Soprannominato il «Pulcinella senza maschera»,Chiacchiari Federico; Salvi Demetrio, Massimo Troisi. Il comico dei sentimenti, Sentieri Selvaggi, 2011. ISBN 88-86883-01-3 è annoverato tra i più illustri esponenti della nuova comicità napoletana, nata agli albori degli anni settanta, nonché uno dei maggiori interpreti della storia del teatro e del cinema italiano.

Formatosi sulle tavole del palcoscenico e naturale erede designato di Eduardo e Totò,. fu accostato anche a Buster Keaton e Woody Allen.. Cominciò la sua carriera assieme agli inossidabili amici del gruppo I Saraceni, divenuto La Smorfia, Lello Arena ed Enzo Decaro. Il successo del trio, inatteso e immediato, consentì al giovane Troisi di esordire al cinema con Ricomincio da tre (1981), il film che ne decretò il successo sia come attore che come regista. Dall'inizio degli anni ottanta si dedicò esclusivamente al cinema, interpretando dodici film, cinque dei quali diretti da lui stesso..

Affetto sin dall'infanzia da gravi problemi al cuore, morì prematuramente nel 1994 all'Infernetto di Roma a causa di un attacco cardiaco, conseguente a febbri reumatiche. Il giorno prima aveva terminato la sua ultima pellicola, Il postino (considerata un caposaldo del cinema italiano degli anni novanta), per la quale sarebbe stato candidato nel 1996 ai premi Oscar per le categorie miglior attore e miglior sceneggiatura non originale.

Adoperò uno stile personale che esaltava una capacità espressiva verbale, mimica e gestuale con la quale combinava ruoli prettamente comici ad altri più riflessivi.

Troisi, inoltre, indicò al cinema italiano una via per un'escursione rivitalizzante con in più uno sguardo attento alla società italiana e alla Napoli successive al terremoto del 1980, alle nuove ideologie, al femminismo, all'autoironia crescente e all'affermazione della soggettività individualista. Con lui nacque il nuovo prototipo napoletano dellantieroe, vittima dei tempi moderni, personaggio fragile che riflette tutt’ora i dubbi e le preoccupazioni delle nuove generazioni...

Occasionalmente si distinse anche al di fuori della recitazione, lasciando altri contributi: scrisse infatti 'O ssaje comme fa 'o core, poesia messa in musica dall'amico Pino Daniele, un'allusione tanto alle patologie al cuore (comuni a Troisi e Daniele) quanto al romanticismo.

Biografia

L'infanzia e gli esordi a teatro

Massimo Troisi nacque a San Giorgio a Cremano, il 19 febbraio del 1953, quinto dei sei figli di Alfredo Troisi (1911-1999), ferroviere, e di Elena Andinolfi (1917-1971), casalinga. Nel 1951 la famiglia si trasferì al numero 31 di via Cavalli di Bronzo (lo stesso indirizzo che il padre del suo futuro personaggio Gaetano darà alla Madonna nella sua supplica serale in Ricomincio da tre) assieme ai nonni materni, uno zio e una zia con i loro cinque nipoti.. Riscosse il suo primo successo nel mondo dello spettacolo ancora neonato, quando la madre Elena spedì una sua foto all'azienda alimentare Mellin, che lo scelse come testimonial per una campagna pubblicitaria del latte in polvere..

Colpito da bambino da febbre reumatica, sviluppò una grave degenerazione della valvola mitrale, complicata dallo scompenso cardiaco che gli sarà fatale. «Ricordo che rimanevo a letto, avevo quattordici, quindici anni e lucidamente, quasi come un adulto, sentivo che di là, in cucina, si stava parlando del mio problema, di cosa fare» dichiarò una volta in un'intervista, confessando come la gravità del suo problema di salute avesse turbato da sempre la sua esistenza.. Nonostante i problemi di salute, di cui non amava parlare (solo i familiari e gli amici intimi ne erano a conoscenza), affascinato già da adolescente dall'arte, Troisi cominciò a costruirsi un futuro, scrivendo poesie e dedicandosi al teatro. Da giovanissimo vinse un premio locale di poesia ispirata alla figura di Pier Paolo Pasolini, uno degli autori che più apprezzava allora.

