Il Partito del Potere Popolare (, in sigla PPP) fu un partito politico thailandese fondato il 9 novembre 1998 dal tenente colonnello della polizia Garn Tienkaew. Dopo il colpo di Stato militare del 2006 contro il primo ministro democraticamente eletto Thaksin Shinawatra e la conseguente dissoluzione del suo partito Thai Rak Thai, membri e simpatizzati del partito disciolto confluirono nel PPP. All'epoca il capo del partito era Somchai Wongsawat. Il PPP ottenne la maggioranza dei seggi alle elezioni del 2007 e formò un nuovo governo, che sarebbe stato caratterizzato dalle violente proteste del 2008 dei monarchico-conservatori. La crisi portò allo scioglimento del partito nel dicembre 2008 con l'accusa di "brogli elettorali". I membri del PPP si riorganizzarono nel Partito Pheu Thai (Partito per i thailandesi), un movimento sostenuto soprattutto dalla popolazione rurale del nord-est e dai lavoratori di Bangkok. Dopo alcuni anni all'opposizione, il Pheu Thai siaggiudicò una larga maggioranza dei seggi nel 2011, alle prime elezioni dopo lo scioglimento del PPP.

Premesse Il Partito del Potere Popolare fu fondato il 9 novembre 1998 dal tenente colonnello della polizia Garn Tienkaew, ma non ebbe risultati apprezzabili fino alle elezioni del 2007. Quegli anni furono dominati dal partito Thai Rak Thai (TRT) di cui era leader Thaksin Shinawatra, che vinse le elezioni politiche del 2001 e fu eletto premier in un governo di coalizione. Le leggi populiste del TRT lesero gli interessi della classe dirigente di Bangkok ma aiutarono le fasce più povere del popolo, conquistando l'appoggio delle aree rurali del nord e del nord-est. Si venne a creare una frattura tra la nuova politica e il vecchio sistema basato sul rapporto tra la monarchia, i militari e la classe media di Bangkok, che sarebbe diventata insanabile, coinvolgendo gran parte della popolazione, e si sarebbe acuita negli anni successivi. Thaksin divenne il primo capo di governo thai a portare a termine il mandato e trionfò nelle consultazioni del febbraio 2005 con un margine di vantaggio mai registrato prima nella storia del Paese.

L'opposizione si organizzò a livello popolare fondando il movimento Alleanza Popolare per la Democrazia (APD), che accusava Thaksin di essere corrotto e di voler rovesciare la monarchia. Alla fine del 2005 la famiglia Shinawatra fu coinvolta in un clamoroso scandalo finanziario e le camicie gialle di APD diedero il via a una serie di massicce dimostrazioni di protesta che il governo non riuscì a controllare. Ma il TRT poteva contare sulla forza del proprio elettorato e furono quindi indette nuove elezioni per l'aprile 2006 alle quali non si presentarono le opposizioni. I risultati furono quindi dichiarati invalidi dalla Corte suprema. Thaksin rimase così alla guida di un governo provvisorio fino al 19 settembre 2006, quando un colpo di Stato pose fine all'esperienza di governo del TRT mentre lo stesso Thaksin si trovava a New York per una riunione delle Nazioni Unite e fu quindi costretto a rimanere in esilio. Il generale Surayud Chulanont, guida del colpo di Stato, fu posto a capo di un governo ad interim.Colpo di Stato in Thailandia, "Abbiamo deposto il premier", la Repubblica, 19 settembre 2006 La giunta militare abrogò la Costituzione, dissolse il Parlamento e vietò le manifestazioni di protesta, fece chiudere o censurare i media, dichiarò la legge marziale e arrestò i membri del governo. La APD quindi si dissolse annunciando che i suoi obiettivi erano stati raggiunti. Il 30 maggio 2007 la Corte costituzionale dissolse Thai Rak Thai e inibì alla politica per 5 anni 111 dei suoi membri. Fu emanata una nuova Costituzione che limitò il potere del governo e aumentò quello giudiziario, quello del Senato, metà del quale non veniva più nominato dagli elettori, e quello dell'esercito, che vide anche un aumento del proprio budget. Furono fissate nuove elezioni per il dicembre 2007.

