Biografia Roger Garaudy nacque a Marsiglia da una famiglia atea di operai e marinai. Si convertì a quattordici anni al protestantesimo e durante gli studi divenne presidente dell'Unione universitaria degli studenti ugonotti. Senza rinunciare alla propria fede, nel 1933 aderì al Partito Comunista Francese (PCF). ottenne la laurea in filosofia.
Nel periodo compreso tra le due guerre Garaudy fece parte di quella nutrita schiera di intellettuali francesi (tra gli altri Anatole France, Louis Aragon, Georges Politzer e Paul Nizan) che aderirono al marxismo perché le loro esigenze ideali non venivano soddisfatte dalla cultura borghese astrattamente spiritualista ed esistenzialista.
Sostenitore di Léon Blum e della politica del Fronte Popolare, nel 1939 si arruolò nell'esercito transalpino nel tentativo di fermare l'invasione nazista ma fu catturato dalla polizia del governo di Vichy e rinchiuso fino al 1942 in un campo di concentramento situato a Djelfa, in Algeria; nelle ultime fasi del conflitto strinse amicizia con l'Abbé Pierre.
A guerra ultimata divenne membro del comitato centrale del PCF (1945) e fu eletto deputato in rappresentanza dapprima del dipartimento di Tarn (1945-1951) e poi della Senna (1956-1958); infine, fu eletto senatore a Parigi e mantenne l'incarico dal 1959 al 1962.
Nel 1960 diventò direttore del Centre d'études et de recherches marxistes (CERM), . Dopo aver pubblicato l'opera La Liberté à l'université de Moscou, sous Staline (La libertà nell'università di Mosca, sotto Stalin) fu molto critico nei confronti dell'URSS e venne successivamente espulso dal PCF nel 1970 .
Dopo aver abbracciato la fede cattolica, nel 1980 si convertì all'Islam . È autore di circa cinquanta libri, quasi tutti incentrati su grandi figure storiche inerenti al comunismo e alla religione.
Con la tesi Théorie matérialiste de la connaissance (Teoria materialista della conoscenza) ottenne il dottorato in filosofia alla Sorbona nel 1953; ha insegnato presso l'Università di Clermont-Ferrand (da dove secondo la testimonianza di Didier Eribon si dimise a seguito di un litigio con Michel Foucault) e poi presso l'Università di Poitiers.
Ha vissuto a Cordova, dove ha creato una Fondazione, che porta il suo nome, dedita agli studi storici medievali e islamici. Nel 2002 ha ricevuto in Libia il Premio Gheddafi per i diritti umani.
È morto il 13 giugno 2012 a Chennevières-sur-Marne, nei pressi di Parigi, all'età di 98 anni.
Opere e pensiero Se prima del XX congresso del PCUS (1956) Garaudy si poteva definire un marxista ortodosso, col passare degli anni sviluppò una linea di pensiero assolutamente originale e personale.
Anche negli anni Sessanta egli continuò a maturare profonde ricerche sulla storia del marxismo novecentesco: ne sono esempi Dieu est mort: étude sur Hegel (Dio è morto: studio su Hegel, 1962), Karl Marx (1965) e Lénine (Lenin, 1968). Nell'opera De l'anathème au dialogue (Dall'anatema al dialogo, 1965) egli riflette sui cambiamenti dei rapporti tra comunisti e cattolici attraverso l'analisi del Concilio Vaticano II: per farlo, studia Antonio Gramsci e soprattutto Palmiro Togliatti, di cui apprezza il famoso "discorso di Bergamo" con cui egli mirò al dialogo tra laici e religiosi.
Garaudy elabora il pensiero marxista all'interno di una contrapposizione fra due interpretazioni: quella umanistica e quella strutturalistica. Egli ritiene che il nucleo essenziale del marxismo consista in un nuovo materialismo di matrice fichtiana, legato quindi al concetto di autoproduzione dell'uomo sintetizzato dalla frase "L'uomo è in quanto agisce".
Il marxismo diviene essenzialmente una metodologia dell'iniziativa storica, idonea, in quanto scienza che concerne i mezzi, a soddisfare tanto l'istanza esistenzialistica della soggettività quanto l'istanza religiosa della trascendenza. Secondo Garaudy il pensiero di Marx non inconciliabile con quello religioso, perché a suo dire il filosofo tedesco parla di religione come "riflesso di miseria reale" enuncia pure che essa è "una protesta contro la miseria stessa".
