L'Adone è un poema di Giovan Battista Marino, pubblicato per la prima volta a Parigi nel 1623 presso Oliviero di Varennes. L'opera descrive le vicende amorose di Adone e Venere ed è uno dei poemi più lunghi della letteratura italiana (5.124 ottave per un totale di 40.992 versi, poco più dellOrlando furioso e circa tre volte la Divina Commedia e la Gerusalemme liberata).

Dedicato a Luigi XIII di Francia, è composto da venti canti e preceduto da una lettera indirizzata alla regina Maria de' Medici (madre e reggente di Luigi all'epoca della sua minore età) perché interceda presso il giovane re; la lettera è preceduta a sua volta da una prefazione del critico francese Jean Chapelain in cui il poema viene giustificato come poème de la paix (poema della pace), epico ma non eroico.

Ogni canto è preceduto da Argomenti in prosa, composti da Fortuniano Sanvitale, e da Allegorie, attribuite a don Lorenzo Scoto, che dovrebbero spiegare il significato morale del testo (il cui insegnamento, come detto nel proemio, è smoderato piacer termina in doglia). Ogni singolo canto è fornito di un titolo e di un proemio di sei ottave, mentre il proemio del primo canto è di dodici ottave.

La gestazione del poema La scrittura del poema si estese per tutta la vita del Marino, a partire dagli anni napoletani fino alla stampa parigina. Le informazioni sono ricavate dall'epistolario o dalle prefazioni che aprono altre opere mariniane.

Nel 1584 L'Adone è un poema idillico, che prevede la descrizioni dei suoi amori e della sua morte.

Nel 1605 sembra dover venire pubblicato in 3 canti (innamoramenti, amori e morte).

Nel 1614 consiste in "poco più di mille stanze" ed è diviso in 4 canti (amori, trastulli, dipartita, morte).

Nel 1615 da Torino il Marino scrive a Fortuniano Sanvitale che il poema è diviso in 12 canti ed è lungo quanto la Gerusalemme liberata e di avere intenzione di stamparlo appena arriverà a Parigi.

Nel 1616, appena giunto a Parigi, il Marino scrive in una lettera che il poema "è diviso in 24 canti ed è quasi maggiore dellOrlando furioso", anche se poi, come su detto, fu pubblicato in 20 canti e non in 24, il che ben indica quanto magmatica dovesse essere la struttura del poema ancora in questa fase. Quale fosse la vera dimensione dell'Adone a questa data è testimoniato da un manoscritto, oggi conservato a Parigi, detto Adone1616, che contiene i primi tre canti del poema, il quale è dedicato alla regina Maria de' Medici e al suo favorito Concino Concini.

Tuttavia, il brusco mutamento della situazione politica a corte - con la presa del potere di Luigi XIII col conseguente allontanamento della regina e la morte violenta del Concini - costrinse il Marino a rimettere mano al poema che, in cinque anni (1617-1621), fu rivisto daccapo e aumentato fino a diventare l'immensa macchina in 20 canti che leggiamo oggi: questa nuova versione fu dedicata a Luigi XIII con l'intercessione di Maria de' Medici, mentre le ottave proemiali prima dedicate al Concini furono spostate, defilate, nel canto XI.

Da dove il Marino prendesse il materiale per il vasto rifacimento compiuto in questi cinque anni è possibile dedurlo da un documento del 1614 noto come Lettera Claretti, lettera dedicatoria che apre la terza parte delle Rime mariniane, firmata da Onorato Claretti ma di sicura mano del poeta, e da alcune indicazioni sparse nelle lettere in cui l'autore parla lungamente dei suoi molti progetti poetici in via di redazione, dei quali non è rimasta però alcuna traccia. Poiché la descrizione che il poeta ci ha lasciato di queste altre opere coincide con molte parti del poema, si è indotti a pensare che L'Adone, per divenire l'immenso poema che è ora, abbia praticamente "inglobato" gli altri poemi di cui parla il Marino, cioè le Trasformazioni, la Gerusalemme distrutta (della quale resta il solo canto VII, edito postumo), il Polifemo e la Polinnia, tutti riciclati variamente forse nei canti V-VII e XIX-XX.

