Soprannominato L'uomo Ragno, da giocatore si è distinto e riconosciuto come uno dei migliori portieri italiani di tutti i tempi ed ha legato il proprio nome principalmente all', con cui ha disputato 473 incontri in 12 anni, vincendo uno scudetto, una Supercoppa italiana e due Coppe UEFA.

In nazionale ha totalizzato 58 presenze, prendendo parte a due campionati del mondo ( e ) e a un campionato d'Europa (). Durante il campionato del mondo 1990, concluso al terzo posto, ha mantenuto la porta inviolata per 517 minuti consecutivi,Dalla prima partita della fase a gironi, contro l', fino al gol subito da Claudio Caniggia nella semifinale con l'. record assoluto della competizioneIl precedente record di 501 minuti era stato stabilito da Peter Shilton a cavallo tra le edizioni 1982 e 1986, cfr. battuto dal portiere spagnolo Unai Simón, che è riuscito a mantenere la sua porta inviolata per 649 minuti nell'arco dei mondiali del 2022 e 2026, tuttavia Zenga detiene ancora il record riguardante la singola edizione del torneo. Ha inoltre disputato i Giochi olimpici di e, da fuoriquota, l'Europeo Under-21 del 1986.

A livello individuale, è stato eletto portiere dell'anno IFFHS per tre volte consecutive (dal 1989 al 1991), classificandosi terzo in altre due occasioni (nel 1987 e nel 1988); la stessa IFFHS lo ha nominato «miglior portiere del decennio» nel 1997 e collocato in 20ª posizione nell'elenco dei più forti portieri del XX secolo. Nel 1988 e nel 1990 si è classificato rispettivamente 17º e 12º nella corsa al Pallone d'oro. Il 9 marzo 2018, in concomitanza col 110º anniversario della fondazione dell'Inter, è stato il primo portiere a essere inserito nella Hall of Fame del club milanese. Del club milanese è stato il portiere con più presenze in Serie A (328) fino al 23 maggio 2021 quando è stato superato da Samir Handanovič.

Da allenatore ha vinto, nella stagione 2004-2005, un campionato romeno con la e, nell'annata successiva, un campionato serbo-montenegrino e una coppa di Serbia e Montenegro con la . Nei cinque anni in Arabia ha vinto un campionato Emiratino e una Coppa del Presidente con l'Al-Jazira.

Biografia Si è sposato tre volte e ha avuto cinque figli. Il primo matrimonio fu con Elvira Carfagna, con la quale ha avuto il figlio Jacopo (attaccante con oltre 100 reti all'attivo in serie minori), il secondo con la conduttrice tv Roberta Termali, con cui ha avuto i figli Nicolò e Andrea (portiere con esperienze in Serie D e anche concorrente della prima edizione di Temptation Island VIP e della quinta edizione del Grande Fratello VIP), ed il terzo con la rumena Raluca Rebedea, da cui nel 2009 ha avuto Samira e nel 2012 Walter Jr. È stato anche sentimentalmente legato a Marina Perzy e Hoara Borselli.

Ha inciso un LP, Dal tuo amico Walter Zenga, e pubblicato tre libri.

Dal 1987 al 1990 ha condotto il programma sportivo Forza Italia, su Odeon TV, insieme a Fabio Fazio, Roberta Termali e Cristina Parodi e il programma Disco sport su Radio Deejay con Amadeus. Nel gennaio del 2000 ha partecipato come "postino" alla trasmissione di Maria De Filippi C'è posta per te.

Nel 2008 ha commentato alcune partite della nazionale italiana con Marco Civoli, e ha fatto da seconda voce al fianco di Alberto Rimedio in occasione del ; nel 2017 è opinionista su Mediaset Premium. Da novembre 2017 ritorna a commentare per qualche mese le partite della nazionale, sempre al fianco di Alberto Rimedio, sostituendo Alberto Zaccheroni. Sostituito da Antonio Di Gennaro, due anni dopo lo troviamo negli studi di TV8 per commentare l’Europa League. Successivamente sarà opinionista su Sky Sport e ancora su TV8 in occasione della semifinale di Champions Inter-Barcellona nel 2025.

Il 16 settembre 2021 esce la sua autobiografia dal titolo Ero l’uomo ragno. La vita, il calcio, l'amore per Cairo Editore.

