Gli antichi Romani costruirono lunghe strade per collegare le più lontane province con la capitale dell'impero. Realizzate il più possibile rettilinee per minimizzare le distanze, queste infrastrutture erano essenziali per la crescita dell'impero, in quanto consentivano di muovere rapidamente l'esercito, ma oltre che per scopi militari esse erano utilizzate anche per scopi politici, amministrativi e commerciali.

La viabilità romana costituì il più efficiente e duraturo sistema stradale dell'antichità, che consentì di portare la civiltà romana in contatto con le genti più diverse che popolavano il mondo allora conosciuto. Nessun altro popolo in quell'epoca storica seppe eguagliare la loro capacità di scelta dei tracciati, le tecniche di costruzione e l'organizzazione di assistenza ai viaggiatori.Riflessi di Roma: impero romano e barbari del Baltico: Milano, AltriMusei a Porta Romana, 1º marzo-1º giugno 1997, a cura di Malmö museer, L'Erma di Bretschneider, 1997

Storia

Quando Roma iniziò la sua opera di conquista e di unificazione dell'Italia le vie di comunicazione esistenti erano ancora i modesti percorsi seguiti dal commercio e dalla pastorizia, resi difficoltosi dalla natura accidentata del terreno, che non favoriva la coesione territoriale tra i vari popoli che abitavano la penisola, ed anzi accentuavano le rivalità politiche e commerciali fra le varie città.

I Romani compresero che una viabilità efficiente era uno strumento imprescindibile per la loro espansione territoriale e, una volta consolidato il loro dominio, una condizione necessaria per il suo mantenimento. Un sistema stradale efficiente garantiva infatti la rapidità dei movimenti delle legioni e la celerità delle comunicazioni fra Roma e il resto dell'impero. Una volta assicurata la pace, le strade diventavano strumento di traffici e di relazioni fra città e popoli e attraverso il sistema viario si svilupparono le reciproche influenze culturali ed economiche tra Roma e le più lontane regioni del bacino del Mediterraneo.Touring Club Italiano, Arte e civiltà nell'Italia antica, Milano, 1960

La rete stradale romana risale in larga parte all'età repubblicana. La creazione di quelle che sarebbero divenute le grandi vie di comunicazione dell'impero fu inizialmente spontanea; si trattava di semplici sentieri e piste che collegavano i vari centri del Lazio, dell'Etruria e della Magna Grecia per modesti commerci a carattere locale.

Roma era sorta in corrispondenza di un guado sul Tevere in cui convergevano antichi percorsi, divenendo nel tempo un importante luogo d'incontro e centro di scambi commercialiMichele Fasolo, La via Egnatia, 2005, ragione per cui nel territorio circostante la costruzione di vere e proprie strade ebbe inizio assai presto, facilitata anche dalle caratteristiche fisiche della regione, che con le grandi valli che convergevano verso la città (Tevere, Aniene e Sacco-Liri) e le zone collinari e pianeggianti che la circondavano non opponevano grandi ostacoli alle comunicazioni terrestri. Queste prime strade seguivano i percorsi di piste e di sentieri preesistenti e collegavano Roma con le città vicine.Touring Club Italiano, L'Italia storica, Milano, 1961

Tito Livio cita alcune delle strade più prossime a Roma e alcuni dei loro miliari in periodi ben anteriori alla costruzione della via Appia. A meno che queste menzioni non fossero anacronismi, le strade citate in quei tempi erano probabilmente qualcosa di più di semplici percorsi in terra battuta.. Così, la via Gabina è citata da Livio nei fatti relativi al 500 a.C., ai tempi del re etrusco Porsenna; la via Latina attorno al 490 a.C., ai tempi di Coriolano; la via Nomentana (nota anche come Via Ficulensis) è citata nei fatti del 449 a.C.; la via Labicana nel 421 a.C.; la via Salaria nel 361 a.C.William Smith, William Wayte, G. E. Marindin, A Dictionary of Greek and Roman Antiquities, J. Murray, London, 1890, pp. 946–954