Di certo da quello che testimoniano alcune lettere (in una lettera del 1619 a Ottavio Magnanini il poeta dice che Adone viene ucciso da Marte in forma di cinghiale, cosa che nel poema non accadrà) e dalla vastità dell'errata corrige (in cui a volte vi sono aggiunta intere sequenze di strofe), il Marino, come l'Ariosto, continuò a interagire con il poema fino all'ultimo, anche durante la stampa stessa.

Trama Data la mole dell'opera, nel riassunto della trama sono qui indicate anche alcune riprese testuali di talune opere e notazioni strutturali sul racconto, poi approfondite nei successivi paragrafi incentrati sulle fonti e sulla struttura dell'opera.

La Fortuna (canto I) Il poema si apre con l'invocazione a Venere e la dedica a Luigi XIII e Maria de' Medici.

Amore ha fatto innamorare Giove di un'altra donna, e Giunone, gelosa, se ne lamenta con Venere. La dea rimprovera Amore che ripara, piangente, da Apollo; questi, per un antico odio verso Venere (che verrà spiegato da Momo nel canto VII), convince Amore a far innamorare Venere di Adone, dal momento che è principe di Cipro e pare destinato a una sorte fausta (mentre Apollo sa bene che l'oroscopo del fanciullo gli annuncia la morte). Amore si reca da Vulcano e si fa forgiare una freccia infallibile, poi si reca da Nettuno e gli chiede una tempesta. Intanto Adone, seguendo la Fortuna su una barca, colto dalla tempesta naufraga a Cipro, l'isola dove si ambienterà praticamente tutto il poema; qui il pastore Clizio (come indicato nell'Allegoria che precede il poema, Clizio è in realtà il poeta genovese Giovanni Vincenzo Imperiale, scrittore del poema Lo stato Rustico, punto di riferimento anche per il poeta Gabriello Chiabrera), lo accoglie e canta un elogio della vita bucolica.

Il Palagio d'Amore (canto II) Invettiva contro i piaceri vani. Davanti al palazzo di Amore e Venere, immaginato come un edificio con quattro torri quadrate laterali ed una centrale rotonda, alla presenza di un albero di gemme e d'oro (idea tratta dalle Stanze di Angelo Poliziano), Clizio racconta la storia del giudizio di Paride (il racconto è parallelo al concorso di bellezza maschile nel canto XVI). Questo secondo canto manca nellAdone1616 e forse è stato composto dopo l'arrivo a Parigi.

L'Innamoramento (canto III) Invettiva contro le vanità dell'amore. Venere giunge a Cipro e, vagando scalza per i campi, viene punta da una rosa; per sciacquarsi si reca ad una fonte, ove vede Adone dormiente e se ne innamora. Assume quindi l'aspetto di Diana, lo sveglia con un bacio e si fa medicare il piede ferito (la scena è parallela al ritrovamento degli amanti nel canto XV); così anche Adone s'infatua della dea, che in ultimo si rivela. Prima di allontanarsi, la dea si volge indietro e recita il celebre Elogio della rosa, uno dei brani più famosi del Barocco italiano.

La Novelletta (canto IV) La fatica e il travaglio provano la nobiltà. All'interno del palazzo Amore racconta ad Adone la storia dei suoi amori con Psiche (la vicenda è tratta dalle Metamorfosi di Apuleio).

La Tragedia (canto V) Invettiva contro i mezzani. Mercurio racconta cinque storie tragiche di giovani che amarono delle divinità (Narciso, Ganimede, Ciparisso, Ila, Ati: i racconti sono tratti dalle Metamorfosi di Ovidio e sono paralleli a quelli narrati nel canto XIX). Adone è esortato da Venere a rinunciare alla caccia e, dopo aver visitato il palazzo, assiste alla rappresentazione della tragedia di Atteone su un meraviglioso palcoscenico rotante. Colto dal sonno, il ragazzo non vede il finale dello spettacolo.

Il Giardino del Piacere (canto VI) I pericoli della carne e della seduzione. I due amanti visitano: nella prima torre quadrata, il giardino della vista, con la descrizione dell'occhio, una galleria di pitture e la narrazione della storia del pavone; nella seconda torre quadrata, il giardino dell'odorato, con la descrizione del naso, dell'orto dei profumi con l’elogio della granadiglia (tratto dal Marino da una raccolta bolognese di Rime del 1608); Venere narra la vita di Amore.

