La Marina imperiale giapponese (kyūjitai: , shinjitai: , rōmaji: , o , ) fu l'apparato militare navale dell'Impero giapponese dal 1869 fino al 1947, quando venne disciolta formalmente in seguito alla rinuncia del Giappone all'uso della forza come mezzo per la risoluzione di dispute internazionali.

Negli anni venti fu la terza più grande marina militare del mondo dopo la statunitense U.S. Navy e la britannica Royal Navy. A causa della natura insulare del Giappone, fu anche la più importante e significativa arma delle sue forze militari, tenendo anche presente che l'aviazione non esisteva come forza armata indipendente, ma esercito e marina avevano ognuno una propria aviazione; la sua importanza derivava dal fatto che dal mare doveva necessariamente provenire ogni offesa al territorio nazionale, così come ogni materia prima per l'industria considerata la scarsità di risorse naturali sul territorio.; anche dal punto di vista alimentare il Giappone dipende dal mare e la pesca è una risorsa importante che la marina ha dovuto sempre tutelare.

Le origini della Marina imperiale giapponese risalgono alle prime interazioni con le nazioni del continente asiatico a partire dall'inizio del periodo feudale fino a raggiungere un picco di attività tra il XVI e il XVII secolo, in un'epoca di scambi culturali con le potenze europee. Nel 1854, dopo due secoli di stagnazione in seguito al periodo di isolazionismo imposto dagli shōgun del periodo Edo, la marina giapponese era relativamente arretrata quando il paese venne forzatamente aperto al commercio dall'intervento statunitense. Questo condusse infine al rinnovamento Meiji, un periodo frenetico di modernizzazione e industrializzazione accompagnato dalla reintegrazione del potere centrale dell'imperatore del Giappone dopo decenni di decentramento a favore degli shōgun. Dopo una serie di successi, in alcuni casi contro nemici molto più potenti, come nella prima guerra sino-giapponese (1894-1895) e nella guerra russo-giapponese (1904-1905), la Marina imperiale giapponese fu quasi completamente annientata al termine della seconda guerra mondiale.

Dal termine della guerra le sue funzioni sono assolte dalla Forza marittima di autodifesa giapponese.

Origini La marina come mezzo di trasporto e rifornimento

Il Giappone ha alle spalle una lunga storia di rapporti navali col continente asiatico, che iniziano dai primi trasporti di truppe tra Corea e Giappone, all'inizio del periodo Kofun, nel III secolo. Un episodio saliente dei rapporti tra Giappone e Corea fu la battaglia di Baekgang del 663, nel periodo Yamato, durante la quale il regno coreano Silla alleato della dinastia cinese Tang sconfisse pesantemente l'altro regno Baekje e i suoi alleati giapponesi, ponendo fine all'influenza nipponica sulla Corea fino al XVI secolo.. La marina fu vista dalla casta militare nipponica come un mezzo di trasporto o di combattimento individuale alla ricerca di gloria, piuttosto che come uno strumento di potere e controllo del mare; nessuna strategia o tattica di combattimento venne sviluppata, al contrario della guerra terrestre, vista come l'unico approccio possibile per affrontare una guerra offensiva o difensiva. La sconfitta di Baekgang, costata alla marina nipponica 400 navi sulle schierate, fu causata prevalentemente dal fuoco appiccato dagli arcieri coreani e dalle tattiche di combattimento di gruppo, con manovre a tenaglia e l'uso di formazioni serrate contro le spesso isolate navi nipponiche; per l'occasione la flotta coreana contava circa 170 navi, anche se più robuste e meglio armate..

Successivamente ai tentativi di Kublai Khan di invadere il Giappone del 1281, lungo le coste dell'Impero cinese divennero molto attivi i pirati giapponesi Wakō. Durante i tentativi di invasione mongola comunque l'opzione di attaccare in mare gli invasori non venne presa in considerazione, lasciando alle forze di terra coadiuvate da opere fortificate il compito di respingere la minaccia; gli attacchi in mare furono piuttosto iniziative individuali e le stesse unità navali operavano sotto il comando indipendente delle province e non rispondevano a un comando unificato.

