Il reziario (lat. retiarius, pl. retiarii, letteralmente "l'uomo con la rete" o "il combattente con la rete"), era una delle classi gladiatorie dell'antica Roma; combatteva con un equipaggiamento simile a quello utilizzato dai pescatori, una rete munita di pesi per avvolgere l'avversario, un tridente (la fuscina) ed un pugnale (il pugio). Lottava con un'armatura leggera, proteggendosi il braccio con una lorica manica e la spalla con un parabraccio (il galerus) e indossava un indumento di lino (il subligaculum), un sospensorio fissato alla vita mediante un ampio cinturone (il balteus). Non portava alcuna protezione alla testa, né calzature.
Il reziario apparve per la prima volta nell'arena nel I secolo. e divenne in seguito un'attrazione abituale dei giochi gladiatorii.. Nell'arena si confrontava di solito con il secutor, un gladiatore pesantemente armato. Agile e veloce, il reziario adottava uno stile di combattimento elusivo, tendente a sfuggire agli attacchi dell'avversario, ma pronto in realtà a cogliere ogni opportunità di colpire. Questa tattica, detestata dagli spettatori, che consideravano più nobile lo scambio diretto di colpi., unita a una percezione di effeminatezza trasmessa dalla sua figura quasi nuda, lo collocavano ad un livello basso e disonorato della gerarchia gladiatoria. D'altra parte, il fatto che gli spettatori potessero osservare i volti di questi lottatori portò gradualmente a umanizzarli e accrescerne la popolarità., tanto che il reziario divenne il tipo di gladiatore più famoso.. In effetti, nell'arte romana e nei graffiti venuti alla luce si ritrovano riferimenti comprovanti che, al contrario di quanto si sa da altre fonti informative, questi gladiatori finirono per godere di buona reputazione, sia come combattenti. che come amanti..
La storia La comparsa e la diffusione del reziario
Fino al I secolo non ci sono testimonianze né dati, nell'arte e nella letteratura romana, della presenza in un'arena del reziario; ad esempio, questo tipo di gladiatore non compare nei rilievi con motivi gladiatorii, provenienti da Pompei e da Teate, che risalgono al I secolo, sebbene vi siano testimonianze della loro esistenza nei graffiti e nei vari manufatti della stessa epoca rinvenuti tra le rovine di Pompei..
L'aspetto del reziario richiamava in modo evidente quello di un pescatore, del quale riprendeva anche l'armamento e la tecnica di combattimento.. Il suo confronto più abituale era quello contro il secutor (l'inseguitore), un gladiatore pesantemente armato e quindi dalla mobilità assai limitata; i combattimenti tra reziari e secutores si diffusero, presumibilmente nella seconda metà del I secolo., parallelamente al diffondersi di queste due classi gladiatorie. e degli spettacoli, i munera"Genesi dell'industria dell'intrattenimento", in ., divenendone un'attrazione abituale fino alla loro progressiva scomparsa.. Il loro confronto finì per costituire, al pari di quello tra mirmillone e trace, una delle contrapposizioni classiche dei muneraQueste contrapposizioni divennero popolari durante il periodo imperiale ()., nelle quali il combattimento tra gladiatori diversamente armati veniva bilanciato dotando il gladiatore che disponeva di maggiori possibilità di offesa di minori capacità difensiveStante la rilevante differenza tra i loro armamenti e la loro mobilità, è proprio nel confronto tra reziario e secutor che si giunse ad estremizzare l'usanza di far affrontare gladiatori dalle caratteristiche tanto differenti..
Per quanto riguarda la simbologia, il reziario rappresentava l'acqua in continuo movimento che si confrontava col fuoco del secutor, più statico, ma dotato della forza irresistibile della fiamma.. Il loro confronto simboleggiava anche quello tra l'uomo e la natura. (in questo caso quello tra il pescatore e la sua preda), dato che il reziario, dalle sembianze di un pescatore, combatteva contro il secutor il cui elmo chiuso, liscio e privo di visiera assomigliava alla testa di un pesce. Già in precedenza i mirmilloni portavano raffigurata sopra l'elmo l'immagine di un pesce (la murma).; i secutores, con la loro armatura squamata, ne furono un'evoluzione..
