Considerato uno dei maggiori registi della storia del cinema, è stato attivo per quarant'anni, dal 1950 al 1990, realizzando diciannove film in cui ha "ritratto" una piccola folla di personaggi memorabili. Definiva se stesso "un artigiano che non ha niente da dire, ma sa come dirlo". Ha lasciato opere ricche di satira e velate di una sottile malinconia, caratterizzate da uno stile onirico e visionario. I titoli dei suoi più celebri film - I vitelloni, La strada, Le notti di Cabiria, La dolce vita, 8½, Giulietta degli spiriti e Amarcord - sono diventati dei topoi citati, in lingua originale, in tutto il mondo.

Ha vinto per ben quattro volte l'Oscar al miglior film in lingua straniera (con La strada, Le notti di Cabiria, 8½ e Amarcord). Candidato 12 volte al Premio Oscar, gli è stato conferito nel 1993 l'Oscar alla carriera. Ha vinto inoltre due volte il Festival di Mosca (1963 e 1987), la Palma d'oro al Festival di Cannes nel 1960 e il Leone d'oro alla carriera alla mostra del cinema di Venezia nel 1985.

Biografia

Infanzia e giovinezza Fellini nasce a Rimini, all'epoca in provincia di Forlì (oggi capoluogo di provincia), in una famiglia d'estrazione piccolo borghese. Il padre, Urbano Fellini (1894-1956), era un rappresentante di liquori, dolciumi e generi alimentari originario di Gambettola, una cittadina a poco più di 20 km a ovest di Rimini, mentre la madre, Ida Barbiani (1896-1984), era una casalinga originaria di Roma. Fellini segue studi regolari, frequentando il Ginnasio-Liceo classico "Giulio Cesare" di Rimini, dal 1930 al 1938. Da adolescente rivela già il proprio talento nel disegno, che manifesta sotto forma di vignette e caricature di compagni e professori. Attentissimo a chi gli stava intorno, spesso ne imitava i gesti.

Il suo disegnatore preferito era lo statunitense Winsor McCay, inventore del personaggio di «Little Nemo». Ispirandosi al celebre personaggio, nella sua camera da letto aveva costruito con la fantasia un mondo inventato, nel quale immaginava di ambientare le storie che voleva vivere, raccontare e vedere al cinema. Ai quattro montanti del letto aveva dato i nomi dei quattro cinema di Rimini: da lì, prima di addormentarsi, prendevano forma le sue storie immaginifiche. Fellini, fin dall'età di sedici anni, mostrava una grande attrazione per il cinema: infatti, nel suo libro Quattro film, descrive che, tra gli anni 1936 e 1939, usciva di casa senza permesso dei genitori ed entrava nei cinema nella sua città. A quell'età non pensava ancora di fare il regista, ma qualcosa a metà tra lo scrittore e l'illustratore.Pier Mario Fasanotti, Tra il Po, il monte e la marina. I romagnoli da Artusi a Fellini, Neri Pozza, Vicenza, 2017, pp. 251-273.

Già prima di terminare la scuola, nel 1938, Fellini invia le proprie creazioni ai giornali. La Domenica del Corriere gli pubblica una quindicina di vignette nella rubrica "Cartoline del pubblico" (la prima appare sul numero del 6 febbraio 1938). Il settimanale politico-satirico fiorentino Il 420, edito da Nerbini, gli pubblica numerose vignette e rubrichette umoristiche sino alla fine del 1939. Agli inizi dello stesso anno (4 gennaio 1939) Fellini si è trasferito a Roma con la scusa di frequentare l'Università, in realtà per realizzare il desiderio di dedicarsi alla professione giornalistica.

Gli esordi

Fellini giunge nella capitale seguito dalla madre Ida, che nella città ha i suoi parenti, e dai due fratelli Riccardo e la piccola Maddalena; prende alloggio in via Albalonga 13, fuori porta San Giovanni (nel quartiere Appio-Latino).

