Colli di Monte Bove è una frazione di circa 200 abitanti del comune di Carsoli (AQ), in Abruzzo.

Geografia fisica Territorio Il paese è situato a 990 sul versante occidentale del monte Guardia d'Orlando (1353 ), lungo la catena montuosa dei monti Carseolani, tra i territori comunali di Carsoli e Tagliacozzo. Il nucleo abitato è prossimo al tracciato originario dell'antica via Tiburtina Valeria, della strada statale 5 Via Tiburtina Valeria, adeguata negli anni venti del Novecento, e al valico di monte Bove collocato a 1220

Colli di Monte Bove dista circa 6 chilometri dal capoluogo comunale.

Origini del nome

Il paese nel Medioevo veniva chiamato semplicemente Colli. Nel Catalogus baronum, redatto dai Normanni nel XII secolo, appare con il nome Collem Zippam. In seguito, solo oralmente veniva chiamato Colli Catena, toponimo associato alla dogana del passo di Colli, dove veniva tesa una catena di ferro, che inibiva il passaggio di bestiame e di mercanzie, che veniva rimossa solo dopo il pagamento della tariffa esposta su una lastra marmorea, collocata successivamente sulla porta d'ingresso del paese.

Con Regio decreto del 13 marzo 1887 acquisì il toponimo contemporaneo.

Storia Il nucleo abitato ebbe origine da uno del posti avanzati dell'antica colonia romana di Carsioli. Posizionato in un punto strategico, fungeva da luogo di rifornimenti e sede di dogana. Sulla traccia di un'antica via preromana, il console Marco Valerio Massimo attorno al 286 a.C. fece costruire la via Tiburtina Valeria, importante arteria che servì a collegare il versante tirrenico e romano con le regioni italiche e adriatiche, passando per il territorio di Colli. Avvenuta la dominazione longobarda a cominciare dal 591 sotto il dominio di re Agilulfo anche questo paese, come tutta la Marsica e la Valeria, fece parte del ducato di Spoleto.

Succeduto il dominio dei Franchi, Colli passò sotto il controllo dei Berardi conti dei Marsi fino all'avvento dei Normanni che divisero la contea dei Marsi in tre settori: Albe, Celano e la contea di Carsoli, alla quale il paese appartenne. Come nel resto della regione anche qui si ebbero ripetute scorribande dei Saraceni, finché questi non furono definitivamente sbaragliati nel 916 tra Carsoli e Colli. Si ebbero pure, verso la metà del X secolo, pesanti danni dalle invasioni dei popoli ungari, sino alla loro sconfitta, nei pressi della chiesa di Santa Maria in Cellis.

I conti dei Marsi, tra il nono e decimo secolo, vi edificarono in posizione di altura il primordiale castello di forma quadrata, per premunire il centro da possibili invasioni. Qui nacque nel 1079 dalla famiglia Berardi, san Berardo, figlio del conte Berardo e della contessa Teodosia, vescovo marsicano, cardinale e protettore del paese. Il re Carlo I d'Angiò portò a stabilirsi in questi luoghi le sue genti.

Secondo alcune fonti la Durlindana, la spada del paladino Orlando, sarebbe stata ritrovata nel territorio di Colli nel corso del XIV secolo. La leggenda narra che il paladino spaccò in due la grande roccia con la propria spada e riposò nella fenditura dando origine al nome del monte Guardia d'Orlando, mentre Bovo d'Antona diede il nome al monte Bove.

Nel 1806, con l'abolizione dei privilegi feudali, Colli, che fino ad allora era comune autonomo, venne aggregato a Carsoli. Vari tentativi furono fatti per il ritorno all'autonomia comunale, il più importante nel 1921, quando la proposta di legge a firma del deputato Erminio Sipari, arrivò fino al parlamento del Regno d'Italia. Dopo l'approvazione della Camera dei deputati, la legge non passò al Senato, a causa dello scioglimento delle camere, alla fine del governo Giolitti V. Dopo un timido tentativo fatto nel 1922, il disegno di legge per la costituzione del comune autonomo di Colli di Monte Bove decadde definitivamente.

