Lesercito romano (militia o exercitus in lingua latina) fu l'insieme delle forze militari terrestri e navali che servirono all'antica Roma nella serie di campagne militari che caratterizzarono la sua espansione, dall'epoca dei sette re alla Repubblica romana e all'epoca imperiale, fino al definitivo declino occidentale.Si conserva qui la tradizionale divisione tra Impero ed esercito romano, che sarebbero terminati alla fine del V secolo, e Impero ed esercito bizantino, che cadde solo alla metà del XV secolo, anche se tecnicamente non vi è cesura tra l'esercito d'Occidente e quello di Oriente. L'impero continuò a prolificare però a Oriente, la lingua ufficiale divenne il greco pur mantenendo vivo il latino e Costantinopoli diventò la capitale, che cadde quasi un millennio dopo Roma.

L'esercito era composto, a seconda dell'epoca storica, da varie componenti: le legioni di cittadini romani, i federati o le truppe ausiliarie, la flotta ravennate, di Miseno oltre a quelle fluviali e le guarnigioni di Roma (guardia pretoriana, coorti urbane e corpo dei vigili). Nel corso di una lunghissima storia, che ne ha fatto «l'istituzione militare più efficace e più longeva che si conosca nella storia umana»,Encyclopedia Britannica, Eleventh Edition (1911), The Roman Army. l'esercito romano ha conosciuto una continua evoluzione strutturale che, nel tempo, ne ha profondamente modificato l'organizzazione militare e la stessa costituzione.

All'interno dei massimi livelli di entrambe le branche, le trasformazioni strutturali occorsero sia in conseguenza di effettive riforme militari, sia per l'emergere di naturali evoluzioni strutturali. L'esercito romano subì notevoli incrementi nel corso della sua storia, almeno fino a quando Roma riuscì a occupare l'intero bacino del Mediterraneo. Da un esercito composto da soli armati ai tempi del primo re Romolo, raggiunse ai tempi dell'Impero romano la sua massima dimensione, superando le unità.

Principali fasi evolutive

Il percorso evolutivo della struttura della milizia romana è schematizzabile in quattro distinte fasi:

Fase I: L'esercito ebbe origine dal servizio militare obbligatorio annuale che incombeva sulla cittadinanza romana, quale parte dei doveri nei confronti della Res publica. Durante questo periodo, all'esercito romano poteva capitare di intraprendere campagne episodiche e stagionali contro avversari essenzialmente locali. Fase II: Con l'espansione dei territori cadenti sotto il controllo romano, e con l'accrescersi in grandezza delle forze armate, i soldati divennero gradualmente dei professionisti salariati. Quale conseguenza, il servizio militare prestato ai livelli più bassi (e non remunerati) divenne progressivamente di più lungo termine. Le unità militari romane, in questo periodo, erano estremamente omogenee e fortemente regolate. L'esercito consisteva di unità di fanteria composte da cittadini, conosciute come legioni (lat.: legiones), a cui si affiancavano truppe ausiliarie, non legionarie, costituite da alleati privi di cittadinanza romana, che erano chiamate auxilia. Alle seconde si faceva ricorso soprattutto quali truppe di appoggio, di fanteria leggera o di cavalleria, o per ricevere supporto logistico. Fase III: Al culmine della potenza dell'Impero romano, sulle forze ricadeva il compito di presidiare e rendere sicuro il Limes, il confine esterno delle vaste province romane che erano passate sotto il controllo di Roma. In questo periodo, normalmente, non si profilavano sull'impero serie minacce strategiche, così che l'enfasi era posta sulla salvaguardia dei territori conquistati.In risposta a queste nuove esigenze strategiche, l'esercito subì trasformazioni strutturali e divenne più dipendente dalle guarnigioni fisse piuttosto che affidarsi ad accampamenti mobili e a operazioni in campo aperto. Fase IV: Quando Roma iniziò ad avere difficoltà nel garantire il controllo sul suo enorme territorio, il servizio militare nelle truppe regolari continuò a essere salariato e professionista. Tuttavia, la tendenza a utilizzare truppe alleate o mercenarie era aumentata a tal punto che queste finirono per rappresentare una quota notevole del totale delle forze. Contemporaneamente, andò scomparendo l'uniformità strutturale che poteva riscontrarsi agli albori dell'organizzazione militare di Roma. In questa fase, il tipo di soldati impiegati variava dalla tipologia degli arcieri a cavallo, armati alla leggera, fino alla fanteria pesante, inquadrati in reggimenti di dimensione e caratteristiche variabili. Questo si accompagnava a una tendenza, manifestatasi nel Tardo Impero, a un crescente predominio del ruolo della cavalleria, in luogo dei reparti di fanteria, un fenomeno che andava di pari passo con la necessità emergente di operazioni a maggior mobilità.

