È cintura nera di kickboxing full contact e pratica anche l'immersione.
Paracadutismo Ha realizzato dal 2001 circa 8000 lanci di paracadutismo allenandosi nelle discipline freestyle, freefly, video e tuta alare. Ha iniziato a praticare base jump nel 2009 realizzando 180 lanci di cui 80 con la tuta alare.
Nel 2007 ha vinto i campionati italiani di paracadutismo freestyle gareggiando per il Freestyle Team Italia con il videoman Paul Seccomandi.Classifiche e squadre .
Nel 2014 segue nel loro percorso le ragazze di Calzedonia Ocean Girls.
Partecipazione a record freefly in formazione data luogo record numero paracadutisti/e 31 luglio 2009 Chicago (USA) mondiale 108. La Mancino aveva preso parte anche al precedente record, con 69 paracadutisti, stabilito sempre a Chicago il 3 agosto 2007 (). 15 giugno 2007 Empuriabrava (Spagna) europeo 40 21 marzo 2008 Eloy (Arizona) (USA) mondiale, femminile 20 L'incidente di Uli Emanuele Il 17 agosto 2016 il BASE jumper altoatesino Uli Emanuele, che aveva il compito di filmare per conto di GoPro un lancio della Mancino a Lauterbrunnen, in Svizzera, dopo una virata a destra prese ad avvitarsi, schiantandosi poi contro le rocce e morendo sul colpo.
Attività come modella Roberta Mancino lavora anche come modella. In questo campo il servizio di maggior successo è stato quello per il calendario della rivista Max per il 2009, con foto realizzate da Marco Glaviano.
In un sondaggio tra i lettori di Men's Fitness è stata scelta come sportiva più bella battendo in finale la giocatrice di beach volley Misty May.Classifica di Men's Fitness.
I lanci senza tuta Nel 2003 a Pahokee (Florida), Roberta Mancino si è lanciata nuda per un servizio fotografico per Playboy.
Nel 2008 si è lanciata in topless per un servizio della trasmissione televisiva Le Iene con Marco Berry.Filmato sul sito delle Iene.
Nel servizio per "Le Iene", la Mancino ha notato che nelle condizioni in cui stava per effettuare il lancio, a 4000 metri di altezza, la temperatura era di 10 gradi sotto lo zero.
Note
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Collegamenti esterni
Articolo sul New York Times, 30 marzo 2011.