In epoca contemporanea durante la seconda guerra mondiale, nel 1944, il territorio subì i bombardamenti aerei degli Alleati anglo-americani mirati a bloccare all'altezza di Sante Marie, di Roccacerro e del valico del monte Bove le comunicazioni stradali e ferroviarie necessarie alla contraerea nazista.

Nel 1966, venti anni dopo la nascita della Repubblica Italiana, fu istituita l'Amministrazione dei Domini Collettivi di Colli di Monte Bove.

Monumenti e luoghi d'interesse

Architetture religiose Chiesa di San Nicola Appare citata per la prima volta nell'elenco delle decime del 1324, tasse da versare alla diocesi dei Marsi. Le opere più antiche visibili risalgono al XVI secolo. Presenta un prezioso affresco della Madonna del Rosario risalente al 1579; della stessa epoca è l'affresco dell'Immacolata Concezione. L'antica statua della Madonna dei Bisognosi era inizialmente custodita nella chiesa scomparsa di san Giovanni, edificio di culto che si trovava all'interno del castello. Gli altri tre altari, in stile barocco, racchiudono le tele della natività, delle anime sante del purgatorio e la principale, posta nell'altare maggiore, di San Nicola di Bari. La tela di San Nicola copre completamente un'antica raffigurazione della crocifissione, datata al XVI secolo. Le nicchie ai lati dell'altare sono del 1739, come la nicchia che contiene la statua della Madonna dei Bisognosi; a tale immagine sacra venne attribuita la liberazione del paese dal colera del 1855. L'organo a canne, posto in cantoria, è del XVIII secolo, opera attribuita al maestro organaro Cesare Catarinozzi di Affile. Proveniente dal monastero di Santa Scolastica di Subiaco, trovò la collocazione nella chiesa di San Nicola, nei primi anni del novecento. Grotta di Sant'Angelo Detta anche eremo di Sant'Angelo di Monte Bove, è una cavità rocciosa adattata a chiesa rupestre. Presenta intonaci e pitture murali sull'arco esterno e internamente nella cappella absidale. Il ciclo pittorico di autore ignoto è databile alla seconda metà del XIII secolo, riconducibile all'arte bizantina. L'arco esterno, completamente affrescato, raffigura al centro l'immagine della Virgo Lactans alla quale la popolazione locale è molto devota. In passato le partorienti facevano uso di una pianta, l'umbilicus rupestris, che cresceva all'interno della grotta, per favorire l'allattamento. Ai lati della vergine, sono presenti due martiri: Santa Lucia e Santa Margherita. Chiude il ciclo pittorico San Biagio da un lato (riconoscibile dalla scrittura in latino Blasius) e San Michele Arcangelo, al quale è intitolata la grotta. nel piano inferiore, vi è la raffigurazione del Cristo Pantocratore. Si narra che san Gaspare del Bufalo, rimanendo estasiato, inginocchiandosi all'ingresso esclamò: "Beati coloro che qui furono". La grotta è raggiungibile facilmente dal cimitero di Colli, percorrendo una strada sterrata. Chiesa di San Berardo Edificio di culto dedicato a Berardo dei Marsi, santo e patrono della Marsica, nato nel castello di Colli. Presenta opere del XVII secolo, tra le quali due raffigurazioni di miracoli operati per intercessione del santo, avvenuti a Colli: la conversione di Fabrizio de Ambrosio, servitore della famiglia Colonna e il miracolo di un bambino caduto dal dirupo nei pressi della chiesa, al quale venne ridata la vita. All'interno della chiesa sarebbero accaduti degli eventi prodigiosi, testimoniati dalla popolazione. Nel 1831, un distaccamento dell'esercito del Regno di Napoli, stabilì il corpo di guardia all'interno della chiesa. Dopo aver insultato la statua di San Berardo che si ergeva sull'altare maggiore, i militari sarebbero stati messi in fuga da misteriose percosse durante la notte. Un abitante di Montesabinese, affetto da un grave tumore al braccio, avrebbe ritrovato l'uso totale dell'arto dopo averlo cosparso dell'olio della lampada votiva. Grazie all'interessamento dell'Amministrazione separata dei beni di uso civico di Colli, sono stati riscoperti diversi affreschi del XVII secolo. La chiesa presenta altre opere minori. La tela di Santa Lucia e la tela raffigurante i tre apostoli Giacomo, Pietro e Paolo, opera del pittore Luigi Giannantonj di Tagliacozzo. Dello stesso autore è l'antico stendardo della confraternita di San Berardo, datato 1859. La confraternita di San Berardo di Colli è nata ufficialmente l'8 dicembre 1857, ma è presente in paese da molto tempo prima, occupandosi anche della manutenzione della chiesa. Nel 1884, per salvare l'altare maggiore dall'umidità venne creata la sagrestia a forma di ferro di cavallo. Chiesa della Madonna della Speranza Fu fatta edificare dalla famiglia Panegrossi nella parte alta del paese nel 1836, nei pressi del luogo chiamato "La Porta", uno dei tre accessi delle mura di cinta all'antico paese medievale, corrispondente all'odierno rione "Castello". Al suo interno presenta una copia di un dipinto della "Madonna col Bambino", quadro originale non più esposto per motivi di sicurezza, lasciato in dono alla chiesa in costruzione da una misteriosa donna in fuga. Presenta due affreschi, probabilmente del secolo XIX raffiguranti San Berardo, interessante per la ricostruzione del castello di Colli alle spalle del santo, e Santa Filomena MartireLuciano Del Giudice, La famiglia Panegrossi di Colli di Monte Bove, Il Foglio di Lumen, dicembre 2006, p. 19.. Chiesa di San Rocco, edificio di culto che presenta un affresco raffigurante San Paolo, San Rocco, San Domenico da Guzman e Sant'Antonio di Padova. Chiesa di Sant'Antonio abate, collocata nelle adiacenze di piazza Palazzo (detta anche piazza Colonna) e della fontana dei Colonna. Chiesette di San Vincenzo (nota localmente anche con il titolo della Madonna delle Rose) e di Santa Maria della Presentazione (detta comunemente "chiesetta di Santa Martellecchia"), situate lungo la via Tiburtina Valeria tra Carsoli e Colli.

