Zaddiq o Tzadik/Zadik/Sadiq (, «giusto»; plur. , ṣaddīqīm) è un titolo onorifico usato nell'ebraismo, generalmente conferito a coloro che vengono considerati giusti, come un personaggio biblico, un maestro spirituale o un rabbino. La radice della parola ṣaddīq è ṣ-ḏ-q (צדק, ṣeḏeq) che significa «giustizia» o «rettitudine», radice anche di tzedakah («carità», lett. «giustizia»); tale termine quindi si riferisce a colui che agisce giustamente. Il termine femminile della persona retta è tzadeikes/tzaddeket.
Il termine zaddiq o tzadik, cioè «giusto» (e i suoi significati correlati) si sviluppò nel pensiero ebraico come opposto di chassid (l'onorifico «pio»), ulteriormente esaminato e approfondito dalla letteratura etica e dalla spiritualizzazione esoterica della Kabbalah. Nell'ebraismo chassidico, l'istituzione dello Tzadik assunse importanza centrale, combinando per la prima volta il precorso misticismo elitista con un movimento sociale.Immanuel Etkes, "The Zaddik: The Interrelationship between religious Doctrine and Social Organization", in Ada Rapoport-Albert (a cura di), Hasidism Reappraised, Littman, 1997. Adattando la terminologia teosofica kabbalistica, il pensiero chassidico internalizzò l'esperienza mistica, enfatizzando un attaccamento di fedeltà (Deveikuth) al proprio Rebbe, che rappresenta e trasmette il flusso divino della benedizione al mondo.Ada Rapoport-Albert, "God and the Zaddik as the two focal points of Hasidic worship", in Gershon Hundert (a cura di), Essential Papers on Hasidism, NYU Press, 1991.
Etimologia In arabo la parola/nome Ṣādiq (صادق) e l'etiope Tsaddəq (ጻድቅ) sono parole imparentate con significati simili.Il significato letterale di ṣādiq è «veritiero», «sincero», «fedele», mentre per rendere più appropriatamente il significato di «puro» si preferisce ṭāhir o naqī. Anche il titolo della novella satirica di Voltaire intitolata Zadig proviene da questa radice. Ṣedeq («rettitudine» nella religione cananea) potrebbe essere stato l'epiteto di un dio dei Gebusei.Karel van der Toorn, Bob Becking e Pieter W. van der Horst, Dictionary of Deities and Demons in the Bible, 1995, s.v. "Sedeq, Melchizedek". La parola ebraica appare nei nomi biblici di Melchizedek, AdonizedekAdonizedek ( Ăḏōnî-ṣeḏeq, «Il mio Signore è giusto") secondo il Libro di Giosuè, fu re di Gerusalemme al tempo dell'invasione israelita di Canaan (). e Zadok, il sommo sacerdote di Davide.
Caratteristiche dello Zaddiq Definizioni
Nel pensiero ebraico esistono varie definizioni di Zaddiq. Secondo Maimonide (basato sul Trattato Yevamot del Talmud babilonese, 49b-50a): "Colui del quale i meriti sorpassano le sue iniquità è uno zaddiq."Mishneh Torah, Sefer Madda, "Leggi del Pentimento", 3:1 Secondo la Tanya: Likkutei Amarim di Shneur Zalman di Lyady (che si fonda su passaggi del Tanakh e del Talmud, e sulla tradizione della Kabbalah), il vero titolo di Tzadik denota una descrizione spirituale dell'anima e può unicamente essere dato a colui che non solo non pecca mai, ma che ha anche eradicato qualsiasi inclinazione a farlo: uno che ha completamente sublimato le proprie inclinazioni "animali" naturali e vitali nella santità, cosicché possa provare soltanto amore e timore di Dio, senza tentazioni materiali. Pertanto, uno zaddiq serve da "veicolo" o "merkavah" (מרכבה)Tanya, cap. 23. a Dio e non ha Ego o autocoscienza. Da notare che una persona non può ottenere tale livello, ma viene invece accordato dall'Alto.Oppure si nasce con tale livello già acquisito: Tanya, cap. 27. Questo livello particolare eleva la persona "intermedia" ("beinoni") ad una che non pecca mai con pensieri, parole, o azioni. Costoro percepiscono solo una comunione divina durante momenti di devozione o studio, mentre nella vita mondana possono essere tentati da inclinazioni naturali, ma scelgono sempre di rimanere connessi alla santità. Nel TanyaTanya, Cap. 1, note. si evidenzia la differenza tra i concetti maimonidei-talmudici e i susseguenti concetti cabalistici-chassidici. Poiché la "Torah ha 70 configurazioni" d'interpretazione, forse entrambi i concetti sono veri metafisicamente:
Zaddiq Nistar o lamedvavnik Lo Zaddiq Nistar (, anche Tzadik Nistar) plur. Zaddiqim Nistarim (, anche Tzadikim Nistarim - "i giusti nascosti") o Lamed Vav Tzadikim ("36 giusti") spesso abbreviato Lamed Vav(niks),In numeri ebraici, 30 è lamed (), e 6 è vav (). Il numero 36 è scritto ל"ו. si riferisce a "36 Giusti", nozione radicata nelle dimensioni più mistiche dell'ebraismo.
