Era uno spirito curioso e attento: si nutrì delle numerose opere presenti nei codici della biblioteca della sua abbazia, in particolare di quelle di Beda il Venerabile. Inoltre ebbe l’occasione di visitare molte altre abbazie e di leggere i libri lì conservati, diventando uno degli europei più colti della sua epoca.
Si dedicò soprattutto alla scrittura di testi storici e agiografici, oltre ad essere precentore, bibliotecario ed insegnante nella propria abbazia. Il suo ideale di vita fu Beda, che definì vir maxime doctus et minime superbus“As the self-appointed continuator of Bede, William famously revered his exemplar as vir maxime doctus et minime superbus, “most learned and humble of men””: cfr. Smith W., William of Malmesbury: Monk, Historian, Hagiographer and Man of Letters, in «The American Benedictine review», 68 (2), 2017, pp. 154-195, p. 175.; la stessa unione di passione per lo studio e rifiuto di perseguire una carriera ecclesiastica si trova anche nella vita di Guglielmo. La sua opera maggiore furono i Gesta Regum Anglorum.
Biografia Della vita di Guglielmo le informazioni principali ci vengono dalle sue stesse, scarse, indicazioni. La data di nascita è dibattuta: nel suo commento al libro biblico delle Lamentazioni, scritto poco dopo il 1135, egli dichiara di essere quadrigenarius, ossia quarantenne. È possibile che questa non sia un’indicazione precisa; secondo Thomson potrebbe essere nato qualche anno prima, tra il 1085 e il 1090, anche perché Guglielmo sostiene di essere stato testimone e di ricordare un miracolo avvenuto nel 1096Cfr. Thomson R. M., Malmesbury, William of (b. c. 1090, d. in or after 1142), historian, man of letters, and Benedictine monk, in Oxford Dictionary of National Biography, 09/2004, pp. 246-261 e Thomson R. M., William of Malmesbury, The Boydell Press, Woodbridge, (1ª ed. 1987) 2003, p. 4.
Una distesa spiegazione delle informazioni che possediamo riguardo alla data di nascita di Guglielmo si trova Ivi, pp. 199-201.. Non abbiamo indicazioni sul luogo della sua nascita, che presumibilmente dovrebbe essere stata nei dintorni di Malmesbury (ad esempio nel Somerset, nel Dorset o nello Wiltshire).
Nei Gesta Regum Anglorum accenna al fatto di essere nato da una famiglia mista, ossia probabilmente da padre normanno e madre anglosassone. Il padre doveva essere abbastanza benestante per permettersi di finanziare una prima educazione del figlio, che poi fece entrare da bambino o adolescente nell’abbazia benedettina di Malmesbury. Sembrerebbe che Guglielmo abbia studiato anche altrove, a Glastonbury o Canterbury: capitava all’epoca che questa opportunità fosse data a monaci giovani e portati per lo studio.
Della sua educazione è lui stesso a fornirci un resoconto:William of Malmesbury, Gesta Regum Anglorum (Deeds of the English Kings), a cura di R. A. B. Mynors, R. M. Thomson, M. Winterbottom, Oxford University Press, Oxford, 1998, vol. 1, p.150. Libro secondo, prologo 1.
Tornato a Malmesbury, venne incaricato dall’abate Goffredo di JumiègesGoffredo di Jumièges, morto circa nel 1106, fu un abate riformatore, che fece crescere la reputazione dell’abbazia. di far accrescere la biblioteca monastica di Malmesbury con acquisizioni e copie, attività tramite cui iniziò ad appassionarsi alla storia. Verso gli anni ‘20 Guglielmo fu nominato precentore, con alcune responsabilità liturgiche e soprattutto un incarico da bibliotecario. Non fu però mai troppo interessato alla carriera e, negli anni ‘40, rifiutò la carica di abate. Rappresentò l’abbazia ai concili di Winchester nel 1139 e 1141.