Le Delizie (canto VII) Invettiva contro poesia e musica lascive. I due amanti visitano: nella terza torre quadrata, il giardino dell'udito, con la descrizione dell'orecchio e dei vari uccelli (qui Mercurio racconta la famosa storia dell'usignolo, altro celebre punto del poema, tratto dalle Prolusiones di Famiano Strada del 1617); nella quarta torre quadrata, il giardino del gusto, con la descrizione dell'orto fruttifero, della bocca, e di due vasi rappresentanti la nascita di Venere e Amore. Qui, durante il banchetto, giunge il dio Momo, che vuole recitare un passo del suo nuovo poema Le vergogne del cielo, nel quale si racconta il mito secondo cui Apollo scoprì Venere intenta agli amori con Marte, quindi lo rivelò agli altri dèi (l'episodio è tratto dal libro VIII dellOdissea e dai Dialoghi degli dei di Luciano di Samosata, ed è sottinteso alla vendetta di Apollo del I canto). Venere, oltraggiata, scaccia Momo dal giardino; per riparare, Talia canta uno splendido inno all'amore;

I Trastulli (canto VIII) Esaltazione della poesia erotica. I due amanti visitano: Nella torre centrale rotonda, il giardino del tatto. Venere e Adone vengono uniti in matrimonio da Mercurio; dopo un lungo bagno purificatore (dalle scene molto esplicite, su cui si esercita la bravura metaforica del poeta) i due consumano il matrimonio in una piccola stanza del palazzo e proseguono con diletto la loro vita matrimoniale.

La Fontana d'Apollo (canto IX) Elogio di Apollo e della poesia. Passando dai piaceri dei sensi a quelli dell'intelletto, Adone e Venere, sempre accompagnati da Mercurio, visitano la meravigliosa fontana di Apollo che si trova nell'Isola della Poesia, e incontrano il pescatore Fileno, cioè il Marino stesso, che racconta la sua vita e passa in rassegna i suoi mecenati dell'Italia e della Francia, i poeti greci, latini e italiani, tutti scolpiti sulla fontana. Il poeta trova modo di rievocare anche l'attentato a Torino sortitogli dal poeta avversario Gaspare Murtola e di denigrare altri poeti suoi rivali, quali Margherita Sarrocchi e Tommaso Stigliani.

Le Maraviglie (canto X) Invocazione alla Musa. Come Astolfo nellOrlando furioso, sotto la guida di Mercurio Adone visita i primi tre cieli: Luna, dove il dio, prendendo spunto dalle macchie lunari, tesse le lodi di Galileo Galilei e del cannocchiale. Sulla luna visitano la Grotta della Natura e l'Isola dei Sogni; Mercurio, dove vanno a visitare il Museo degli Inventori e quello dell'Arte. Si recano anche nella Biblioteca dell'Universo (dove Adone vede giacere fra i libri ormai dimenticati anche il poema Il Mondo Nuovo di Tommaso Stigliani appena pubblicato) e nella Sala del Mappamondo dove è possibile conoscere le guerre del futuro: Mercurio annuncia le guerre di Francia e d'Italia. Gran parte di questo canto è forse stata composta durante il periodo francese, viste le fonti difficilmente circolanti in Italia.

Le Bellezze (canto XI) Proemio dedicato a Maria de' Medici. Raggiunto il cielo di Venere, vedono passare in rassegna le donne più celebri e belle del futuro; elogio delle bellezze d'Italia e di Francia (qui si ritrova l'ottava di dedica al Concini che apriva il poema nellAdone1616). Adone vuole conoscere da Mercurio il suo oroscopo e apprende che è negativo. Venere, che intanto ha lanciato frasi di sdegno contro l'astrologia, desidera ritornare sulla Terra, anche perché è gelosa nel vedere tante bellezze. Sono trascorsi tre giorni. Termina qui l'intero percorso iniziatico fisico e intellettuale di Adone cominciato nel canto VI (e che verrà ripreso nel canto XV con la lettura della mano e la partita a scacchi).

La Fuga (canto XII)