La storia delle campagne dell'esercito romano in età tardo-imperiale rappresenta una cronologia di tutte le campagne militari da Diocleziano (284) alla caduta dell'Impero romano d'Occidente (476).

Contesto storico

Verso la metà del IV secolo la pressione delle tribù germaniche sui confini del Danubio e del Reno era diventata molto forte, incalzata dagli Unni provenienti dalle steppe centro-asiatiche (probabilmente la stessa popolazione, ricordata con il nome di Hsiung-Nu, che un secolo prima avevano insidiato l'Impero cinese presso la Grande Muraglia). L'irruzione degli Unni sullo scacchiere europeo modificò profondamente i caratteri degli attacchi germanici contro il territorio romano: se durante il III secolo la modalità prevalente era stata quella delle incursioni con finalità di saccheggio, esaurite le quali le varie tribù, federazioni o coalizioni facevano ritorno nei loro insediamenti posti immediatamente al di là del Limes romano, nel IV presero avvio migrazioni di massa verso l'Impero. In questo processo, a spostarsi erano non soltanto più i guerrieri, ma l'intero popolo, in cerca di nuove aree di stanziamento; la migrazione, comunque, non sostituì completamente la razzia, ma le due modalità si intersecarono e si sovrapposero ripetutamente. Contemporaneamente sul fronte orientale gli scontri che continuavano a susseguirsi ormai da oltre due secoli avevano creato una situazione di costante allerta tra i due imperi, che forse non comprendevano ancora l'utilità di una non belligeranza tra i due contendenti, per potersi concentrare definitivamente contro le orde barbariche provenienti dalle steppe del Nord Europa ed Asia.

Forze in campo

Diocleziano riformò ed organizzò l'esercito romano che era uscito dalla grande crisi del III secolo. Alcuni suoi atti erano già stati in parte preceduti dalle trasformazioni volute dai suoi predecessori (in particolare da Gallieno che aveva introdotto la distinzione tra unità stabili alla frontiera - limitanee e ripariane - ed unità mobili nelle retrovie ovvero "riserva strategica").

La nuova riorganizzazione militare di Diocleziano e perfezionata da Costantino I portò a raddoppiare il numero delle legioni (oltre 60) pur dimezzandone gli effettivi rispetto a quelle del principato, per meglio distribuire le forze lungo i confini imperiali ed a ridosso delle stesse in profondità.

Fasi della cronologia: dal 284 al 476

La tetrarchia di Diocleziano (284-305)

Con la morte dell'imperatore Numeriano nel novembre del 284, a cui il padre Caro aveva affidato l'Oriente romano, ed il rifiuto delle truppe orientali di riconoscere in Carino (il primogenito di Caro) il naturale successore, fu elevato alla porpora imperiale un validissimo generale di nome Diocleziano. La guerra civile che ne scaturì vide, la sconfitta e morte di Caro in seguito ad una congiura ad opera dello stesso Diocleziano (primavera del 285).Michael Grant, Gli imperatori romani, storia e segreti, Roma 1984, p. 261.

Ottenuto il potere, Diocleziano creò prima nel 285-286 una diarchia, in cui i due imperatori si dividevano l'impero su base geografica (Oriente ed Occidente).Grant, p.265; Chris Scarre, Chronicle of the roman emperors, New York 1999, pp. 197-198. Nel 293, vista la crescente difficoltà a mantenere l'ordine sia interno che esterno ai confini imperiali, si procedette a un'ulteriore divisione funzionale e territoriale con la creazione di una Tetrarchia.

Costantino ed i Costantinidi (306-363)

A questo punto, una forma di stabilità si affacciò di nuovo sull'impero, diviso ora, dopo la riforma di Diocleziano, in una Tetrarchia che affiancava due imperatori maggiori e due minori, un sistema che seppe tener lontane le guerre civili per po' di tempo, fino al 306. In quell'anno, le relazioni tra i tetrarchi collassarono per sempre e Costantino I, Licinio, Massenzio e Massimino Daia entrarono in urto tra loro per il controllo dell'impero.

