La Palestina (, nel dialetto locale ), ufficialmente Stato di Palestina (), è uno Stato a riconoscimento limitato situato nel Medio Oriente, osservatore permanente presso le Nazioni Unite, de facto in gran parte occupato da Israele. Lo Stato di Palestina rivendica sovranità sui territori palestinesi della Cisgiordania e della Striscia di Gaza, con Gerusalemme Est come capitale designata, sebbene il suo centro amministrativo si trovi a Ramallah. Tali territori sono stati prima occupati nel 1948 da Giordania ed Egitto e successivamente da Israele dal 1967 a seguito della guerra dei sei giorni. La Palestina ha una popolazione di abitanti a febbraio 2020, al 121º posto nel mondo.

Il 15 novembre 1988 Yasser Arafat, Presidente dell'Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP), ad Algeri proclamò l'indipendenza dello Stato di Palestina. Un anno dopo la firma degli accordi di Oslo nel 1993, venne istituita l'Autorità Nazionale Palestinese (ANP) per governare le aree A e B in Cisgiordania e la Striscia di Gaza. Gaza sarebbe in seguito stata governata da Hamas dal 2007, due anni dopo il ritiro unilaterale israeliano da Gaza. L'ONU ha riconosciuto la Palestina come Stato non membro con status di osservatore permanente con la risoluzione 67/19 dell'Assemblea generale del 29 novembre 2012. A seguito di ciò, dal 3 gennaio 2013 l'Autorità Nazionale Palestinese ha adottato il nome di Stato di Palestina sui documenti ufficiali.

Il capo dello Stato è il presidente Mahmūd Abbās, mentre il governo è guidato dal primo ministro Mohammad Mustafa.

La Palestina è membro della Lega araba, dell'Organizzazione della cooperazione islamica, del G77, del Comitato Olimpico Internazionale, dell'UNESCO e di varie altre organizzazioni internazionali. L'Unione europea, così come la maggior parte dei suoi Stati membri, mantiene rapporti diplomatici con l'Autorità Nazionale Palestinese, istituita nell'ambito degli accordi di Oslo. Leila Shahid, già rappresentante dell'ANP in Francia dal 1984, è stata nominata nel novembre del 2005 come rappresentante dell'ANP per l'Unione europea.

Vi è un'ampia varietà di punti di vista riguardo allo status dello Stato palestinese, sia tra gli Stati della comunità internazionale che tra studiosi legali. L'esistenza di uno Stato della Palestina, sebbene dibattuta, è una realtà nelle opinioni degli Stati che hanno instaurato relazioni diplomatiche bilaterali.Segal, Jerome M., Chapter 9, The State of Palestine, The Question of Existence, in Philosophical perspectives on the Israeli-Palestinian conflict, Tomis Kapitan (a cura di), M.E. Sharpe, 1997, .Boyle, Francis A. Creation of the State of Palestine; 1 Eur. J. Int'l L. 301 (1990)Kearney, Michael e Denayer, Stijn, Al-Haq Position Paper on Issues Arising from the Palestinian Authority's Submission of a Declaration to the Prosecutor of the International Criminal Court Under Article 12(3) of the Rome Statute (24 December 2009), para 43.a.

Etimologia e terminologia Sin dal mandato britannico, il termine "Palestina" è stato associato all'area geografica che oggi copre lo Stato di Israele, la Cisgiordania e la Striscia di Gaza. L'uso più generale del termine "Palestina" in relazione alla costa sud-orientale del Mediterraneo oltre alla Siria è storicamente consolidato sin dai tempi dell'antica Grecia. Erodoto fu il primo a scrivere nelle sue Storie, nel V secolo a.C., di un "distretto della Siria, chiamato Palaistine" in cui i Fenici interagivano con le altre popolazioni marittime.Herodotus, Volume 4. P.21. 1806, traduzione del Rev. William Beloe. Si pensa che il termine "Palestina" (in latino, Palæstina) sia stato coniato dagli antichi Greci per l'area occupata dal popolo antico dei Filistei, anche se esistono anche altre spiegazioni.Ancient History Encyclopædia, Mark, Joshua J., Palestine.

