Fu allievo e amico del pittore Peter Paul Rubens, del quale assimilò la tecnica e in parte lo stile. Dopo aver trascorso la giovinezza ad Anversa, si spostò in Italia, dove compì il rituale viaggio di formazione, caratteristico di tutti i grandi pittori fiamminghi. Qui ebbe l'opportunità di vedere e copiare alcune grandi opere rinascimentali, specialmente del suo pittore favorito, Tiziano. Di ritorno dall'Italia, passò in Inghilterra, alla corte di Carlo I Stuart, dove si occupò quasi esclusivamente di ritratti.
Biografia Primi anni e formazione
Van Dyck nacque ad Anversa il 22 marzo 1599 in una casa chiamata "Den Berendans" (La Danza dell'Orso), nel centro della città.. Il nonno Antoon (1529–1581), dopo essere stato pittore, aveva aperto un'attività da commerciante di seta; alla sua morte, sua moglie Cornelia Pruystinck continuò l'attività del marito, affiancata dai figli Francesco e Ferdinando. L'attività rendeva parecchio, visto che la famiglia aveva clienti persino a Parigi e Londra, oltre che in gran parte delle città fiamminghe.
Il padre di Antoon, Franchois, nel 1590 sposò in seconde nozze Maria Cuypers. Dal matrimonio con lei ebbe dodici figli, di cui Antoon fu il settimo.. Visto l'allargarsi della famiglia, i Van Dyck decisero di acquistare una nuova casa, spaziosa e lussuosamente arredata, "De Stadt van Ghendt", comprendente persino un bagno. Antoon si dimostrò subito ricco di talento e nel 1609 fu inviato presso la bottega di uno dei migliori pittori della città, Hendrick van Balen, decano della Gilda di San Luca, ad imparare i rudimenti della pittura e fare esperienza. Il primo dipinto datato di Van Dyck è proprio di questi anni ed è il Ritratto di uomo settantenne del 1613, in cui sono evidenti i recenti insegnamenti di Van Balen. Ben presto, però, aprì una bottega personale assieme al giovane amico Jan Brueghel il Giovane, con il quale iniziò ad abbandonare la scuola del maestro. In questi anni, come tramanda lo stesso Jan Brueghel, Antoon ricevette l'incarico di eseguire una serie di dipinti raffiguranti i dodici apostoli e un Sileno ebbro.. Di questo periodo è senza dubbio anche lAutoritratto del 1613-14.
A partire dal 1617, Van Dyck lavorò a stretto contatto con Peter Paul Rubens, di cui divenne allievo, abbandonando la sua bottega autonoma. Seguirono mesi di grande collaborazione tra i due; Rubens parla di Van Dyck come del suo migliore allievo.. Anche dopo l'11 febbraio 1618, giorno in cui venne ammesso nella Gilda di San Luca come maestro, Van Dyck lavorò con Rubens alla realizzazione di tele come Decio Mure congeda i littori o Achille tra le figlie di Licomede. Nella bottega di Rubens, ormai pittore affermato in tutta Europa, Van Dyck fece conoscere il suo nome negli ambienti dell'aristocrazia e della ricca borghesia e venne a contatto con la cultura classica e l'etichetta di corte.Rubens era infatti stato istruito presso la corte della contessa di Ligne. Il giovane Antoon imparò a imitare i modelli del maestro, adottandone molte caratteristiche, come è facile constatare nel dipinto L'imperatore Teodosio e sant'Ambrogio. Nel 1620 Rubens firmò un contratto con i Gesuiti di Anversa per la decorazione della loro chiesa. La decorazione, basata su disegni di Rubens, fu eseguita da Van Dyck; oltre a questa importante commessa, Antoon ricevette anche numerose richieste di ritratti da privati. Risalgono a questi anni dipinti come il Ritratto di Cornelius van der Geest o Maria van de Wouwer-Clarisse.