Nella battaglia di Torino Costantino sconfisse Massenzio una prima volta. A questa seguì una nuova battaglia presso Verona per concludersi con lo scontro decisivo avvenuto presso Ponte Milvio,Eutropio, Breviarium ab Urbe Condita, X, 4. presso i Saxa Rubra sulla via Flaminia, alle porte di Roma, il 28 ottobre del 312. Con la morte di Massenzio, tutta l'Italia passò sotto il controllo di Costantino.Barnes, Constantine and Eusebius, pp. 42–44. Frattanto Licinio superò Massimino nella battaglia di Tzirallum del 313. Rimanevano ora solo due augusti: Costantino in Occidente e Licinio in Oriente.

Dopo una breve tregua tra i due augusti superstiti alla prima fase della guerra civile, scoppiò una prima guerra per il possesso dell'Illirico nel 316, dove Costantino batté Licinio in due differenti battaglie: a Cibalae ed a Mardia. La tregua durò per sette anni, tanto che nel 324 i due contendenti ripresero le armi, e Costantino ebbe la meglio sul rivale, prima ad Adrianopoli, poi nell'Ellesponto ed infine nella battaglia di Crisopoli.

Il figlio di Costantino, Costanzo II, ereditò il potere del padre alla sua morte (avvenuta nel 337) e in seguito sconfisse l'usurpatore Magnenzio, una prima volta nella battaglia di Mursa Maggiore e quindi nella battaglia del monte Seleuco.

In generale possiamo dire che nei primi quarant'anni del IV secolo, la sicurezza interna migliorò rispetto al secolo precedente e in molte zone dell'impero si assistette anche a una timida ripresa demografica e economica. Infatti il flusso dell'immigrazione, forzata o volontaria, sembrò ridursi. Tuttavia, soprattutto negli ultimi anni, furono frequenti le spedizioni punitive nei confronti di Franchi, sul basso Reno, e di Goti e Sarmati lungo il Danubio.

In particolare, sul fronte del Danubio, vi fu una prima campagna da parte di Costantino sul Mar d'Azov nel 322: poiché quelli erano territori del collega Licinio le operazioni portarono ad una ulteriore rottura tra i due. Negli anni successivi vi fu la costruzione di un ponte di pietra sul Danubio per agevolare la sorveglianza sulle terre al di là del fiume. La campagna più importante però, fu quella del 332 contro i Goti, al seguito del quale fu imposto un accordo secondo il quale i Goti si sottomettevano all'Impero pur rimanendo nelle loro terre al di là del Danubio, e si impegnavano a fornire uomini in caso di guerra.

Le invasioni barbariche nel dopo Costantino I

Sebbene il problema dei grandi raggruppamenti tribali accalcati alle porte dell'impero non differisse da quanto Roma aveva già conosciuto nei secoli precedenti, le invasioni barbariche del III secolo segnarono una marcata crescita nella minaccia globale,Luttwak, The Grand Strategy of the Roman Empire, p. 146Grant, The History of Rome, p. 282 anche se è non chiaro se il fenomeno fosse dovuto ad un aumento della pressione esterna,Luttwak, The Grand Strategy of the Roman Empire, p. 128. o se dipendesse invece, da una diminuita capacità di Roma nel fronteggiare la minaccia.Luttwak, The Grand Strategy of the Roman Empire, p. 150

I continui sconfinamenti da parte degli Alemanni indussero Costantino II a nominare Cesare suo cugino Giuliano incaricandolo di difendere il fronte del Reno. Le campagne di Giuliano durarono dal 356 al 357, anni in cui si svolsero nel 356 la battaglia di Reims,Goldsworthy, In the Name of Rome, p. 344 e nel 357 la battaglia di Strasburgo,Goldsworthy, In the Name of Rome, p. 345 al seguito della quale furono imposti dure condizioni di pace che prevedevano la restituzione dei prigionieri romani, la consegna forzata di vettovaglie per l'esercito, la fornitura di materiali di costruzione e di manodopera per i lavori di costruzione.