Ad appena quindici anni, mentre frequentava l'istituto tecnico per geometri, esordì nel teatro parrocchiale della chiesa di Sant'Anna, vero prolungamento dello spazio domestico, insieme con alcuni amici d'infanzia, tra i quali Lello Arena, Nico Mucci e Valeria Pezza. Troisi era una persona molto timida e, almeno all'inizio, credeva di non essere capace di recitare sul palco, davanti a un pubblico. In seguito, stando là 'n coppa con le luci in faccia, senza vedere la gente che stava sotto a guardare, si accorse invece di sentirsi a proprio agio. Gli venne voglia di continuare e di cominciare a scrivere alcuni piccoli atti unici. L'esordio sul palco del teatro parrocchiale accadde per l'improvviso forfait di uno degli attori protagonisti. In quell'occasione conobbe Arena, destinato a diventare suo grande amico e principale "spalla" teatrale e cinematografica, ma soprattutto si affacciò alla commedia dell'arte, guadagnando un particolare apprezzamento del pubblico di San Giorgio a Cremano.

Nel febbraio del 1970 Troisi, assieme a Costantino Punzo, Peppe Borrelli e Lello Arena, mise in scena una farsa di Antonio Petito, 'E spirete dint' 'a casa 'e Pulcinella. Petito, uno degli ultimi grandi Pulcinella napoletani, affascinava molto i ragazzi, e in particolare Massimo, che nella celebre maschera intravedeva una forza nuova, nascosta. «Ho cominciato a scrivere io» raccontò Troisi. «Già scrivevo poesie, ma solo per me, poi ho cominciato a buttare giù canovacci e tra parentesi mettevo 'lazzi', quando si poteva lasciare andare la fantasia. A me divertiva proprio uscire coi 'lazzi', improvvisare, per poi tornare al copione. Era il momento del teatro alternativo d'avanguardia e tutti volevano usare Pulcinella. Rivalutarlo. C'era Pulcinella-operaio, e cose del genere. A me questa figura pareva proprio stanca. Pensavo che bisognasse essere napoletano, ma senza maschera, mantenere la forza di Pulcinella: l'imbarazzo, la timidezza, il non sapere mai da che porta entrare e le sue frasi candide». Troisi cominciò a vestire i panni di Pulcinella in spettacoli domenicali, ma, deciso a staccarsi dal canovaccio secentesco per entrare negli schemi d'intrattenimento della comicità moderna, si decise a portare in scena il proprio materiale.

Con gli amici del teatro, il gruppo "Rh-Negativo", composto tra gli altri da Renato Barbieri, Lello Arena, Peppe Borrelli, Costantino Punzo, Pino Calabrese, Lucio Mandato, Gennaro Torre, Gaetano Daniele, ai quali si aggiunse qualche tempo dopo Enzo Decaro, recitò in diversi spettacoli. Il primo fu Crocifissioni d'oggi, in cui Troisi si firmò – insieme con Beppe Borrelli – per la prima volta come autore e regista, raccontando delle lotte operaie, di ragazze madri, di emigrazione e di aborto. A questo spettacolo seguì, tempo dopo, Si chiama Stellina, commedia brillante in due atti di Troisi. Il parroco della chiesa di Sant'Anna li invitò a trovare un nuovo spazio più idoneo dove poter rappresentare quelle tematiche d'avanguardia sociale. Così il gruppo affittò un garage in via San Giorgio Vecchio 31 dove venne fondato il Centro Teatro Spazio. Qui inaugurarono un tipo di teatro che attingeva alla farsa napoletana e al cabaret.. Il consenso del pubblico ottenuto al teatro non compensava però lo stile di vita dell'artista e dei suoi compagni: il gruppo, durante gli inizi spesso non veniva neanche pagato e recitava quasi esclusivamente per gusto e per passione. Non potevano neanche permettersi abiti eleganti e accessori raffinati. Il tutto era quindi svolto in maniera volutamente grossolana, con Troisi sempre in calzamaglia nera o, comunque, con abiti semplici, e con scene e costumi piuttosto scarni ed essenziali...