Il Giappone intraprese un grande sforzo costruttivo navale nel XVI secolo, durante l'epoca Sengoku, quando i signori feudali in lotta per la supremazia organizzarono vaste marine militari costiere composte da centinaia di navi. Pare che in questo periodo, nel 1576, potrebbero essere state costruite le prime navi da guerra "corazzate" della storia, quando il daimyō Oda Nobunaga fece costruire sei Atakebune, grossi vascelli descritti come tessen ("navi di ferro"): chiamate anche , erano chiatte armate con cannoni e fucili di grande calibro per sconfiggere i più grandi, ma non corazzati, vascelli usati dal nemico. Nelle fonti occidentali le prime navi corazzate giapponesi sono descritte in The Christian Century in Japan 1549-1650, che cita il resoconto del viaggio in Giappone del padre gesuita italiano Gnecchi Soldi Organtino nel 1578, o anche in A History of Japan, 1334-1615. Queste erano però considerate più come fortezze galleggianti e furono usate solo in azioni costiere; con esse nel 1578 Nobunaga sconfisse la marina del Clan Mōri alla bocca del fiume Kizu a Osaka, durante un'operazione di blocco navale. Le navi corazzate di Nobunaga precedettero di qualche anno la costruzione delle navi tartaruga (o Geobukson) coreane, inventate dall'ammiraglio Yi Sun Sin e documentate per la prima volta nel 1592: le placche in ferro dei vascelli coreani formavano una sorta di copertura superiore, atta a impedire intrusioni e abbordaggi, ma le murate non avevano simili protezioni.

Durante tutta questa fase, i compiti della marina furono comunque il trasporto, il pattugliamento costiero e la raccolta di informazioni, quest'ultimo un ruolo poco enfatizzato ma ben presente e perfettamente assolvibile con il naviglio leggero a disposizione.; il compito di combattere in modo organizzato altre forze navali o di proteggere le rotte di comunicazione non fu mai in questa fase una priorità o un oggetto di interesse..

Nel corso dell'invasione giapponese della Corea articolata in diverse successive campagne (1592-1598), Toyotomi Hideyoshi organizzò una flotta di circa 700 navi e marinai. per il trasporto e il supporto di una forza terrestre di circa uomini. Anche in questo caso la marina venne vista solo come un supporto alla guerra terrestre e non come uno strumento di controllo del mare, e lo sbarco iniziale riuscì solo per la mancanza di opposizione a terra; fu dunque accentuato il ruolo appoggio alle operazioni terrestri della flotta, fino a che le navi da trasporto furono attaccate dalla potente marina della dinastia Joseon: i combattimenti navali venivano gestiti con tattiche mutuate dalle operazioni terrestri, con fuoco concentrato delle armi negli scontri individuali ma senza cooperazione tra le navi.. L'ammiraglio Yi Sun Sin sconfisse più volte la marina giapponese utilizzando le navi tartaruga, fino alla sua morte avvenuta nella vittoriosa battaglia di Noryang. L'unica parentesi di successo giapponese fu nella seconda campagna, che vide la marina nipponica distruggere circa 160 navi coreane negli scontri di Geojedo e Chilcheollyang, in un momento nel quale l'ammiraglio Yi era caduto in disgrazia. Dopo aver riorganizzato la marina, il Giappone vinse una battaglia contro l'ammiraglio coreano Won Kyun e diversi scontri minori contro gli ammiragli Yi Eok Ki e Choi Ho della flotta cinese dei Ming; la rotta tra il Giappone e la costa meridionale della Corea venne protetta dall'attività della marina per tutta la campagna, permettendo la circolazione di uomini e rifornimenti e ostacolando quella avversaria, conseguendo l'obbiettivo strategico di supportare la campagna terrestre nonostante le forti perdite negli scontri precedenti; le strategie fallimentari negli scontri navali, mutuate da quelle terrestri, determinarono comunque la sconfitta finale nella campagna, appunto nella battaglia di Noryang, a dimostrazione dell'errato utilizzo della flotta in combattimento e della totale mancanza di coordinamento nelle operazioni..