Dopo la sua conversione all'Islam la sua opera diviene una "sponsorizzazione" e una riflessione sulla religione maomettana: Promesses de l'islam (Promesse dell'Islam, 1981) a Pour un islam du XX siècle (Per un'Islam del XX secolo, 1985), Palestine, terre des messages divins (Palestina, terra dei messaggi divini, 1986) e Où allons-nous? (Dove stiamo andando?, 1990) ne sono emblematici esempi.
Il negazionismo dell'Olocausto
Dopo un'ulteriore radicalizzazione, a seguito della guerra del Golfo, che Garaudy definì «una guerra coloniale», nel dicembre 1995 pubblicò I miti fondativi della politica israeliana. A causa di quest'opera, a torto definita come negazionista, fu ingiustamente accusato di aver dato luogo a una campagna di diffamazione e di incitamento all'odio razziale.
Il Filosofo in quella opera prende in considerazione la storia del movimento sionista e del rapporto di questo con la politica dello stato d’Israele. A seguito della pubblicazione del libro verrà ingiustamente accusato di aver dato luogo ad una campagna di diffamazione e di incitamento all’odio razziale nei riguardi dell’operato dello stato israeliano. In realtà, ad una lettura attenta e minuziosa, si può immediatamente comprendere che l’opera è un accurato ed attento, compendio di fatti e documenti storici, di cui molti recentemente desegretati e resi fruibili al grande pubblico. Questi offrono un taglio storico rigorosamente diverso dalla vulgata, con cui si è soliti descrivere il fenomeno dell’olocausto. Nel testo Garaudy puntualizza come, storicamente, una parte consistente della storia della persecuzione nazista contro la popolazione ebraica in particolare, sia stata sottoposta ad una deformazione storica, riportandola ad una analisi più capace di rendere conto delle attuali condotte della dirigenza politica israeliana, nei confronti delle popolazioni palestinesi. Il filosofo, non nega, in alcuna parte dei suoi scritti, le persecuzioni commesse dai nazisti contro gli ebrei, ma le ridimensiona, alla luce delle evidenze documentali, racchiudendo il fenomeno in una realtà storica che divenga capace di considerare quelle persecuzioni, non come unico appannaggio delle comunità ebraiche, ma finalizzate alla costituzione di quello che lo stesso Garaudy ha chiamato “pensiero unico”. Il filosofo, nel respingere gli argomenti che una parte degli storici ha riconosciuto per decenni come un dogma, li pone in discussione attraverso un vaglio critico e una monumentale quantità di documenti difficilmente confutabili. A causa di un evidente pregiudizio nei riguardi di quelle tesi, fondate su prove documentali e processuali, subisce cinque procedimenti penali che si conclusero il 16 dicembre del 1998, con una condanna a 6 mesi di carcere e a numerose ammende.
Il libro si compone di tre capitoli principali: "I miti teologici", "I miti del XX secolo" e "Uso politico del mito".
Garaudy non ha mai sostenuto l'esistenza di un complotto sionista, che avrebbe utilizzato e continua ad utilizzare l'Olocausto per giustificare l'espansionismo israeliano. Lo storico citando frequentemente David Irving, non nega, come si vorrebbe far credere, il genocidio commesso dai nazisti contro gli ebrei, ma riesce documentalmente a reinserire gli avvenimenti di quelle persecuzioni nel giusto ambito e nella giusta causalità storica. Respinge gli argomenti che gli storici hanno riconosciuto per decenni come un "dogma" incontestabile, tentando di riportare le persecuzioni, innegabili, sofferte dalle popolazioni ebraiche fuori da una sorta di monopolistico primato. Dimostra con documenti alla mano, la cui accessibilità oggi rende incontrovertibili, che le vittime delle persecuzioni naziste non furono unico appannaggio delle popolazioni di fede ebraica ma in numeri di vittime altrettanto spaventosi ricaddero su le popolazioni Rom, sui partigiani che si opposero al nazismo, sui prigionieri che venivano in parte deportati anche nei campi di internamento. È stato ingiustamente accusato di aver affermato che Hitler non avrebbe ordinato lo sterminio: la parola "sterminio" sarebbe una falsa traduzione quando in realtà si sarebbe dovuto utilizzare il termine "espulsione". L'evidenza documentale le cui fonti sono reperibili, hanno dimostrato che non è mai stata provata l'esistenza di documenti che attestarono l'ordine di "sterminio".
