Famiglia d'origine
Irina era la maggiore di sette fratelli. Suo padre era il granduca Aleksandr Michajlovič Romanov (1866-1933), figlio del granduca Michail Nikolaevič Romanov (1832-1909) e della sua consorte Ol'ga Fëdorovna nata Cecilia di Baden (1839-1891), la madre era Ksenija Aleksandrovna Romanova (1875-1960), figlia dello zar Alessandro III di Russia (1845-1894) e della zarina Marija Fёdorovna nata Dagmar di Danimarca (1847-1928).
Fin da giovane Irina era considerata una delle donne più desiderabili nella Russia imperiale. La sua famiglia trascorse lunghi periodi nel sud della Francia dall'inizio del 1906, per i disaccordi politici che opponevano suo padre, il granduca Aleksandr Michajlovič, alla politica dello ZarZeepvat, Charlotte, The Camera and the Tsars: A Romanov Family Album, Sutton Publishing Ltd., 2004, p. 38; il Granduca inoltre aveva una relazione extraconiugale (come in futuro ne avrebbe avute anche la figliaAndrei Maylunas and Sergei Mironenko, A Lifelong Passion: Nicholas and Alexandra: Their Own Story, Doubleday, 1997, pp. 312-313) con una donna del luogo e chiese alla moglie il divorzio, che lei gli negòKing, Greg, The Man Who Killed Rasputin, Carol Publishing Group, 1995, p. 108..
I genitori di Irina provarono a nascondere la loro unione infelice ai loro sette figli e Irina, una ragazza timida e taciturna con profondi occhi azzurri e capelli scuri, ebbe comunque un'infanzia feliceKing, p. 109. Era spesso chiamata con la versione francese o inglese del suo nome, Irène, se non "Baby Rina": i Romanov, influenzati molto dal francese e dall'inglese, che parlavano meglio del russo, usavano sovente le versioni francesi o inglesi dei loro nomi per distinguersi gli uni dagli altri.
Matrimonio
Il primo incontro tra Irina ed il suo futuro marito, il principe Feliks Feliksovič Jusupov (1887-1967), fu del tutto casuale, come egli ricordò nelle sue memorie: «Un giorno, mentre cavalcavo, incontrai una ragazza molto bella accompagnata da una signora anziana. I nostri occhi si incontrarono ed ella mi fece una tale impressione che io frenai il mio cavallo per guardarla fisso mentre ella camminava via.» Tempo dopo, nel 1910, venne chiamato dal granduca Aleksandr e dalla granduchessa Xenia e fu felice di scoprire che la ragazza che aveva visto durante quella cavalcata era la loro figlia: «Quella volta ebbi abbastanza tempo per ammirare la bellezza meravigliosa della ragazza che doveva infine diventare mia moglie e compagna per tutta la vita. Aveva bellissimi tratti, raffinati come quelli di un cameo ed assomigliava molto al padre.» Egli rimase profondamente colpito dalla bellezza simile a quella di un'iconaKing, p. 112 della giovane Irina, nonostante le proprie tendenze alla bisessualità, che gli facevano pensare di non essere "portato per il matrimonio".
Il principe Feliks infatti era un uomo pieno di contraddizioni: erede della più grande fortuna della Russia imperiale, figlio del conte Feliks Feliksovič Sumarokov-Ėl'ston (1859-1928) e di Zinaida Nikolaevna Jusupova (1861-1939), due persone estremamente avareKing, p. 62, amava vestirsi da donna ed era platealmente bisessuale, con grande scandalo della societàKing, pp. 83-89, ma era anche sinceramente religioso, tanto da aiutare economicamente chi era in difficoltà finché le sue possibilità economiche glielo permisero. Ad un certo punto, in uno slancio di entusiasmo, meditò di abbandonare il mondo e dare tutte le sue sostanze ai poveri ad imitazione della granduchessa vedova Elizaveta Fëdorovna, che aveva compiuto questo gesto dopo l'omicidio del marito Sergej: «Le idee di Feliks sono del tutto rivoluzionarie» disse disapprovandolo la zarina Alessandra FeodorovnaKing, p. 98 Alla fine fu persuaso a non dare via le sue sostanze dalla madre, Zenaida, che gli ricordò aveva il dovere di sposarsi e di continuare la stirpe, poiché era l'unico erede della famigliaKing, pp. 93-97. Quest'uomo, che avrebbe in seguito ucciso Rasputin, provava anche un sincero orrore per il sangue e la violenza della guerraKing, p. 97.
