Il Grillo-parlante, formattato in Grillo Parlante negli adattamenti, è un personaggio immaginario del libro Le avventure di Pinocchio. Storia di un burattino di Carlo Collodi. Il grillo parla con il burattino e lo ammonisce, impersonando la voce della coscienza che cerca di orientare Pinocchio verso le scelte giuste.

Ruolo nella storia Ritornato a casa dopo aver mandato il padre in prigione, Pinocchio fa la conoscenza del Grillo, che si introduce dicendo che vive nella casa di Geppetto da oltre un secolo. Fa quindi la predica al protagonista e lo mette in guardia sul destino che lo attende se continua a bighellonare (addirittura prefigurando ciò che gli accadrà nel paese dei balocchi). Pinocchio ignora tali moniti, esprimendo il suo desiderio di continuare a divertirsi ed evitare la scuola, ammirando come unico mestiere quello del vagabondo. Il Grillo finisce con il prendere in giro Pinocchio con un insulto riguardo alla sua testa di legno, e ciò fa infuriare il burattino, il quale gli lancia contro un martello; secondo il narratore, Pinocchio probabilmente non intendeva nemmeno colpire il Grillo, ma finisce per centrarlo in testa, uccidendolo.

Già nel seguente capitolo, Pinocchio è pentito di non avergli dato retta quando inizia a non trovare cibo e capisce che forse è il caso di iniziare a pensare alla scuola. Menziona anche i suoi moniti quando in un primo momento rifiuta di seguire il Gatto e la Volpe.

Nel capitolo tredicesimo, il Grillo ricompare sotto forma di fantasma e tenta nuovamente di far ragionare Pinocchio che sta per riprendere il cammino verso il campo dei miracoli, ma anche in questo caso i suoi ammonimenti saranno vani.

Nel capitolo sedicesimo il Grillo riappare vivo e vegeto, nel ruolo di uno dei dottori, insieme al Corvo e alla Civetta, che visitano Pinocchio nella casa della bambina dai capelli turchini: si dimostra il più assennato dei medici, poiché è l'unico che capisce che Pinocchio è ancora vivo e, per dimostrarlo (forse approfittandone per vendicarsi di quello che ha passato) ricorda i suoi cattivi comportamenti e delle potenziali conseguenze ricadute su Geppetto, facendolo piangere.

Dopo quella scena, il Grillo fa la sua comparsa finale nell'ultimo capitolo. Fuggiti dalla pancia del Pesce-cane, Pinocchio e Geppetto arrivano ad una capanna di proprietà del Grillo, che ricorda a Pinocchio, felice di rivederlo, come andò il loro primo incontro. Pinocchio, affranto, addirittura gli chiede di ripagarlo alla stessa maniera e di permettere almeno a Geppetto di restare. Il Grillo si rallegra a tali parole, dicendogli che non serba rancore, ma ricordandogli anche che "in questo mondo, quando si può, bisogna mostrarsi cortesi con tutti, se vogliamo esser ricambiati con pari cortesia nei giorni del bisogno." Spiega quindi che ha ottenuto la capanna da una capretta (la Fata) dopo che si era convinta di aver perso Pinocchio per mano del Pesce-cane, poi spiega a Pinocchio che per rimettere il padre in sesto può rimediare del latte da un contadino nelle vicinanze. Dopo questa scena, il Grillo non ha più ruoli per la storia.

Il compagno Pinocchio Ne Il compagno Pinocchio, versione russa di Aleksej Nikolaevič Tolstoj, il grillo parlante ha un ruolo importante in quanto protettore del teatro del fulmine, il MacGuffin della trama. Incontra Burattino alla stessa maniera di Pinocchio, redarguendolo sul suo comportamento e come l'originale personaggio prefigurò una delle disgrazie di Pinocchio, questo grillo avverte Burattino di comportarsi bene o diverse disgrazie e disavventure lo seguiranno. Burattino tenta di lanciargli un martello ma, capito l'antifona, il grillo se ne va da solo, sparendo dietro la cucina dipinta della casa (dove si trova il teatro). Nel finale della storia, quando Burattino e i suoi amici raggiungono il teatro, il grillo si congratula con Pinocchio ma gli dice anche che, con un po' di buonsenso e educazione si sarebbe risparmiato le noie che ha passato per arrivare fino a lì, per poi uscire di scena, affidando il teatro al protagonista. Nonostante abbia, come il personaggio originale, più di centro anni, il narratore specifica che la sua voce rauca fu il risultato dall'essere quasi schiacciato da giovane da un oggetto pesante.

