miniatura|upright=1.3|Il tetramorfo secondo la tradizione cristiana, su una copertina cluniacense, con i quattro esseri che circondano Cristo racchiuso al centro in una mandorla.Coperchio di un cofano di avorio d'elefante raffigurante la rappresentazione del Cristo in Maestà tra i quattro evangelisti. Colonia, prima metà del XIII secolo. Il tetramorfo (dal greco antico , tetra, "quattro", e , morfé, "forma") è una raffigurazione iconografica composta da quattro elementiCf. risalente a una simbologia di origine mediorientale.Cf.
Nella tradizione cristiana, oltre che nella storia dell'arte, il termine indica normalmente l'immagine biblica composta dai quattro simboli degli evangelisti, mutuata da una visione veterotestamentaria del profeta Ezechiele, riproposta nella descrizione neotestamentaria dei "quattro esseri viventi" contenuta nell'Apocalisse di Giovanni.Cf. Questi quattro simboli sono: un uomo alato, un leone, un toro (o vitello), un'aquila.
Ebraismo miniatura|I quattro cherubini tetramorfi della visione di Ezechiele, illustrazione del 1702. La rappresentazione più conosciuta di essere tetramorfo risale all'Antico Testamento, in cui il profeta ebraico Ezechiele descrive una visione (Ezechiele ) avuta durante la deportazione a Babilonia nel 593 a.C.Cf.
Gli apparve «una grande nube, tutta circondata da bagliori» con al centro quattro esseri animati dotati di quattro ali ()Cf. e quattro facce con il volto di uomo, leone, vitello e aquila, identificati successivamente con cherubini (). Gli esseri tetramorfi stavano alla base di una volta su cui poggiava il Trono di Dio (del cui movimento sembrano occuparsi). «Guardando gli esseri viventi, vidi a fianco di ognuno una specie di ruota che toccava la terra…» ().
Al di là delle differenze di descrizione, la loro funzione simbolica non sembra molto diversa da quella dei lamassu neo-assiri: segnalano l'ingresso del "palazzo reale". I lamassu o aladlammû (=spirito protettore) erano monumentali statue di toro col volto d'uomo, perlopiù (ma non sempre) dotate di ali.L'identificazione di queste statue con Lamassu fu proposta in: Due lamassu erano posti ai lati dell'ingresso dei palazzi reali di Ninive e di Khorsabad.Cfr. la voce Si osservi, inoltre, che nella cultura mesopotamica il primo mese dell'anno era quello in cui il Sole si trovava nella costellazione del Toro. Anche temporalmente il Toro segnava un ingresso.
Le quattro facce del tetramorfo potrebbero semplicemente indicare il dominio divino su tutto il creato: l'umanità, gli animali domestici, quelli selvatici e gli uccelli.Alice Wood, cit., pp. 135-140.
La visione di Ezechiele ebbe luogo agli inizi della sua missione profetica: il palesarsi del Trono di Dio è preliminare e funzionale alla consegna di un libro e all'incarico di predicare (). Il racconto, cioè, sottolinea che il profeta ha ricevuto un mandato e non è libero di adattare il messaggio al proprio o altrui volere.
Una descrizione del tetramorfo molto simile a quella di Ezechiele compare nel capitolo XVIII dell'Apocalisse di Abramo, uno scritto giudaico apocrifo del I secolo.
Cristianesimo miniatura|Tetramorfo nel Libro di Kells, VIII secolo. miniatura|Portale della cattedrale di Burgos, Spagna. Gli "esseri viventi" dell'Apocalisse Se l'associazione tra figure tetramorfe e cherubini o "esseri animati" avviene solo nella visione d'Ezechiele, il primo cherubino appare nella Bibbia in Genesi . Poiché anche nel Nuovo Testamento è presente una descrizione di quattro esseri viventi con caratteristiche simili in Apocalisse , si è ipotizzato che essi possano avere un valore metastorico, tanto protologico quanto escatologico. Nell'Apocalisse giovannea, però, ogni essere ha le fattezze di un solo animale e le ali sono sei, come quelle dei serafini descritti in Isaia . Entrambe le visioni (di Ezechiele e di Isaia) contemplano il trono divino e sono preliminari all'investitura profetica. L'autore dell'Apocalisse, trovandosi in una situazione analoga, ha fatto ricorso ad una contaminazione del linguaggio simbolico di due fra i maggiori profeti dell'Antico Testamento in modo da inserire nel proprio simbolismo un rimando ad entrambe le visioni.