La svolta della sua vita fu l’incarico, da parte della regina Matilde (morta nel 1118), di scrivere dei legami tra la famiglia reale inglese e sant’Aldelmo, fondatore dell’abbazia di Malmesbury. Guglielmo inizialmente rispose alle domande della nobile inviandole un breve foglietto; la regina allora gli chiese una spiegazione più ampia e solenne. Ebbero così inizio i Gesta Regum Anglorum, una storia secolare dell’Inghilterra dall’arrivo degli Angli e dei Sassoni nel 449 e, più ampiamente, dalla morte di Beda (735) ai suoi giorni; oltre a quest’opera Guglielmo scrisse i Gesta Pontificum Anglorum per occuparsi della storia ecclesiastica inglese. Negli stessi anni Guglielmo lavorava anche ad altre opere, come il Liber pontificalis (storia dei papi), finito nel 1119. Una prima versione dei Gesta Regum Anglorum fu terminata nel 1126 ma Guglielmo continuò a lavorarci per anni, aggiungendo progressivamente la narrazione degli anni 1120-1128.
Per scrivere i suoi libri, Guglielmo non consultò solo la biblioteca di Malmesbury ma ebbe l’occasione di vedere numerose biblioteche monastiche. Thomson ipotizza un viaggio di un anno, verso il 1115, dedicato solo alla ricerca di fonti. Sicuramente Guglielmo visitò la Christ Church di Canterbury due volte: la prima tra il 1109 e il 1115, la seconda probabilmente tra il 1122 e il 1125. La prima redazione dei Gesta Regum suggerisce che sia stato a Oxford, dove svolse le sue ricerche negli archivi della chiesa di Santa Frideswide. Certamente visitò anche BuryThomson, William of Malmesbury, op.cit. , pp. 72-75.. Diversi altri viaggi si desumono dai Gesta PontificumVedi sez: Gesta Pontificum Anglorum.. Secondo quanto sostiene Rodney Thomson si possono ipotizzare diversi spostamenti del monaco attraverso l’Inghilterra meridionale e dell’est, soprattutto in cattedrali e monasteri del suo ordine; si aggiunge a questi anche un lungo viaggio nell’estremo nord dell’isola. È poi probabile che si sia recato all’estero almeno una volta.
Poco dopo il 1129 Guglielmo visitò Glastonbury: a questo viaggio è legata la scrittura delle vite di quattro santi locali (Patrizio, Dunstano, Indract e Benigno) e della monografia storica De antiquitate Glastoniensis Ecclesiae. Andò a Worcester due volte, una prima e una dopo il 1124; tra 1124 e 1142 scrisse la Vita di San Vulstano.
Tra il 1137 e il 1139 il canonico di Cirencester Roberto di Cricklade scrisse una lettera lodando l’abilità di Guglielmo come autore riferendosi alla Defloratio Gregorii, alle Laudes et miracula beatae virginis Mariae e al Liber super explanationem Lamentationum Ieremiae prophetae. Questa è l’unica menzione di Guglielmo che abbiamo da parte dei suoi contemporanei. Le Laudes et miracula beatae virginis Mariae sono un testo agiografico, gli altri due testi invece servivano come ausilio nelle attività di insegnamento di Guglielmo, che per questa ragione creò alcune riduzioni o raccolte di opere ad uso scolastico.
Il suo progetto finale fu l'Historia novella, iniziata verso il 1140 e pensata come una continuazione dei Gesta Regum Anglorum. In essa si accenna a un evento accaduto nel 1143; questa è l’ultima data che possiamo associare alla vita dell’autore.
È impressionante la sua cultura. Guglielmo fu un lettore onnivoro, che studiò quasi tutto quello che era disponibile a un uomo inglese della sua epoca. Possiamo ricostruire che lesse circa 400 opere, di qualsiasi argomento, ma con una particolare predilezione per le opere patristicheGuglielmo conosce del tutto o per la maggior parte le opere dei quattro principali autori patristici, Agostino, Girolamo, Ambrogio e Gregorio. Sono stati individuati altri ventisette autori patristici di cui doveva essere a conoscenza. Certamente conosce a fondo Cassiodoro e Isidoro, ma anche Cipriano, Giuliano di Toledo, Fulgenzio e Leone, di cui lui stesso raccoglie da diverse fonti epistole e sermoni. Conosce anche Tertulliano e Lattanzio, autori particolarmente rari, soprattutto in Inghilterra. Guglielmo mostra un sorprendente interesse per gli scrittori carolingi e per i primi autori inglesi di teologia come Alcuino e Amalario; conosce inoltre diverse opere di Rabano Mauro. Dimostra di aver letto anche Pascasio, Floro di Lione, Giovanni Scoto Eriugena e lo Pseudo-Dionigi. (consueta per un monaco medievale) e con uno spiccato interesse per la letteratura classica greca (tradotta) e romana. È proprio questa conoscenza dei classici che, a parere dello stesso Guglielmo, lo rese noto nel suo tempo. Il suo bagaglio culturale emerge dalle citazioni e dai riecheggiamenti presenti nelle sue opere; da ciò si può notare anche la sua predilezione per Virgilio e CiceroneCertamente conobbe il commento di Servio allEneide e molte citazioni di Cicerone provengono dalle opere di Agostino. Lesse circa trenta autori tra classici e tardoantichi. I principali che cita e parafrasa sono Orazio, Plauto, Ovidio, Persio, Giovenale, Terenzio, Lucano, Marziale, Seneca, Cesare, Svetonio, Frontino, Eutropio, Vegezio, Sallustio, Vitruvio, Plinio il Vecchio, Macrobio, Solino e Boezio.
