L'idiota è uno sceneggiato televisivo in sei puntate prodotto dalla Rai - Radiotelevisione Italiana e trasmesso sul Programma Nazionale dal 26 settembre al 17 ottobre 1959.
La sceneggiatura dell'adattamento televisivo, tratta dal romanzo omonimo di Fëdor Dostoevskij, è dovuta a Giorgio Albertazzi che dello sceneggiato fu anche interprete nel ruolo del protagonista, il principe Lev Nikolàevič Myškin.. Il cast annoverava, tra gli altri, anche Anna Proclemer nei panni di Nastàs'ja Filìppovna e Gian Maria Volonté nel ruolo di Parfën Rogòžin.
Il regista dello sceneggiato, girato in bianco e nero e della durata complessiva di 423 minuti, è stato Giacomo Vaccari..
Sebbene sia a tutti gli effetti una miniserie televisiva, il ritmo della recitazione è tipicamente teatrale: i lunghi dialoghi, lo stile di recitazione e l'interpretazione attoriale lo rendono un vero e proprio esempio di teatro televisivo a puntate.
Puntate Le sei puntate dello sceneggiato sono state trasmesse in prima serata alle ore 21 in quattro differenti occasioni. Le prime quattro sono state trasmesse in coppia: i primi due episodi sabato 26 settembre 1959, e gli altri due il sabato successivo. La quinta e la sesta puntata sono state trasmesse in due serate diverse per permettere il collegamento in Eurovisione per trasmettere da Zurigo il Festival della Canzone Italiana in Svizzera.
Puntata Prima TV Prima puntata 26 settembre 1959 Seconda puntata Terza puntata 3 ottobre 1959 Quarta puntata Quinta puntata 10 ottobre 1959 Sesta puntata 17 ottobre 1959
Prima puntata Prima TV: 26 settembre 1959 Durata: 60 minuti
La prima puntata copre gli avvenimenti dei primi sette capitoli del romanzo.
Trama
La puntata si apre con l'immagine del dipinto Il corpo di Cristo morto nella tomba di Hans Holbein il Giovane e le parole dello stesso Dostoevskij rivolte, in una lettera del 1867, allo scrittore Apollon Nikolaevič Majkov:
Il principe Lev Nikolàevič Myškin ritorna in Russia dopo un lungo soggiorno in Svizzera in una clinica dove si era cercato di guarirlo dall'epilessia. Appresa la notizia della morte di una zia, e ricevuta una lettera nella quale si accenna a un'eredità cospicua, decide di fare ritorno in patria, pur non conoscendo da principio la sua meta finale.
Durante il viaggio in treno incontra Parfën Rogòžin, uno dei figli di un ricco mercante morto da poco tempo: anche Parfën sta tornando a casa per reclamare l'eredità che gli spetta, una parte dei due milioni di rubli lasciati alla morte del genitore. Accanto a Rogòžin siede il funzionario Lèbedev, un uomo che sembra conoscere molti personaggi di Pietroburgo.
Interrogato dai due, il principe, che appare umile anche a causa di un modesto fagotto che è l'unico bagaglio che porta con sé, rivela di essere un Myškin, un'antica famiglia di cui rimangono soltanto due eredi: lui e la moglie del generale Epančin. Nella conversazione tra i tre, spunta fuori il nome della giovane e bellissima Nastàs'ja Filìppovna, della quale Rogòžin è follemente innamorato.
Giunto a casa di Elizavèta Prokòf'evna, il principe si intrattiene per qualche minuto col generale Epančin, il quale prima gli offre un posto di lavoro da 25 rubli al mese e poi, in tutto segreto, gli mostra il ritratto della possibile futura sposa del suo consigliere Gavrìla Ardaliònovič: la donna nel ritratto è Nastas'ja Filìppovna. Epančin invita il principe a rimanere per la colazione per poter conoscere sua moglie Elizavèta, e le sue figlie Adelaìda e Aglàja (nel romanzo vi è anche una terza figlia, la maggiore, di nome Aleksàndra).
Durante la colazione, il principe racconta della sua esperienza in Svizzera, del suo amore puro per i bambini (in particolare per una ragazzina di nome Maria) e, infine, narra un aneddoto molto struggente che aveva coinvolto un uomo condannato alla pena di morte e graziato, proprio davanti ai suoi occhi. Anche con le donne il principe ha modo di parlare di Nastas'ja Filìppovna. Quando, infatti, dichiara ad Aglàja che la sua bellezza incute quasi paura ed è enigmatica, la paragona ingenuamente a Nastas'ja, della quale ha visto un ritratto pochi minuti prima nell'ufficio del generale. Dal momento che il principe non ha casa a Pietroburgo, il generale chiede a Gavrìla di offrirgli una delle sue camere. Gavrìla lo accompagna allora a casa sua.
