Vita Di padre sardo (Giovanni) e madre veneta (Ida Dalla Valle), ancora bambino si trasferì in Toscana, dove rimase fino al compimento degli studi universitari presso la Scuola Normale Superiore di Pisa ove si laureò nel 1935 con una tesi dal titolo "Tracce culturali e valore religioso negli inni omerici". Insegnò lingua e letteratura italiana a Rodi e Kalymnos (nell'allora Dodecaneso italiano)Luca Pignataro, Il Dodecaneso italiano 1912-1947, vol. II Il Governo di Mario Lago 1923-1936, Chieti, Solfanelli, 2013, pp. 517-518, e più tardi nel liceo classico di Potenza. A metà degli anni '30, quando era residente a Lucca, si sposò con un'insegnante di pianoforte di Pietrasanta, da cui ebbe due figli. In seguito fu lettore di italiano in Bulgaria e a Zagabria, dove ricoprì anche il ruolo di direttore dell'Istituto italiano di cultura. Dopo la capitolazione dell’Italia si unì ai partigiani jugoslavi. La moglie e i figli seguirono Sequi negli spostamenti fin quando decise di unirsi ai partigiani, allorché fecero ritorno in Italia dai parenti; ma a guerra conclusa Sequi rimase in Jugoslavia, abbandonando la famiglia di origine e legandosi sentimentalmente all'attivista e giornalista Etta Sanzin "Dale", che morì prematuramente all'inizio degli anni Cinquanta. Nel 1956 conobbe una pianista e clavicembalista della Voivodina, che gli fu compagna per il resto della vita: dal 1959 alla sua morte vissero insieme nella casa di Belgrado.

La scelta jugoslava Durante la seconda guerra mondiale, Sequi prese parte alla Resistenza contro i nazifascisti, combattendo nei territori jugoslavi dal 1943:

Nelle file dell'Esercito Popolare di Liberazione della Jugoslavia Sequi si distinse, oltre che per il contributo bellico, anche per la sua attività intellettuale a sostegno della causa comunista jugoslava. Il 25 giugno 1944 prese parte al primo congresso dei lavoratori culturali croati, portando il saluto dei lavoratori culturali italiani antifascisti. Da partigiano, collaborò alla traduzione di opuscoli, volantini ed appelli, nonché alla diffusione dei giornali clandestini in lingua italiana "Il Nostro Giornale" e "Lottare".

Alla fondazione dell'Unione degli Italiani dell'Istria e di Fiume (UIIF) ne venne nominato segretario e successivamente vicepresidente. Nel marzo del 1945 fu fra i propugnatori dell"Appello agli Italiani dell'Istria e di Fiume" che richiedeva il distacco di quelle terre dall'Italia e la loro annessione alla Jugoslavia di Tito.

Organizzò e diresse la prima Conferenza plenaria dell'UIIF (Pola, 3 giugno 1945), nel corso della quale tenne una relazione politica, affermando:

Fino alla fine degli anni '40, Sequi fu assieme a Giusto Massarotto il principale responsabile dell'inquadramento politico-ideologico in senso titoista della minoranza italiana, organizzando le epurazioni della componente cominformista filostalinista e di chiunque non approvasse la linea ufficiale dettata dal partito comunistaSul tema si vedano le ampie citazioni dei discorsi tenuti da Sequi nelle varie assise dell'UIIF, in Mario Dassovich, L'aquila aveva preso il volo. Pagine fiumano-istriane dell'ultimo dopoguerra, Libreria Editrice Goriziana, Gorizia 1998..

Nell'ottobre del 1951 - dopo la prima grossa ondata dell'esodo degli italiani e dopo varie defenestrazioni degli esponenti della minoranza ai più diversi livelli - anch'egli però fu radiato da tutte le cariche con l'accusa di "aver perso di vista i compiti politici" assegnatigliG.Rumici, Op. cit., p. 51.

Anni dopo ricordò con parole amare e sprezzanti quegli eventi:

L'attività di studioso Sequi visse per anni fra l'Istria e Belgrado, presso la cui Università diresse per molti anni il Dipartimento di Italianistica della Facoltà di Filologia; nella biblioteca della facoltà è oggi custodito un Fondo Eros Sequi che raccoglie centinaia di volumi che un tempo fecero parte della sua biblioteca privata, oltre a manoscritti, dattiloscritti, lettere e documenti.

Cittadino onorario di Rovigno, nel 1964 fondò e diresse la rivista culturale La Battana.

Pubblicò centinaia di saggi e articoli, principalmente in serbo-croato e italiano; scrisse inoltre moltissimi versi, e pubblicò diversi libri in entrambe le lingue.

Onorificenze

Principali opere in lingua italiana Eravamo in tanti (Edit, Fiume, 1953 e 1979; Edizioni ComEdit 2000, Milano, 2001 - ISBN 88-86751-23-0) Le case di Pothia (Edit, Fiume, 1957) Memorialisti garibaldini (Longanesi, Milano, 1973) "Eravamo in tanti" Edizioni Cultural Box 2013

Principali traduzioni Dinko Šimunović, Novelle (Istituto Editoriale della Croazia, Fiume, 1945) Miodrag Bulatović, Il gallo rosso vola verso il cielo (Rusconi Libri, Milano, 1960; Feltrinelli, Milano, 1962) Ivan V. Lalić, Poesie (Jaca Book, Milano, 1991)

Note

Collegamenti esterni

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