Primo periodo inglese Nell'ottobre del 1620, a ventuno anni, Van Dyck si trasferì a Londra, presso la corte del re d'Inghilterra Giacomo I. A convincerlo a spostarsi in Inghilterra erano stati l'insistenza del duca di Buckingham e di Thomas Howard, XXI conte di Arundel, quest'ultimo grande appassionato d'arte, amico di Rubens e protettore di Inigo Jones. Durante il soggiorno a Londra ottenne da Giacomo I una pensione annuale di cento sterline; tuttavia ben presto il conte di Arundel gli concesse un permesso di viaggio all'estero per otto mesi; non sarebbe tornato per undici anni. Le opere eseguite da Van Dyck durante il primo soggiorno inglese sono profondamente diverse da quelle realizzate sino ad allora nelle Fiandre. Ad Anversa, da poco ritornata al cattolicesimo, Antoon aveva la possibilità di eseguire solamente tele a carattere religioso o ritratti. A Londra invece godette di maggiore libertà, sia nell'esecuzione dei dipinti, sia nella scelta del tema da rappresentare. Nel quadro Sir George Villiers, futuro duca di Buckingham, e la moglie Lady Katherine come Venere e Adone, per esempio, Van Dyck rappresenta i novelli sposi come non aveva mai fatto: la tela ha carattere allegorico, con un gusto tipicamente pastorale, ispirato a Tiziano, e i due soggetti sono rappresentati a grandezza naturale.. Altri dipinti conosciuti del periodo sono La continenza di Scipione e un ritratto del conte di Arundel.
Tornato ad Anversa, vi rimase per circa otto mesi; in questo lasso di tempo, mentre Rubens si trovava lontano, dipinse alcuni dei suoi ritratti più brillanti e innovativi, come il Ritratto di Isabella Brant, prima moglie di Rubens, e il Ritratto di Frans Snyders e di sua moglie Margareta de Vos. Quando comunicò la sua decisione di partire per l'Italia, Rubens gli fece dono di un cavallo per il viaggio e di numerose lettere di presentazione a pittori e a committenti.
Italia
Nel 1621 decise di partire per l'Italia, tradizionale viaggio dei pittori fiamminghi, dove rimase per sei anni, studiando e analizzando i lavori dei grandi artisti del Quattrocento e del Cinquecento e dove si affermò la sua fama di ritrattista. Il 3 ottobre 1621 partì dalla città natale alla volta della prima tappa italiana: Genova. Arrivò nella città marittima, in quel tempo retta da un governo dogale, il 20 novembre 1621 e prese alloggio nella dimora dei pittori e collezionisti d'arte fiamminghi Lucas e Cornelis de Wael. Prima di arrivare a Genova, Antoon aveva già realizzato circa trecento dipinti,. situazione opposta a quella del suo maestro Rubens o di Nicolas Poussin, che al loro arrivo in Italia non avevano ancora avuto occasione di lavorare così intensamente. Presentato alla migliore aristocrazia cittadina, ebbe modo di ritrarre alcuni esponenti delle più facoltose famiglie del patriziato locale (Spinola, Durazzo, Lomellini, Doria, Brignole, ecc.); il suo immediato successo è dovuto in modo particolare alla fama di Rubens, che aveva vissuto e lavorato molto a Genova e di cui Van Dyck era visto come il nuovo rappresentante e continuatore.
A cavallo tra il 1621 e il 1622 il poco più che ventenne Van Dyck, liberatosi grazie all'esperienza inglese dal condizionamento religioso imposto dal ritorno al cattolicesimo della sua città natale (Anversa), trovò stimolante dedicarsi, oltre al ritratto, anche a scene mitologiche dove potevano comparire anche rappresentazioni a sfondo erotico. Fra queste, seguendo lo stile di Tiziano (il suo pittore preferito), Van Dyck realizzò il dipinto Vertumno e Pomona (104x150 cm). Il tema è il racconto della seduzione di Pomona, la dea romana preposta alla maturazione dei frutti, da parte di Vertumno, il dio etrusco, considerato il fautore del variare delle stagioni; per avvicinare Pomona, Vertumno avrebbe assunto le sembianze di una vecchia, riuscendo così nell'intento di sposare Pomona, rimanendole poi per sempre fedeleOvidio, Met. XIV 623 - 700.
Da questa opera, realizzata secondo i canoni tizianeschi interamente da Antoon Van Dyck, negli anni successivi verrà realizzata una replica oggi presente nel museo di Palazzo Bianco a Genova, in cui, oltre alla mano di Van Dyck, vi è l'apporto di altri pittori, probabilmente Jan Roos (Anversa 1591 – Genova 1638) per lo sfondo. La seconda versione è dipinta su una tela più grande (142×197 cm), ma le figure di Pomona, Vertumno e Cupido sono perfettamente sovrapponibili all'opera realizzata qualche anno prima. La tela di dimensioni maggiori si rese indispensabile all'epoca per dare spazio alla vegetazione e alla statua di Vertumno sullo sfondo, come probabilmente richiesto da una committenza che, pur amando il soggetto, ne richiedeva una più ricca scenografia.
