La civiltà della valle dell'Indo fu una civiltà dell'antica età del bronzo situata in Pakistan e nella Parte occidentale dell'India, estesa geograficamente nel bacino del fiume Indo. La civiltà della valle dell'Indo, come altre "civiltà fluviali", quali quelle della Mesopotamia, dell'antico Egitto e del bacino del Fiume Giallo, fu caratterizzata dallo sviluppo dell'agricoltura, dall'urbanizzazione e dall'uso della scrittura.

La moderna archeologia la identifica come "civiltà vallinda" o "civiltà di Harappa", dal primo sito conosciuto, scoperto nel 1857, ma scavato soltanto dagli anni venti del Novecento, quando Rai Bahadur Daya Ram Sahni e Rakhal Das Banerji, su impulso di John Hubert Marshall dell'Archaeology Survey of India, scoprirono le rovine di Harappā e Mohenjo-daro. Mentre nel mondo anglosassone viene citata come "civiltà dell'Indo-Sarasvati", in riferimento alla civiltà descritta nei Veda e che si sarebbe sviluppata lungo i due fiumi.

Collocazione geografica

La civiltà della valle dell'Indo fu più o meno contemporanea alle altre civiltà fluviali del mondo antico: l'antico Egitto lungo il Nilo, la Mesopotamia nelle terre bagnate dall'Eufrate e dal Tigri e la Cina nel bacino idrografico del Fiume Giallo e dello Yangtze. Al momento della sua fase di maturità, la civiltà si era estesa su un'area più vasta rispetto alle altre, che comprendeva un nucleo di 1.500 chilometri lungo la pianura alluvionale dell'Indo e dei suoi affluenti. Inoltre, vi era una regione con flora, fauna e habitat disparati, fino a dieci volte più vasta, che era stata plasmata culturalmente ed economicamente dall'Indo.Fisher, Michael H. (2018). An Environmental History of India: From Earliest Times to the Twenty-First Century. Cambridge University Press. ISBN 978-1-107-11162-2. Archived from the original on 28 March 2024. Retrieved 1 February 2019.

Dei 1052 siti finora individuati, più di 140 si collocano sulle rive di un corso d'acqua stagionale, che irrigava la principale zona di produzione agricola di questa cultura. Secondo alcune ipotesi questo sistema idrografico, un tempo permanente, potrebbe essere identificabile con il fiume Ghaggar-Hakra, identificato da alcuni studiosi con il Sarasvati del Rig Veda. La maggior parte degli altri siti si trova lungo la valle dell'Indo o lungo i suoi affluenti, ma la diffusione arrivò verso ovest fino alla frontiera con l'Iran, a est fino a Delhi, a sud fino al Maharashtra e a nord fino all'Himalaya e persino all'Afghanistan (sito di Shortugai).

Le città dell'antica civiltà dell'Indo erano note per la loro pianificazione urbanistica, le case in mattoni cotti, i complessi sistemi di drenaggio e di approvvigionamento idrico, i complessi di grandi edifici non residenziali e le tecniche artigianali e metallurgiche. Mohenjo-daro e Harappa molto probabilmente crebbero fino a contenere tra i 30.000 e i 60.000 individuiDyson, Tim (2018). A Population History of India: From the First Modern People to the Present Day. Oxford University Press. ISBN 978-0-19-882905-8. Archived from the original on 29 March 2024. Retrieved 1 February 2019., e la civiltà potrebbe aver contato tra uno e cinque milioni di individui durante il suo periodo di massimo splendore. Un graduale inaridimento della regione durante il III millennio a.C. potrebbe essere stato lo stimolo iniziale per la sua urbanizzazione. Alla fine, ciò ridusse anche l'approvvigionamento idrico a tal punto da causare la fine della civiltà e la dispersione della sua popolazione verso est.

