Craxismo è un termine politico e giornalistico, talvolta utilizzato in senso dispregiativo, riconducibile all'azione dell'ex segretario del Partito Socialista Italiano Bettino Craxi.
Esso affonda le sue radici nel governo Craxi, in un periodo caratterizzato anche dalla popolarità di Sandro Pertini, 7º Presidente della Repubblica Italiana. Attualmente è anche utilizzato in senso di ideologia politica, in riferimento ai movimenti politici che vedono nel pensiero politico ed economico di Bettino Craxi una propria base ideologica, come Lega Socialista e Area Socialista, entrambi fondati dal figlio dello statista milanese, Bobo Craxi, rispettivamente nel 2000 e nel 2017.
Politiche
Politica economica e interna L'esecutivo guidato da Craxi varò diverse riforme economiche e sociali. Tra le maggiori ci furono: Il nuovo Concordato con la Santa Sede, detto Accordo di Villa Madama perché firmato nel 1984 a Villa Madama col cardinale Agostino Casaroli, Segretario di Stato vaticano; il cattolicesimo abbandonava la nozione di "religione di Stato" e veniva abolita la "congrua". Veniva istituito il contributo dell'8 per mille per i finanziamenti alla Chiesa cattolica e alle altre religioni e l'insegnamento facoltativo della religione cattolica nelle scuole«Corriere della Sera» (23 ottobre 2007. p. 15): "Nel 1984 il patto di Craxi con la Chiesa". Questa riforma fu applaudita dai laicisti, ma a lungo termine emerse da allora una realtà “politica” imprevista "destinata a permanere e ad incidere sul cammino dell’Italia civile, ma anche – pur se indirettamente – nella vita della stessa Chiesa universale"Gennaro Acquaviva, Il coraggio di decidere, Mondoperaio, n. 1/2014, p. 31.; Il taglio di tre punti della Scala mobile, a seguito del cosiddetto "decreto di San Valentino", ottenuto con la concertazione della CISL e della UIL, ma contestato dal PCI e dalla componente comunista della CGIL. Quest'ultima abbandonò le trattative e diede vita a massicce manifestazioni di massa, con la collaborazione del PCI, che nel frattempo scatenò in Parlamento un ostruzionismo durissimo. Il decreto passò con la fiducia e in seguito venne avviata una raccolta di firme che portò ad un referendum abrogativo. Al referendum, che si tenne nella primavera del 1985, Craxi partecipò attivamente alla campagna elettorale a sostegno della sua riforma (affermando inoltre che in caso di vittoria dei "sì" avrebbe rassegnato le dimissioni), riuscendo ad ottenere, a sorpresa, la sconfitta degli abrogazionisti; Una politica economica di cui rivendicò i successi, l'inflazione, dal 1983 al 1987, scese dal 12,30% al 5,20%, e lo sviluppo dell'economia italiana registrò una crescita dei salari (in quattro anni, di due punti al di sopra dell'inflazione) diventando il quinto paese industriale avanzato del mondo«Il maggior successo repubblicano è stato probabilmente l'annuncio, nel gennaio '87, sotto il governo Craxi, del quinto posto raggiunto tra i Paesi industrializzati del mondo, davanti alla Gran Bretagna»: così Giano Accame, "La storia della Repubblica vista da destra", su «Corriere della Sera», 25 ottobre 2000. D'altro lato però, in quegli stessi anni il debito pubblico passò da 234 a 522 miliardi di euro (dati valuta 2006) e il rapporto fra debito pubblico e PIL passò dal 70% al 90%. Ciò ha fatto dire che la sua gestione del bilancio - sul punto non correttiva degli squilibri accumulatisi nei conti pubblici già nel decennio precedente - ha contribuito a provocare allo Stato l'enorme debito pubblico, decisamente superiore alla media europea,; La battaglia agli evasori fiscali nel commercio al minuto, che produsse l'obbligo del registratore di cassa e dello scontrino fiscale grazie ad una battaglia condotta dal ministro delle finanze Bruno Visentini; Il condono edilizio Nicolazzi del 1985: esso era inserito nella legge n. 47 - dotata anche di una componente urbanistica, che non fu mai realmente applicata - che aveva l'ambizione di voltare pagina rispetto al passato ed introduceva un sistema di regole penali e una diretta attribuzione di responsabilità alle amministrazioni comunali per la repressione degli abusi; Il "decreto Berlusconi", varato dopo la decisione dei pretori di Torino, Roma e Pescara di oscurare i canali televisivi della Fininvest di proprietà di Silvio Berlusconi, allora un imprenditore con cui Craxi aveva una forte amicizia. Il decreto stabilì la legalità delle trasmissioni delle televisioni dei grandi network privati, ma suscitò aspre critiche da parte delle piccole emittenti private e di autorevoli costituzionalisti (Branca, Bonifacio, Beria d'Argentine, Roppa), e fu approvato dal Parlamento solo tramite il voto di fiducia;
La legge Bacchelli (legge 8 agosto 1985, n. 440) che ha istituito, presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, un fondo a favore di cittadini illustri che versino in stato di particolare necessità, i quali possono così usufruire di contributi vitalizi utili al loro sostentamento. Deve il nome al suo primo, previsto, beneficiario, lo scrittore italiano Riccardo Bacchelli.