Cfr. Thomson, William of Malmesbury, op.cit., pp. 48 e ss.. Ogni volta che Guglielmo venne a conoscenza dell’esistenza di un’opera che non aveva già a disposizione fece qualsiasi cosa in suo potere per ottenerla. Questa ricerca intensiva di particolari opere antiche, a lui note dalla loro menzione in altri testi, lo rese quasi unico tra i letterati del XII secoloIbid., p.54. Degna di nota è la sua conoscenza delle Epistole di Seneca, di cui Thomson sostiene sia il primo lettore medievale a conoscere entrambe le parti in cui l’opera è divisa e che circolano separatamente; lo stesso avviene per le Notti Attiche di Aulo Gellio, di cui conosce quasi interamente entrambi tronconi dell’opera (i libri 1-7 e 9-16). Era inoltre affascinato dalla cultura greca e probabilmente conosceva la lingua, seppure a un livello rudimentale. Cfr. Ibid., pp. 57-61.. Un altro aspetto, allora inconsueto, della sua cultura fu l’interesse per i primi scrittori inglesi. Lesse oltre a Beda, che scrive in latino, anche opere in antico inglese di Ælfric, Coleman ed Æthelwold. Qualcosa si può ricostruire anche rispetto ai rapporti con gli intellettuali della sua epoca: Guglielmo conobbe Giovanni di WorcesterI due si scambiano informazioni sulle rispettive opere storiografiche e in un manoscritto di mano di Giovanni è presente il Liber Pontificalis di Guglielmo. I soggiorni di Guglielmo a Worcester si svolgono durante la vita di Giovanni e anche lui viaggia vicino a Malmesbury; si posseggono inoltre due codici copiati dallo stesso manoscritto di Hereford., Eadmer di Canterbury e Alexander di Canterbury e forse anche Facirius di Abington, Oderico Vitale e Simeone di DurnahamIbid, pp. 72-75. Si può inoltre ipotizzare che Guglielmo conoscesse Ildeberto di Lavardin, suo contemporaneo. Non è possibile sapere se i suoi legami con il continente vadano oltre una manciata di monasteri normanni ma rimane certamente aggiornato rispetto alle nuove correnti delle scuole. Certamente Guglielmo conosce le opere di autori stranieri come Fulberto di Chartres e di Onorio d'Autun. Ma, nel caso di quest’ultimo, il luogo di contatto più probabile è Canterbury, dove Onorio si reca in un breve periodo..
Opere storiche
Gesta regum anglorum
I Gesta Regum Anglorum sono una delle tre principali opere storiografiche di Guglielmo. Si compongono di 5 libri e il loro scopo è quello di narrare la storia dell’Inghilterra per colmare il vuoto tra l’opera di Beda e quella di Eadmero di Canterbury.
Gesta Pontificum Anglorum
I Gesta Pontificum Anglorum sono una delle opere principali di Guglielmo di Malmesbury. Vengono scritti in seguito alla prima redazione dei Gesta RegumBailey, in Thomson, Discovering William of Malmesbury, p. 13., dunque non prima del 1124-1125; inizialmente è probabile che le due opere siano concepite come parte di un lavoro unitarioThomson, Introduction, in William of Malmesbury, Gesta Pontificum Anglorum, v. 2, pp. XXI e XXIII. Guglielmo conclude l’opera nell’arco di due o tre anni ma il lavoro di revisione e aggiunta di nuove informazioni continua almeno fino al 1140, secondo Thomson..