Epoca monarchica (753 - 509 a.C.)

Secondo quanto riferito da Tito Livio e Dionigi di Alicarnasso, storiografi di Roma che scrissero in un'età molto più tarda, la più antica forma di esercito esisteva a Roma nell'VIII secolo a.C. A quell'epoca, la stessa Roma non era probabilmente nient'altro che uno stanziamento collinare fortificato, o poco più, con un esercito di entità relativamente modesta, il cui campo d'azione, limitato su piccola scala, consisteva "prevalentemente nell'esecuzione di incursioni e furti di bestiame con battaglie occasionali più simili a scaramucce".Goldsworthy, In the Name of Rome, p. 18. Lo storico Theodor Mommsen si riferiva a questo esercito con l'attributo di curiato, un epiteto che faceva riferimento alla presunta strutturazione dell'esercito secondo le suddivisioni delle curiae, le tre originarie tribù della fondazione di Roma: i Ramnes, i Tities, e Luceres.Theodor Mommsen, The History of Rome, Volume 1, p. 40.

Periodo della fondazione di Roma: assetto tribale (753-578 a.C.)

Non si conosce con esattezza la struttura dell'esercito in questa fase: Mommsen riteneva che a quel tempo l'organizzazione militare di Roma fosse regolamentata delle "Leggi dell'[apocrifo] Re [V]Italus"Theodor Mommsen, The History of Rome, Volume 1, p. 22. ma, in generale, il contenuto di queste leggi è a noi totalmente sconosciuto, nonostante Aristotele vi faccia riferimento come ancora parzialmente in vigore, ai suoi tempi, presso alcune popolazioni dell'Italia.Aristotele, Politica, VII, 9, 2.

Secondo la tradizione fu Romolo a creare, sull'esempio della falange greca,Livio, Ab Urbe condita libri, VIII, 8, 3. la legione romana. Egli iniziò a dividere la popolazione che era adatta alle armi, in contingenti militari. Ogni contingente militare era formato da fanti e 300 cavalieri, scelti tra la popolazione, e che chiamò legione (latino: legio),Plutarco, Vita di Romolo, 13, 1.Grant, The History of Rome, p. 22* Boak, A History of Rome to 565 AD, p. 69 una tradizione di cui gli studiosi riconoscono l'evidente carattere di arbitrarietà.LEncyclopedia Britannica, undicesima edizione (1911), definisce questi numeri "evidentemente artificiosi e inventati." I fanti (pedites) e 300 cavalieri (equites) erano arruolati dalle tre tribù che formavano la primitiva popolazione di Roma: i Tities, i Ramnes e i Luceres. In epoca regia era formata da cittadini compresi tra i 17 e i 46 anni, in grado di potersi permettere il costo dell'armamento.Scheidel, W., 1996, "Measuring Sex, Age and Death in the Roman Empire" Journal of Roman Archaeology Supplementary series no. 21, Chapter 3.

La legione si disponeva su tre file, nella tipica formazione a falange,Livio, Ab Urbe condita libri, IV, 59-60; e VIII, 8, 3. con la cavalleria ai lati. Ogni fila di armati era comandata da un tribunus militum, mentre gli squadroni di cavalleria erano alle dipendenze di un tribunus celerum,Marco Terenzio Varrone, De lingua Latina, V, 81 e 89.Pietro De Francisci, Sintesi storica del diritto romano, p. 57. mentre il Rex assumeva il comando dell'intero esercito e a cui spettava, inoltre, il compito di scioglierlo al termine della campagna dell'anno.Smith, William A Dictionary of Greek and Roman Antiquities, John Murray, London, 1875 - voce Tribunus.