Un altro ambizioso obiettivo riguardò – sulla scorta di analoghe operazioni effettivamente realizzate negli anni settanta in Grecia e, negli anni cinquanta, nella Germania di Konrad Adenauer – la "lira pesante", un progetto per la parità uno a mille della valuta, si disse con la possibile coniazione di una moneta con l'effigie di Garibaldi; l'operazione non ebbe alcun seguito.
Con i potentati economici del Nord il rapporto fu sempre all'insegna della dialettica civile e talvolta aspra: al congresso della CGIL del 1986 accusò gli industriali di voler "lucrare senza pagare", ricevendo dalla platea sindacale un caloroso applausoAlfredo Pieroni, Dizionario degli italiani che contano, Milano, Sperling & Kupfer, 1986, dove si ricorda anche la fredda reazione della platea nel congresso precedente.vedasi anche: e dando in tal modo l'impressione di un'efficacia redistribuiva maggiore di quella che – dopo la marcia dei quarantamila, che aveva visto spuntarsi le armi del sindacalismo confederale – era promessa dal massimalismo del PCI.
Di contro la Confindustria evidenziò polemicamente che da un lato si chiedeva agli industriali un contributo al benessere della collettività, ma a ciò non corrispondeva una buona condotta della politica nella gestione del denaro pubblico. Infatti, dagli anni settanta la spesa pubblica decollò e il sistema partitico non fece nulla per porvi un frenoCosì il vicepresidente degli imprenditori Franco Matteri, che sosteneva che la favorevole congiuntura economica in cui s'era collocato il governo Craxi dopo il decreto di San Valentino era "un'occasione che deve essere assolutamente utilizzata dal governo per un programma di politica economica di medio e di lungo periodo. Un programma vero, capace di correzioni profonde e di interventi strutturali, capace di forzare lo sviluppo e di ridare competitività all'azienda Italia che invece mostra segni inequivocabili di degrado. A partire dalla spaventosa situazione del deficit pubblico, dall'ennesimo buco nei conti dell'Inps, dell'alto costo del denaro per le imprese, dal peggioramento della bilancia commerciale" ("La Confindustria a Craxi 'bisogna governare l'economia'", su «La Repubblica», 11 luglio 1985, p. 37)..
Decisamente criticati, in quanto all'interno di una nozione di ingerenza dello Stato nell'economia, furono gli interventi del suo governo per giungere ad una rimozione del mandato di Enrico Cuccia quale presidente di Mediobanca (elusa dal consiglio di amministrazione) e l'opposizione alla vendita del complesso alimentare dell'IRI – la SME – negoziata direttamente dal suo presidente Romano Prodi e smentita da una direttiva del Governo.