A partire dal IV secolo a.C. quando Roma iniziò ad espandersi, di pari passo la conquista della penisola venne avviata la costruzione di nuove strade, con scopi principalmente militari, come supporto alla progressiva annessione di nuovi territori, per rafforzare i nuovi confini raggiunti e preparare ulteriori conquiste, ma anche con funzioni amministrative e commerciali.Le strade dell'Italia romana, S. Baietti, Touring Club Italiano, Milano, 2004

Con il nome di vie (viae in latino) venivano indicate le strade extraurbane. Il termine deriva dalla radice indoeuropea *wegh- con il suffisso -ya, che significa "andare", ma che esprime anche il senso di "trasporto"Calvert Watkins (a cura di), The American Heritage Dictionary of Indo-European Roots, Houghton Mifflin Harcourt, 2000, ISBN 9780618082506, pp. 95-96.. La più antica tra le grandi vie di comunicazione, le "viae publicae" fu la Via Appia, iniziata nel 312 a.C. da Appio Claudio Cieco per aprire la strada verso la Magna Grecia nel contesto delle guerre sannitiche. Inizialmente la via arrivava fino a Capua, ma venne in seguito prolungata fino a Brindisi, da dove ci si poteva imbarcare per le provincie balcaniche.

Nel corso dei secoli il tracciato delle strade ha subito diverse modifiche, con variazioni di percorso e prolungamenti.

Regolamentazioni della costruzione Le prime regole per la costruzione e l’utilizzo delle strade vennero emanate fin dai tempi più antichi del periodo repubblicano. Le leggi delle Dodici tavole, datate attorno al 450 a.C., specificavano le caratteristiche dimensionali delle strade, stabilendo che la larghezza non fosse inferiore a otto piedi (2,1 m) nei tratti rettilinei e di sedici (4,2 m) nelle curveTesto delle XII tavole su www.unina.it e per la prima volta indicavano diritti e limitazioni per il loro utilizzo. Queste erano le larghezze minime ma nella tarda repubblica larghezze di circa 12 piedi erano comuni per le strade pubbliche, tali da permettere senza interferenze il passaggio di due carri. La legge romana prevedeva delle servitù di passaggio, distinte in iter (diritto di transito a piedi), actus (diritto di condurre veicoli o animali) e via (combinazione di entrambe le servitù), che garantivano, a determinate condizioni, il diritto di transito su terreni privati. Lo ius eundi ("diritto di transito") stabiliva la legittimità di utilizzo di un iter attraverso terreni privati laddove la strada fosse in rovina; lo ius agendi ("diritto di condurre veicoli") stabiliva il diritto di avvalersi di un actus. Una via combinava entrambi i tipi di servitutes, purché fosse almeno della larghezza minima stabilita.

La legge e la tradizione romana vietavano l'uso di veicoli in aree urbane, eccetto in alcuni casi, ad esempio le donne sposate e i funzionari governativi in servizio erano autorizzati a condurre veicoli. La Lex Iulia Municipalis limitava l'accesso diurno nelle città ai carri commerciali, all'interno delle mura e fino a un miglio di distanza dalle mura.

Non tutte le strade erano liberamente percorribili, le strade principali potevano essere soggette al pagamento di un pedaggio, richiesto in corrispondenza di ponti e alle porte della città. I pedaggi, uniti alle spese per i servizi durante il viaggio gravavano pesantemente sui costi di trasporto delle merci.

Responsabilità Nei primi tempi la responsabilità della cura delle strade era attribuita ai censori ma con lo sviluppo del dominio romano vennero create delle figure ad hoc incaricate della manutenzione. In Italia, la responsabilità passò in seguito ai comandanti militari e successivamente a commissari speciali o ai magistrati locali. Nelle province, consoli, pretori e loro legati avevano l'autorità di trattare direttamente con l'appaltatore.