Descrizione Il Grillo Parlante rappresenta la saggezza delle persone di buon senso, ma anche la stessa coscienza di Pinocchio: nelle prime due apparizioni, quando il burattino è ancora ingenuo e poco assennato, il Grillo viene messo violentemente a tacere, a rappresentare la cattiva considerazione che i ragazzacci hanno delle persone sagge, ma anche della propria voce interiore che li porta a riflettere sui comportamenti sbagliati.

Nelle successive due apparizioni i consigli del Grillo hanno più successo perché la sua storia va di pari passo a quella di Pinocchio, che si sta lentamente trasformando in un bravo ragazzo: nel primo caso lo pungono nel vivo, mettendolo di fronte alle sue cattiverie; nel secondo caso invece segna il primo vero passo verso l'accettazione degli altrui consigli e della propria bontà.

Può sembrare strano che il Grillo Parlante "resusciti" nel capitolo XVI dopo essere stato eliminato da Pinocchio ed essere successivamente ricomparso come spirito; questo si può spiegare col fatto che l'intenzione di Collodi era quella di far terminare Le avventure di Pinocchio proprio nel capitolo XVI, con la morte del burattino. Tuttavia nel libro non è mai data una ragione per la sua resurrezione.

Ma chi era nella realtà il Grillo Parlante? Il Collodi nel suo famoso racconto ha inserito personaggi e luoghi della vita reale, persone che incontrava tutti i giorni e anche il Grillo Parlante è uno di loro.

Il Grillo è stato identificato in Ulisse Zipoli, un prete degli Ordini minori chierico della corte granducale e fratello di Raffaello, marito della sorella del Collodi, Maria Adelaide Lorenzini. Con questo Zipoli, Carlo Lorenzini, dopo una breve convivenza con il fratello Paolo e la compagna, con la quale non andava d'accordo, andò a vivere come pigionale in un bel palazzo in via degli Alfani al numero 57.

Lo Zipoli era professore di francese alle Scuole Tecniche, a quel tempo in piazza San Lorenzo a Firenze, poi si dedicò all’insegnamento del latino alle Scuole Pie, oggi liceo Galileo di Via de' Martelli, oltre ad essere anche un amante della musica, tanto da insegnare a Carlo la lettura a prima vista al pianoforte.

Non sappiamo molto di questa convivenza tra i due, ma sicuramente servì a formare il carattere di Carlo. In fin dei conti lo Zipoli era come un fratello minore, nonostante i ricordi del nipote Paolo Lorenzini lo descrivano più anziano, è invece più giovane di Carlo di ben nove anni essendo nato nel novembre del 1835 nel popolo di San Lorenzo, lo stesso quartiere della famiglia Lorenzini. Da lui imparò molte cose, quella più importante fu il francese, sicuramente già studiato nel percorso scolastico, grazie al quale si dedicò alle traduzioni dei libri di favole della gallica terra, ma anche a stare in società ed altre sottili necessità della vita che gli servirono indiscutibilmente nella sua carriera giornalistica e soprattutto ad immedesimarsi con la propria coscienza.

Collodi Nipote ne tracciò un profilo caricaturale: “alto di statura, muscoloso e impresciuttito, con un viso dai tratti molto marcati, naso pronunciatissimo su una bocca sottile e sempre sorridente”. Simile immagine troviamo in Storie allegre quando Carlo Collodi descrive l’oste Moccolino.