Nel 1976 il ventitreenne Troisi si sottopose a un intervento alla valvola mitrale a Houston, negli Stati Uniti d'America. Alle spese del viaggio contribuì una colletta organizzata, tra gli altri, dal quotidiano di Napoli Il Mattino. L'intervento, eseguito da Michael E. DeBakey, uno dei più famosi e importanti cardiochirurghi di sempre, ebbe esito positivo e l'attore, quando rientrò in Italia, riprese immediatamente l'attività teatrale con gli amici di sempre.

Anni Settanta: l'esordio televisivo con La Smorfia Nel 1977 il gruppo (rinominato I saraceni) si assottigliò e rimasero oltre a Troisi, solo Arena e Decaro. Il trio si presentò al Sancarluccio di Napoli, che per un improvviso forfait di Leopoldo Mastelloni dovette ricorrere a una sostituzione. Lo spettacolo ottenne un grandissimo successo, specialmente tra il pubblico giovanile..

Il nome La Smorfia fu dato al gruppo da Pina Cipriani, direttrice del San Carluccio, che alla domanda: «Ma come vi chiamate?» ricevette, per l'appunto, in risposta da Massimo una smorfia, richiamando in questo modo una delle principali tradizioni napoletane: l'interpretazione dei sogni e la risoluzione di questi in numeri da giocare al lotto.. La cosa risultò talmente simpatica che, anche per scaramanzia, i tre adottarono questo appellativo..

Dopo alcuni spettacoli al Teatro Sancarluccio di Napoli e ad altri sui palcoscenici di tutta Italia, nonché alla trasmissione radiofonica Cordialmente insieme., il gruppo ebbe un rapido successo che gli consentì di approdare al cabaret romano La Chansonhttps://spettacolo.mam-e.it/troisi/, dove furono notati da Enzo Trapani e da Giancarlo Magalli, rispettivamente regista e autore dei testi del programma televisivo Non stop.. Dopo essere stati sottoposti ad alcuni "esami", il trio esordì in televisione, ottenendo ottimi consensi e un successo nazionale.

Dal 1979 all'inizio degli anni Ottanta, il trio de La Smorfia mise in scena una vasta gamma di sketch in cui vennero presentate le caricature, abilmente costruite, dei più diversi tipi umani e sociali. Usando battute giocate sull'espressività di più linguaggi, da quello verbale a quello mimico-gestuale, e ironizzando su tutto, dalla religione alle tematiche sociali più disparate, La Smorfia cercò di fuggire dal luogo comune di Napoli per ottenere consensi dal profondo, giocando sui pudori, sulla timidezza, su quello che in realtà sulla scena veniva sottinteso, piuttosto che detto. Ciò determinò il grande successo del trio che, dopo l'esordio con "Non stop", approdò anche in "Luna Park", il programma del sabato sera condotto da Pippo Baudo, prima di sciogliersi definitivamente agli albori degli anni Ottanta..

«Mentirei se dicessi che l'intesa è venuta meno solo sul piano artistico», dichiarò Troisi in un'intervista. «In effetti si erano create anche delle divergenze sul piano dei rapporti umani, specialmente tra me e Decaro. Siamo fatti diversamente, non so chi abbia ragione, ma al punto in cui eravamo occorreva un out definitivo. Poi c'è stato anche il fatto che non riuscivo più a scrivere mini atti per tre. Diciamo la verità: La Smorfia mi limitava. Per me che intendo dire tante cose, era come muovermi in un cerchio chiuso. Avrei potuto adagiarmi, tirare avanti per altri 4-5 anni e fare un sacco di soldi».

Del trio restano memorabili gli sketch dellAnnunciazione, quando Troisi vestiva i panni dell'umile moglie di un pescatore scambiato da un Lello Arena Arcangelo Gabriele per la Vergine Maria, o quella di Noè in cui l'attore napoletano cercava, con una furfanteria tutta infantile, di ottenere dal Patriarca (Arena) il permesso di salire sull'Arca, provando a spacciarsi per un animale immaginario, il minollo; sentendosi dire da Cam (Decaro): "Già ci stanno!" riprova con altri animali inventati, i rostocchi.

Anni ottanta: il passaggio al grande schermo Il debutto cinematografico: Ricomincio da tre (1981)