Nella Grecia antica, la lirica era quel genere poetico che faceva ricorso al canto o all'accompagnamento di strumenti a corde, come la lira, differenziandosi in questo dalla poesia recitativa. La lirica poteva essere accompagnata da strumenti a fiato e si parlava in questo caso di modo aulodico, o da strumenti a corda, in questo caso si parlava invece di modo citarodico.
Originariamente, la poesia lirica era un ramo della melica (μελικὴ ποίησις), cioè la poesia destinata ad essere cantata; in età ellenistica essa si chiamò lirica.
Nell'usare oggi l'espressione lirici greci si fa riferimento, in senso più lato, a tutto un modo di produrre versi che copre in Grecia l'arco di due secoli, il VII e il VI secolo a.C.
Contesto e temi
Nei secoli VII-VI a.C. nel campo letterario greco si verifica un mutamento radicale in una nuova società, caratterizzata dal soggettivismo e dall'individualismo, in antitesi col presunto obiettivismo dell'epoca legata a un mondo ideale e cavalleresco. Con nuova consapevolezza, il poeta cerca di estrinsecare il proprio io, la propria sensibilità, le proprie passioni, così il carme da ideale diventa reale e contingente. Non si canta più secondo i vecchi moduli omerici ed esiodei (per quanto in Esiodo non manchino toni autobiografici e improntati ad un concreto realismo), bensì si esprimono in versi sentimenti e idee personali.
La realtà che vede nascere la lirica greca non prende vita all'improvviso, ma si instaura con la rielaborazione degli ideali micenei, quegli stessi ideali che videro al centro l'eroe omerico con un tratto caratteriale forte, fosse il coraggio di Achille, l'astuzia di Odisseo o la fedeltà di Penelope.
Il nuovo scenario storico ha la caratteristica sostanziale dell'avvento delle poleis, le città-Stato che diverranno centro della vita politica, civile, culturale della Grecia; ovviamente, con le differenze dovute al contesto geografico e al sostrato di volta in volta preesistente, cagione dei relativi valori dominanti: ecco delinearsi la lirica corale a Sparta, portatrice della comunità collettiva, ecco la curiosità e gli scambi delle città ioniche, qui si intravede la coscienza di Atene.
Caratteristiche La lirica va distinta in melica (dal greco μέλος, cioè "canto") monodica, se cantata da una sola persona, e corale o corodica, se cantata da un coro. Inoltre, poteva essere citarodica, se eseguita mediante la cetra e il canto, citaristica, se eseguita solo con la cetra, aulodica, se accompagnata dall'aulos e dal canto, o auletica, se accompagnata solo dall'aulos.
Infatti, oggi nel genere lirico vengono compresi anche l'elegia, accompagnata dal flauto, e il giambo, eseguito mediante uno strumento molto simile all'arpa. Invece, secondo il canone alessandrino dei lyrikòi, erano tali solamente i poeti monodici e corali come Saffo, Alceo, Anacreonte, Alcmane, Stesicoro, Ibico, Bacchilide, Simonide, PindaroUno studio sulla poetica arcaica è quello di Giuliana Lanata, Poetica pre-platonica. Testimonianze e frammenti, Firenze, La Nuova Italia, 1963..
Lo stile si distingue per la brevità dei periodi, ben allineati e senza difficoltà sintattiche, e per le molte metafore, destinate a rimanere incise nella memoria.
Molteplici sono i motivi ispiratori della lirica grecaCfr. C. Neri, La lirica greca. Temi e testi, Roma, Carocci, 2004, cap. 1.. Vi sono componimenti dedicati agli dei (inni), in onore di Dioniso (ditirambi), di Apollo (peana). Alle divinità femminili vengono dedicati i parteni, i vincitori di gare vengono esaltati negli epinici e l'ospite patrono negli encomi. I treni e gli epicedi sono riservati alle consolazioni funebri e ai compianti, gli epitalami e gli imenei alle nozze, gli scolii ai simposi, alle danze mimiche gli iporchemi e alle processioni i prosodi. Non vi sono delimitazioni, per cui ogni poeta può spaziare in più campi e utilizzare i moduli di un componimento anche in un altro.