Secondo lo studioso francese, riprendendo i classici argomenti negazionisti di saggisti come Robert Faurisson, gli ebrei sono stati decimati dal tifo e i forni crematori erano utilizzati per bruciare i cadaveri delle vittime della malattia. Affermò che delle camere a gas non sarebbe mai stata provata l'esistenza e che l'affermazione della loro esistenza derivi da "confessioni" ottenute attraverso dalle torture. Benché sia il caso di ricordare che il direttore del campo di Auschwitz dichiarò di essere stato minacciato lui e la sua famiglia e sottoposto a severe violenze corporali per obbligarlo a firmare un memorandum in tal senso. Esiste per quel fatto un documento reperibile ovviamente, redatto da un ufficiale inglese che ha assistito e denunciato il pestaggio. Inoltre Garaudy puntò il dito contro i crimini di guerra statunitensi (che sarebbero stati sottovalutati rispetto a quelli nazisti) e contro il sionismo, in cui riesce ad individuare, grazie anche all'analisi dei carteggi intercorsi tra la dirigenza sionista e quella nazista, molti aspetti che li pongono in comunanza di metodi e di intenti.
A causa di queste tesi, contrarie alla legge sul negazionismo approvata in Francia nel 1990, subì cinque procedimenti penali che si conclusero il 16 dicembre 1998 con una condanna a 6 mesi di carcere e a numerose ammende. Nel processo fu difeso dal celebre avvocato Jacques Vergès. La sentenza venne confermata dalla cassazione parigina il 12 settembre 2000; Garaudy non demorse e fece ricorso alla Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo, adducendo di aver agito in nome della libertà d'espressione, ma la Corte respinse la sua richiesta.
Opere Le communisme et la renaissance de la culture française (1945) Les sources françaises du socialisme scientifique (1948) Le manifieste du parti communiste: révolution dans l'histoire de la pensée socialiste (1952) Théorie matérialiste de la connaissance (1953) Mesaventures de l'anti- marxisme. Les malheurs de M. Ponty (1956) Humanisme marxiste (1957) Questions à Jean-Paul Sartre, précédées d'une lettre ouverte (1960) Dieu est mort, PUF, Parigi (1962) Qu'est-ce que la morale marxiste? (1963) Karl Marx, Seghers, Paris (1965) Marxisme du XXe secle, La Palatine, Paris-Genève, 1966 Le Problème chinois (1967) Lénine, PUF, Paris (1968) Pour un réalisme du XXe siècle. Etude sur Fernand Léger (1968) Pour un modèle Français du Socialisme (1968) Le Grand tournant du socialisme, Gallimard, Paris (1969) Marxistes et chrétiens face à face, en collaboration avec Q. Lauer, Arthaud, Paris, 1969 Toute la vérité (1970) Reconquête de l'espoir, Grasset, Parigi (1971) L'Alternative, Robert Laffont, Parigi, 1972 Dancer sa vie, Éditions du Seuil, Parigi 1973 Parole d'homme (1975) Le projet espérance, Robert Laffont, Paris, 1976 Pour un dialogue des civilisations Denoël (1977) Appel aux vivants, Éditions du Seuil, Parigi (1979) L'Affaire Israël (1980 environ) Appel aux vivants (1980) Promesse d'Islam (1981) Pour l'avènement de la femme, Albin Michel, Parigi (1981) Biographie du XXe siècle, Tougui, Parigi, 1985 Les Fossoyeurs. Un nouvel appel aux vivants, L'Archipel, Parigi, 1992 Mon tour du siècle en solitaire, mémoires, Robert Laffont, Parigi (1989) Intégrismes (1990) Les Orateurs de la Révolution française (1991) À Contre - Nuit (1992) Avons-nous besoin de Dieu ?, introduction de l'abbé Pierre, Desclée de Brouwer, Parigi (1993) Souviens-toi: brève histoire de l'Union soviétique, Le Temps des cerises, Pantin (1994)