Un altro tipo di gladiatore, il laquearius, era molto simile al reziario, ma combatteva con un lazo, il laqueus, al posto della rete..
Il basso rango del reziario
I gladiatori dell'antica Roma si potevano classificare in base al tipo di armamento che indossavano, che ricalcava il modello dei soldati di fanteria.. Quasi tutte le categorie dei gladiatori si rifacevano ai militari armati dei rispettivi eserciti ma il reziario, che usava una rete ed un tridente e richiamava con la sua immagine NettunoIsidoro di Siviglia, Etymologiarum Sive Originum, Liber XVIII, LIV., dio del mare, costituiva un'eccezione a questa regola., così come le naumachie, le uniche battaglie gladiatorie che si svolgevano in un contesto acquatico, rappresentavano un'eccezione nell'ambito dei munera.
Gli elmi, insieme alle armature, servivano a mascherare i tratti distintivi dei lottatori, affinché tanto al pubblico quanto ai gladiatori stessi venissero celate le rispettive identità, il che facilitava il confronto nell'arena nei duelli mortali contro delle persone con le quali si viveva e ci si allenava tutti i giorni. Malgrado ciò, al reziario non era consentito portare alcuna protezione alla testa, e combatteva con il viso completamente scoperto..
Il reziario doveva compensare la sua scarsa protezione con la velocità e l'agilità; mantenendosi a distanza dal suo avversario, adottava uno stile di combattimento apparentemente sfuggente finalizzato ad eluderne gli assalti, ma pronto a contrattaccare sfruttando ogni breccia che si aprisse nella sua guardia. L'impiego di tattiche tanto rinunciatarie appariva quasi oltraggioso agli occhi degli spettatori, che apprezzavano maggiormente lo scontro diretto tra i contendenti.
La leggerezza dell'armatura e delle sue armi rappresentavano poi un ulteriore svantaggio. Di fatto, quanto più rimaneva scoperta ed indifesa la pelle di un gladiatore, tanto più basso era considerato il suo rango e tanto maggiore la percezione di effeminatezza da parte del pubblico.. Tutto ciò valeva maggiormente nel caso del reziario poiché la rete, piuttosto ingombrante, era di per sé considerata un simbolo muliebre., il che lo collocava al livello più basso, reietto e meno virile di tutte le categorie gladiatorie e finiva per alienargli ancor più il favore del pubblico. Durante gli spettacoli l'imperatore Claudio ordinava la sistematica condanna a morte di tutti i reziari sconfitti in combattimento; il loro volto scoperto, privo di elmo protettivo, trasmetteva agli spettatori compiaciuti le loro espressioni di agonia:
In conseguenza della loro posizione gerarchica i reziari erano costretti a vivere in baracche del tutto disagevoli. e alcuni di loro, cercando di innalzare il proprio rango., si allenavano come sanniti, un'altra classe di gladiatori.
I retiarii tunicati Esistono molti passaggi delle opere di Giovenale, di Seneca e di Svetonio che raccontano dell'esistenza di reziari che lottavano indossando una tunica, conosciuti come retiarii tunicati, e che si ritiene costituissero un sottogruppo di lottatori di basso rango, persino più infimo di quello del reziario stesso..
Il poeta satirico Giovenale scrisse al riguardo Giovenale, Libro II, :
Questo testo suggerisce che i reziari che indossavano una tunica e si allenavano sotto una stretta disciplina, con restrizioni specifiche., erano chiamati a svolgere una funzione diversa nei giochi gladiatorii. Seneca. menziona nella sua opera Naturales quaestiones l'esistenza di certi uomini effeminati che si allenavano nella scuola dei gladiatori e che potrebbero corrispondere a quei retiarii tunicati di cui parla Giovenale:
Svetonio, da parte sua, narra un aneddoto.:
Il destino del gruppo di reziari di cui parla Svetonio resta sconosciuto, però l'aneddoto riporta l'attenzione sul fatto che non si trattava di una competizione abituale, giacché i veri gladiatori non si arrendevano tanto facilmente.. Piuttosto, è possibile che questi reziari tunicati abbiano rappresentato un qualche tipo di spettacolo comico inserito all'interno del programma dei combattimenti tra gladiatori.
