La storia della Repubblica di Venezia inizia convenzionalmente con la nascita delle prime autonomie politiche nell'omonima laguna e dalla fondazione del Ducato di Venezia, e termina con l'annessione napoleonica del Veneto, comprendendo un periodo di oltre un millennio.

Venezia è una città che nasce sui resti di un sistema di insediamenti periferico della X Regio romana detta Venetia et Histria, che in seguito alle invasioni barbariche, già dal VI secolo, iniziarono a popolarsi di latini qui immigrati, al sicuro dagli assalti germanici, grazie alla protezione dell'Impero bizantino, dall'età di Giustiniano presente sul territorio in diverse forme amministrative.

La lontananza geografica dalla capitale imperiale Costantinopoli da Ravenna, e il crescente sviluppo economico, furono le circostanze che permisero alla popolazione locale di raggiungere una discreta autonomia amministrativa che portò poi alla nascita di uno Stato autonomo comunemente noto come Repubblica di Venezia.

In breve la città conquistò l'egemonia politica e militare nell'Adriatico e, fino alla Battaglia di Lepanto, in tutto il Mediterraneo orientale, diventando pure uno dei principali porti marittimi e centro di scambi economici. La società veneziana sentì ampiamente della grandezza del proprio Stato, partecipando attivamente alle decisioni e alle azioni militari internazionali, tanto che da un'organizzazione e cultura prettamente municipale a Venezia si formò presto una identità territoriale e un ordine civile a carattere nazionale. Va fatto notare che Venezia dal 1300 al 1500 è la terza città più popolata d'Europa e fino al 1700 una delle prime 5 in Europa.The Bairoch Database

Origine ed età ducale

La Repubblica di Venezia sembra aver avuto origine dai territori bizantini della Venetia maritima, dipendenti sin dalla metà del VI secolo dall'Esarcato di Ravenna, a seguito delle conquiste dell'imperatore Giustiniano I. Alcuni storici stabiliscono la data del 21 marzo 421 la nascita di Venezia da parte dei consoli patavini esuli da Padova. Infatti sempre nel 421 fu consacrata la Chiesa di San Giacomo di Rialto ancora oggi considerata la chiesa più antica di Venezia.

Oppure un'altra data proposta è il 401. Nel 452 l'arrivo degli Unni distrugge Aquileia e le altre città del Veneto spingendo una moltitudine di profughi, provenienti perfino da Roma, a cercare riparo nelle isole lagunari. La popolazione lagunare iniziò a governarsi con istituzioni autonome, capeggiate da tribuni eletti da un'assemblea popolare. Nel 537 Venezia inviò navi armate a fianco della flotta bizantina per rifornire e dare sostegno al generale Belisario assediato in Roma dai Goti.

La provincia della Venetia et Histria venne travolta nel 568 dall'invasione dei Longobardi, che ne occuparono l'entroterra, relegando i Venetici nelle aree costiere e lagunari, dove si svilupparono nuovi centri urbani: Grado, Caorle, Eracliana, Equilio, Torcello, Rivoalto, Metamauco, Chioggia e altri.

Nel 580 l'imperatore Tiberio II tentò di riordinare l'assetto territoriale aggregando questi territori nelleparchia Annonaria, ma già nel 584 l'imperatore Maurizio separò i territori venetici da Ravenna, costituendoli in distretto col nome greco di Venetikà.