Il Vangelo quadriforme Ireneo di Lione nel suo Trattato contro le Eresie scritto verso l'anno 180 si oppose a Marcione che intendeva abolire tutti i vangeli, tranne quello di Luca, privato per giunta di alcune parti. Per giustificare, però, il rifiuto dei vangeli gnostici, fra cui il vangelo di Tommaso, scrisse che nei quattro vangeli oggi detti canonici soffia un unico spirito e che perciò si tratta di un unico vangelo tetramorfo "quadriforme evangelium, quod uno Spiritu continetur", Adversus Haereses libri quinque, III, 11, 8. e che di vangeli non ne occorrevano più di quattro, né vangeli diversi dai quattro tradizionali. Per rafforzare questa affermazione introdusse per primo un confronto fra i tetramorfi biblici, il vangelo quadriforme e quattro caratteristiche del Cristo (regale come il Leone, vittima sacrificale e sacerdote, come il vitello sacrificato nello Yom Kippur dal sommo sacerdote, uomo perché nato da donna e aquila perché dal cielo effonde sulla chiesa il suo Spirito Santo).Ibidem, "tetramorfa gar tà zoa, tetramorfon kai tò euangélion kai e pragmateia kurìou" ossia "Quadriformia autem animalia et quadriforme Evangelium et quadriformis dispositio Domini".
L'idea venne ripresa e modificata da Gerolamo: «secondo san Girolamo il tetramorfo sintetizza la totalità del mistero cristiano: Incarnazione (l'uomo alato), Passione (il bue), Resurrezione (il leone) e Ascensione (l'aquila)»;Angela Cerinotti, Atlante della storia della Chiesa. Santi e beati di ieri e di oggi. Vita di uomini e donne consacrati al prossimo, Colognola ai Colli, Giunti Demetra, 1999, p. 25. ISBN 88-440-1316-9; ISBN 978-88-440-1316-5. Anteprima disponibile su books.google.it. dunque simboleggia le quattro fasi della vita di Cristo: nato come uomo, morì come un vitello sacrificale, fu leone nel risorgere e aquila nell'ascendere (fuit homo nascendo, vitulus moriendo, leo resurgendo, aquila ascendendo).Carlo Luigi Golino, Italian quarterly, Volumi 40-41, 2003, p. 48. Anteprima disponibile su books.google.it.
L'abbinamento fra vangeli e volti del tetramorfo Ireneo associò per primo uno specifico vangelo ai quattro esseri zoomorfi dell'Apocalisse. La sua proposta fu modificata da Gerolamo, la cui soluzione è quella oggi utilizzata nell'iconografia religiosa. Ireneo, infatti, associò il vangelo di Giovanni al leone e quello di Marco all'aquila. Oggi, invece, si considera il modo con cui i vangeli iniziano il proprio racconto:Cf.
Il Vangelo secondo Matteo è rappresentato con un uomo (simile ad un angelo: tutte le figure sono infatti alate). Esordisce con l'ascendenza terrena di Gesù e poi narra l'infanzia del "Figlio dell'Uomo", sottolineandone il lato umano. Il Vangelo secondo Marco è raffigurato con un leone. L'inizio è dedicato a Giovanni Battista, la cui vox clamantis in deserto "si eleva simile a un ruggito" di leone nel deserto. Il Vangelo secondo Luca è associato ad un bue (toro) o un vitello, simbolo del sacrificio di Zaccaria che apre il vangelo. Il Vangelo secondo Giovanni riporta un'aquila, dato che Giovanni ha una visione maggiormente spirituale e teologica, rivolta verso l'Assoluto, motivo per cui il testo inizia con un Prologo di natura teologica.
La corrispondenza fra vangeli e volti del tetramorfo determina l'ordine di essi nei codici antichi e nelle bibbie odierne, ed è quello di Ezechiele: uomo (Matteo), leone (Marco), bue (Luca), aquila (Giovanni). Fra i codici antichi più importanti solo il Codex Bezæ proveniente da Lione non rispetta quest'ordine: Lione infatti è la città di Ireneo, quindi la posizione di Marco e di Giovanni è scambiata.