In seguito alla fortunata esperienza genovese, nel febbraio 1622 Van Dyck partì alla volta di Roma, dove soggiornò sino all'agosto di quell'anno e per gran parte del 1623. Accolto con favore nella Roma pontificia, venne introdotto nei migliori ambienti della società; durante il suo secondo soggiorno ricevette dal cardinale Guido Bentivoglio due importanti commissioni, che consistevano nella realizzazione di una Crocifissione e di un ritratto a figura intera dello stesso cardinale (il Ritratto del cardinale Guido Bentivoglio). Bentivoglio era divenuto cardinale l'anno prima ed era il protettore della folta comunità fiamminga romana, essendo stato nunzio pontificio a Bruxelles dal 1607 al 1615.. Oltre a questo ritratto, uno dei più famosi di tutta la produzione di Van Dyck, il giovane pittore fece anche quello del cardinale Maffeo Barberini, che di lì a poco sarebbe divenuto papa con il nome di Urbano VIII.Il ritratto del cardinale Barberini è andato perduto. Di questo periodo sono altri numerosi ritratti, come quelli dei coniugi Shirley (Ritratto di Lady Theresa Shirley e Ritratto di Sir Robert Shirley). A differenza del maestro Rubens, Van Dyck non amò mai il mondo classico. Ne è testimonianza il suo Taccuino italiano, diario di schizzi e disegni realizzati sulla base di grandi opere studiate durante il soggiorno in Italia. A Roma ebbe comunque l'opportunità di osservare e copiare i capolavori dei grandi del Rinascimento, principalmente a Palazzo Ludovisi e a Villa Borghese.
Dalla città papale si trasferì a Firenze, dove conobbe don Lorenzo de' Medici, figlio del granduca Ferdinando I, grande appassionato d'arte e generoso mecenate. Probabilmente dipinse un ritratto del nobiluomo, che è andato perduto.. Lungo la strada per raggiungere il Veneto, sostò a Bologna e a Parma, dove ammirò gli affreschi di Correggio. Giunse infine a Venezia, dove trascorse l'inverno 1622. Nella città lagunare, patria di uno dei suoi artisti favoriti, Tiziano, fu guidato alla visita dei grandi capolavori veneziani proprio dal nipote di Tiziano, Cesare Vecellio.. Antoon poté finalmente coronare il suo sogno: vedere e analizzare le opere di Tiziano e di Paolo Veronese. Nel suo Taccuino italiano sono presenti disegni di opere di Giorgione, Raffaello, Guercino, Carracci, Bellini, Tintoretto, Leonardo, ma a prevalere sono quelle di Tiziano, cui sono dedicate duecento pagine.
Da Venezia passò a Mantova, dove fu introdotto alla corte dei Gonzaga. Qui conobbe Ferdinando e Vincenzo II Gonzaga, che era stato protettore di Rubens. A Mantova ebbe la possibilità di vedere la collezione dei duchi prima che venisse dispersa. Nel 1623 fu nuovamente a Roma, città nella quale si era rifiutato di venire in contatto con la locale associazione di pittori fiamminghi, lontani dallo stile accademico, che conducevano una vita semplice e non ostentata come la sua.La Schildersbent, "banda di pittori", si era costituita tra il 1621 e il 1623: i pittori che ne facevano parte erano per lo più paesaggisti e caravaggeschi olandesi ().
Giovanni Pietro Bellori, nella sua opera Le Vite de' pittori scultori e architetti moderni così scrive del periodo romano di Van Dyck:
Da Roma passò a Genova, fermandosi prima a Milano e a Torino, dove fu ricevuto dai Savoia.
In Sicilia
Nell'aprile 1624 Emanuele Filiberto di Savoia, viceré di Sicilia per conto del re di Spagna Filippo IV, invitò Van Dyck a Palermo perché gli facesse un ritratto. Antoon accolse l'invito e si trasferì in Sicilia, dove ritrasse il viceré (oggi la tela è esposta alla Dulwich Picture Gallery di Londra). Poco tempo dopo la città di Palermo fu colpita da una terribile epidemia di peste che uccise lo stesso Emanuele Filiberto. Malgrado l'infuriare della pestilenza, Van Dyck rimase in città all'incirca fino al settembre 1625.