Biografia
Origini Appartenente alla dinastia Puru, Purushattana (grecizzato in Poro) fu dal 340 a.C. re dei Pauravas, una popolazione indiana stanziata in una zona tra l'Idaspe (l'odierno Jhelum) e l'Acesine, tra l'India nord - occidentale e l'odierno Pakistan.
Nemico di Alessandro Magno Il sovrano indiano fu uno stretto alleato dell'Impero achemenide: quando l'imperatore persiano Dario III Codomanno dovette fronteggiare il re macedone Alessandro Magno a Gaugamela nel 331 a.C., gli inviò un contingente di 1000 fanti e 15 elefanti comandati da due dei suoi figli. Successivamente, allorché il conquistatore macedone decise di invadere le province dell'India, chiedendo a tutti i ragià indiani di fare atto di sottomissione, Poro gli fece pervenire una minacciosa risposta: «Mi preparo ad accogliervi, ma con le armi!».
Oppose dunque una forte resistenza all'avanzata di Alessandro Magno, alleatosi con alcuni principi locali a lui ostili, tra cui Tassile, re di Taxila (nell'odierno Pakistan). Lo scontro tra le forze di Poro e quelle di Alessandro avvenne nel 326 a.C., sulle rive Idaspe: il re indiano disponeva di 50.000 uomini, 3000 cavalieri e ben 200 elefanti da guerra (nonostante i dati delle fonti discordano), Alessandro aveva 50.000 fanti e 4000 cavalieri. Gli indiani costruirono uno sbarramento sulla sponda opposta del fiume, mettendo in prima linea gli elefanti, in modo da spaventare i cavalli avversari.
Il sovrano macedone fece accampare i suoi uomini di fronte ai nemici, mentre in segreto cercava un guado per poter attraversare il fiume, trovandolo parecchi chilometri più a nord, presso un'isola in mezzo al corso d'acqua. Una notte Alessandro, fatti gettare due ponti tra la terraferma e l'isola, fece attraversare il fiume al grosso del suo esercito, mentre una parte dei macedoni restava nel proprio accampamento di fronte a quello nemico, per far credere che fosse ancora lì. All'alba, transitato sul guado opposto, l'esercito macedone minacciò direttamente il fianco destro nemico. Poro ci mise parecchio per capire che quella a nord non era un diversivo, e impiegò parecchio per decidere il da farsi. Da una parte, se attaccava direttamente Alessandro rischiava di farsi prendere alle spalle dal contingente nemico rimasto al campo, mentre se rimaneva ad affrontare l'accampamento macedone, si sarebbe fatto prendere sul fianco dal sovrano avversario. Decise allora di marciare contro Alessandro, lasciando comunque una parte del suo esercito ad arginare l'eventuale attacco del resto dell'armata macedone.
Ma il terreno paludoso lungo l'argine del fiume complicò la sua marcia e quindi gli attacchi degli elefanti; riuscì comunque nel suo scopo, ovvero terrorizzare i cavalli avversari che, imbizzarriti, scaraventarono a terra i loro cavalieri, rendendoli facile preda degli arcieri indiani. Alessandro fu abile: dopo un iniziale sbandamento, il re macedone utilizzò i pachidermi nemici come muro contro cui far andare a sbattere la fanteria indiana, pressata dalla manovra a tenaglia della sua ala di cavalleria e di un contingente di riserva, cui aveva affidato il compito di aggirare lo schieramento indù e sorprenderlo alle spalle. In pratica, gli elefanti svolsero il ruolo rivestito solitamente dalla falange, ovvero quello dell'incudine. Lo stesso Poro, dal suo elefante da guerra, combatté valorosamente, scagliando lance contro i nemici che si avvicinavano circondandolo. La battaglia finì: i macedoni persero 1000 uomini, contro i 23.000 del nemico, tra cui due figli del ragià.
Alessandro ordinò ai suoi di spogliare il cadavere, ma il ragià indiano fu difeso valorosamente dal suo elefante che impedì a chiunque di molestare il suo padrone e addirittura, con la proboscide, svelse la lancia conficcata nella sua spalla. Commosso da ciò, il condottiero ellenico andò a trovare l'avversario, che, ferito, era stato preso in cura dai suoi. Alla domanda di come volesse essere trattato, Poro rispose orgogliosamente: "Come un re!". E Alessandro lo trattò da re: lo reinsediò nel suo palazzo, gli lasciò il regno e anzi lo nominò satrapo di tutti i territori indiani conquistati fino a quel momento, pur sotto l'autorità del comandante militare macedone di Alessandria Nicea. In tal modo divenne, dunque, un suo vassallo. Dal canto suo, Poro donò all'antico avversario un contingente di 5000 uomini, per farlo proseguire nelle sue conquiste oltre il Gange, anche se Alessandro fu poi costretto a tornare indietro dopo un ammutinamento del suo esercito.
La fine di Paurava Successivamente, dopo la morte del grande conquistatore, nel 323 a.C., Poro fu tra i protagonisti della riscossa contro il dominio macedone, tuttavia venne ucciso nel 317 a.C. dal generale macedone Eudemo.
Quest'ultimo, satrapo macedone della regione indiana inseme a Tassile fino alla morte di re Alessandro, dopo aver assassinato sia Poro che il re indiano alleato, si impose sulla regione dell'Indo come unico signore, tanto che dal disciolto esercito di Paurava prese 120 elefanti. Tuttavia Eudemo rimase coinvolto nelle lotte tra i Diadochi, i generali di Alessandro che alla sua morte si sparirono il suo Impero, e morì in battaglia nel 316 a.C. Pertanto, tutti i territori indiani finora conquistati dai Macedoni passarono sotto il dominio dei Maurya, che crearono il secondo impero unitario dell'India.
Note
Bibliografia Fonti primarie
Saggi e biografie Ashley JR (1998), The Macedonian Empire: The Era of Warfare Under Philip II and Alexander the Great, 359-323 B.C., McFarland and Company Inc., Jefferson (North Carolina)-Londra, ISBN 0-7864-1918-0. Demandt A (2009), Alexander der Große : Leben und Legende, Monaco di Baviera. Dodge T (1890), Alexander, Pennsylvania, Stackpole Books, ISBN 978-1-85367-179-1. Lane Fox R (1973), Alexander the Great, Londra, Penguin Books, ISBN 0-14-008878-4. Roisman J [e] Worthington I (2010), A Companion to Ancient Macedonia, Oxford. Sastri KA (1988), Age of the Nandas and Mauryas, 2. ed., Delhi, Motilal Banarsidass, ISBN 81-208-0465-1.
Voci correlate Abisare Poro, re delle Indie
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Categoria:Alessandro Magno Categoria:Sovrani di antichi Stati indiani