Gli organi ufficiali che per primi furono incaricati della manutenzione delle strade erano due: Quattuorviri viis in urbe purgandis, quattro magistrati con giurisdizione all'interno delle mura di Roma; Duoviri viis extra urbem purgandis, due magistrati con giurisdizione al di fuori delle mura, la cui autorità si estendeva su tutte le strade tra la rispettiva porta di uscita dalle mura e la prima pietra miliare oltre le stesse.

Quattuorviri e duoviri facevano parte dei collegia conosciuti come vigintisexviri (che letteralmente significa "Ventisei Uomini"). Entrambi questi organi probabilmente erano di origine antica, ma il vero anno della loro istituzione è sconosciuto.. Benché Pomponio, affermi che i quattuorviri erano stati istituiti intorno alla metà del III secolo a.C., come per altre cariche pubbliche la prima menzione di questi organi si trova nella Lex Iulia Municipalis del 45 a.C.

In situazioni di emergenza venivano nominati dei curatores, commissari straordinari per sovrintendere ai lavori di manutenzione o rifacimento. Tra coloro che hanno svolto questo incarico è stato Giulio Cesare, che nel 67 a.C. divenne curator della via Appia, sulla quale intervenne anche a proprie spese.

Nelle zone rurali i magistri pagorum avevano l'autorità di mantenere le viae vicinales. Nella città di Roma ogni capofamiglia era legalmente responsabile per la riparazione della porzione di strada che passava davanti alla sua casa. Le strade che passavano davanti a un edificio pubblico o ad un tempio erano manutenute dagli aediles con denaro pubblico. Se una strada passava tra un edificio pubblico o un tempio e una casa privata, il tesoro pubblico e il proprietario privato dividevano le spese tra loro.

La riforma di Augusto La struttura degli incarichi per la gestione delle viae publicae fu modificata da Augusto, che con la sua riforma dell'amministrazione urbana abolì alcune figure e creò nuovi uffici in relazione alla manutenzione delle opere pubbliche, delle strade e degli acquedotti.

Augusto, trovando inefficaci i collegia, ridusse il numero dei magistrati da 26 a 20, abolendo completamente i duoviri e attribuendosi successivamente la carica di soprintendente della rete stradale che collegava Roma al resto dell'impero. Il consiglio dei quattuorviri fu mantenuto almeno fino al regno di Adriano tra il 117-138 d.C. Augusto istituì per ciascuna delle strade principali i curatores viarum, che avevano il compito di organizzare la manutenzione ordinaria e straordinaria e garantire la pubblica sicurezza lungo la via di competenza abolendo le figure dei commissari straordinari chiamati in situazioni di emergenza. Le persone nominate a questo incarico erano di rango senatoriale o equestre, a seconda dell'importanza delle strade loro assegnate. Ogni curatore aveva il dovere di stipulare i contratti per la manutenzione della propria strada e di far sì che l'appaltatore eseguisse scrupolosamente il lavoro assegnato, sia in termini di quantità che di qualità.

Secondo alcuni durante il regno di Claudio (41-54 d.C.) i questori sarebbero diventati responsabili della pavimentazione delle strade di Roma, o almeno avrebbero condiviso tale responsabilità con i quattuorviri.

Classificazione delle strade

Le strade romane erano di vari tipi, dalle piccole strade locali a quelle più ampie a lunga percorrenza costruite per collegare città e avamposti militari. Andavano da semplici strade di tronchi a strade pavimentate creando profondi letti di pietrisco per garantire che rimanessero asciutte, poiché l'acqua sarebbe fluita attraverso le pietre sottostanti evitando la formazione di fango in terreni argillosi.

Classificazione delle strade per importanza A seconda dell’importanza della via, ma anche in base alla loro proprietà e responsabilità di manutenzione, Ulpiano distingue tre tipologie di strada: Viae publicae, consulares, praetoriae e militares Viae privatae, rusticae, agrariae Viae vicinales