Quando si pensa alla lirica greca è necessario soffermarsi sul fatto che tali poetiche si basavano sull'esibizione per un pubblico, spesso organizzate in occasione di simposi o feste rituali, quindi erano mezzo di comunicazione per ricordare i valori condivisi, espressione di memoria collettiva, momento di riaffermazione delle idee aristocratiche che li accomunavano. Il poeta parla alla cerchia ristretta del convito, del gruppo di appartenenza; ricorda loro le esperienze vissute, si sofferma su gioie e dolori. Particolare importanza riveste il tema dell'amore, spesso dipinto come divinità ingiusta: Eros che tormenta, che soggioga, che imprigiona coi suoi lacci, vedi la rassegnata disperazione di Saffo o la delicata esperienza di Anacreonte. Altro tema è l'amicizia, posta al centro dell'uditorio che si componeva di appartenenti allo stesso gruppo o eterìa ed era sensibile alla comunione d'intenti, quell'amicizia che però poteva anche essere dimenticata, pensiamo alla tremenda lirica di Archiloco dedicata " All'amico di un tempo ", o alla lealtà calpestata di Alceo verso il nuovo tiranno. Non dimentichiamo l'argomento della vita fugace, del tempo che incombe così dolcemente tratteggiato da Mimnermo che non potrà più godere dei piaceri amorosi (Quale vita, che gioia senza Afrodite d'oro?) e metterà in risalto la brevità umana (Come le foglie siamo...). La lirica arcaica, specialmente per merito di un suo protagonista, Archiloco, vide nuovi temi esplicati in versi di una forza, di una violenza talvolta sperimentata; grazie al metro del giambo che per natura di accostava a una vivacità d'espressione, Archiloco in parte rivaluta il codice etico del guerriero, lui che pure al mondo dell'armi si appella e conosce; non s'esime di dire apertamente che può esservi occasione in cui all'onore di soldato si rinunci, purché la vita si salvi, nel celebre poema dello scudo gettato. Il giambo concede aggressività d'espressione, e temi anche di basso registro, come nel caso del realismo a volte crudo di Ipponatte, quasi mendico nelle sue richieste, e rissoso nei confronti d'un rivale cui minaccia conseguenze fisiche. Anche il tema didascalico fu trattato, sopra tutti da Teognide, ma anche da Solone, che mise al centro della sua poetica l'argomento politica, civico, attuale della sua Atene.
L'elegia e il giambo, di matrice ionica, sono caratterizzati da serie continuate di versi, dagli esametri e pentametri dattilici ai trimetri giambici e ai tetrametri trocaici.
La melica monodica non va oltre l'aggruppamento di strofe composte da quattro versi, mentre quella corale procede per stanze, strofe, antistrofe ed epodo.
Nella lirica monodica il linguaggio è il dialetto dello scrittore, mentre la lirica corale preferisce usare il dorico, considerato linguaggio letterario comune.
Dopo il V secolo a.C., la lirica subisce una grande trasformazione ad opera degli alessandrini, che compongono carmi raffinati destinati a persone colte.
La musica
Il termine "lirico" è da collegarsi con la parola greca λύρα (lǘra, "lira"), strumento a corde simile all'arpa con un guscio di tartaruga come cassa di risonanza. Già l'etimologia stessa della parola, dunque, ci fa capire come la lirica greca comprenda composizioni poetiche che non venivano semplicemente lette o declamate, bensì cantateSul tema, cfr. Musica e mito nella Grecia antica, a cura di D. Restani, Bologna, Il Mulino, 1995.. Ad unirsi alla lira nell'accompagnamento dei poeti-cantautori, vi erano altri strumenti musicali, fra i quali la (phòrminx, uno strumento a corde simile all'arpa, con una cassa di risonanza piuttosto grande alla quale le corde sono parzialmente sovrapposte), e l' (aulòs, una sorta di oboe). Mentre la e la trovarono il loro impiego, nell'ambito della letteratura greca, solo ed esclusivamente nell'accompagnamento delle poesie liriche, l' fu largamente usato anche nella tragedia.
Generalmente, ma non necessariamente, il poeta lirico greco componeva anche la musica con la quale accompagnare i suoi versi. Tuttavia, anche allora erano esistenti parolieri che componevano poesie, dandole poi ad altri affinché fossero musicate. La musica greca aveva comunque un'impostazione molto diversa rispetto alla nostra. Essa era basata sul ritmo e non conosceva il concetto di armonia, ma solo quello di melodia, la quale rispondeva ad alcuni modi utilizzati per esprimere gioia, tristezza oppure dolore. Tecnicamente, questi erano chiamati, rispettivamente, modo dorico, modo frigio, modo lidio e modo misolidio. La distinzione era data anche dall'intonazione iniziale.
Sui papiri, la musica era indicata tramite segni che venivano posti sulla vocale della parole, oppure tramite piccole lettere dell'alfabeto. Il motivo per cui è giunto fino a noi un numero relativamente vasto di versi, ma una scarsissima quantità di musiche ad accompagnarli, è perché, sui papiri, il verso veniva scritto con un inchiostro più resistente al tempo, mentre la musica veniva aggiunta solo in un secondo momento, con un inchiostro più facilmente cancellabile.
La metrica: i piedi ed i tipi di metra
La metrica si occupa della composizione dei vari tipi di metri, che caratterizzavano nella letteratura greca i diversi tipi di componimenti, più o meno “nobili”.
I più frequenti sono: esametro: poemi epici e poesia bucolica, usato da Omero, Esiodo, Teocrito, Callimaco, Apollonio Rodio, Nonno di Panopoli distico elegiaco: poesia d’amore, elegia (include vari sottogeneri: politica, amore, filosofia, storia, soliloquio interiore, etica guerresca), epigramma ed epitaffi. Usato dai poeti elegiaci, e non solo, della Grecia, quali: Callino, Tirteo, Solone, Mimnermo, Teognide, Archiloco, Senofane senario giambico: tragedia (parti dialogate), come in Eschilo, Sofocle, Euripide, ma in poesia vi è il cosiddetto "trimetro giambico", a volte anche nella variante del dimetro, usato da Archiloco, Ipponatte (che avrebbe inventato la variante del trimetro scazonte), Anacreonte. tetrametro trocaico: commedia (parti dialogate), come in Aristofane e Menandro, ma a volte con varianti, tanto che esiste il metro "aristofaneo". È usato anche nella lirica, da Anacreonte, Archiloco o anche Saffo. vari metri lirici: asclepiadeo maggiore e minore, strofe saffica, strofe alcaica…
Le strofe saffiche e alcaiche sono usate spesso, appunto, da Saffo e Alceo nelle Odi ed Inni, a volte usano anche altri metri, come dimetri, tetrametri. Le strofe saffiche a volte sono usate anche da Anacreonte.
Per quanto riguarda gli altri metri, sono tipologie molteplici, usate nelle epodi e negli inni, epinici, del gruppo strofe-antistrofe-epodo, delle opere di Pindaro, Bacchilide, Simonide, Ibico, ecc..
Esametro (dattilico)
È l’insieme di 6 piedi dattilici (dattilo: - U U). Tutti i piedi prevedono la sostituzione di 2 brevi con 1 lunga tranne il 5° piede, che è fisso. Il 6° piede è tronco di una sillaba. La sillaba finale è indifferens, ovvero breve o lunga, in quanto non fa differenza, dato che dopo c’è la fine del verso e quindi una pausa inevitabile di lettura:
A livello di lettura sono necessarie delle pause (dette cesure) che possono essere di due tipi: 1. semiquinaria (traduzione dal greco: pentemimera) 2. semisettenaria (traduzione dal greco eftemimera) preceduta necessariamente dalla semiternaria (traduzione del greco tritemimera)
Schema: —∪∪, —∪∪, —∪∪, —∪∪, —∪∪, —∪
Alcmanio
Il piede è tetrametro dattilico. In genere si usa in composizione con altri versi, è così chiamato perché fu introdotto dal poeta Alcmane di Sardi.
Schema: —∪∪, —∪∪, —∪∪, —∪∪
Distico elegiaco
È un distico, cioè l’insieme di esametro + pentametro dattilico. Il secondo verso, cioè il pentametro, ha 2 “arsi” (cioè sillabe accentate) consecutive al centro del verso e la cesura coincide sempre con metà del verso:
Schema: esametro: —∪∪, —∪∪, —∪∪, —∪∪, —∪∪, —∪ pentametro: —∪∪, —∪∪, — // —∪∪, —∪∪, —
Senario giambico (in greco si chiama trimetro giambico, il termine primario è per la metrica latina)