In seguito alla Terza guerra giudaica con la sconfitta di Bar Kocheba nel 135 d.C. l'imperatore romano Adriano cancellò definitivamente il nome di Giudea e tutto il territorio assunse il nuovo nome di 'Syria Palaestina'.

Le Nazioni Unite e la Corte internazionale di giustizia si riferiscono ai territori palestinesi (in arabo , al-arādi al-filasṭiniyya al-muḥtalla) come "territori palestinesi occupati". I giornalisti utilizzano anche la descrizione per indicare le terre al di fuori della linea Verde o confini del 1967. Il termine è spesso usato in modo intercambiabile con il termine "territori occupati", che è applicato anche per le alture del Golan, che non sono rivendicate dai palestinesi. La confusione deriva dal fatto che tutti questi territori sono stati conquistati da Israele nel corso della guerra dei sei giorni del 1967 e sono trattati nell'insieme, dalle Nazioni Unite, come territori occupati e non conquistati da Israele. Di essi non fa parte neppure la penisola del Sinai, conquistata all'Egitto nello stesso periodo, ma poi restituita in base al trattato di pace israelo-egiziano del 1979. Altri termini usati per descrivere questi settori sono: "territori contesi", "territori israeliani occupati" e "territori occupati". Ulteriori termini sono "Yesha" (Giudea-Samaria-Gaza), "territori liberati", "territori amministrati", "territori dallo status permanente indeterminato", "territori del 1967" e, semplicemente, "territori".

Molti arabi e musulmani, tra cui alcuni palestinesi, utilizzano la denominazione "Palestina" e "Palestina occupata", per indicare il territorio già facente parte del mandato britannico ad ovest del Giordano, comprese tutte le terre occupate da Israele nel 1948.Si veda, per esempio: The Covenant of the Islamic Resistance Movement 18 August 1988 Esiste un parallelo con le aspirazioni dei "sionisti revisionisti" del passato e di alcuni estremisti religiosi ebraici di stabilire la sovranità ebraica su tutto il territorio della cosiddetta "Grande Israele" (Eretz Israel, l'equivalente ebraico del successivo nome di Palestina).

Questa voce adopera i termini "Palestina", "Stato di/della Palestina" e "territori palestinesi occupati" in modo intercambiabile a seconda del contesto. In particolare, il termine "territori palestinesi occupati" si riferisce nel suo insieme alla zona geografica del territorio palestinese occupata da Israele dal 1967. In ogni caso, qualsiasi riferimento a terra o territorio si riferisce ai terreni rivendicati dallo Stato di Palestina.

Storia Palestina storica

Il termine "Palestina" ("terra dei filistei", popolo indoeuropeo che abitò la regione litorale della terra di Canaan, in epoca antica) fu coniato nella forma attuale latina dai romani e deriva dai precedenti termini a essa associata provenienti dal mondo greco a loro volta di origine ebraica (Pelesheth), per indicare la regione dal nome Giudea o, precedentemente, Regno d'Israele (zona anticamente nota come terra di Canaan).

Ciò avvenne specialmente dopo la guerra giudaica del 70 d.C., al termine della quale gli eserciti dell'imperatore Vespasiano e del figlio Tito distrussero quasi totalmente Gerusalemme. La ribellione al governo provinciale di Roma e alla dinastia vassalla degli erodiani venne stroncata, causando l'inizio della diaspora ebraica. Il cambio di nome da Iudaea a Syria Palaestina, e il cambio del nome di Gerusalemme che venne rifondata come città romanizzata, col nome di Aelia Capitolina, fu deciso dall'imperatore Publio Elio Adriano nel 135, alla fine dell'ultima guerra giudaica.

La Palestina fu quindi dominio romano, persiano, bizantino, arabo, e per un periodo di due secoli, durante le Crociate dominio europeo. In seguito all'invasione araba la popolazione venne islamizzata e nel tempo divenne in maggioranza di etnia araba musulmana.