Le città più importanti finora conosciute sono: Harappa (provincia del Punjab in Pakistan, sul fiume Ravi, da questa città derivano i nomi della Civiltà Harappana o di Harappa); Mohenjo-daro (provincia di Sindh in Pakistan, da cui provengono importanti reperti sia per l'aspetto storico che per quello artistico, dichiarato patrimonio mondiale dell'UNESCO nel 1980 con il nome di Archaeological Ruins at Moenjodaro); Dholavira (isola di Khadir Beit nello stato di Gujarat in India, anch'essa dichiarata patrimonio mondiale dell'UNESCO nel 2021 con il nome di Dholavira: A Harappan City); Lothal (sulla costa del golfo di Cambay, ancora nello stato di Gujarat in India, è stato un importante sito commerciale); Rakhigarhi (stato di Haryana in India); Ganweriwala (provincia del Punjab in Pakistan, presso i confini con l'India); Daimabad (stato di Maharashtra, presso Bombay, in India, ma di pertinenza discussa); Chanhudaro (provincia di Sindh, in Pakistan); Sutkagen Dor (provincia del Beluchistan in Pakistan, vicino alla frontiera con l'Iran, è il sito più occidentale conosciuto).

Storia

Origini Le radici della civiltà della valle dell'Indo risalgono all'inizio della pratica dell'agricoltura e dell'allevamento nelle locali culture neolitiche. I nuovi modi di sostentamento appaiono nelle colline del Belucistan, ad ovest della valle dell'Indo (intorno alla metà del VII millennio a.C.). Il sito meglio conosciuto di quest'epoca è Mehrgarh, tuttora scavato da una missione francese del Museo Guimet. Questi primi contadini coltivarono il grano e addomesticarono ed allevarono una grande varietà di animali che ne costituirono il bestiame. Si iniziò a utilizzare la ceramica verso la metà del VI millennio a.C.

Intorno al 4000 a.C., apparve nella stessa area una cultura regionale originale (Early Harappa o "civiltà Harappa antica"). Reti commerciali la collegavano con altre culture regionali imparentate (nel golfo Arabico, nell'Asia occidentale e centrale e nella penisola indiana) e con le fonti di materie prime, come il lapislazzuli e altre pietre utilizzate nella fabbricazione di perline per collane. Gli abitanti dei villaggi avevano anche addomesticato un gran numero di specie vegetali (piselli, sesamo, datteri, cotone) e animali, come il bufalo, che restò fondamentale nella produzione agricola di tutta l'attuale Asia.

L'emergere della civiltà

I testi sumeri e accadici si riferiscono ripetutamente a un popolo con cui si ebbero attivi scambi commerciali, chiamato Meluḫḫa, che potrebbe essere identificato con la civiltà della valle dell'Indo, forse con il nome dato dai suoi stessi abitanti. Il termine è forse riferibile al dravidico Met-akam, con il significato di "terre alte", e potrebbe inoltre aver dato origine al termine sanscrito Mleccha, di origine non indoeuropea, con il significato di "barbaro, straniero".

L'uso di ornamenti elaborati, di sculture e di figurine in terracotta, si diffuse e apparvero i sigilli, la scrittura, la ceramica decorata con motivi standardizzati; gli oggetti rituali, mostrano una forte spinta all'integrazione culturale, che fece quasi del tutto sparire le precedenti differenze regionali. Tuttavia, la sua scrittura non è ancora stata decifrata e si ignorano quindi le caratteristiche del linguaggio. Di recente è stato messo in dubbio che si tratti di una scrittura ma piuttosto di un sistema di simboli

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Primo periodo harappano Il primo periodo harappano o conosciuto anche come la fase Ravi della cultura di Harappa, che prende il nome dal vicino fiume Ravi, si estese dal 3300 a.C. circa al 2800 a.C. Iniziò quando i contadini delle montagne si spostarono gradualmente dalle loro case di montagna alle valli fluviali di pianura, ed è correlata alla fase Hakra, identificata nella valle del fiume Ghaggar-Hakra a ovest, e precede la fase Kot Diji (2800–2600 a.C., Harappana 2), che prende il nome da un sito nel Sindh settentrionale, in Pakistan, vicino a Mohenjo-daro. I primi esempi della scrittura dell'Indo risalgono al III millennio a.C.

La fase matura delle prime culture villaggi è rappresentata da Rehman Dheri e Amri in Pakistan. Kot Diji rappresenta la fase che precede l'Harappano maturo, con la cittadella che rappresenta l'autorità centralizzata e una qualità di vita sempre più urbana. Un'altra città di questa fase è stata rinvenuta a Kalibangan, in India, sul fiume Hakra.