Partito di governo

Nel periodo tra il colpo di Stato e le elezioni fu fatto un lavoro capillare per distruggere il potere di Thaksin e fu quindi una sorpresa la vittoria nelle consultazioni di dicembre della coalizione guidata dal Partito del Potere Popolare, in cui figuravano molti ex aderenti del disciolto Thai Rak Thai. Fu eletto primo ministro Samak Sundaravej ii cui programma, non più solo populistico e personalistico, auspicava la trasformazione della Thailandia in una moderna monarchia costituzionale di tipo nord europeo, con uno Stato sociale più attento ai bisogni dei ceti più poveri. Fu progettata una riforma agraria a beneficio dei contadini ed altre importanti riforme di tipo politico tra cui quella del sistema elettorale, abbandonando la prassi che prevedeva la nomina di una quota di parlamentari da parte del re, delle forze armate e di altri poteri, e introducendo un sistema maggioritario secco (first-past-the-post) e l'obbligo del possesso di una laurea per essere eletti deputati. Questi programmi si proponevano di modificare il sistema vigente che penalizzava la partecipazione attiva alla vita politica nazionale di gran parte della popolazione thailandese, specie quella degli strati medio-bassi.

Tra gli ostacoli più grandi di questi progetti vi fu la magistratura, che ben presto iniziò a muoversi contro il governo. Fu nominata una commissione per investigare sulle elezioni che nel giro di un mese denunciò per brogli elettorali diversi deputati del PPP, tra cui il vice di Samak. Malgrado alcuni dissidenti al suo interno sostenessero che indagava senza ascoltare i testimoni in favore degli accusati, la commissione continuò il suo lavoro ed ottenne risultati che avrebbero consentito alla Corte costituzionale di dissolvere il partito nel dicembre 2008. I membri della Corte costituzionale erano noti oppositori di Thaksin e vicini alle posizioni dell'esercito. L'esercito protesse il Comitato per il controllo degli assetti finanziari, un'emanazione della giunta militare il cui operato ebbe come principali bersagli Thaksin e i suoi alleati. In aprile la commissione nazionale contro la corruzione costrinse alle dimissioni il ministro della Sanità per aver denunciato con un mese di ritardo l'assetto finanziario della moglie. A fine mese un vice-ministro del Commercio fu a sua volta destituito per aver dichiarato in modo errato le proprie azioni di una compagnia privata che aveva già chiuso l'attività.

Proteste dell'opposizione tra il maggio e il luglio 2008

Il governo di Sundaravej propose di cambiare la Costituzione dei militari provocando le proteste degli oppositori, che lo accusarono di tutelare gli interessi dell'esiliato Thaksin. Nel maggio del 2008 gli aderenti all'APD tornarono a manifestare nelle piazze, accusando inoltre il primo ministro di aver ottenuto concessioni d'affari dai cambogiani, dopo aver loro ceduto i territori contesi del Tempio Preah Vihear; territori che sono poi rientrati nella domanda sottoposta all'UNESCO in Québec, Canada. L'opposizione chiese il ritiro degli investimenti thai in Cambogia, la chiusura dei 40 valichi di frontiera tra i due Stati, l'annullamento di tutti i voli tra la Thailandia e gli aeroporti cambogiani, la costruzione di una base navale vicino al confine ecc. Le proteste furono guidate dal giornale del leader dell'APD Sondhi Limthongkul, che ricevette dure critiche anche in Thailandia per la sua intransigenza. La campagna anti-governativa portò alle dimissioni del ministro degli Esteri alla fine di giugno.

Quel mese le proteste ebbero nuovo slancio con i risultati delle indagini su Thaksin della Commissione per il controllo degli assetti finanziari, che gli imputarono 15 diverse irregolarità. A nulla valsero le critiche secondo cui questa commissione suggeriva alla magistratura le azioni legali da intraprendere senza esaminare le prove e i testimoni in favore degli accusati. A fine giugno il Parlamento respinse una mozione di sfiducia contro il governo presentata dalla APD, che chiese una modifica della Costituzione per ridurre il numero dei parlamentari, una scelta che avrebbe delegittimato di fatto la popolazione rurale, vista dalla APD non sufficientemente educata per dare il proprio voto. Il 30 giugno, il quotidiano Nation di Bangkok pubblicò un editoriale molto critico nei confronti della APD, accusandola di aver utilizzato la disputa su Preah Vihear durante la campagna elettorale contro il governo.

Nuove proteste dell'opposizione furono suscitate dal tribunale che in luglio emise la sentenza di tre anni di detenzione per la moglie di Thaksin con l'accusa di evasione fiscale. Il 25 agosto un tribunale dispose il sequestro di una cifra equivalente a 2 milioni di dollari dal patrimonio dell'ex premier, scatenando la reazione delle opposizioni. Durante tutto il periodo di crisi rimasero sostanzialmente impunite le azioni violente di cui si resero responsabili i membri dell'APD, che una volta fermati dalle forze dell'ordine venivano scagionati o rilasciati su cauzione e potevano tornare in prima linea nelle dimostrazioni.

Assedio del palazzo di governo

La crisi si aggravò il 26 agosto quando le camicie gialle della APD occuparono il terreno su cui sorge il palazzo di governo, costringendo il primo ministro a non utilizzarlo. Altri gruppi attaccarono la sede dell'emittente televisiva National Broadcasting Services of Thailand, gli uffici di tre ministri e bloccarono alcune delle maggiori arterie stradali della capitale. Il primo ministro Samak rifiutò di dimettersi ma scelse di non usare la violenza contro i manifestanti, che rimasero a presidiare il palazzo di governo malgrado alcuni mandati di arresto contro loro dirigenti e l'ordine di evacuare da parte del tribunale civile. Il giorno 29 vi furono scontri tra i manifestanti e la polizia, che non riuscì a disperderli.

Il 29 agosto il sindacato dei ferrovieri vicino alla APD mise in atto uno sciopero che fece annullare diversi trasporti su treni. Altri dimostranti APD bloccarono gli aeroporti di Hat Yai, Phuket e Krabi, che furono riaperti tra il 30 e il 31. Il sindacato degli statali minacciò scioperi degli addetti alle forniture di acqua, energia elettrica, trasporti pubblici e comunicazioni, nonché degli ufficiali di polizia e degli uffici governativi. Nel frattempo cominciarono a riunirsi nella centrale piazza Sanam Luang le camicie rosse filo-governative del Fronte Unito per la Democrazia contro la Dittatura (FUDD).

Stato di emergenza in settembre Una settimana dopo l'occupazione dei terreni del palazzo di governo vi furono i primi scontri tra le camicie rosse del FUDD e quelle gialle della APD con il bilancio di un morto e 43 feriti. Il primo ministro Samak dichiarò lo stato di emergenza per Bangkok il mattino dopo, affidando al comandante in capo dell'esercito Anupong Paochinda, al comandante in capo della polizia Patcharavat Wongsuwan e al comandante dell'esercito Prayuth Chan-ocha il compito di gestire la situazione. Fece inoltre vietare le riunioni in pubblico a Bangkok con più di 5 persone, la distribuzione di materiale che potesse provocare disordini o allarmismi ecc. L'iniziativa sollevò critiche e provocò le dimissioni del ministro degli Esteri Tej Bunnag, che si disse contrario a provvedimenti così drastici. Il 14 settembre il governo revocò lo stato di emergenza e i divieti imposti in quei giorni.

Sentenza della Corte costituzionale e destituzione di Samak