Politica estera Nella politica estera, il governo Craxi e il personale intervento del Presidente del Consiglio"Consulto tra Craxi e Delors sui grandi mali dell'Europa", su «La Repubblica», 12 gennaio 1985, p. 8. si caratterizzarono per scelte volte a sollecitare e portare avanti il processo d'integrazione europea, come apparve evidente nel semestre di presidenza italiana (1985) del Consiglio europeo.
Si tratta di un indirizzo che proseguì anche nei successivi governi a partecipazione socialista e che portò al deciso avallo del trattato di Maastricht nel 1992 (nonostante questo trattato contenesse "in nuce" la fine della politica economica di debito pubblico su cui si era fondata la Prima Repubblica, compreso il quindicennio di governi a partecipazione socialista); in seguito egli criticò il trattato per via delle sue imperfezioni, che, a suo parere, anziché unire l'Europa l'avrebbero resa una comunità burocratica opposta ai suoi stessi principi.
Craxi proseguì inoltre la scelta inequivocabilmente atlantista dei suoi predecessori, ai quali aveva dato l'appoggio del suo partito per l'installazione in Sicilia degli "euromissili" posizionati contro l'URSS; secondo Zbigniew Brzezinski, consigliere per la sicurezza nazionale di Jimmy Carter, ”senza i missili Pershing e Cruise in Europa la guerra fredda non sarebbe stata vinta; senza la decisione di installarli in Italia, quei missili in Europa non ci sarebbero stati; senza il PSI di Craxi la decisione dell'Italia non sarebbe stata presa. Il Partito Socialista italiano è stato dunque un protagonista non irrilevante, ma assolutamente determinante, in un momento decisivo”; lo stesso Intini spiega anche che "i tedeschi, con accanto il muro di Berlino e una opinione pubblica in parte attratta dallo slogan “meglio rossi che morti”, chiarirono che, se un solo grande Paese avesse vacillato e negato l'installazione dei missili, la Germania si sarebbe tirata indietro e quindi non se ne sarebbe fatto nulla. (...) L'Italia fu subito vista come l'anello debole, il “grande Paese europeo” che avrebbe potuto dire di no (...) L'anello debole dell'Alleanza Atlantica, l'Italia, era vicino a spezzarsi e si sarebbe spezzato senza la resistenza imprevista, testarda e durissima condotta dal Partito Socialista di Craxi. L'Italia alla fine installò i missili e così fecero pertanto tutti i Paesi europei.". Sull'importanza - anche a livello interno - della vicenda, v. Mammì, Oscar e Antonio Carioti, "Resta fondamentale lo strappo con l'URSS", Ventunesimo Secolo 1 (March 2002), n. 1, pp. 215-220..
Nel contempo, però, Craxi mantenne una linea di attenzione ad alcune cause terzomondiste, come già lasciava prevedere - prima del suo arrivo alla guida del Governo - il sostegno dato all'Argentina, all'epoca sotto la dittatura militare della giunta del generale Leopoldo Galtieri, nella Guerra delle Falkland, senza però interferire in alcun modo nel conflitto. Stipulò accordi con i governi della Jugoslavia e della Turchia; sostenne anche il dittatore somalo Mohammed Siad Barre, segretario del Partito Socialista Rivoluzionario Somalo.
Convinto filo-arabo, fornì un appoggio convinto alla causa palestinese e intrecciò relazioni diplomatiche con l'OLP e con il suo leader Yasser Arafat, di cui divenne amico personale, sostenendone le iniziative. Uno dei principali motivi del "filoarabismo" di Craxi (che divenne estremamente visibile nella crisi di Sigonella con gli Stati Uniti d'America) era quello di rafforzare la Comunità economica europea a patto che questa prestasse molte attenzioni alle nazioni del Mar Mediterraneo, quali Grecia, Spagna, oltre che Italia, che strinse anche accordi con altre nazioni mediterranee quali Tunisia, Algeria, Egitto e Libia; con quest'ultima non ruppe i rapporti neanche in seguito al bombardamento di Lampedusa nel 1986, venendo criticato duramente da Giovanni Spadolini, più attento alle istanze statunitensi.
Politica istituzionale
Fra i progetti lungamente accarezzati e non realizzati vi fu la mancata riforma delle istituzioni.