Le reti commerciali collegavano questa cultura con culture regionali affini e con fonti lontane di materie prime, tra cui il lapislazzuli e altri materiali per la produzione di perline. A quel tempo, gli abitanti dei villaggi avevano addomesticato numerose colture, tra cui piselli, semi di sesamo, datteri e cotone, nonché animali, tra cui il bufalo d'acqua. Le prime comunità di Harappa si trasformarono in grandi centri urbani entro il 2600 a.C., da cui ebbe inizio la fase matura di Harappa. Le ultime ricerche mostrano che gli abitanti della Valle dell'Indo migrarono dai villaggi alle città.

Le fasi finali del periodo harappano iniziale sono caratterizzate dalla costruzione di grandi insediamenti fortificati, dall'espansione delle reti commerciali e dalla crescente integrazione delle comunità regionali in una cultura materiale “relativamente uniforme” in termini di stili ceramici, ornamenti e sigilli con scrittura dell'Indo, che portò alla transizione alla fase harappana matura.Kenoyer, Jonathan Mark. "Cultures and Societies of the Indus Tradition. In Historical Roots". In Thapar (2006), pp. 21–49.

Periodo harappano maturo Secondo alcuni studiosi, la lenta migrazione verso sud dei monsoni attraverso l’Asia permise inizialmente ai villaggi della Valle dell’Indo di svilupparsi grazie al controllo delle piene dell’Indo e dei suoi affluenti. L’agricoltura sostenuta dalle piene portò a ingenti eccedenze agricole, che a loro volta favorirono lo sviluppo delle città.Giosan L, Clift PD, Macklin MG, Fuller DQ, et al. (2012). "Fluvial landscapes of the Harappan civilization". Proceedings of the National Academy of Sciences. 109 (26): E1688–E1694. Bibcode:2012PNAS..109E1688G. doi:10.1073/pnas.1112743109. PMC 3387054. PMID 22645375. Gli abitanti della Civiltà della Valle dell'Indo non svilupparono capacità di irrigazione, affidandosi principalmente ai monsoni stagionali che portavano alle inondazioni estiva. Lo studioso John L. Brooke osserva inoltre che lo sviluppo di città avanzate coincide con una riduzione delle precipitazioni, il che potrebbe aver innescato una riorganizzazione in centri urbani più grandi.Brooke, John L. (2014). Climate Change and the Course of Global History: A Rough Journey. Cambridge University Press. ISBN 978-0-521-87164-8.

Per altri archeologi, come Jim G. Sheffer, la civiltà di Harappa matura era «una fusione delle tradizioni o “gruppi etnici” di Bagor, Hakra e Kot Diji nella valle del Ghaggar-Hakra ai confini tra India e Pakistan». Shaffer, Jim G.; Lichtenstein, Diane A. (1989). "Ethnicity and Change in the Indus Valley Cultural Tradition". Old Problems and New Perspectives in the Archaeology of South Asia. Wisconsin Archaeological Reports. Vol. 2. pp. 117–126.

Inoltre, secondo una sintesi più recente di Charles K. Maisels, «l’ecumene di Harappa si formò da una sintesi tra Kot Diji e Amri-Nal». Egli afferma anche che, nello sviluppo della complessità, il sito di Mohenjo-daro ha la priorità, insieme al gruppo di siti di Hakra-Ghaggar, «dove i manufatti di Hakra precedono effettivamente il materiale relativo a Kot Diji».Maisels, Charles Keith (2003). Early Civilizations of the Old World: The Formative Histories of Egypt, The Levant, Mesopotamia, India and China. Routledge. p. 216. ISBN 978-1-134-83730-4. Archived from the original on 1 November 2022. Retrieved 14 February 2023.

Intorno al 2600 a.C., le comunità dell'Harappa Antico si trasformarono in grandi centri urbani. Tali centri urbani includono Harappa, Ganeriwala, Mohenjo-daro nell'odierno Pakistan, e Dholavira, Kalibangan, Rakhigarhi, Rupar e Lothal nell'odierna India. In totale, sono stati rinvenuti più di 1.000 insediamenti, principalmente nella regione dei fiumi Indo e Ghaggar-Hakra e dei loro affluenti.

Tardo periodo harrapano

La civiltà della valle dell'Indo sembra essersi diffusa da ovest verso est: i siti situati verso l'India sembrano infatti aver avuto la massima fioritura dopo il declino di Harappa e di Mohenjo-Daro.