Biografia
Nacque a Pirano in Istria, cittadina allora appartenente alla Repubblica di Venezia, l'8 aprile 1692La data di battesimo è l'8 aprile 1692, però è probabile che sia nato qualche giorno prima. da Giovanni Antonio Tartini, di origine fiorentina che prestava servizio come scrivano dei sali della Serenissima a Pirano, e Caterina Zangrando, di Pirano. Venne battezzato nel battistero di S. Giovanni Battista attiguo alla Chiesa di San Giorgio. Giuseppe era il quarto di sei fratelli, almeno due dei quali non raggiunsero la maggiore età, e tre sorelle. Alla morte del padre, avvenuta intorno al 1709 o 1710, il fratello Domenico divenne il capofamiglia.Sergio Durante, Tartini, Padova, l'Europa, Livorno, Sillabe Editore, 2017, p. 10
Entrò dapprima alla scuola dell'Oratorio di San Filippo Neri, ma essendosi ben presto distinto per le sue brillanti disposizioni, fu inviato a Capodistria per completare i suoi studi al collegio dei Padri delle scuole. Fu lì che ricevette le prime lezioni di musica e violino. Inoltre, l'arte della scherma gli divenne egualmente familiare, tanto che pochi potevano eguagliarlo.
I suoi genitori avevano creduto di poterlo avviare alla vita ecclesiastica come francescano, ma non riuscendovi lo mandarono, nel 1708, all'Università di Padova per studiarvi giurisprudenza e intraprendere la carriera di avvocato. Le sue grandi capacità gli resero questo studio così facile che ebbe anche il tempo di perfezionarsi nella scherma e di segnalarsi per parecchi duelli. Questa passione divenne tanto forte che Tartini avrebbe voluto recarsi a Parigi o a Napoli per diventare maestro d'armi. E avrebbe certo messo in atto questo progetto senza esitare se non si fosse innamorato di una damigella, Elisabetta Premazore (1690-1769), nipote del cardinale ed arcivescovo di Padova Giorgio Cornaro, a cui dava lezioni e che Tartini sposò in segreto il 27 luglio 1710 nella Chiesa del Carmine, attirandosi l'ira della sua famiglia e, secondo Francesco Fanzago, anche quella del cardinale stesso. In realtà, i documenti hanno dimostrato che il matrimonio aveva avuto regolare consenso del vescovo, oltre alla dispensa dalle usuali pubblicazioni. Non gli restò altra scelta che lasciare la sua sposa a Padova, che venne rinchiusa in un convento, e fuggire a Roma, travestito da pellegrino. Non trovando sicurezza in nessun luogo, errò di città in città finché trovò un rifugio sicuro presso il Sacro Convento di Assisi, il cui guardiano, padre Giovanni Battista Torre che era un suo parente, lo accolse e assecondò il suo interesse per lo studio del violino.
Dimorò due anni in questo convento e si applicò allo studio del violino che aveva quasi completamente trascurato a Padova. Tartini fino ad allora aveva studiato violino solo per tre mesi all'età di dodici anni. Le "frequenti musicali lezioni" di Bohuslav Matěj Černohorský, celebre organista che in quel periodo esercitava presso il medesimo convento, qui chiamato semplicemente "padre Boemo", completarono la sua iniziazione all'arte della musica. Un altro vantaggio che ebbe per lui questo ritiro isolato, fu il totale cambiamento del carattere: da violento e superbo che era, divenne amabile e modesto e perse per sempre, grazie a questa vita tranquilla, i difetti che erano stati all'origine di tutte le sue sventure.Il suo nascondiglio era rimasto a lungo sconosciuto; ma un incidente imprevisto lo fece scoprire: suonando il violino nel coro della chiesa, un colpo di vento sollevò la tenda che lo nascondeva alla vista dei presenti e fu riconosciuto.