Mommsen usa argomenti filologici e riferimenti a Livio e altri autori per suggerire che la gran massa dei fanti consisteva probabilmente di pilumni (lanciatori di pilum), con un numero più piccolo a servire forse come arquites (arcieri).Theodor Mommsen, The History of Rome, Volume 1, p. 20. La cavalleria era di molto inferiore in numero e consisteva probabilmente unicamente dei cittadini più ricchi della città.Boak, A History of Rome to 565 AD, p. 69. L'esercito conteneva forse anche le prime forme di carri,Boak, A History of Rome to 565 AD, p. 86. a cui sembra alludere il riferimento al termine flexuntesIl termine è usato, occasionalmente, come un antico nome dei cavalieri romani: in Plinio il Vecchio (Naturalis historia, XXXIII, 35), ad esempio: Equitum quidem etiam nomen ipsum saepe variatum est, in iis quoque, qui id ab equitatu trahebant. celeres sub Romulo regibusque sunt appellati, deinde flexuntes, postea trossuli [...] testo on line da LacusCurtius). Il termine ricorre anche in uno dei frammenti di Granio Liciniano, Storia romana, XXVI, 3, tramandataci da un palinsesto. (o flexuntae: "carrettai, costruttori di carri") usato a volte per riferirsi alla cavalleria romana.Theodor Mommsen, The History of Rome, Volume 1, p. 65.

Ora sulla base dei recenti ritrovamenti archeologici si è potuto notare che il primo esercito romano, quello di epoca romulea, era costituito da fanti che avevano preso il modo di combattere e l'armamento dalla civiltà villanoviana della vicina Etruria. I guerrieri combattevano prevalentemente a piedi con lance, giavellotti, spade (con lame normalmente in bronzo, e in rari casi in ferro, della lunghezza variabile tra i 33 e i 56 cm.), pugnali (con lame di lunghezza compresa tra i 25 e i 41 cm.) e asce, mentre solo i più ricchi potevano permettersi un'armatura composta da elmo e corazza, gli altri una piccola protezione rettangolare sul petto, davanti al cuore, delle dimensioni di circa 15 × 22 cm.. Gli scudi avevano dimensioni variabili (comprese tra i 50 e i 97 cm.) e di forma prevalentemente rotonda (i cosiddetti clipeus, abbandonati secondo Tito Livio attorno alla fine del V secolo a.C.) atti a una miglior maneggevolezza. Plutarco racconta, inoltre, che una volta uniti tra loro, Romani e Sabini, Romolo introdusse gli scudi di tipo sabino, abbandonando il precedente di tipo argivo e modificando le precedenti armature.Plutarco, Vita di Romolo, 21, 1.

Si dice però che Romolo, quando la città di Roma si ingrandì e si unirono i Sabini, abbia deciso di raddoppiare le sue truppe in: 6 000 fanti e 600 cavalieri.Plutarco, Vita di Romolo 20, 1. E da ultimo sembra che Romolo costituì una guardia personale di trecento cavalieri chiamata CeleresPlutarco, Vita di Romolo, 26, 2.Tito Livio, Ab Urbe condita libri, I, 15. (eliminata poi da Numa PompilioPlutarco, Numa, 7, 8.Zonara, Epitome Historiarum, 7, 5.), similmente a quanto fece oltre settecento anni più tardi Augusto con la creazione della guardia pretoriana a difesa del Princeps. E sempre Romolo sembra fu il primo ad aver distribuito personalmente ai soldati la terra conquistata in guerra.Plutarco, Vita di Romolo, 27, 3.

Secondo Pietro De Francisci i primi eserciti erano formati dalle gentes, unitamente ai rispettivi clientes. E ipotizza che non sia del tutto improbabile che queste gentes abbiano potuto condurre specifiche spedizioni in modo del tutto autonomo come accadde alla gens Fabia nella battaglia del Cremera.Pietro De Francisci, Sintesi storica del diritto romano, p. 40. Solo in seguito queste bande armate potrebbero essere state inquadrate nelle tribus e poi nelle curiae.

I re etruschi e l'assetto su base censuaria (dal 578 a.C.)