Il Casato dei Bourbon del Monte Santa Maria fu una delle principali famiglie nobiliari dell'Italia centrale, attiva tra Toscana, Umbria e Marche. La casata, che affondava le proprie origini nei Supponidi, fu titolare del Marchesato del Monte Santa Maria, feudo imperiale riconosciuto nel 1355 con diploma di Carlo IV di Lussemburgo, che rimase indipendente fino all'annessione al Granducato di Toscana nel 1815.
Considerata una delle famiglie più antiche e illustri del medioevo e della prima età moderna, i Bourbon del Monte si ramificarono in più linee che dominarono anche i feudi di Petrella e di Sorbello, anch'essi investiti come marchesati sovrani, e si insediarono come patrizi e senatori a Firenze, Perugia, Cortona, Pesaro e Città di Castello. Nel 1861, con la nascita del Regno d'Italia, un ramo della famiglia ricevette dal nuovo Stato il titolo di Principe di San Faustino, che raccolse in forma onorifica l'eredità storica della casata.
La denominazione di Marchesi dal Monte Santa Maria è attestata sin dal 1114, a dimostrazione della precoce affermazione della signoria. L'aggiunta del prenome Bourbon, attestata a partire dal XIII secolo, viene collegata allo stemma di famiglia, caratterizzato da tre gigli d'oro in campo azzurro attraversato da una banda di rosso, simbolo di appartenenza alla parte guelfaBourbon dal Monte Santa Maria, in Enciclopedia Treccani.
Il fondatore tradizionale della casata viene identificato con Ranieri di Toscana, marchese di Tuscia tra il 1014 e il 1027, che avrebbe trasmesso ai discendenti il titolo marchionale. Nel corso del Medioevo i Bourbon del Monte consolidarono la propria autonomia attraverso alleanze con i comuni di Arezzo, Perugia e Firenze, preservando nei secoli l'indipendenza dei loro feudi. L'investitura del 1355 confermò la loro posizione di signori immediati dell'Impero, e i discendenti si fregiarono per oltre cinque secoli del titolo di Marchesi reggenti.
Storia Origini Il primo marchese della famiglia fu Ranieri, signore di Tuscia dal 1014 al 1027, che assunse il patronimico di "Bourbon del Monte Santa Maria" dalla sua signoria sul Castrum Montis S. Mariae nella Valle del Tevere, nel ventunesimo secolo comune di Monte Santa Maria Tiberina.E. Repetti, Dizionario geografico fisico storico della Toscana, Firenze, 1845, vol. II, pp. 245-247. Il ramo principale dei Bourbon si stabilì a Firenze ma i marchesi di Petriolo, di Petrella e di Sorbello, rami secondari della famiglia, furono domiciliati in Perugia, mentre i marchesi Montini si stanziarono in Ancona.G.B. Vermiglioli, Memorie di Perugia e delle famiglie patrizie, Perugia, 1826, pp. 119-122. Appartenevano ai rami secondari dei Bourbon anche i Marchesi del Colle del castello di Cà del Colle nei pressi di Sansepolcro e i Marchesi di Pierle che regnarono su Pierle di Cortona dall'XI al XIV secolo.L.A. Muratori, Annali d’Italia, Milano, 1744, vol. IV, pp. 331-334.
XI secolo Il marchese Ranieri I di Toscana, oltre a un figlio di nome Ranieri morto in tenera età, ebbe una figlia, Sofia, e un maschio chiamato Ugo o Uguccione I. Uguccione si sposò con una contessa Berta, dichiarata in uno strumento dell'agosto 1044, dove furono designati i confini dei beni che i due possedevano in Val di Chiana, confinanti con proprietà spettanti al capitolo di Arezzo.L.A. Muratori, Rerum Italicarum Scriptores, Milano, 1738, vol. II, col. 467.
Il marchese Uguccione I, nel dicembre del 1046, assistette a un placito proclamato ad Arezzo da Ermanno misso regio in favore del capitolo aretino.L.A. Muratori, Antiquitates Italicae, Milano, 1740, vol. III, p. 212. Nel giugno del 1059 fu pronunciato un altro placito favorevole agli stessi canonici dal marchese Gottifredo duca di Toscana, assistito anche dal marchese Ranieri II, figlio del marchese Uguccione I. Quest'ultimo morì nello stesso anno, come dimostrato da uno strumento del 3 gennaio 1059, redatto a Pisa, riguardante la porzione del poggio e del castello di Nugola, donata alla mensa pisana dai fratelli Ugo ed Arrigo, figli di Uguccione.Archivio di Stato di Pisa, Diplomatico, perg. 1059 gennaio 3.
Arrigo I, figlio del marchese Uguccione I e fratello di Ranieri II, sposò una contessa Sofia, figlia di un conte Bernardo Salico, forse dei conti della Berardenga. Rimasta vedova, verso il 1078 Sofia contrasse seconde nozze con un conte Alberto di Mangona, come lei stessa dichiarò in un documento dell'aprile 1079 redatto a Montevarchi.A. Czortek, Signorie rurali e potere feudale in Toscana e Umbria, Firenze, Olschki, 2006, pp. 97-99.
Prima di morire, Arrigo I ebbe dalla consorte un figlio, Uguccione II, che sposò una contessa Adelagita, figlia di un conte Alberto. Dal matrimonio nacque un altro Arrigo, detto "il giovane" o Arrigo II, che nell'ottobre del 1098, vivente ancora la nonna contessa Sofia, dettò l'atto del suo testamento nel castello di Pierle.Archivio di Stato di Arezzo, Diplomatico, perg. 1098 ottobre. Da questo documento appare chiaro che Arrigo II fosse scapolo e probabilmente in giovane età, poiché dispose di tutti i suoi beni a favore di chiese e persone di fiducia, nominando la madre e la nonna Sofia, senza menzionare né una moglie né eventuali figli.
XII secolo Tra i beni ricordati nel testamento di Arrigo II compare una parte di un castello che i Bourbon possedevano dentro la città di Arezzo, con altri beni nei sobborghi, nel piviere di Alberoro, in Villa Alba e in Galognano, nel comune di Colle di Val d'Elsa. Inoltre assegnò alla madre e alla nonna Sofia la sua parte dei castelli, corti e distretti di Montevarchi, Levane e Moncione, e quanto possedeva nella corte e castello del Tasso.L.A. Muratori, Antiquitates Italicae, Milano, 1740, vol. IV, pp. 178-181.
Arrigo I non solo ebbe in Ranieri II un altro fratello, ma un terzo, Ugo o Uguccione, compare in due contratti del 3 gennaio 1059, nei quali i marchesi Ugo ed Arrigo, figli di Uguccione I, rinunciarono in favore della mensa pisana alla loro porzione di beni che possedevano nel castello e corte di Nugola.
Dal matrimonio di Ranieri II con la contessa Willa nacque un altro Ranieri, detto Ranieri III, che viene ricordato insieme alla moglie, la contessa Caterina chiamata Trotta, in un rogito aretino del dicembre 1099 relativo alla vendita di una quarta parte di una casa posta nel suburbio di Arezzo, per la quale dichiarava di aver ricevuto in pagamento 200 soldi.Archivio di Stato di Arezzo, Diplomatico, perg. 1099 dicembre.
Nel gennaio del 1105 il marchese Ranieri III del Monte Santa Maria approvò la disposizione testamentaria di Bernardino di Sidonia, dei conti di Galbino, in favore degli Eremiti di Camaldoli.Annales Camaldulenses Ordinis Sancti Benedicti, a cura di G. Mittarelli e A. Costadoni, Venezia, 1755, vol. II, pp. 213-214. Negli Annali Camaldolensi sono pubblicati due ricordi di tali atti, uno senza data e l'altro del gennaio 1104, rogato a Città di Castello, con cui il marchese Ranieri III e la moglie Caterina confermavano quanto disposto da Bernardino pochi giorni prima della sua morte, ad eccezione della corte e rocca di Vezzano, già spettante al marchese Uguccione I suo avo.
Negli stessi annali è riportata anche una donazione del 1117 fatta nella chiesa di San Martino a Nerano, quando il marchese Ranieri III con Uguccione suo figlio donò un manso (piccolo podere) all'eremo di San Savino sull'Alta di San Egidio.Annales Camaldulenses Ordinis Sancti Benedicti, Venezia, 1755, vol. II, p. 297. Sicuramente Ranieri III era già morto nel 1129, come dimostra un atto notarile redatto nel contado perugino, in cui la contessa Maria, sposa di Uguccione figlio del defunto Ranieri, vendette al monastero della Santa Trinità nell'Alpi una corte nel castello di Pregio.Archivio di Stato di Perugia, Diplomatico, perg. 1129 aprile.
Uguccione III non fu l'unico figlio di Ranieri III: un altro, Guido I, appare in una pergamena del luglio 1138, edita anch'essa negli Annali Camaldolensi, con la quale il marchese Guido I, figlio del fu Ranieri III, rinunciava perpetuamente in favore dei Camaldolesi a quanto i suoi predecessori avevano donato a Bernardino di Sidonia.Annales Camaldulenses Ordinis Sancti Benedicti, Venezia, 1755, vol. II, p. 356.
A Uguccione III si riferisce anche un diploma dell'Imperatore Federico I siglato negli accampamenti davanti a Milano il 13 marzo 1162, con il quale il sovrano riconfermava ai Bourbon tutti i feudi posseduti.L.A. Muratori, Antiquitates Italicae, Milano, 1740, vol. V, pp. 44-45. Un ulteriore diploma del 24 aprile 1167 conferma che Uguccione III era padre del marchese Arrigo III e di Ugolino, continuatori della stirpe.L.A. Muratori, Annali d’Italia, Milano, 1744, vol. V, p. 92.
XIII secolo Nel XIII secolo la presenza dei Bourbon del Monte si intrecciò con le vicende dei comuni umbri e toscani. Come si ricava da un documento del 26 settembre 1194, un marchese Uguccione dei marchesi di Colle, ossia del Monte Santa Maria, pose sotto l'accomandigia del comune di Arezzo il proprio territorio con ville e castelli del pievanato di Sant'Antimo in Monterchi, a condizione che gli abitanti rimanessero soggetti al comune aretino e non potessero stipulare tregue con Città di Castello.Archivio di Stato di Firenze, Riformagioni, libro XX, c. 56r.
Nel 1202 lo stesso Uguccione e il fratello Guido sottoscrissero un rogito con cui sottomisero i loro castelli di Val di Pierle al comune di Perugia.Archivio di Stato di Perugia, Diplomatico, perg. 1202 maggio 29. Qualche decennio più tardi, nel 1249, un trattato stipulato da Uguccione IV con Cortona regolava i diritti sul castello e sul porto di Valiano, in Val di Chiana, a conferma della rilevanza strategica che quell'area rivestiva per il controllo delle comunicazioni tra Toscana e Umbria.Archivio di Stato di Firenze, Atti pubblici, perg. 1249 dicembre.
XIV secolo
Nel Trecento i Bourbon del Monte emersero anche nelle magistrature comunali e negli eserciti cittadini. Nel 1323 Guido del Monte partecipò al trattato di alleanza stipulato tra i Comuni di Firenze, Siena, Bologna, Perugia, Orvieto, Gubbio e altri signori di parte guelfa per contrastare i Tarlati di Arezzo. In quell'occasione fu eletto capitano generale della "Taglia guelfa di Toscana".Scipione Ammirato, Istorie fiorentine, Firenze, 1600, vol. II, pp. 214-216.
Nel 1330 il marchese Guido di Valiano, signore di Valiana in Val di Chiana, fu nominato podestà di Siena, e l'anno successivo, nel 1331, fu eletto capitano generale dell'esercito fiorentino con il compito di riformare il governo di Pistoia, dove nel 1332 ricoprì anche la funzione di conservatore della pace.L.A. Muratori, Annali d’Italia, Milano, 1744, vol. VI, p. 137.
Scipione Ammirato, nella sua Storia fiorentina, ricorda che nel settembre 1335 Giovanni, marchese di Valiano, alla guida di truppe perugine e guelfe, mosse contro i Tarlati e gli aretini, riuscendo a scacciarli da Città di Castello. Poco dopo la Repubblica di Firenze lo elesse comandante del proprio esercito e, dopo la cacciata del duca d'Atene, Giovanni del Monte resse la città come podestà fino al maggio 1344.Scipione Ammirato, Istorie fiorentine, Firenze, 1600, vol. II, pp. 233-238.
Alcuni cronisti senesi menzionano inoltre un marchese Ugolino di Ranieri del Monte Santa Maria che nel 1335 fu vicario imperiale a Siena, mentre l'anno seguente un Ugolino di Guido, forse suo fratello, resse la podesteria nella stessa città.L.A. Muratori, Rerum Italicarum Scriptores, Milano, 1739, vol. XV, col. 412.