Caratteristiche tecniche Giocatore

Portiere di grande carisma e temperamento, dal carattere acceso, Zenga spiccava per l'abilità tra i pali e l'eleganza negli interventi, doti che gli valsero il soprannome di Deltaplano (coniato da Gianni Brera). Meno brillante nelle uscite alte e nel fronteggiare i calci di rigore, era comunque in possesso di un repertorio tecnico tra i più completi, oltre che di un'ottima struttura fisica. Sapeva coniugare una spiccata vocazione alla platealità, tanto nei gesti tecnici quanto nella direzione della difesa, con l'efficacia negli interventi; la sua capacità di opporsi anche ai tiri più insidiosi compensava la tendenza a commettere occasionali errori, dai quali riusciva comunque a risollevarsi senza incappare in periodi di crisi.

Sebbene le sue caratteristiche mal si sposassero con una più moderna interpretazione del ruolo (non era abilissimo coi piedi, né abituato a linee difensive disposte a zona), riuscì ugualmente ad adeguarsi alle innovazioni introdotte nella stagione 1992-1993, che richiesero ai portieri una maggiore partecipazione alla manovra, mantenendo elevati livelli di rendimento e confermandosi tra i migliori estremi difensori del campionato italiano; quando nel 1994 si trasferì dall' alla , si calò di buon grado nello schieramento a zona di Sven-Göran Eriksson, ritenendo che le affinità tattiche con la nazionale di Arrigo Sacchi potessero convincere il CT dell'Italia a reintegrarlo in azzurro per il .

Allenatore Come allenatore, Zenga ha spesso schierato le proprie squadre con una difesa a 4, prediligendo soluzioni variabili a centrocampo e nel reparto avanzato.

Carriera Giocatore Club Inizi Il padre Alfonso inizia a farlo giocare a calcio all'età di 9 anni, nella di Milano, con un cartellino riportante un anno di nascita falsificato (1959) per poter giocare nei campionati agonistici quali quelli della categoria Pulcini. A undici anni, nel 1971, viene inserito da Italo Galbiati tra i pulcini dell'Inter.

Nel 1978, a 18 anni, viene ceduto in prestito alla in Serie C1, squadra presso la quale ha poca fortuna anche a causa di un errore contro il . Durante un altro incontro, dopo aver subito due gol discutibili, abbandona il campo in lacrime e, nonostante l'incitamento dei tifosi, decide di lasciare la squadra.

Dopo aver militato per una stagione nel in Serie C2, nel 1980 passa alla in Serie C1, contribuendo alla promozione in Serie B della squadra marchigiana grazie al secondo posto ottenuto nel campionato 1980-1981. La stagione successiva rimane a San Benedetto del Tronto come titolare e si rende protagonista nella serie cadetta ottenendo 34 presenze.

Inter

Ritorna all'Inter nella stagione 1982-1983, a 22 anni. In questa sua prima stagione è il secondo portiere dietro il veterano Ivano Bordon, alla sua ultima stagione all'Inter. Zenga si fa comunque apprezzare disputando cinque gare di Coppa Italia. A partire dalla stagione successiva viene promosso al ruolo di portiere titolare, esordendo in Serie A l'11 settembre 1983 in Inter- (1-2).

Durante la Coppa Italia 1987-1988 è protagonista della qualificazione della sua squadra agli ottavi di finale, rivelandosi per due volte decisivo ai tiri di rigore: contro la , dopo aver respinto il tiro di Giovanni Cornacchini, mette a segno il penalty di propria competenza e infine neutralizza quello di Carlo Cornacchia, regalando all'Inter la vittoria per 9-8; neutralizza un tiro anche nel successivo impegno contro l', ultima partita della fase a gironi, con i nerazzurri vincitori per 5-4. Nelle precedenti sconfitte contro e , gare anch'esse decise dagli undici metri, non era invece riuscito a parare alcun rigore.

Ottiene i primi successi nel 1989, anno in cui l'Inter, guidata da Giovanni Trapattoni, si aggiudica lo scudetto dei record (con Zenga autore di un campionato di alto profilo) e la Supercoppa italiana. Sempre con Trapattoni allenatore, l'Inter vincerà, nel 1991, la prima Coppa UEFA della sua storia.

L'ultima partita di Zenga con la maglia nerazzurra è la vittoriosa finale della Coppa UEFA 1993-1994 contro il , in cui il portiere offre una prestazione determinante per il risultato e vince per la seconda volta il trofeo continentale.