Il Giappone costruì le sue prime grandi navi oceaniche all'inizio del XVII secolo, in seguito all'apertura delle relazioni con l'Occidente. Nel 1613 il daimyō di Sendai, d'accordo con il bakufu dello shogunato Tokugawa, costruì la Date Maru, una nave simile a un galeone da 500 tonnellate che trasportò l'ambasciata giapponese di Hasekura Tsunenaga nelle Americhe e successivamente in Europa. A partire dal 1604 il bakufu commissionò circa 350 navi shuinsen, solitamente armate e dotate anche di tecnologie occidentali, destinate principalmente al commercio con il Sud-est asiatico; la marina dello shogunato aveva già inflitto una sconfitta alle forze di Toyotomi nella battaglia di Osaka del 1614. Sebbene lo shogunato nel periodo Edo avesse imposto ai daimyō di non costruire navi oltre una certa dimensione, riservando questa prerogativa alla sola marina imperiale, questa non ebbe mai dimensioni imponenti e anche la Atakemaru, orgoglio della flotta e costruita nel 1630, venne superata e infine demolita nel 1682. Da allora rimasero a disposizione solo le navi di minore tonnellaggio, dette sekibune (unità di dimensione pari a 500 koku, con un koku pari a circa 180 litri) e kobaya (piccole imbarcazioni)..

L'isolazionismo A partire dal 1640 il governo giapponese decise di seguire una politica di isolazionismo (Sakoku) vietando ogni contatto con gli occidentali, sradicando il cristianesimo e punendo con la morte la costruzione di navi oceaniche. Nel 1639 lo shogunato proibì altresì le visite alle navi portoghesi e i daimyō della costa vennero incaricati della sorveglianza costiera, particolarmente nell'isola di Kyūshū; due diversi tipi di stazioni costiere, urabansho e tōmibansho, vennero ideati e realizzati rispettivamente nel luglio 1639 e giugno 1640. Frattanto, nel maggio 1640 una missione portoghese inviata per chiedere la riapertura dei contatti e dei commerci subì un brutale trattamento: circa sessanta rappresentanti vennero messi a morte e solo i non cristiani vennero risparmiati. Tuttavia, temendo una probabile rappresaglia portoghese, le difese del grande porto commerciale di Nagasaki furono rafforzate e la loro efficacia venne provata nel 1647, quando due galeoni portoghesi, venuti in visita al porto con il solo intento di ristabilire relazioni commerciali, furono circondati da circa navi giapponesi e obbligati ad andarsene: lo shogunato Tokugawa dimostrò così un'effettiva capacità di controllo del mare attraverso una marina di tipo costiero. Questa capacità però decadde rapidamente e nel 1808 (durante le guerre napoleoniche) una nave inglese, la HMS Phaeton, entrò sotto falsa bandiera olandese nella baia di Nagasaki: l'equipaggio catturò tutti gli olandesi che si erano avvicinati per festeggiare i presunti compatrioti e poi impose un rifornimento alla nave, senza che le difese locali potessero impedirlo..

Lo studio delle tecniche occidentali di ingegneria navale riprese negli anni quaranta del XIX secolo e si intensificò insieme all'aumento di spedizioni occidentali lungo la costa del Giappone, dovuto al commercio con la Cina e alla crescente pratica della caccia alla balena. Nel 1852 il bakufu, temendo ulteriori incursioni straniere e avendo avuto notizia della prossima visita di una forza navale statunitense, iniziò a costruire la prima nave da guerra giapponese in stile occidentale dall'epoca dell'isolazionismo, la Shohei Maru..