Seconda puntata Prima TV: 26 settembre 1959 Durata: 80 minuti
La puntata copre gli avvenimenti degli ultimi nove capitoli della prima parte del romanzo e il primo capitolo della seconda parte.
Trama Il principe si sistema in una delle camere di casa Ìvolgin. Qui ha modo di incontrare il padre di Gavrila, ossia il vecchio generale Ardaliòn Aleksàndrovič Ìvolgin, sua madre Nina Aleksandrovna, la sorella Varvàra e il fratello minore Kòlja; fa conoscenza, inoltre, dell'altro affittuario Ferdyščenko.
La situazione degenera all'improvviso con l'arrivo prima di Nastas'ja che vuole incontrare la futura suocera alla vigilia delle nozze, e poi di Rogòžin accompagnato da un gruppo di amici ubriachi, venuto lì per offendere Gavrila. Rogòžin, infatti, accusa il segretario di sposarsi solo per l'ingente dote di rubli e finisce per offrirne pur di avere Nastas'ja, in quello che la stessa Nastas'ja definisce «un mercanteggiare».
Nella confusione, Varvàra insulta Nastas'ja dandole della “svergognata”. A queste parole oltraggiose, il fratello Gavrila risponde cercando di schiaffeggiarla, ma il principe Myškin si intromette, e riceve lo schiaffo destinato a Varvara. Inoltre, ha parole di stima per Nastas'ja, che non reputa essere così come gli altri la dipingono.
È sera, ormai, e a casa di Nastas'ja si dà inizio ai festeggiamenti per il compleanno della ragazza. Myškin si reca, pur senza invito, alla festa e incontra Dar'ja, la quale è la migliore amica di Nastas'ja, il vecchio Tockij in compagnia del generale Epančin, Gavrila e Ferdyščenko. Durante la festa si decide, su proposta di Ferdyščenko, di raccontare ognuno l'azione più abietta mai compiuta in vita; ma il gioco viene interrotto quasi subito e Nastas'ja, indebolita dalla febbre e resa poco lucida dallo champagne, affida a Myškin la decisione sul suo futuro: gli chiede davanti a tutti se debba sposarsi oppure no. Il principe si mostra timorosamente contrario e Nastas'ja, nello stupore generale, conferma che non sposerà Gavrila. Sono le 23 e 30 e irrompe Rogòžin con la sua banda e un pacchetto contenente rubli promessi qualche ora prima alla ragazza in cambio della sua mano. Nastas'ja sembra accettare il denaro, rinfacciando a tutti che non ha altra scelta, poiché nessuno la prenderebbe senza dote. A questo punto Myškin si offre di sposarla anche senza dote, riconoscendone le qualità morali; sarebbe, infatti, disposto anche a lavorare se non dovessero avere i soldi necessari, e qualche istante dopo esibisce anche la lettera di un avvocato che lo indica come futuro erede di un'enorme quantità di denaro.
La ragazza sembra sul punto di acconsentire, confessa di aver sempre aspettato una figura come il principe e di averlo sognato tante volte quando ancora bambina si vedeva vittima delle molestie di Tockij, suo tutore. Tuttavia rifiuta: è una donna disonorata e non vuole rovinare un innocente qual è il principe. Quindi, chiede a Rogožin il denaro e, presi i soldi, li getta nell'incredulità generale nel fuoco. Sfida Gavrila ad andarli a riprendere; costui, infatti, pur non amandola, avrebbe accettato di sposarla unicamente per i rubli di dote; e impedisce a tutti gli altri di sottrarre il denaro dalle fiamme. Infine, la ragazza, dopo aver salvato i soldi dal fuoco e averli donati a Gavrila, svenuto nel tentativo di salvaguardare il suo onore non raccattando il denaro dalle fiamme, se ne va via con Rogožin, lasciando il principe in lacrime.
Trascorrono 6 mesi ed è il maggio del 1869. Un giorno Kolja, che ha preso a frequentare le figlie del generale Epančin, consegna ad Aglàja uno strano biglietto del principe Myškin, nel quale egli si interessa alla sua salute e felicità:
Stupita, Aglàja nasconde il biglietto in una copia del Don Chisciotte.