Origini Il TalmudSanhedrin 97b; Sukkah 45b. e segmenti del misticismo ebraico affermano che almeno 36 Zaddiqim Nistarim (Zaddiqim nascosti o anonimi) vivono tra di noi in un dato momento e per ogni generazione dall'inizio alla fine del mondo, a giustificare il fine del genere umano agli occhi di Dio; sono segreti (per questo vengono chiamati anche solo nistarìm), ma è grazie a loro che il mondo non viene distrutto. Il chassidismo e la Kabbalah presentano varie idee sulla natura e ruolo di questi 36 Zaddiqim.
La fonte che proviene dal Talmud è spiegata come segue:
Intendimento
L'ebraismo mistico chassidico, come anche altre correnti dell'ebraismo, crede che esistano 36 persone giuste il cui ruolo nella vita sia di giustificare il fine dell'umanità agli occhi di Dio. La tradizione ebraica ritiene che le loro identità siano sconosciute anche tra di loro stessi e che, se uno di loro giungesse a comprendere il vero scopo della propria esistenza, non lo ammetterebbe mai e potrebbe essere immediatamente sostituito da un altro giusto:
Gli Tzadikim Nistarim esemplificano un tipo di leadership che differisce dalla nozione del leader pubblico lungimirante che gli studiosi affermano essere sopravvalutato nella cultura moderna, ma è ben riassunto da un aforisma citato dai presidenti Truman e Reagan: "Non c'è limite a ciò che un uomo può fare o dove può arrivare se non gli importa di prendersene il merito."
Lamed-vavnik Lamed-vavnik è il termine in yiddish per uno dei 36 giusti o Tzadikim citati dalla Kabbalah e dal misticismo ebraico. Secondo questo insegnamento, in qualsiasi momento esistono almeno 36 persone sante e giuste al mondo che sono Tzadikim. Questi santoni sono nascosti, cioè nessuno sa dove siano. In base ad alcune versioni della relativa storia, loro stessi potrebbero non sapere chi sono o che lo sono. Per il bene di questi 36 santi nascosti, Dio conserva il mondo, anche se il resto dell'umanità è degenerata al livello di barbarie totale. Ciò è simile alla storia di Sodoma e Gomorra nel Bibbia ebraica (Tanakh), dove Dio disse ad Abramo che avrebbe risparmiato la città di Sodoma, se ci fosse stato un quorum di almeno 10 uomini giusti. Dal momento che nessuno sa chi siano i lamedvavnik, nemmeno loro stessi, ogni ebreo deve agire come se lui o lei potesse essere uno di loro; cioè, deve condurre una vita santa e umile e pregare per il bene degli altri esseri umani. Si dice anche che uno di questi 36 possa potenzialmente essere il Messia ebreo, se il mondo è pronto per tale rivelazione. In caso contrario, vivono e muoiono come persone comuni. Se la persona sappia o meno di essere il potenziale Messia è tuttora dibattuto.
Il termine lamedvavnik deriva dalla lettere ebraiche Lamedh ("L") e Vav ("V"), i cui valori numerici (cfr. Ghematria) assommano a 36. Il "nik" alla fine è un suffisso russo o yiddish che indica "una persona che..." Il numero 36 è due volte 18. Nella ghematria (forma di numerologia ebraica), il numero 18 sta per "vita", perché le lettere ebraiche che formano chai, che significa "vivente", assommano a 18. Poiché 36 = 2×18, la cifra rappresenta "due vite".