Ampliò la conoscenza con Irina nel 1913 e fu ancora più preso da lei: «Era molto timida e riservata, il che aggiungeva un certo mistero al suo fascino… A poco a poco Irina divenne meno timida. Inizialmente i suoi occhi erano più eloquenti della sua conversazione ma, quando divenne più espansiva, ho imparato ad ammirare l'entusiasmo della sua intelligenza e del suo buonsenso. Non le nascosi nulla della mia vita passata e lei, ben lontano da lasciarsi turbare da ciò che le avevo rivelato, mi mostrò una grande tolleranza e comprensione.» Jusupov scrisse che Irina, forse perché era cresciuta con così tanti fratelli, non fece uso ne di quegli stratagemmi ne di mancanza di onestà che gli avevano impedito di avere relazioni con le altre donne.
Se Irina era a conoscenza del passato del fidanzato, non lo era invece la sua famigliaKing, pp. 109-110. Quando i suoi genitori e in particolare la nonna, l'Imperatrice Vedova Maria Feodorovna vennero a conoscenza delle voci su Feliks, vollero bloccare il matrimonio. La maggior parte delle storie che sentirono provenivano dal granduca Dmitrij Pavlovič primo cugino di Xenia e Nicola II in quanto figlio del granduca Pavel, fratello minore di Alessandro III. Il giovane Dmitrij era stato prima amico e poi amante di Feliks, il quale molto abilmente riuscì persuadere la famiglia imperiale ad addolcirsi e ad acconsentire alle nozzeKing, pp. 110-111.
Il 22 febbraio 1914 si sposarono: fu il matrimonio dell'anno e l'ultimo grande evento della società russa prima della guerra. Irina portava un vestito contemporaneo invece del vestito da corte tradizionale con cui si erano sposate le altre Romanov, poiché era una principessa della Casa Imperiale e non una granduchessa; indossava anche una tiara con diamanti e cristalli di rocca commissionata a Cartier e un velo appartenuto a Maria Antonietta. Gli ospiti rimasero affascinati dalla coppia: «Che coppia stupefacente - erano così attraenti. Che portamento! Che portamento!» disse un ospiteKing, p. 112. Irina fu portata all'altare dallo zio, lo zar Nicola II, che le donò un sacchetto con ventinove diamanti non tagliati, dai tre ai sette caratiKing, p. 111. Irina e Feliks ricevettero inoltre un grande assortimento di gemme preziose da parte degli altri invitati, e con queste, che riuscirono a trafugare dopo la Rivoluzione d'ottobre, vissero durante la loro vita d'esuli.
Prima guerra mondiale Gli Jusupov trascorsero la loro luna di miele in Europa e in Medio Oriente, quando la prima guerra mondiale esplose. Per un breve periodo furono trattenuti a Berlino dopo lo scoppio di ostilità e Irina chiese alla sua prima cugina, la moglie del principe ereditario Cecilia di Meclemburgo-Schwerin di intervenire presso il suocero, il Kaiser Guglielmo II di Germania, il quale si rifiutò di lasciarli andare, ma offrì loro tre delle sue proprietà nel paese dove poter trascorrere il periodo della guerra. Il padre di Feliks fece appello all'ambasciatore spagnolo ed ottenne il permesso perché potessero tornare in RussiaKing, pp. 114-115.
Feliks trasformò un'ala della sua residenza, il Palazzo Jusupov sul canale Mojka in un ospedale per i soldati feriti e si rifiutò di evitare il servizio militare approfittando di una legge che esentava i figli unici dal servire in guerra: entrò nel corpo dei Cadetti e seguì il corso di formazione per ufficiali, ma non aveva affatto intenzione di entrare a far parte di un reggimentoKing, pp. 115-116. La cugina prima di Irina, la granduchessa Olga, che le era stata molto legata quando erano ragazze, provava sdegno per il suo comportamento e scrisse così a suo padre lo zar Nicola, il 5 marzo 1915, dopo una visita alla coppia: «Feliks è un civile fatto e finito, vestito tutto in marrone, camminava su e giù per la stanza, cercando in alcuni scaffali con gli scomparti e virtualmente non facente niente; dà un'impressione assolutamente sgradevole - un uomo che se ne sta con le mani in mano la maggior parte del tempo».Bokhanov, Alexander, Knodt, Dr. Manfred, Oustimenko, Vladimir, Peregudova, Zinaida, Tyutyunnik, Lyubov, editors, Xenofontova, Lyudmila, translator, The Romanovs: Love, Power, and Tragedy, Leppi Publications, 1993, p. 240
L'unica figlia di Irina e Feliks, la principessa Irina Feliksovna Jusupova, soprannominata Bebè, nacque il 21 marzo 1915King, p. 116 e il padre scrisse «Non dimenticherò mai la mia felicità quando sentii il primo strillo della bambina». Irina, che amava il proprio nome, volle passarlo alla figlia; la nonna Xenia era così preoccupata per il parto che la zarina Alessandra, in un raro momento di umorismo, osservò che sembrava fosse lei, Xenia, a dover partorire, invece che Irina.