Altri media

Grazie alla rappresentazione della versione Disney, molti adattamenti hanno ingrandito la figura del Grillo Parlante, anche chi cerca di seguire fedelmente il romanzo tende come minimo a dargli anche il ruolo che spettava ad altri animali o personaggi minori. I più liberi adattamenti spesso copiano dalla versione Disney, facendone una guida morale e un compagno di viaggio per il protagonista. Anche le rarissime occasioni in cui il Grillo è assente, vi è quasi sempre un sostituto con un simile ruolo di voce della ragione per la marionetta.

Nel film del 1947 Le avventure di Pinocchio di Giannetto Guardone, il Grillo (come il resto degli animali) è interpretato da un attore con indosso una pratica maschera semovente. Nella prima scena, grazie ad un gioco di inquadrature, risulta piccolo, ma quando poi viene interpellato come medico ha una taglia umana, nella figura di fantasma si ode solo la sua voce e la capanna è assente (a fine storia, Pinocchio e Geppetto tornano direttamente a casa loro). A interpretarlo è Cristina Pagliarini, ma la voce è di Aldo Silvani. Rispetto al libro, Pinocchio lo menziona più volte come una specie di nemesi: quando semina le monete al campo dei miracoli commenta su come vorrebbe sfacciare la sua imminente fortuna davanti alla sua faccia, quando chiede a Lucignolo del paese dei balocchi, chiede se non ci troverà Grilli parlanti laggiù e quando Pinocchio ritrova il babbo e si scusa per i suoi errori, aggiunge che "i grilli gli sono passati davvero". Nel film animato italiano del 1971 Un burattino di nome Pinocchio di Giuliano Cenci, è doppiato da Lauro Gazzolo. Ha lo stesso ruolo che ha nel libro (viene però tagliata la scena dei tre dottori) e ha un aspetto alquanto cartoonesco rispetto a molti dei personaggi animali che sono poco stilizzati. Questa versione ha le basette, gli occhiali e un bastone da passeggio, rendendolo una delle poche versioni a farlo anziano. Nell'anime del 1972 Le nuove avventure di Pinocchio, il Grillo Parlante abitava nel ramo da cui Geppetto intaglia Pinocchio. La notte, il Grillo assiste quando la Fata della Quercia anima la marionetta, si presenta a Pinocchio e tenta di guidarlo, ma il burattino per sbaglio lo spinge contro un mobile, facendogli cadere addosso un martello che lo uccide. In seguito, il Grillo compare in forma di fantasma, udibile e visibile solo a Pinocchio, venendo spesso ignorato quando lo intima a ripensare alle sue azioni. Col progredire della saggezza di Pinocchio, Grillo compie sempre meno apparizioni, quasi unicamente riservate se non vi sono altri personaggi di supporto positivi per il protagonista. Nell'episodio "Il lago misterioso", un altro Grillo Parlante appare, che spiega a Pinocchio le proprietà del lago. Nello sceneggiato TV del 1972 Le avventure di Pinocchio di Luigi Comencini, il ruolo del Grillo è ridotto solo alla scena iniziale. È doppiato da Riccardo Billi (che doppiò la sua voce canora nel film Disney) ed è rappresentato da una grossa ombra di un grillo proiettata sul muro. Pinocchio gli lancia contro uno spargi-cenere, uccidendolo e rompendo così anche la foto della moglie defunta di Geppetto (ossia la Fata), motivo per cui lo ritrasforma in un burattino, facendogli bruciare i piedi. Una lucciola prende il ruolo che aveva il fantasma del grillo e la Lumaca e la Fata usano le sue frasi durante il referto medico. Il Grillo è anche nominato nella canzone della Fata. Nell'anime Pinocchio del 1976, il Grillo Parlante è completamente assente. A prendere il suo ruolo sono il picchio domestico (presente però in pochi episodi) di Geppetto Rocco e la paperella Gina che Pinocchio trova nell'uovo che voleva mangiarsi e che adotta, portandosela dietro sotto il cappello. Entrambi tentano di guidare Pinocchio per la retta via, venendo ignorati per buona parte della storia finché la marionetta non diventa coscienziosa. Da notare che la storica sigla del cartone, primo brano di Cristina D'Avena, contiene un verso sul Grillo Parlante, nonostante la sua totale assenza nella serie.