPotrebbe trattarsi di un'allusione alla sua nomina a chierico apostolico, circostanza che deporrebbe a favore di una datazione precoce dell'opera, poiché nel 1597 Barberini acquistò, ad appena ventinove anni, l'ufficio di scrivano della Camera Apostolica (Laurent Bolard, Caravage: Michelangelo Merisi dit Le Caravage, 1571-1610, Paris, Fayard, 2010, p. 99); ma potrebbe anche trattarsi delle credenziali di sua nomina, l'anno dopo, alla legazione di Ferrara., la destra compie un gesto improvviso, descritto da Longi come "sospeso e rotante", che sembra dirigersi verso un interlocutore invisibile posto al di fuori dello spazio pittorico. In primo piano, un rotolo di documenti chiuso da un cordone di velluto funge da fulcro prospettico, guidando l'occhio dell'osservatore attraverso la complessa costruzione narrativa e spaziale dell'opera.

La gamma cromatica è giocata su una "sinfonia di verdi" (dal verde metallico al verde oliva). Caravaggio utilizza una tecnica specifica per lo sguardo, applicando una piccola pennellata di biacca sull'iride per fissare il riflesso della luce e dare intensità vitale al personaggio. Dalle analisi tecniche è emersa l'assenza di cinabro nell'incarnato, sostituito da terre e bianco di piombo.

Note

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