L'omicidio di Rasputin
Sia Feliks che Irina erano informati delle piccanti voci circa la relazione tra Rasputin e la famiglia imperiale, e sul peggioramento della situazione politica che stava portando a sempre maggiori tumulti, proteste politiche e violenzaKing, pp. 118-119. Jusupov, con altri nobili cospiratori tra cui il granduca Dmitrij Pavlovič, decisero che il monaco andava ucciso prima che distruggesse la Russia. Feliks iniziò a fare frequenti visite a Rasputin nel tentativo di guadagnarsene la fiducia: si pensa che dicesse al monaco che aveva bisogno della sua assistenza per domare i propri impulsi omosessuali e godere di un matrimonio felice con IrinaKing, p. 130 o, alternativamente, che fosse Irina ad aver bisogno delle cure di RasputinRadzinsky, Edvard, The Rasputin File, Nan A. Talese, a division of Doubleday, 2000, pp. 439-440.
Il 30 dicembre 1916 (16 dicembre, secondo il Calendario giuliano), la notte dell'omicidio, Feliks invitò Rasputin nella sua residenza al Palazzo Jusupov dicendogli che ci sarebbe stata anche Irina, che desiderava incontrarlo; l'uomo aveva espresso molte volte il desiderio di conoscere la bellissima principessa ventunenneKing, p. 144; ella in realtà si trovava in Crimea. La donna sapeva che il marito voleva uccidere Rasputin e può darsi che all'inizio volesse partecipare all'omicidio: Feliks infatti le scrisse «Anche tu devi prenderci parte. Dm [itrij] Pavl [ovic] sa tutto e ci sta aiutando. Tutto avverrà verso la metà di dicembre, quando Dm[trij] ritorna.»Radzinsky, p. 435 Alla fine di novembre 1916 Irina scrisse a Feliks: «Grazie per la tua folle lettera. Non ne ho capito la metà. Vedo che stai progettando qualcosa di selvaggio. Per piacere stai attento e non metterti in mezzo a qualche affare oscuro. La cosa più sporca è che avete deciso tutto senza di me. Io non vedo come possa parteciparvi adesso, dal momento che è già tutto pronto … in una parola, sta' attento. Vedo dalla tua lettera che sei selvaggiamente entusiasta e pronto a scalare ogni muro … Sarò a Pietrogrado il 12 od il 13, quindi non fare nulla senza di me».Radzinsky, p. 440
Feliks rispose il 27 novembre 1916: «La tua presenza a metà dicembre è essenziale. Il programma che ti sto scrivendo è stato elaborato nei dettagli e per tre quarti è fatto, manca solo il finale, e per quello il tuo arrivo è atteso. [L'omicidio] è l'unico modo di salvare la situazione che è quasi disperata… tu servirai da esca … naturalmente, non una parola con nessuno.»Radzinsky, p. 400 Una spaventata Irina si ritirò improvvisamente dal piano il 3 dicembre 1916. «So che se vengo, certamente cadrò ammalata… non sai come le cose vanno con me. Voglio gridare continuamente. Il mio umore è terribile. Non sono mai stata così prima … Io non so cosa sarà di me. Non portarmi a Pietrogrado. Vieni invece tu qui. Perdonami, mio caro, per averti scritto tali cose. Ma io non posso più andare oltre, non so cosa mi stia accadendo. Nevrastenia, credo. Non essere arrabbiato con me, ti prego, non essere arrabbiato. Ti amo terribilmente. Non posso vivere senza di te. Che Iddio ti protegga.»Radzinsky, pp. 444-445