Nel 1714 si ritirò ad Ancona dove aveva trovato impiego suonando nell'orchestra del teatro "La Fenice" (il Teatro delle Muse non era ancora stato costruito). Qui ebbe modo di perfezionarsi sotto la guida di un eccellente musicista per altri versi sconosciuto: tale Giulio Terni. Ad Ancona, Tartini elaborò un modo nuovo di suonare il violino scoprendo fenomeno del terzo suono, poi divenuto notissimoF. de Boni, Biografia degli artisti ovvero dizionario della vita e delle opere dei pittori, degli scultori, degli intagliatori, dei tipografi e dei musici di ogni nazione che fiorirono da' tempi più remoti sino a' nostri giorni (Google eBook); editore A. Santini e figlio, 1852 (pagina 997) Giuseppe Rovani, Cento anni; edito da Stab. Redaelli, 1868 (pagina 306) Giuseppe Arnaud, Teatro, arte ed artisti: mosaico d'aneddoti di escursioni storiche, schizzi biografici ed artistici (Google eBook); edito da G. Gnocchi di Giacomo, 1869 (pagina 28) Giuseppe Pizzati La Scienza de Suoni et dell'Armonia (Google eBook) 1782 (pagina 228)
Da un sito di Musica classica (toni risultanti o toni di Tartini) ovvero della risonanza della terza nota dell'accordo, quando si fanno sentire le due note superioriSe si canta un duo in terze, il basso è sottinteso per ogni orecchio sensibile, esso si fa sentire distintamente quando sul violino si esegue un seguito di terze perfettamente giuste: «se non sentite il basso» diceva Tartini ai suoi allievi, «le vostre terze o le vostre seste sono imperfette».
Rientrato a Padova nel 1716, ebbe in quell'anno l'occasione di ascoltare un'esibizione, a Venezia presso casa Mocenigo, del famoso violinista Francesco Maria Veracini durante un concerto in onore del principe elettore di Sassonia, il futuro Federico Augusto III: Tartini rimase talmente colpito dalla sua tecnica ardita e nuova, che decise di ritornare nelle Marche per perfezionare soprattutto la tecnica dell'arco. Tra il 1717 e il 1718 praticò infatti nelle Marche dove figura essere stato anche primo violino nell'orchestra del Teatro della Fortuna di Fano.
Nel 1721 la Presidenza della Veneranda Arca di Sant'Antonio chiese a Tartini di prestare servizio presso la basilica. Tartini accettò ed il 16 aprile del 1721 venne messo a capo dell'orchestra di Basilica di Sant'Antonio di Padova, presso la Cappella Musicale del Santo, una delle meglio assortite d'Italia, all'epoca composta da quaranta musicisti, di cui sedici cantanti. Fu assunto senza dover superare alcuna prova, come era invece uso, e con la concessione straordinaria di potersi recare in altre città e nei teatri senza dover presentare richiesta scritta, la cosiddetta supplica, ma semplicemente chiedendo il permesso di assenza al Maestro di Cappella. Inoltre, le sue assenze non comportavano alcuna riduzione di onorario. Tuttavia, anch'egli veniva valutato nelle annuali riballotazioni, ossia quelle verifiche a cui la Presidenza della Veneranda Arca sottoponeva ciascun membro della Cappella musicale.
Nel 1723 fu chiamato a Praga per l'incoronazione dell'imperatore di Boemia Carlo VI, città dove rimase per ben tre anni con il suo amico Antonio Vandini, violoncellista al servizio del conte Francesco Ferdinando Kinsky. A Praga Tartini ebbe l'occasione di entrare in contatto con le personalità musicali più importanti dell'epoca come Johann Joseph Fux, Antonio Caldara e Sylvius Leopold Weiss. È in questa città che Quantz lo sentì, e ne parlò in questi termini:
Nel 1726, i problemi di salute causati dal clima praghese lo costrinsero a rientrare in Italia, assieme all'amico Vandini. Si stabilì quindi nuovamente a Padova, dove riprese la sua attività presso la basilica antoniana. A partire da quest'epoca nulla poté più convincerlo ad accettare di mettersi al servizio di uno straniero, per quanto vantaggiose fossero le proposte che gli venivano fatte. Grazie alla flessibilità del suo contratto di lavoro, poté esibirsi in numerose città: la sua presenza come musicista è testimoniata a Parma (1728), a Bologna (1730), a Camerino (1735), a Roma (molto probabilmente nel 1737), a Ferrara (1739), a Verona e, soprattutto, a Venezia.