La seconda Satira di Giovenale, nella quale il poeta fa una critica dell'immoralità che si percepiva nella società romana, presenta un discendente della famiglia dei Gracchi che viene descritto come omosessuale e sposato (letteralmente Giovenale lo definisce "sposa", al femminile) a un suonatore di corno.:
"Questo Gracco" appare più tardi nell'arena Giovenale, Libro I, :
Gracco finisce per apparire nell'ottava satira di Giovenale Giovenale, Libro III, come il peggior esempio di nobile romano che si sia rovinato con le sue mani per le sue apparizioni in spettacoli pubblici e di intrattenimento popolare.:
Il passaggio è stato molto dibattuto dai critici, però sembra evidente che Gracco inizia la lotta come un reziario tradizionale indossando il solo subligaculum e che, quando il combattimento volge a suo sfavore, indossa quella tunica che gli consente di reclamare la clemenza spettante ad un retiario tunicato.. Il cambio di abbigliamento sembra trasformare un combattimento serio in uno comico e anche la parrucca (la spira)Sebbene Evans e Baker traducano il termine rispettivamente come copricapo appuntito e bizzarro ed ingombrante parabraccio. concorre ad accentuare le fattezze femminili di Gracco, disonorando il suo avversario costretto a partecipare a una farsa. È piuttosto inusuale trovare un gladiatore così descritto in una satira, visto che questi lottatori sono soliti assumere il ruolo di "uomini brutali, mascolini e di successo con le donne sia delle classi alte che basse (sebbene soprattutto fra queste ultime, poco istruite e non troppo intelligenti)".. Al contrario, il reziario tunicato della satira rappresenta una figura canzonatoria del gladiatore, dalla sessualità equivoca, generalmente vestito in costumi di qualunque foggia, ma più abitualmente da donna, e opposto ad un secutor o a un mirmillone in una parodia del combattimento gladiatorio.
La popolarità e il successo D'altra parte, malgrado il loro rango inferiore, i reziari divennero sempre più popolari durante il periodo del Principato.. Il fatto che gli spettatori ne potessero osservare i volti scoperti finì per umanizzarli ed accrescerne così la popolarità, tanto che nella cultura popolare contemporanea l'immagine più frequentemente associata agli antichi gladiatori è proprio quella del reziario, la classe gladiatoria più famosa, che rimase un'attrazione abituale dei giochi fino alla loro scomparsa.
Esistono testimonianze che il reziario potesse arrivare ad essere un combattente di successo. In una lapide rinvenuta a Nemausus, l'odierna Nîmes, nella Gallia Narbonense, si legge:
Tuttavia, è anche certo che normalmente i gladiatori erano soliti ingigantire i propri successi, ed in tale senso un graffito di Pompei mostra un reziario chiamato Antigonus che si vanta di aver vinto l'incredibile cifra di 2.112 combattimenti, e che affronta un certo Superbus che ne aveva vinto uno soltanto..
I gladiatori esercitavano sulle donne, anche di classi sociali elevate, una forte attrazione sessualeGiovenale, nella Satira VI, esametri 82-112, narra della passione di Eppia, moglie di un senatore, che abbandona tutto e fugge ad Alessandria con Sergiolus (Sergetto), un gladiatore di aspetto dimesso e dal volto sfregiato. e ciò valeva anche per i reziari. Tra le rovine di Pompei sono venuti alla luce parti di graffiti nei quali si fa riferimento ad un reziario chiamato Crescens (o Cresces):
e ancora: