Frigento è un comune italiano di abitanti della provincia di Avellino in Campania.

Geografia fisica

Il comune, adagiato sulla sommità di un ampio colle all'altezza di , si trova nell'Irpinia centrale e l'abitato si sviluppa su tre alture che si alternano sul singolare massiccio collinare che caratterizza il territorio del comune. Frigento, il cui territorio si estende su circa , domina dall'alto l'ampia valle dell'Ufita a nord e la conca del Fredane a sud, mentre affaccia ad est sulla Valle d'Ansanto e a ovest sul bacino del Calore.

Sismicità

Il territorio comunale di Frigento è parte del distretto sismico dell'Irpinia. In occasione del terremoto del 1980 vi furono, nel solo comune di Frigento, 4 morti, 80 feriti e 663 senzatetto. Classificazione sismica: zona 1 (sismicità alta)

Origini del nome La denominazione di Frigento deriverebbe dal toponimo Frequentum, Friquentum o Afrigentum, a loro volta derivanti dall'espressione latina A populi frequentia, così come menzionato nelle Rationes decimarum della Campania (1308-1310).

Storia Il territorio di Frigento conta numerosi rinvenimenti di epoca paleolitica, principalmente realizzati in selce o in "pietra di Frigento", costituita fra l'altro da scisti silicei, peliti rosse silicizzate e marne silicizzate. Resti fossili animali, associati a manufatti umani testimoniano di un'antica frequentazione dell'area. In particolare, il rinvenimento di un osso fossilizzato umano rinvenuto dal professor Salvatore Forgione sulla collina di Frigento viene identificato al morfotipo umano dell'Homo erectus, simile a quelli di altri siti preistorici (Castel di Guido, Sedia del Diavolo, Venosa-Notarchirico) e databile fra e anni fa.

Secondo una dubbia tradizione, il paese di Frigento sarebbe emerso agli onori della storia nel 441; in quell'anno per volere di papa Leone I sarebbe divenuto sede della diocesi del vescovo Marciano che scelse tale luogo come eremo e luogo di preghiera. Con l'avvento dei Longobardi, grazie alla favorevole posizione geografica, Frigento divenne strategico posto di difesa del ducato di Benevento finché, nel 988, un terremoto la distrusse.

Lentamente ricostruito, il borgo fu per secoli sotto il dominio dei potenti feudatari della vicina Gesualdo che ne mantennero la reggenza fino alla fine della loro discendenza. Successivamente il feudo venne ceduto alla famiglia Filangieri, quindi passò ai Caracciolo di Avellino che ne mantennero il dominio fino alla fine dei diritti feudali.

Nel volgere dei secoli, la storia di Frigento fu legata alla presenza della sede vescovile che rimase punto di riferimento religioso ed anche economico della comunità fino alla soppressione definitiva disposta nel 1818. Durante il Regno delle Due Sicilie fu sede di uffici istituzionali e capoluogo dell'omonimo circondario appartenente al distretto di Sant'Angelo de' Lombardi, nel quale figuravano inoltre i vicini centri di Gesualdo, Sturno, Torella dei Lombardi, Villamaina. Mantenne medesime prerogative anche dopo l'unità d'Italia.

Simboli

Lo stemma comunale rappresenta tre monti sormontati dalle iniziali F.R.C. (Frequentum Romana Civitatis). Il gonfalone è un drappo di colore rosso con ricami in oro.

Monumenti e luoghi d'interesse Tra le strade e i vicoli intorno alla chiesa madre di Santa Maria Assunta si articola il centro storico, nucleo antico del comune, che presenta edifici gentilizi con portali lavorati in pietra locale di particolare rilievo e dei giardini pensili particolarmente decorativi facenti parte di un complesso di palazzi storici privati. Punti di interesse storico, artistico e ambientale, come fontane antiche, complessi masseriali e una rocca di epoca medievale, sono dislocati anche nelle aree rurali.

Architetture religiose Chiesa Madre di Santa Maria Assunta in Cielo Edificio imponente ed austero che si caratterizza per le numerose stratificazioni che ne attestano l'evoluzione storica, la chiesa è collocata sulla sommità del colle di Frigento e, viste le origini paleocristiane, è il luogo di culto più antico del paese. Cattedrale nel periodo in cui Frigento è stata sede vescovile, fu edificata sulle rovine di un tempio pagano e conserva nell'ipogeo una collezione di oggetti di epoca romana e tardo antica. Distrutta dal terremoto del 1732, è stata ricostruita nel 1760. All’interno, l’edificio, a tre navate con abside semicircolare e cappelle laterali, presenta alcune tele ospitate da cassettoni in castagno nell'area del soffitto: nella navata centrale è rappresentata l’Assunzione della Vergine e nel transetto un miracolo di San Marciano, opere ambedue realizzate nel XVIII secolo da Antonio Vecchione da Nola. L’altare maggiore è realizzato in marmi policromi, mentre il coro, il trono vescovile e il pulpito lavorato in legno sono caratterizzati da motivi ornamentali barocchi. Il fonte battesimale in marmo con vasca in granito fu donato dal canonico Marciano De Leo. La chiesa madre di Santa Maria Assunta in Cielo conserva la reliquia del cranio di san Marciano, mostrato ai fedeli solo due volte all'anno.

Chiesa di San Marciano

Collocata alle porte del centro storico, la chiesa di San Marciano, attestata dalle fonti scritte già dal 754 d.C., è il luogo di culto dedicato al santo patrono della comunità. Sebbene la struttura risalga al settecento, essa risulta sorgere su un sito che presenta tracce di complessi ben più antichi, come testimoniato dall'utilizzo di materiali di epoca romana e dal rinvenimento, grazie a indagini archeologiche effettuate presso gli adiacenti giardini, dei resti di un antico luogo di culto che sorgeva nell’area di una necropoli. Molteplici sono state, infatti, le sepolture individuate di uomini liberi longobardi rinvenuti con corredi di armi. Se all'interno è posta sull'altare maggiore una tela raffigurante il patrono e sono presenti frammenti di iscrizioni monumentali in bronzo e vari oggetti ex voto donati in segno di riconoscimento al santo, all'esterno dell'edificio, invece, si nota un'antica statuetta posizionata sulla parete che affaccia verso i giardini dopo il restauro subito dall'edificio a seguito del terremoto del 1980.

Santuario Madonna del Buon Consiglio Situato in località Piano della Croce, sulle pendici dell'omonimo altopiano e risalente al 1920, il santuario vede le proprie origini strettamente legate al ritrovamento da parte di un contadino nella frazione di Pagliara di una terracotta raffigurante la Vergine Maria che tiene in braccio il Bambino Gesù: la costruzione, infatti, fu voluta dai fedeli che posero la prima pietra della chiesa il 20 maggio 1921. Il complesso, luogo di culto e meta di pellegrini e devoti della Madonna del Buon Consiglio, è affidata ai frati francescani dell'Immacolata ed è la casa madre dell'istituto religioso fondato all'inizio del 1970 dai frati minori conventuali padre Stefano Maria Manelli e padre Gabriele Maria Pellettieri. La struttura è a navata unica e all'interno, oltre a due dipinti nella zona del soffitto, lungo le pareti laterali si collocano alcuni affreschi rappresentanti scene tratte dai Vangeli, mentre al di sopra dell'altare è visibile la maiolica della Madonna col Bambino, ancora oggetto di venerazione da parte dei fedeli a un secolo di distanza dal rinvenimento. Dal 2001 nella cantoria è presente un organo a canne di 25 registri.

Architetture militari Ruderi di Sant'Angelo al Pesco Rovine dell'antico maniero di difesa eretto in epoca longobarda nella contrada di Sant'Angelo al Pesco, a dal centro abitato. Il toponimo fa riferimento, oltre che al culto longobardo dell’Arcangelo (molto diffuso nel Sud Italia), al pesco, termine proveniente dall'osco peesslùm o pestulùm, ossia poggio, da cui sarebbe derivato il latino pesculum, ovvero "pietra sporgente". I ruderi si ergono, infatti, su una roccia e la pianta di ciò che resta del complesso ne evidenzia l'irregolarità dovuta alla necessità di adattare le strutture murarie alla conformazione del masso roccioso su cui è costruita. Nell'area di Sant'Angelo al Pesco è attestata in un documento del secolo XI, dal quale si evince una donazione fatta al monastero di Santa Sofia a Benevento, la presenza di un villaggio e una chiesa con monastero, ma l'antica abbazia-fortezza fu saccheggiata e bruciata dai Saraceni nel 1200. Dopo l'unità d’Italia l'area fu utilizzata come da riparo dai briganti che a seguito delle razzie si nascondevano nella zona.

Architetture civili Molti sono i palazzi gentilizi di Frigento nell'area attigua a palazzo De Leo, sulla sommità del paese. Gli edifici, databili per lo più tra XVIII e XIX secolo, sono stati in gran parte restaurati dopo il sisma del 1980. Tra i maggiori vanno annoverati: palazzo Capobianco, palazzo Filippone, palazzo Pelosi, palazzo Flammia, palazzo Grella-Calò e palazzo Testa-Cipriano.

Palazzo De Leo

Storica dimora gentilizia in cui nacque e visse Marciano De Leo, scrittore, poeta e teologo locale che ispirò Giacomo Leopardi nella realizzazione de La ginestra. Sito nel centro storico, il palazzo ospita la biblioteca civica, la civica raccolta d'arte "Pina Famiglietti" e il museo archeologico FRIMACT che, per mezzo di installazioni audiovisive e reperti, ripercorre l'intera storia del comune prendendone in considerazione la tradizione agricola e il passato di epoca romana.

Complesso masseriale "lo Parco" Il complesso, conosciuto anche come casale lo parco, è situato in contrada Parco, zona collinare e agricola dalla quale si dominano le vallate sottostanti. Tale stanziamento, simile a molti altri presenti storicamente nella zona, costituisce la reinterpretazione settecentesca di quella comunità autonoma vera e propria che era la curtis altomedievale: si spiega in questo modo la presenza di una piccola chiesa dedicata ai santi Ciriaco, Donato e Gaetano accanto alla casa padronale. Sebbene la struttura attuale sia frutto di modifiche e ampliamenti dell’impianto originario essa resta un chiaro esempio dell’architettura rurale tipica dell’Irpinia nei secoli XVI e XVII. Si tratta di una delle rare torri colombaie, strutture legate all'epoca della feudalità quando vi si allevavano colombi allo scopo di utilizzarne le deiezioni come fertilizzante agricolo, sopravvissute al sisma del 1980. Caratteristiche appaiono la cappella per le funzioni religiose private dei proprietari, la scala d’accesso alla casa padronale, una piccola torre con orologio e una loggia che presenta due colonnine in pietra e copertura in legno.

Siti archeologici Cisterne romane Grande opera architettonica di età romana ideata, secondo l'iscrizione custodita nella ex cattedrale di Frigento, dall'architetto Antistius. Le cisterne romane, risalenti alla tarda età repubblicana e segnatamente al primo secolo a.C., avevano lo scopo di intercettare e immagazzinare le acque di falda e quelle provenienti dalle piogge e dallo scioglimento della neve invernale. Moderni studi hanno consentito di individuare in un'area adiacente un condotto di distribuzione che lascia ipotizzare la presenza nei primi due secoli d.C. di un impianto termale. Sebbene secondo le fonti in passato gli ambienti fossero undici, attualmente ne sono presenti soltanto quattro, tre dei quali visitabili grazie a un ingresso non originario. Realizzate in opus incertum e ben conservate, le cisterne costituiscono un esempio di architettura idraulica del periodo romano. Si trovano nel centro storico.

Aree naturali Panoramica Limiti