Sampdoria, Padova, N.E. Revolution Il 22 luglio 1994 passa alla , nella trattativa che porta l'estremo difensore Gianluca Pagliuca all'Inter. Con l'obiettivo di convincere Arrigo Sacchi a reintegrarlo in nazionale per il , disputa la prima stagione da titolare, ma ottiene solo 7 presenze in quella successiva, a causa di un grave infortunio subìto a inizio anno, verrà sostituito da Angelo Pagotto e rientrerà solo per le ultime sette partite di campionato. Non rientrando più nei piani della società blucerchiata, si svincola a fine stagione.

Durante l'estate del 1996, a 36 anni, firma con il , con il quale ottiene 21 presenze nel campionato di Serie B. Proprio coi biancoscudati avverrà un episodio determinante a persuaderlo a lasciare l'Italia: il 1º marzo 1997, durante la trasferta di Palermo, viene beccato e contestato duramente dalla tifoseria locale per tutta la partita; da parte sua, risponde con un gestaccio al pubblico rosanero e, a fine gara, afferma di aver chiuso con il calcio italiano perché i tifosi nostrani, a suo dire, sanno solo insultare.

Il 5 marzo 1997 si trasferisce infatti negli Stati Uniti d'America, ai New England Revolution militanti nella Major League Soccer. Con gli americani totalizza 22 presenze, saltando dieci partite per un'artroscopia al ginocchio sinistro. Il 16 gennaio 1998 si ritira dal calcio. Il 25 agosto venne nominato giocatore/allenatore dei New England Revolution. Il primo anno non disputa nessuna partita, il secondo anno disputa 25 partite fino al suo esonero che avviene il 2 ottobre 1999.

Nazionale

Già convocato per i Giochi olimpici di e titolare (da fuoriquota) della selezione Under-21 che si classifica seconda all'Europeo Under-21 1986.

Viene chiamato in nazionale maggiore da Enzo Bearzot per il come terzo portiere, dietro a Giovanni Galli e Franco Tancredi. Esordisce in nazionale l'8 ottobre dello stesso anno, a 26 anni, nella partita amichevole Italia- (2-0) disputata a Bologna, prima partita agli ordini del nuovo commissario tecnico Azeglio Vicini.

Zenga diventa titolare sin dall'inizio della gestione di Vicini, e partecipa al e al . Nel corso del torneo disputatosi in Italia, rimane imbattuto per 517 minuti di fila, record assoluto dei Mondiali.Considerando anche il periodo precedente al campionato del mondo, la nazionale italiana aveva mantenuto la porta inviolata per 980 minuti consecutivi (sempre con Zenga tra i pali, eccezion fatta per 45' disputati da Tacconi), un risultato superato solo dai 1143 minuti in cui Zoff restò imbattuto tra il 1972 e il 1974. Cfr. . L'inviolabilità della sua porta si interrompe nella semifinale contro l', in cui Zenga, a seguito di un errore in uscita, subisce una rete su colpo di testa di Claudio Caniggia. La partita termina 1-1 e si decide ai tiri di rigore: le parate di Sergio Goycochea sui tentativi di Roberto Donadoni e Aldo Serena sanciscono l'eliminazione dell'Italia, che disputa quindi la finale per il 3º posto, dalla quale esce vittoriosa sconfiggendo l' per 2-1.

Sul finire del 1991, dopo la mancata qualificazione al successivo Europeo, la panchina azzurra viene affidata ad Arrigo Sacchi: Zenga, confermato titolare ma poco avvezzo agli schemi del nuovo CT, è subito insidiato dagli emergenti Gianluca Pagliuca e Luca Marchegiani, che nel giro di un anno lo scavalcano, sancendo la fine della sua carriera in nazionale. La sua ultima presenza in nazionale risale al 4 giugno 1992, nella partita della US Cup vinta per 2-0 contro l' a Boston.

Dopo la sua estromissione dal giro azzurro, in risposta alle domande dei giornalisti, Zenga canticchia ironicamente una versione modificata del brano degli 883 Hanno ucciso l'Uomo Ragno, pubblicato sempre nel 1992; per questo motivo, da tale momento in poi, il portiere verrà spesso soprannominato Uomo Ragno.

In nazionale conta 58 presenze, quarto portiere per numero di apparizioni dopo Gianluigi Buffon, Dino Zoff e Gianluigi Donnarumma.