Si iscrive alla Facoltà di Giurisprudenza ma non sosterrà mai un esame. Il suo vero obiettivo professionale è intraprendere il lavoro di giornalista. Esordisce infatti, appena tre mesi dopo il suo arrivo a Roma, nell'aprile 1939, sul Marc'Aurelio, la principale rivista satirica italiana, nata nel 1931 e diretta da Vito De Bellis. Collabora come vignettista, è autore di numerose rubriche (tra le quali È permesso…?, Il riflettore è acceso), vignettista e autore delle celebri "Storielle di Federico", divenendo una firma di punta del quindicinale. Il suo principale referente in questa fase è il disegnatore satirico e illustratore cinematografico Enrico De Seta. Nello stesso anno si reca agli studi di Cinecittà, per la prima volta, per intervistare Osvaldo Valenti (pubblicata su Cinemagazzino); sempre per un'intervista ha il primo incontro con Aldo Fabrizi, con il quale instaurerà una solida e duratura amicizia.

Il successo nel Marc'Aurelio si traduce in buoni guadagni e inaspettate offerte di lavoro. Comincia a scrivere copioni e gag di sua mano. Collabora ad alcuni film di Erminio Macario: Imputato, alzatevi! e Lo vedi come sei... lo vedi come sei?, del 1939; Non me lo dire! e Il pirata sono io!, del 1940; scrive le battute per gli spettacoli dal vivo di Aldo Fabrizi.

La radio Nel 1940 viene chiamato a collaborare con l'Ente Italiano Audizioni Radiofoniche (EIAR), avviando una breve stagione come autore radiofonico. Per quanto meno nota rispetto all'opera cinematografica, l'attività radiofonica di Fellini è importante poiché segna il suo esordio nel mondo dello spettacolo, nonché l'inizio del sodalizio artistico e affettivo con Giulietta Masina..

In questi anni Fellini firma una novantina di copioni, tra presentazioni di programmi musicali, riviste radiofoniche, fino alla celebre serie di ventiquattro radioscene Cico e Pallina. Trasmessa saltuariamente all'interno del programma di varietà Il terziglio, fra il 1942 e il 1943, la serie si incentra sulle avventure di due giovani sposi dall'animo semplice e puro.Le traversie di Cico e Pallina, interrotte nel 1944, ripresero nel Dopoguerra in una serie autonoma intitolata Le avventure di Cico e Pallina; furono prodotte quattordici puntate fino al febbraio del 1947.

Il ruolo di Cico è di Angelo Zanobini, mentre Pallina è interpretata da una giovane attrice di rivista, Giulietta Masina, che Fellini conosce nel 1942 e che diventerà sua compagna inseparabile e interprete nei suoi film. Tra l'ampia produzione radiofonica di questi anni, anche le riviste scritte con Ruggero Maccari (tra le quali Vuoi sognare con me, in anni successivi interpretata da Paolo Poli, Riccardo Garrone, Gisella Sofio e Sandra Milo) e la toccante Una lettera d'amore (1942), incentrata su due giovani fidanzati analfabeti che si scambiano lettere d'amore fatte di fogli bianchi e che lascia presagire la poesia di successivi personaggi cinematografici, come Gelsomina e Cabiria.

Nel luglio 1943, Giulietta Masina presenta Fellini ai propri genitori. Dopo l'8 settembre 1943, quando il proclama di Badoglio rese pubblico l'armistizio con gli Alleati, Fellini, invece di rispondere alla chiamata alla leva, convola a nozze, con lei, il 30 ottobre. Nei primi mesi di matrimonio vivono insieme nella casa della zia di Giulietta, Giulia, di famiglia benestante (i suoi congiunti possedevano a Milano il calzaturificio «Di Varese» e Giulia era vedova di Eugenio Pasqualin, preside del Liceo Tasso della capitale). Giulietta e Federico hanno di lì a poco un figlio, Pier Federico, detto Federichino, nato il 22 marzo 1945 e morto appena un mese dopo la nascita, il 24 aprile.