Terza puntata Prima TV: 3 ottobre 1959 Durata: 83 minuti
La puntata copre gli eventi dei primi undici capitoli della seconda parte del romanzo.
Trama
Il principe ritorna a Pietroburgo da Mosca dopo aver intascato l'eredità e lasciato i suoi affari agli attendenti. Si reca a casa Ìvolgin, dove il consigliere Lèbedev lo informa della presenza di Nastas'ja a Pietroburgo. La ragazza, infatti, ha lasciato Rogožin poco prima di sposarlo e ora si rifugia a Pietroburgo. Anche Rogožin è ritornato, e il principe decide di andare a fargli visita. A casa di Rogožin, i due hanno una lunga conversazione: Myškin viene informato da Rogožin che lui e Nastas'ja si sono riconciliati, nonostante le frizioni e alcuni spiacevoli episodi occorsi a Mosca. Con alcuni flashback si spiega che a Mosca Rogožin aveva picchiato Nastas'ja e che poi l'aveva aspettata a casa sua senza mangiare e bere per 36 ore; ritornata in compagnia di Keller, e per nulla spaventata, Nastas'ja aveva disprezzato Rogožin, il quale aveva minacciato di affogarsi se non avesse ottenuto il suo perdono: Nastas'ja, per nulla stupita, gli aveva detto in modo struggente che probabilmente, prima di suicidarsi, avrebbe trovato il coraggio di ammazzarla. Al termine, la donna aveva promesso di sposare Rogožin.
Nonostante ciò, Rogožin teme ancora che Nastas'ja possa cambiare idea e non sposarlo (e venire meno alla promessa di matrimonio per la seconda volta in pochi mesi), poiché in realtà la ragazza ama, e neanche tanto segretamente, il principe Myškin. L'unico motivo per il quale non sta con lui è perché crede di non meritarselo. Terminato il flashback, Lev sembra molto scosso e presagisce che le possa succedere qualcosa di tremendo; confessa, allora, a Rogožin i suoi dubbi. Per la prima volta fa la sua comparsa in scena il pugnale di Rogožin, un "coltello da giardiniere nuovo" col quale strappa alcune pagine di un libro davanti al principe.
I due, inoltre, discutono di fede e religione davanti a un dipinto, Il corpo di Cristo morto nella tomba di Hans Holbein il Giovane, la cui copia si trova a casa di Rogožin perché suo padre l'aveva acquistata per poterla rivendere e ricavarne del denaro. Ormai sull'uscio di casa, Lev e Parfën si scambiano le croci che portano al petto, un gesto col quale i due diventano "fratelli", stando alle parole dello stesso Myškin. Prima di lasciare la casa di Rogožin, il principe viene accompagnato a far visita alla madre malata del ragazzo (Parfën rivela che la stessa cosa aveva fatto anche Nastas'ja quando era stata a casa sua).
Segue una scena nella quale si alternano visioni. Lev inizia ad avere nuovi attacchi di epilessia e si sente male. Mentre egli vaga per Pietroburgo, si accorge che qualcuno lo sta seguendo e che questi è proprio Rogožin, il quale solleva il braccio ed è in procinto di pugnalarlo. Myškin grida il suo nome più volte e viene colto da un attacco epilettico, che lo fa scivolare per le scale e impedisce a Parfën di infliggere il colpo mortale. Il principe viene soccorso e in seguito accompagnato a Pavlovsk, dove trascorre la convalescenza in una villa che ha affittato da Lèbedev e sua figlia Vera. Non distante dalla nuova abitazione del principe, vi è la tenuta estiva della famiglia Epančin. Kolja accompagna la generalessa e le due figlie a far visita a Myškin. La giovane Aglaja recita dei versi di Puskin alla presenza del principe, ed è Kolja a rivelare il riferimento della ragazza al principe povero e al Don Chisciotte della Mancia.
Irrompe sulla scena Nastas'ja, anche lei trasferitasi a Pavlovsk. Senza scendere dalla sua carrozza, saluta tutti i presenti e, in particolare, Radomskij, un giovane militare amico intimo degli Epančin. Nastas'ja accenna ai debiti di Radomskij e alle cambiali che, su suo suggerimento, sono state ritirate da Rogožin.
Quarta puntata Prima TV: 3 ottobre 1959 Durata: 71 minuti