In alcune storie chassidiche, i discepoli dei propri Rebbe e di altre figure religiose li considerano essere tra i lamedvavnik. È anche possibile per un lamedvavnik rivelarsi agli altri come tale, sebbene accada raramente — la condizione di lamedvavnik lo precluderebbe per il fatto stesso di essere un campione di umiltà e modestia. Di solito sono appunto i discepoli che speculano. Tali credenze vengono comunque descritte nelle opere di Max Brod, e alcuni scrittori (come per esempio Jorge Luis Borges) credono che il concetto si sia originato dal Libro della Genesi :
Si dice che il fondatore del movimento chassidico, Yisrā'ēl ben Ĕlī‛ezer, meglio noto come il Ba'al Shēm Ṭōv, studiasse insieme ad una società segreta di mistici ebrei, i Nestarim o Nistarim, e che infine fosse divenuto un rabbino riverito e rinomato.
Operatori di miracoli
Sebbene la condizione di Tzadik, secondo le succitate definizioni, non sia necessariamente collegata all'abilità di operare miracoli, il termine zaddiq è spesso usato liberamente dal Talmud per indicare coloro che hanno raggiunto un grado speciale di santità. In tale contesto, le preghiere dello zaddiq sono considerate particolarmente potenti, come stabilisce il Talmud: "Uno Zaddiq decreta e Dio ascolta." Ciò in conformità col detto talmudico: «Rabban Gamliel figlio di Rabbi Judah haNasi soleva dire: "Fa della volontà di Dio la tua stessa volontà, cosicché Egli faccia della tua volontà la Sua."»Avot, 2:4
In certi contesti, ci si riferisce allo Tzadik come al mistico operatore di miracoliNella lingua ebraica esiste anche il Qadòsh o santo, che è anche un ba'al mofèt ovvero un operatore di miracoli, cfr. Arthur Green, Queste sono le parole, Giuntina, Firenze 2002, pp. 229-203.. Secondo il Ba'al Shēm Ṭōv, tale abilità sarebbe alla portata di ogni ebreo. Infatti egli disse che ogni ebreo ha il potere di attraversare un fiume sopra il proprio fazzoletto, tramite la connessione con la propria anima (che è di origine divina)."Eighteen Joyous Teachings of the Baal Shem Tov", su chabad.org Nel chassidismo, la dottrina dello "tzaddiqismo pratico", sviluppato da Elimelech di Lizhensk (1717–1787), presentava lo Tzadik che faceva miracoli per trasmettere la benedizione divina Ayin-Yesh. Nella sua versione più estrema, i "taumaturghi" chassidici, predominanti nella Polonia del XIX secolo, enfatizzavano questo concetto, a volte criticato come superficiale da altri capi chassidici. Secondo Menachem Mendel di Kotzk e la sua reazione contro lo "tzaddiqismo popolare", il più grande miracolo era di esaminare se stessi senza farsi illusioni.Simcha Raz, Edward Levin, The Sayings of Menahem Mendel of Kotzk, Jason Aronson Inc., 1995.
Diventare uno Zaddiq Secondo la prima suddetta definizione, che uno Tzadik è "colui i quali meriti sorpassano le sue iniquità", qualsiasi persona può raggiungere tale livello. In contrasto, secondo la definizione della Tanya che lo zaddiq non ha inclinazioni maligne, solo un piccolo gruppo di predestinati può raggiungere tale livello.Nelle leggende si trovano storie di pellegrinaggi alla ricerca di Tzaddiqim o per pregare sulle loro tombe (in particolare tra gli ebrei di Ucraina, Marocco e Terra santa). Un'altra tradizione, che passa dal chassidismo e dai loro racconti raccolti da Martin Buber, ammette a volte che tali uomini pii non fossero nascosti, anzi che si trasformassero quasi in "figure pubbliche", sostenendo che solo un autentico zaddiq poteva fare da guida e modello agli altri ebrei. Con il tempo però si smise di chiamarli così, a meno che non avessero davvero compiuto imprese straordinarie di bontà. Cfr. Martin Buber, Il messaggio del chassidismo, a cura di Francesco Ferrari, Giuntina, 2012 - e Il chassidismo e l'uomo occidentale, Il Melangolo, 2012..
Terminologia nella Kabbalah