Palestina ottomana La Palestina è stata parte dell'Impero ottomano dal 1517 al 1918, salvo una parentesi dal 1832 al 1840 quando fu conquistata da Mehmet Ali, governatore ottomano dell'Egitto, ribellatosi al sultano di Costantinopoli. Amministrativamente, la Palestina faceva parte del vilayet di Shām (nome preislamico della Siria), ed era stata divisa nel Sangiaccato di Acri, con cinque kazaTermine turco dell'originale arabo qaḍāʾ. (Acri, Haifa, Safed, Nazareth, Tiberiade); nel Sangiaccato di Nablus — fino al 1888 chiamato Belqa — con tre kaza (Nablus, Jenin, Tulkarem); e nel Sangiaccato di Gerusalemme, con cinque kaza (Gerusalemme, Giaffa, Gaza, Hebron, Beersheba). Nel 1887 il Sangiaccato di Gerusalemme, in quanto sede dei Luoghi Santi, divenne un Mutasarriflik (Mutasarrifato) indipendente il cui mutasarrif era responsabile direttamente nei confronti del governo centrale di Costantinopoli, dei suoi ministeri e dipartimenti di Stato. Nel 1888, quando venne creato il vilayet di Beirut, gli altri due sangiaccati palestinesi vennero compresi nel suo territorio.

Palestina mandataria

Nel pieno della Grande Guerra, il 16 maggio 1916, con la firma dell'accordo Sykes-Picot, Francia e Gran Bretagna decidono che il territorio della Palestina ottomana venga assegnato alla fine della guerra al Regno Unito. Il 9 dicembre 1917, Gerusalemme è occupata dall'esercito britannico, il quale occupa l'intera Palestina. Il mandato britannico della Palestina, mandato di tipo A, sotto controllo della Società delle Nazioni, comincia formalmente nel 1920. Il mandato terminerà formalmente nel 1947.

Durante il mandato vi furono varie rivolte da parte dei palestinesi contro la politica britannica nei confronti dell'autorizzazione del Regno Unito all'immigrazione ebraica (dichiarazione Balfour) e delle vendite di terre da parte dei latifondisti arabi agli immigrati: i moti dell'aprile 1920 e del maggio 1921; i moti dell'agosto 1929; la grande rivolta araba (1936-1939).

Secondo dopoguerra

Dopo la seconda guerra mondiale, nel 1947, le Nazioni Unite adottarono un Piano di partizione della Palestina che prevedeva la creazione di uno Stato arabo ed uno Stato ebraico indipendenti ed una Gerusalemme internazionalizzata. Il piano fu accettato dalla leadership ebraica ma rifiutato dai leader arabi, e la Gran Bretagna si rifiutò di metterlo in atto. Alla vigilia del definitivo ritiro britannico, il 14 maggio 1948, l'Agenzia ebraica proclamò lo Stato di Israele sulla base del piano proposto dalle Nazioni Unite. Il Supremo Comitato Arabo non dichiarò uno stato a sé stante e invece, insieme a Transgiordania, Egitto e altri membri della Lega araba, iniziò un'azione militare, dando il via alla guerra arabo-israeliana del 1948.The Arab-Israeli War of 1948 (US Department of State, Office of the Historian) "Arab forces joining the Palestinian Arabs in attacking territory in the former Palestinian mandate."Yoav Gelber, Palestine 1948, 2006 — Chap.8 "The Arab Regular Armies' Invasion of Palestine".

Con la fine della guerra, Israele ottenne il controllo su ulteriori territori inizialmente destinati a far parte dello stato arabo in base al piano delle Nazioni Unite. L'Egitto occupò la Striscia di Gaza e la Transgiordania occupò e poi annesse la Cisgiordania, formando così il Regno di Giordania. L'annessione fu ratificata nel 1950 ma mai riconosciuta dalla comunità internazionale.

Un governo di tutta la Palestina fu quindi istituito dalla Lega araba il 22 settembre 1948 per governare l'enclave controllata dagli egiziani a Gaza. Tale governo fu presto riconosciuto da tutti i membri della Lega araba ad eccezione della Transgiordania. Sebbene tale governo reclamasse sovranità sull'intero territorio dell'ex mandato britannico, la sua giurisdizione effettiva era limitata alla Striscia di Gaza.Gelber, Y. Palestine, 1948, pp. 177-178. L'Egitto favorì lo scioglimento di tale governo pan-palestinese nel 1959.