Nel 1728 fondò a Padova la Scuola delle Nazioni, una scuola di violino nella quale Tartini poté formare molti allievi provenienti da tutta Europa e che in seguito divennero famosi violinisti: lo si chiamava il Maestro delle Nazioni e la sua scuola fornì grandi musicisti a Francia, Inghilterra, Germania e Italia. Pagin, ad esempio, si recò espressamente a Padova per formarsi sotto la sua direzione. Fra i suoi allievi, si annoverano Pietro Nardini, Pasquale Bini, Paolo Alberghi, Domenico Ferrari, Domenico Dall'Oglio, Joseph Touchemoulin, Carminati, Maddalena Lombardini, Lahoussaye e Capuzzi. Oltre tali nomi, deve essere ricordato, fuori dalla scuola strettamente violinistica, il più famoso dei suoi allievi, il compositore Antonio Salieri, che da Tartini prese lezioni durante i suoi anni giovanili a Venezia. È in questo periodo che probabilmente scrive le variazioni per violino e basso continuo intitolate L'arte dell'arco, basate sulla gavotta della sonata per violino op. 5 n. 10 di Arcangelo Corelli.
Tartini ha senza dubbio saputo acquisire in seguito dal punto di vista dell'espressione e del gusto ciò che gli mancava allora, a giudizio di Quantz, poiché, ogni volta che sentiva suonare con destrezza, ma senz'anima, diceva: «Questo è bello, questo è difficile, ma non parla all'anima!».
Attorno al 1740, Tartini strinse importanti amicizie con scienziati e personalità illustri, fra cui si ricordano Gian Rinaldo Carli, il di cui "Dialogo della musica antica e moderna" ne riporta la testimonianza diretta, padre Stellini, l'abate Gregorio Bresciani, l'abate Vincenzo Rota, che disegnò l'unico ritratto di Tartini a noi giunto, il marchese Angelo Gabrielli (poi I principe di Prossedi), il conte Giordano Riccati. Contatti frequenti ci furono anche con il conte Francesco Algarotti (le lettere di Tartini ad Algarotti sono di estremo interesse per la conoscenza delle sue idee), che lo mise a sua volta in contatto con Federico II di Prussia (per il quale Tartini scrisse un Concerto per flauto). Inoltre, ebbe contatti anche col matematico e fisico Leonardo Eulero e, probabilmente, con D'Alembert.
L'interesse di Tartini per le speculazioni teoriche fu costante per tutta la sua vita, al punto che egli si allontanò progressivamente dalla pratica compositiva e da quella esecutiva per dedicarsi assiduamente all'elaborazione dei suoi trattati.
Per tutta la vita fu oberato dalle continue ed insistenti richieste di aiuto economico da parte della famiglia a Pirano, testimoniate nelle numerose lettere conservate presso la sezione piranese dell'Archivio Regionale di Capodistria.
Tartini fu ufficialmente in servizio presso la Cappella Antoniana fino al 1765, anno in cui gli successe l'allievo Giulio Meneghini. Svolse l'attività di insegnante almeno fino al 1767 e continuò fino alla fine dei suoi giorni a perseguire lo scopo di perfezionare la sua teoria sul sistema armonico.
In età molto avanzata, fu colpito dallo scorbuto. Pietro Nardini, uno dei suoi allievi prediletti, partì da Livorno alla notizia della sua malattia e gli prodigò le sue cure fino all'ultimo momento. A causa di una gangrena alla gamba che l'aveva reso ormai infermo, Tartini morì il 26 febbraio 1770, un anno dopo la morte della moglie. Il suo corpo fu deposto nella chiesa di Santa Caterina a Padova, accanto a quello di sua moglie: una cerimonia funebre, ordinata dal suo successore, Giulio Meneghini, fu celebrata in suo onore nella chiesa dei serviti. L'abate Fanzago pronunciò il suo elogio e la cappella di Sant'Antonio eseguì un requiem di composizione di Vallotti.
Lasciò tutti i suoi scritti al suo protettore, il conte di Thurn und Taxis, chiedendo a padre Colombo di pubblicare il suo Trattato del suonoSi son fatte esaminare da uomini dottissimi le carte di Tartini che aveva molto scritto sulla teoria della musica, ma questo musicista pieno di spirito e di talento si era messo a correr dietro, sulla fine della sua vita a delle idee metafisico-teologiche che pretendeva di mettere in relazione ad Aristotele e Platone. Si sa che anche Rameau, aveva inseguito le stesse chimere.
Curiosità legate all'artista