Prime esperienze da sceneggiatore

Tra il 1942 e il 1943 Fellini collabora alla sceneggiatura del film Quarta pagina (regia di Nicola Manzari) e di Avanti c'è posto... e Campo de' fiori di Mario Bonnard. Subito dopo l'arrivo delle forze alleate, apre nel 1944 a Roma, con Enrico De Seta, una bottega dal nome "The funny face shop", nella quale si dipingono caricature per i militari alleatiAndrea Borini, Federico Fellini, Ed. Mediane, 2009. p. 16 in un locale di via Nazionale, insieme con il giornalista Guglielmo Guasta e i pittori Carlo Ludovico Bompiani e Fernando Della Rocca. Il progetto si espande e grazie a ciò ha il suo primo incontro con Roberto Rossellini, nel 1945.

Grazie a Rossellini, Fellini collabora alle sceneggiature di Roma città aperta e Paisà, film che aprono, assieme alle opere di altri autori, soprattutto Vittorio De Sica e Luchino Visconti, la stagione che verrà definita del Neorealismo cinematografico italiano. In Paisà, Fellini ricopre anche il ruolo di assistente sul set. Sembra, inoltre, che abbia girato, in assenza di Rossellini, alcune scene di raccordo (di certo dirige una lunga inquadratura della sequenza ambientata sul Po.). È il suo battesimo dietro la macchina da presa. Nel 1946 Fellini conosce Tullio Pinelli, torinese, scrittore per il teatro. In breve nasce un sodalizio professionale: Fellini elabora idee e schemi, Pinelli li dispone dentro una struttura testuale.

Negli anni successivi, Fellini firma nuove sceneggiature. Nel 1948 un soggetto realizzato con Pinelli viene messo in scena: Il miracolo, uno dei due episodi de L'amore, film diretto da Roberto Rossellini. Nell'episodio Fellini è anche attore: interpreta un vagabondo che incontra e seduce un'ingenua pastorella (Anna Magnani).

Seguono sceneggiature per diversi film di Pietro Germi: In nome della legge (scritto con Pinelli, Monicelli, Germi e Giuseppe Mangione), Il cammino della speranza (con Germi e Pinelli), La città si difende (con Pinelli). Ancora, con Alberto Lattuada, scrive la sceneggiatura de Il delitto di Giovanni Episcopo, Senza pietà e Il mulino del Po.

Prime esperienze di regia: Luci del varietà

Nel 1950 Fellini esordisce alla regia con Luci del varietà, che dirige con Alberto Lattuada. Oltre alla regia, i due cineasti si cimentano anche come produttori grazie a un accordo basato su una formula di cooperativa. Il soggetto della pellicola è un tema che diventerà un topos narrativo di Fellini: il mondo dell'avanspettacolo e la sua decadenza. Sul set si respira aria ilare e distesa con Lattuada che dirige principalmente i lavori ma con un Fellini sempre presente e attivo..

Nonostante il film riceva giudizi positivi da parte della critica, non riscuote gli sperati successi commerciali, piazzandosi come incasso al sessantacinquesimo posto tra i film italiani durante la stagione 1950-1951. Il pessimo esito finanziario della pellicola lascia un segno pesante sui patrimoni personali di Fellini e Lattuada e ciò contribuisce a raffreddare definitivamente i rapporti tra i due.

L'esordio assoluto come regista: Lo sceicco bianco

Due anni dopo Luci del varietà, Fellini giunge all'esordio assoluto come regista, con Lo sceicco bianco, con Michelangelo Antonioni coautore del soggetto, Ennio Flaiano coautore della sceneggiatura e una grande interpretazione di Alberto Sordi, esempio della capacità di Fellini di valorizzare gli attori più amati dal pubblico. È il momento cruciale nella carriera felliniana: il momento nel quale l'attività di regista prende il sopravvento su quella di sceneggiatore. La gestione delle riprese da parte di Fellini si realizza in una continua rivisitazione della sceneggiatura con l'arricchimento di situazioni e la dilatazione dei tempi. Questo suo modo di operare lo porterà ad alcuni contrasti con il direttore di produzione Enzo Provenzale..