Nell'arte Il tetramorfo come insieme dei quattro simboli evangelici è comune soprattutto nella scultura romanica e in particolare del repertorio iconografico che caratterizza, soprattutto in Italia, i pulpiti, da dove viene fatta la lettura del Nuovo Testamento, e nei portali delle cattedrali in cui "i quattro viventi" attorniano la figura del Cristo, soprattutto in Francia. Gli evangelisti accompagnati dai loro animali, o gli animali soli, sono comunissimi dal Rinascimento in poi anche come soggetti dei quattro affreschi che solitamente riempiono i pennacchi sovrastanti i pilastri che sorreggono una cupola.
In epoca attuale i quattro simboli del tetramorfo sono presenti nella Sagrada Familia a Barcellona, sotto forma di quattro statue in cima alle quattro torri degli evangelisti all'altezza di 135 metri. Le statue del leone, del toro, dell'uomo e dell'aquila, alte ciascuna 4,5 metri, realizzate dallo scultore spagnolo Xavier Medina-Campeny, sono state collocate nel 2023 e rappresentano uno dei passaggi più significativi nell'avanzare dei lavori di costruzione della basilica.
Ermetismo miniatura|upright=0.7|Il Mondo nei tarocchi di Marsiglia. Secondo Adrian Snodgrass, «nelle dottrine ermetiche le quattro creature viventi erano associate ai quattro elementi: il Toro alla Terra, l'Uomo all'Acqua, il Leone al Fuoco e l'Aquila all'Aria». Questa associazione, elaborata nel corso del Medioevo e del Rinascimento, determina una correlazione con la tetrade pitagorica.
I quattro simboli del tetramorfo compaiono anche in alcune carte di Arcani maggiori dei tarocchi. Nel caso della carta del Mondo, la correlazione è ovvia: il Mondo, infatti, è composto dai quattro elementi.
Origine astronomica nell'era zodiacale del Toro
I quattro volti del tetramorfo sono stati associati già dall'esegesi rabbinica ai quattro punti cardinali.Pirke de-Rabbi Eliezer, 24. Pertanto diversi studiosi hanno cercato di far corrispondere gli elementi che compongono il tetramorfo con quattro costellazioni dello zodiaco, poste circa a 90º l'una dall'altra, nelle quali sorgeva il Sole nei giorni degli equinozi e dei solstizi. Non c'è però unanimità di interpretazione e le due possibili varianti sono discusse nel seguito.
Il Toro e il Leone, in effetti, sono due note costellazioni zodiacali poste circa a 90° fra loro. Nella cultura mesopotamica, lo zodiaco iniziava proprio nel Toro, la costellazione in cui si trovava il Sole all'equinozio di primavera nella cosiddetta "era zodiacale del Toro", un periodo che corrisponde approssimativamente al IV e III millennio prima di Cristo.Adottando la tarda suddivisione dello zodiaco in archi di 30° di ascensione retta, nominalmente assegnati ad una costellazione, l'"era del toro" è durata dal 4480 al 2320 a.C. Il confine, però, fra le costellazioni del Toro e dell'Ariete non è astronomicamente ben definito e venne oltrepassato circa fra il 2000 a. C., quando il punto gamma lasciò l'ultima stella del Toro (omicron Tauri) e il 1800 a.C., quando entrò pienamente nell'Ariete. Solo nel periodo ellenistico l'inizio dello zodiaco fu spostato in Ariete, per tener conto della precessione degli equinozi. L'antica tradizione mesopotamica compare ancora nel I secolo a.C. nel papiro 4Q318 di Qumran.
Le altre due costellazioni corrispondenti a direzioni cardinali nell'era del Toro dovrebbero essere l'Aquario e lo Scorpione. Non c'è consenso, però, su quali facce del tetramorfo associare a queste due costellazioni e, per esempio, le due possibili alternative sono scelte nel Dizionario dei Simboli Cristiani di Edouard Urech e in Simboli e Allegorie di Matilde Battistini.