Architecture civili Palazzo Panegrossi Palazzo storico collocato nel centro storico. La famiglia Panegrossi, di origini romane, si stabilì a Colli tra la fine del XVII secolo e l'inizio del XVIII secolo e per circa 200 anni, fu importante per la vita economica e sociale del luogo, proprietari di numerose terre poste tra il valico di Monte Bove e la chiesa di San Vincenzo, lungo la strada per Carsoli, fino al fallimento del 1913, quando tutte le loro proprietà vennero messe all'asta, incluso il loro ampio palazzo ancora visibile nei pressi della chiesa, acquistato da diverse famiglie di Colli. Tra i componenti di spicco figurano don Paolo Panegrossi, arciprete di Colli nella seconda metà dell'Ottocento e Giuseppe Panegrossi, neuropatologo di fama internazionale, medico personale della regina Elena di Savoia, primario del reparto "Regina Elena" del Policlinico Umberto I di Roma. Sotto la spinta e la supervisione del dottor Panegrossi, negli anni venti del XX secolo, venne sperimentata la "Cura Bulgara", in collaborazione dell'erborista bulgaro Ivan Raeff, efficace contro i sintomi dell'encefalite letargica attraverso la somministrazione dell'estratto idro-alcolico di radici di Belladonna.

Architetture militari