Al contempo, i Franchi compivano raid attraverso il Mare del nord e il Canale della Manica,Grant, The History of Rome, p. 284 occupando le terre sul delta del Reno e riuscendo ad insediarsi perfino a Colonia. I Vandali premevano lungo il Reno, gli Iutungi sul Danubio, gli Iazigi, i Carpi e i Taifali tormentavano la Dacia, e i Gepidi si univano a Goti ed Eruli in azioni lungo il Mar Nero.Luttwak, The Grand Strategy of the Roman Empire, p. 149 I Goti, grazie agli accordi stipulati con Costantino, in questo frangente non diedero preoccupazioni all'imperatore Costanzo II. Addirittura iniziò un processo di conversione al cristianesimo: nel 348 il primo vescovo dei Goti, Ulfila, tradusse la Bibbia nella loro lingua.

Circa nello stesso periodo, tribù poco conosciute come Baquati e QuinquegentaneiGiordane, 110. razziavano la provincia d'Africa.

All'inizio del V secolo, la pressione sui confini occidentali di Roma crebbe d'intensità. Ma non erano quei soli confini ad essere sotto tiro: era la stessa Roma ad essere minacciata, sia sul fronte interno che sui suoi limiti orientali.

Lotta con l'Impero sasanide (284–363)

Tra Roma e l'Impero sasanide, dal 297 al 337, si stabilì una pace duratura, grazie ad un trattato tra Narseh e Diocleziano, che determinò un'espansione verso oriente di Roma con la creazione di cinque piccole province a est del Tigri. Tuttavia, appena morto Costantino nel 337, Sapore II disattese il trattato e diede inizio a un nuovo conflitto destinato a durare ventisei anni, durante i quali cercò, con scarso successo, di conquistare le fortezze romane della regione. Dopo gli iniziali successi sasanidi, tra cui la battaglia di Amida del 359 e l'assedio di Pirisabora del 363,Goldsworthy, In the Name of Rome, p. 358 l'imperatore Giuliano incontrò Sapore quello stesso anno nella battaglia di Ctesifonte, di fronte alle mura della capitale persiana. I Romani vinsero ma non riuscirono a prendere la città: attorniati da territori ostili, in posizione vulnerabile, furono costretti a ripiegare. Giuliano morì in battaglia a Samarra, durante la ritirata, forse ucciso da uno dei suoi stessi uomini. I Romani furono costretti a firmare una pace definita da molte fonti "vergognosa" che li costrinse a rinunciare a città di frontiera come Nisibi e Singara, oltre alle cinque province al di là del Tigri conquistate da Diocleziano.

Vi furono ancora molte altre guerre, ma tutte di breve durata e su piccola scala, dal momento che, nel V secolo, sia i Romani che i Sasanidi furono costretti a vedersela con minacce provenienti da ogni dove. Una guerra contro Bahram V, nel 420, fu dovuta a delle persecuzioni di cristiani in Persia: fu un breve conflitto che si concluse ben presto con un trattato così come breve fu anche la successiva guerra del 441 contro Yazdgard II, conclusa in fretta con un accordo quando entrambe le parti si trovarono a dover contrastare minacce altrove.Procopio, Storia delle guerre di Giustiniano, I.1.2.

Da Valentiniano I a Teodosio: tra Occidente ed Oriente (364–395)

Anche i successivi imperatori Valente e Teodosio dovettero vedersela con degli usurpatori che sconfissero, rispettivamente, nella battaglia di Tiatira, nella battaglia della Sava e in quella del fiume Frigido.

Invasioni sotto Valentiniano e Valente (364-375)

Spentosi Gioviano, i soldati elessero imperatore in Bitinia Valentiniano I, il quale, per richiesta dell'esercito, associò al trono suo fratello Valente. Valentiniano avrebbe governato le province dell'Impero d'Occidente, mentre Valente quelle dell'Impero d'Oriente. I due nuovi imperatori dovettero affrontare minacce esterne su tutti i fronti: secondo Ammiano Marcellino, a quei tempi la Gallia e la Rezia erano devastate dagli Alemanni, la Pannonia dai Sarmati e dai Quadi, la Britannia dai Sassoni, Scoti e Attacotti, mentre l'Africa era esposta ai saccheggi dei Mauri e degli Austuriani, e la Tracia era devastata dai Goti; anche l'Armenia, inoltre, era minacciata dallo scià di Persia Sapore II.Ammiano Marcellino, XXVI,4.