La nascita del Ducato

Tra la fine del VII secolo e gli inizi dell'VIII secolo come le altre province bizantine d'Italia la Venetia venne eretta in ducatoRomanin, Samuele: Storia documentata di Venezia, libro I, capitolo VI.., con a capo un governatore sia militare sia civile avente il titolo di dux. Secondo la tradizione il primo duca della Venetia fu l'opitergino - o eracleense - Paolo Lucio Anafesto, l'inizio del cui governo è convenzionalmente posto nel 697, durante il regno di LeonzioDandolo, Andrea: Chronica per extensum descripta, Rerum Italicarum Scriptores, XII/1, Bologna 1958, p. 105., posticipabile però al 698 stando alla Chronicon AltinateCronaca Altinate, libro I., mentre il diacono Giovanni fa risalire l'evento addirittura agli anni della reggenza imperiale di Anastasio II, dunque attorno al 713Giovanni diacono, Cronaca, in Cronache veneziane antichissime, Fonti per la storia d'Italia, IX, Roma 1980, p. 91., attribuendo inoltre l'elezione agli stessi VeneticiScrive infatti Giovanni Diacono nella Istoria Veneticorum, II-2, che «Temporibus nempe imperatoris Anastasii et Liuprandi Langobardorum regis, omnes Venetici, una cum patriarcha et episcopis convenientes, communi consilio determinaverunt quod dehinc honorabilius esse sub ducibus quam sub tribunis manere. Cumque diu pertractarent quem illorum ad hanc dignitatem proveherent, tandem invenerunt peritissimum et illustrem virum, Paulitionem nomine, cui iusiurandi fidem dantes, eum apud Eraclianam civitatem ducem constituerunt.» ("Appunto al tempo dell'imperatore Anastasio e di Liutprando, re dei Longobardi, tutti i Venetici, riunendosi insieme al Patriarca e ai Vescovi, decisero di comune accordo che fosse dunque più onorevole rimanere sotto [il governo] di un Duca, piuttosto che dei Tribuni. E così discutendo a lungo su chi tra loro elevare a tale dignità, infine trovarono un uomo abilissimo ed illustre, di nome Paoluccio, e, giurandogli fedeltà, lo nominarono Duca presso la città di Eracliana")..

Il nuovo duca riuscì a consolidare i confini attraverso un trattato col re longobardo LiutprandoScrive infatti Andrea Dandolo nella Chronaca Venetiarum, I-7: «Illic Paulutius dux amicitiam cum Liutprando rege contraxit et pacta inter Venetos et Langobardos fecit per quae sibi et populo suo immunitates plurimas acquisivit et fines Heracliae cum Marcello magistro militum, terminavit, videlicet, a Plava majore usque in Plavam sicca, sive Plavicellum.» ("Colà il duca Paulicio strinse pace e amicizia col re Liutprando e stipulò un trattato tra Veneti e Longobardi, col quale acquisiva per sé ed i suoi numerose esenzioni e, come si vede, stabiliva assieme al magister militum Marcello i confini di Eraclia dal Piave maggiore sino alla Piave secca, altrimenti detto Piavicello")., ma cadde ucciso poi nel 717 in una congiura organizzata da nobili equilianiSi legge infatti dall'anonimo della Cronaca Altinate, libro III, che: «Orta est contentio inter Veneticos, coeperunt fortiter inter se pugnare, apprehenderunt eandem civitatem et incenderunt et interfecierunt Paulicium in simul cum filium eius et cunctos consanguineos eorum et remansit ex eis nisi tantum salummodum unus clericus qui genuit duos filios.» ("Nacque una contesa tra i Venetici, i quali presero a combattersi con sempre maggior forza, conquistarono quella città (Eracliana), la diedero alle fiamme e massacrarono Paulicio assieme a suo figlio e a tutti i loro consanguinei, tra i quali non rimase nessuno se non un prete, dal quale discesero due figli")..

Succedette quindi a Paoluccio Anafesto come duca il suo vecchio magister militum, Marcello Tegalliano. Questi si trovò a dover affrontare l'annosa e spinosa questione delle due sedi rivali del patriarcato di Aquileia - la longobarda Aquileia, appunto, e la venetica Grado - ciascuna delle quali rivendicava l'esclusiva legittimità. Egli intervenne dunque presso papa Gregorio II, perorando la causa del patriarca Donato di Grado e ottenendo per lui il riconoscimento del titolo patriarcale di Grado come sede autonoma. Marcello, poi detto Tegalliano, morì nel 726. Pare si trattasse di morte naturale e che sia stato sepolto a Eraclea.

La rivolta antiiconoclasta

La morte di Marcello Tegalliano giunse in un momento di grave crisi politica provocata dalle conseguenze dei provvedimenti iconoclasti ordinati dall'imperatore Leone: nel 726 l'Italia cadde così preda di rivolte intestine e molti ducati bizantini insorsero contro Costantinopoli e Ravenna. I veneti in rivolta nominarono così autonomamente nel parlamento a Eraclea tra i tribuni un dux (dal latino, <comandante>; da cui poi sarebbe derivato il termine doge), nella persona di Orso IpatoLiber pontificalis, I.. Della situazione approfittarono nel 727 i Longobardi che occuparono Bologna e minacciarono Ravenna, provocando la fuga dell'esarca Paolo. Per reazione, papa Gregorio II esortò il duca Orso a fornire aiuto all'esarca. Nel 728 la capitale Ravenna venne riconquistata dai Bizantini aiutati dai Veneziani; l'autorità di Orso Ipato fu legittimata l'anno successivo, 728, con la concessione imperiale del titolo di Ipato.

Il regime dei magistri militum

Agli inizi dell'VIII secolo una nuova e grave rivolta scosse l'Esarcato: guidata da Giorgio Ioanniccio, a seguito dell'applicazione delle norme del concilio in Trullo, condannante la pratica latina del celibato ecclesiastico, la ribellione assorbì l'attenzione del nuovo esarca Eutichio, che riuscì però infine a soffocarla. L'esarca riuscì anche a riportare sotto il completo controllo bizantino la Venetia: approfittando infatti dell'assassinio del duca Orso, coinvolto nell'ennesimo scontro tra Eracliana ed Equilio, Eutichio ordinò nel 738 che il governo del ducato fosse assegnato a magistrati militari annuali, i Magistri Militum. Garantitosi così la fedeltà della Venetia e la riscossione delle sue tasse, Eutichio riparò nel 740 nelle lagune allorché i Longobardi occuparono nuovamente Ravenna. L'anno successivo, 741, Eutichio riprese la città con l'aiuto del magister militum Gioviano Cepanico, che venne in cambio nominato Ipato. Il potere bizantino sull'Italia appariva tuttavia in inarrestabile declino, mentre nella Venezia si riaccendevano per l'ennesima volta gli scontri tra le città rivali di Eracliana ed Equilio.

La conquista dell'elettività ducale

Nel 742 il nuovo magister militum Giovanni Fabriciaco, eracleense, intervenne pesantemente nelle dispute interne in favore della propria città. Gli scontri risultarono talmente violenti che uno dei teatri del confronto venne in quel periodo persino ribattezzato canale homicidiale ("canale dell'omicidio"). La situazione, divenuta intollerabile, portò infine alla deposizione dell'ultimo maestro dei soldatiRomanin, Samuele: Storia documentata di Venezia, libro I, capitolo II. e al trasferimento della capitale a MetamaucoOrtalli G., op. cit., pp. 362-364., dove con la concessione imperiale i Venetici si videro conferita la potestà all'autonoma nomina del Dux.: il potere venne dunque affidato al figlio dell'ultimo duca, Teodato OrsoGiovanni Diacono scrive nella sua Istoria Veneticorum, II-17, che «Eisdem etiam diebus Venetici, magistrorum militum prelibate prefecture dignitatem abominantes, rursum, ut quondam, ducem, videlicet Deusdedem, sepedicti Ursonis ypati filium, in Metamaucense insula sibi crearunt.» ("In quegli stessi giorni, inoltre, i Venetici, disgustati -provatone il governo- dalla carica dei magistri militum, si nominarono nuovamente, come un tempo, un Duca nell'isola di Metamauco, vale a dire Teodato, considerato figlio di Orso Ipato").. L'evento sancì per la prima volta il diritto esclusivo della Concione popolare, cioè l'assemblea generale degli uomini liberi e del clero, alla nomina del supremo magistrato.

La caduta dell'Esarcato

Il governo di Teodato dovette far fronte a una situazione di sempre crescente minaccia longobarda: nel 743 Liutprando si impossessò di Cesena e l'esarca Eutichio, sentendosi direttamente minacciato, chiese aiuto a Papa Zaccaria, il quale intercesse presso il re per ottenere la salvezza di Ravenna, avviando al contempo i primi contatti con Pipino, maggiordomo di palazzo del re dei Franchi Childerico III, alla ricerca di alleati in grado di tener testa ai Longobardi.